Domenica, 21 Luglio 2024
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«Vogliamo riscoprire i toponimi antichi delle vie di Piacenza»

La proposta di Saccardi e Bertolini accolta dalla Giunta. Verranno installati in alcuni punti della città cartelli con la segnaletica storica delle vie, la commissione vaglierà quali

Piacenza a breve potrebbe veder installare una serie di cartelli recanti la dicitura originaria e storica delle vie, che nel frattempo hanno cambiato nome. La proposta arrivò nei mesi scorsi dal consigliere Mauro Saccardi (Gruppo Misto) che suggerì di valorizzare la segnaletica storica di Piacenza, più volte raccontata dal giornalista Giuseppe Romagnoli in vari articoli di approfondimento su questa testata. Poi anche Filippo Bertolini di Fratelli d'Italia ha sottolineato l'importanza di questa possibile iniziativa. Ora l’assessore alla cultura Jonathan Papamarenghi ha chiesto di discutere in una commissione ad hoc l’installazione di questi cartelli storici. «Una segnaletica verticale riportante – precisa Papamarenghi - in seguito alla denominazione attuale, i toponimi antichi nonché la loro spiegazione, come racconto di una città che rischia di essere scordata. Pensiamo ad un numero limitato di strade, da discutere con i consiglieri». L’assessore ha fornito un lungo elenco di strade piacentine. Da questo gruppo la commissione 2 potrebbe individuare le più importanti e storiche.  

L'ELENCO COMPLETO

•Strä 'd suar - Strada di sopra, via Roma.

•Strä d sutta Strada di sotto, via Giulio Alberoni.

•Strä Ivä - Strada levata, via Giuseppe Taverna.

•Strä dritta - Strada diritta, via Venti Settembre.

•Canton di stall Cantone delle stalle, via Vincenzo Capra.

•Strà dal guast - Strada del guasto, corso Giuseppe Garibaldi. •Canton dal giass - Cantone del ghiaccio, cantone dei Manzini. •Santa Gnesa - Strada di Sant'Agnese, via X Giugno (anche tratto terminale via Angelo Genocchi, via Fornace).

•Facsaléin - Piccolo Facsàl (grazioso vialetto alberato che da Porta Soccorso saliva sinuoso fino allo Scalo Pontieri. Oggi sacrificato quasi interamente alla grande viabilità).

•I siér Forma corrottasi nel tempo da "in si är" (in su le aie) ovvero nella vasta area compresa le tra viale Maculani, via Balsamo, via Nicelli, via Borghetto, ove le lavandaie del quartiere stendevano il bucato.

•Porta galera o Porta di ladròn In origine il riferimento era a una famigerata prigione del XIII secolo, che oggi starebbe all'incirca tra via Confalonieri e via Caccialupo. Con l'ultimo ampliamento della cinta muraria, l'antica porta, spostata a est, divenne Porta San Lazzaro, attualmente collocabile tra via La Primogenita e piazzale Roma. Pur in assenza di prigioni nei dintorni, il vecchio appellativo rimase vivo fino a tempi recenti.

•Tigrai - Grande edificio anni '30, capace di 52 alloggi popolari, sito al civico 64 di via 21 Aprile, angolo via Trebbia. La denominazione fa riferimento all'impero coloniale vagheggiato dal regime; forse alludendo alla ubicazione - tra le antiche mura eittadine e l'aperta campagna - un po' come il vero Tigrai, terra di essuno tra l'Etiopia e l'Eritrea. Negli anni *80 l'edificio venne ristrutturato, reso decoroso e arricchito da pertinenze verdi.

•Piazzetta della Frutta, o S. Gervaso perché dava accesso all'omonima chiesa abbattuta per far posto al mercato coperto in via Cittadella. Fu detta anche Piazza S. Marco dalla chiesa che in antico sorgeva all'angolo di via Cittadella e appunto Della frutta in quanto vi si esercitava tale mercato.

