“Villa Regina Mundi" abbandonata: «Nessuno la vuole»

L’ex seminario vescovile estivo (poi casa di villeggiatura) di Pianazze di Farini è chiuso da cinque anni. Il consigliere Bracchi raccoglie materiale sulla sua storia. La Diocesi: «Ci vorrebbe un privato disposto a investire tanto, ha costi di gestione alti»

Villa Regina Mundi

Una “cattedrale” in mezzo ai boschi, vicino a Pianazze di Farini, spartiacque tra la Valnure e la Val Ceno parmense – a mille metri d’altitudine - rischia di diventare un luogo di degrado. “Villa Regina Mundi”, l’ex seminario vescovile e casa di villeggiatura, è Giovanni Bracchi-3abbandonata da cinque anni all’incuria. Nessuno opera più in questa immensa struttura, chiusa a qualsiasi accesso, che sta lentamente entrando a far parte di un gruppetto di dimenticati luoghi storici dell’Alta Valnure, come l’ex istituto “San Luigi” a Roncovero e l’ex preventorio di Bramaiano (entrambi nel bettolese).

Nella vicinissima Pianazze Giovanni Bracchi, titolare dell’antica trattoria “Pianassa”, sta raccogliendo foto, ricordi e testimonianze di chi ha lavorato o soggiornato a Villa Regina Mundi. «Ho da parte un po’ di materiale – spiega Bracchi, consigliere comunale a Farini – che intendo pubblicare in futuro sul bollettino parrocchiale di “Montagna Nostra”. Sono legato a quel luogo perché fu mio nonno, anch’egli Giovanni Bracchi (omonimi, nda), che regalò 70 pertiche di terreno alla Curia per costruire il seminario».

L'oste racconta la vicenda. «Ci provo – mette per in inciso il ristoratore -, almeno svelo quanto si racconta da queste parti. «Monsignor Pietro Cavanna, incaricato di realizzare il seminario estivo, era di Bettola. Era amico di mio nonno e una volta a pranzo gli spiegò l’intenzione di costruire una villa estiva in Alta Valnure. In un primo momento la Curia pensò a Selva di Groppallo, ma c’erano alcuni problemi, come la mancanza d’acqua. E i proprietari dei terreni non erano tutti molto d’accordo».

Bracchi prova a rendersi disponibile. «La strada provinciale – prosegue il nipote – all’epoca arrivava fino alla frazione di Moline, la parte restante neanche era stata tracciata, mentre nel versante parmense terminava a Pione. Mio nonno propose uno scambio: la Curia si sarebbe data da fare per costruire la strada e collegare i due territori, in cambio era disposto a regalare il terreno per il seminario». Nel 1952 l’atto di donazione dal notaio: automaticamente partono i lavori per la provinciale. La prima pietra è del 1956, verso la fine del 1958 sono terminati i lavori. «La strada è stata aperta nel 1959, e collegava finalmente Farini con Bardi, e anche Villa Regina Mundi».

Villa Regina Mundi-2

Tutto il materiale per costruire il seminario è stato trasportato a Pianazze su strade comunali che «in realtà erano delle vecchie mulattiere». «Ci hanno lavorato un po’ tutti quelli della zona – confida Giovanni -, muratori da Montereggio e dai paesi vicini. Portavano la roba sui camion americani “Morris”, rimasti qui dopo la Seconda Guerra mondiale». Bracchi sta raccogliendo materiale sulla vita in seminario. «Questo edificio è nato come me nel 1959, era pieno di gente, seminaristi, sacerdoti, suore. Tantissime le iniziative della Diocesi ospitate qui. È stato gestito da mons. Cavanna, da don Franco Premoli, poi da don Piero Galvani. C’erano 150 persone ogni settimana per tutta l’estate, fino agli anni ’80. Poi sono calati i seminaristi ed è stato trasformato all’interno per diventare un luogo di villeggiatura estiva. Ci sono un centinaio di camere da letto con tutti i servizi». Avvicinandosi alla struttura si vedono i primi problemi legati al tempo che scorre. «A me piange il cuore – conclude Bracchi - a vedere questo edificio andare a ramengo, è una struttura abbandonata. È un dispiacere per tutti».  

Villa Regina Mundi-2

«CI VORREBBE UN PRIVATO DISPOSTO A INVESTIRE TANTO»

«La struttura è completamente ferma da cinque anni – ammette don Celso Dosi, rettore del seminario vescovile di Piacenza -. Magari ci fosse qualcuno interessato a Villa Regina Mundi. L’immobile è ancora in vendita, purtroppo in questi cinque anni non si è fatto più vivo nessuno. La Diocesi non può svendere l’area, ricordiamoci che c’è un bellissimo bosco intorno». La Diocesi non intende svelare pubblicamente il prezzo di vendita. «Ma con chi fosse realmente e seriamente interessato – spiega don Dosi - sono disponibilissimo per parlarne, tenendo conto che però c’è un Consiglio diocesano da coinvolgere per la trattativa». Seppur ferma, la struttura costa. «La cura del bosco – aggiunge il sacerdote - ci costa un occhio della testa: abbiamo affidato la gestione a dei privati della zona che tagliano la legna e tengono pulito. Paghiamo molte tasse sull’immobile, di Imu stiamo parlando di una cifra importante».

Un possibile riutilizzo futuro, come ad esempio una struttura socio-assistenziale per anziani? Don Celso Dosi è franco sull’argomento. «Dubito che si possa realizzare qui una casa di riposo, è troppo lontana da Piacenza. So bene come stanno le cose, ha dei costi di gestione altissimi. È difficile anche solo poter gestire una porzione, una piccola ala dell’immobile». «Dal punto di visita turistico – riflette il sacerdote - avrebbe una sua valenza, si trova in mezzo al verde, in un luogo di pace, perfetto per le camminate e per respirare l’aria buona. Ma ci vorrebbe un privato disponibile a investire una cifra di 3-4 milioni di euro per avere qualche risultato, c’è poco da fare». E così, un simile gioiello, rimane a subire le ingiurie degli anni.

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