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Morti sul lavoro, 13 a Piacenza nell’ultimo anno. «Servono più investimenti sulla sicurezza»

L’intervento di Bruno Carrà, coordinatore Dipartimento salute e sicurezza della Camera del lavoro di Piacenza

(repertorio)

Tredici morti sul lavoro a Piacenza nel corso dell’ultimo, un numero che colloca la nostra città al sesto posto in Italia per indice di incidenza del fenomeno sul numero totale degli occupati.

Un dato all’attenzione di Bruno Carrà, coordinatore Dipartimento salute e sicurezza della Camera del lavoro di Piacenza, che rammenta l’importanza di un tema che in emergenza Covid-19 «può correre il rischio di finire nel dimenticatoio»

«I dati Inail nazionalmente ci indicano in maniera inequivocabile come il dato delle morti sul lavoro nel nostro Paese registri cifre davvero drammatiche e preoccupanti, tant’è che ormai sembra di leggere un bollettino di guerra. È di fatto una guerra silenziosa di cui si dovrebbe parlare di più, perché è anch’essa letale. Si tratta di una strage che a fine novembre del 2020 contava già 1151 vittime con un incremento a livello generale su tutto il territorio nazionale che supera di poco il 15% in più rispetto ai morti avvenuti nel 2019. A questo va precisato che il dato delle morti per causa Covid 19 raggiunge rispetto alla totalità dei decessi la percentuale del 30%, dato e fatto che certamente non può creare sollievo. I dati statistici del 2020 sotto questo aspetto sono evidentemente fortemente influenzati dall’emergenza Coronavirus, e comunque i morti sul lavoro rimangono una ferita lacerante per il Paese.»

«L’Italia sta attraversando un periodo davvero difficile ed è per questa ragione che diventa ancora più importante impegnarsi e affrontare seriamente i temi che interessano e riguardano la salute e la sicurezza sul lavoro. L’emergenza delle morti sul lavoro (le morti bianche come vengono definite) è sempre più un incubo per il nostro Paese, una ferita profonda che continua a mostrarsi in tutta la sua ampiezza e gravità, e inoltre a peggiorare. I significativi incrementi in percentuale ed i numeri generali dentro questo specifico andamento sono sconvolgenti.

Per questo è nostro intento ribadire che se sulla sicurezza non c’è il concreto coinvolgimento delle lavoratrici e dei lavoratori e dei loro rappresentanti non può esserci una reale efficacia di tutti quei provvedimenti che devono favorire ed imporre la sicurezza negli ambienti di lavorativi, ma al contrario può determinarsi solo un formalismo degli aspetti normativi. Davanti alle morti deve esserci una forte indignazione e una altrettanto importante reazione sindacale, perché in caso contrario rimane solo il silenzio e la compartecipazione al dolore dei familiari toccati nel lutto. Un rispetto che è necessario ma non sufficiente. Pertanto, non arretreremo il nostro impegno volto a garantire la massima sicurezza sul lavoro anche e soprattutto oggi che siamo di fronte ad un evento emergenziale, perché la tutela della salute insieme alla sicurezza di chi lavora costituisce un bene primario su cui si misura la civiltà delle economie avanzate.

Proprio per queste ragioni nonostante le condizioni estremamente difficili create dal perdurare della pandemia, si deve trarre la spinta necessaria per aumentare le attenzioni e gli investimenti adeguati che occorrono sulla sicurezza, avvalendosi di tutti i progressi offerti peraltro dalle innovazioni tecnologiche. Tutto ciò per contrastare, ridurre ed evitare gli incidenti e salvaguardare la salute e l’incolumità di chi lavora, in quanto e proprio perché il lavoro non è una merce qualsiasi. Nel lavoro le persone esprimono le loro capacità individuali, lavorando insieme poi le medesime persone costruiscono le proprie relazioni sociali ed imparano a conoscere i propri diritti e i propri doveri.

Evitare le morti e ridurre il gran numero degli infortuni invalidanti possono restituire al lavoro la dignità che la Carta Costituzionale gli riconosce, la sua giusta funzione di strumento attraverso il quale donne e uomini hanno l’opportunità di emanciparsi e di contribuire ad una società pienamente libera e democratica. Diversi accordi territoriali, poi, sono stati siglati in questo anno difficile appena concluso, tra cui il Protocollo su Salute e Sicurezza sottoscritto in Prefettura dove viene previsto l’Osservatorio provinciale permanente che va a coprire un vuoto nel coordinamento e sulla programmazione delle attività di prevenzione e contrasto agli infortuni.

Si tratta di un Documento importante con qualche limite da non disconoscere, ma certamente è il miglior risultato su questo fronte ottenuto fino ad oggi all’interno di un’azione coordinata tra Istituzioni e Parti Sociali. È una conquista sindacale ottenuta e voluta dalle Organizzazioni Confederali che deve essere valorizzata in considerazione anche del contesto dato. È necessario altresì essere in grado di cogliere anche la sfida che questa gravissima emergenza, principalmente di carattere sanitario, ha posto alla nostra Nazione, ricostruendo un diverso equilibrio e una nuova gerarchia di valori: la vita umana, la centralità delle persone e il lavoro come dignità.»

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