•Cantone della Croce. Dal piazzale di S. Giovanni in Canale verso via Garibaldi. Prende nome da una grossa croce in ferro che campeggiava sul suo sfondo, davanti alla fiancata del tempio. C'è ancor oggi, ma attenzione, non è quella originale perché vi è stata posta nel 1950 come testimonianza dell'anno santo e non è stato possibile appurare se nel medesimo posto. Se si, è per pura coincidenza. La denominazione si perde nei secoli, come ricorda il Poggiali nelle sue memorie. Certo il toponimo fu caro al popolo in quanto seppe resistere nel 1887 ad uno "sbattezzamento" di una commissione che lo voleva intitolare al giureconsulto Pietro Baldo che insegnò diritto nella nostra Università nel XIV° secolo.

- Cantone Dogana. E' l'attuale via Giordano Bruno e congiunge via Roma Benedettine dove si trovano l'ingresso della Procura e poi il muraglione delle carceri. Qui in età remota si trovava l'ufficio della Dogana con relativo magazzeno insediato in Palazzo Madama, fatto costruire da Margherita De' Medici. Il recinto carcerario che lo inglobò fu realizzato nel 1889, prendendo il nome di Cà D Tondi, essendo gestito o diretto da tal Tondi. 

•Cantone della Diligenza. L'attuale via S. Donnino. Si chiamava così perché vi era la posta delle diligenze, le vecchie vetture per il trasporto dei viaggiatori ad orari fissi. Prese l'attuale nome per il tempietto parrocchiale la cui facciata fu rifatta su disegno del prof. Guidotti nel 1889. "Cantone Fodesta. (Canton dal Gàs), ora via X Giugno.Si diparte dalla piazzetta di S. Martino in Foro (così chiamato perché vi sorgeva l'antico foro romano) e giunge serpeggiando dove sorgeva Porta Fodesta. Prese l'attuale denominazione per ricordare la cacciata degli Austriaci da Piacenza.

•Cantone del Pavone. Ora via Daveri tratto che va da via Romagnosi verso via Roma. Nome molto antico che deriva dal fatto che vi era ubicato uno degli alberghi più rinomati, quello appunto del Pavone, insegna assai diffusa in molte altre città italiane.

•Cantone del Pozzo. Deve il suo nome ad un vecchio pozzo pubblico dal quale gli abitanti della borgata (porta Galera), prima dell'istallazione delle tubazioni dell'acqua potabile avvenuta tra fine '800 ed inizi del 900, si servivano per le necessità quotidiane. Cantone del Pozzo che si configurava per una sua fisionomia rustico-edilizia, caratterizzata da vicoletti, casupole con porticine ad arco, orticelli, bottegucce, portoni di stallaggi, bettolini, minuscole osterie dai nomi bizzarri, locanducce che pure avevano una loro tradizione alle spalle, sarà completamente distrutto dai bombardamenti e poi ricostruito.

•Cantone Filanda. Da via Benedettine. Deve la sua denominazione all'esistenza di ún filatoio attivo fin dall'epoca dei Farnese. Si ha notizia di una visita che gli fece Maria Luigia nel maggio 1816. Cessò l'attività nel 1886, entrato in crisi con il boom del cotone. Ma questo vicolo fu tema di molte argute "boutades" popolaresche, nonché di frizzanti stornellate di contenuto erotico. Infatti qui non si filavano solo lana e seta, ma altri "canovacci" da alcova mercenaria, poiché vi fu attivo, fino all'avvento della legge Merlin un confortevole postribolo.

•Montà di Ratt, popolarissima scalinata che inizia all'incrocio di via S. Tomaso con via Mazzini e scende nell'ultimo tratto chiamato Stra Nova. Il suo nome non deriva dai ratt (topi) che vi scorrazzavano ma dal nome di un facoltoso casato, i Ratti, "zecchieri ed orefici".

•Cantone Abbondanza che collega via Trebbiola con Viale S. Ambrogio. Il nome deriva dal soppresso oratorio di S. Maria dell'Abbondanza. In tempo di guerra, ma anche molto prima, in tristi momenti di forte pauperismo sociale, era il "paese di Bengodi, di Cuccagna"; vi sorgeva quella specie di falansterio che fu la Sussistenza, ovvero il grande panificio militare e poi deposito di generi alimentari.

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