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«Alcune riforme di centrodestra, piaccia o no, le può fare solo la sinistra»

L'opinione di Giarelli: "Convinciamocene, oggi in Italia l’unica possibilità di cambiamento passa per la sinistra. Se dopo tutto quello che è capitato a Berlusconi, qualcuno avesse ancora dubbi, lo dimostra la recente manifestazione del centro destra a Bologna"

Convinciamocene, oggi in Italia l’unica possibilità di cambiamento passa per la sinistra. Se dopo tutto quello che è capitato a Berlusconi, qualcuno avesse ancora dubbi, lo dimostra la recente manifestazione del centro destra a Bologna.  Preceduta da manifestanti ostili che fanno ormai parte della galassia dei contestatori legati sostanzialmente a varie frange della sinistra dove si raccolgono  gli utopici frustrati del mondo, detti anche no global, preceduta da queste ostilità dicevo, la manifestazione si è svolta all’insegna di un ritrovato accordo fra i tre politici di rango, i quali  con sfumature diverse possono essere definiti anche capipopolo: Berlusconi, Salvini e Meloni. L’intento , quello di mettersi insieme per fondare un centro destra al fine di presentarsi vincenti alle prossime elezioni dei sindaci di città importanti come Roma e Milano senza però dimenticare Torino, Genova, Napoli. E secondariamente battere la sinistra a quelle politiche che dovrebbero tenersi nel 2018, se in Italia le cose andassero secondo regole e pronostici. Il ché quasi mai succede.  Apriti cielo. Con Piazza Maggiore  gremita di gente, la cosa non poteva passare liscia. Com’è possibile infatti che un centro destra possa rivolgersi direttamente al popolo.

Queste sono cose di sinistra. Anche se per la verità di una  sinistra , vecchio stile non ancora avvezza alle coltri e piume del Palazzo, visto che oggi è in mano ad un gruppo quasi privato, il cui massimo rappresentante Renzi, è stato nominato Presidente del Consiglio, senza nemmeno  uno straccio di elezioni.  Ma, si sa, la democrazia  è spesso un opinione soprattutto  da parte di chi ne ha fatto una lotta di classe, distorcendone spesso il significato. A parte questo particolare, la cui importanza è discrezionale, il pericolo  di tale manifestazione (parlo di Bologna), appare evidente a chi di piazza in genere colpisce e a volte anche ferisce (vedi scontri con le forze dell’ordine) Urge allora  mobilitarsi. Come? Con il solito circo mediatico che trova terreno fertile in una opinione pubblica ormai conquistata alla causa del politicamente dominante. E poi, con il concorso di una certa Magistratura (non tutta per carità) che quando chiamata, risponde spesso presente. Dunque si comincia con lo spargimento di fango, da parte di un’informazione invischiata col potere. Come primo passo  conviene fare un restyling lessicale, togliere il centro e  definire la manifestazione solo di destra, vista la presenza della Meloni, da sempre sistemata politicamente in quest’area. Ma non basta. Bisogna completare l’opera. Per farlo c’è infatti una parola che da anni viene usata per  denigrare chiunque non sia di sinistra etichettandolo con la più spregevole delle accuse, quella di essere fascista. E quelli fascisti, anche se non sembrano, devono esserlo e basta. Non importa se tutti gli oratori parlano con moderazione senza evocare pericoli di ritorni ad un passato, ormai tragicamente sepolto dalla storia e che non suscita più nostalgie. E se il loro parlare è invece condivisibile, tipico di gente per bene,  rivolto alle persone oneste e  libere che vogliono contrapporsi ad uno Stato  invadente e coercitivo. Perché i sinistrorsi ,oggi egemoni, non ci stanno a perdere la faccia e la piazza  da sempre considerata cosa  loro. 

Fango gettato e fango puntualmente raccolto da parte di una opinione pubblica disposta ad accettare questo postulato: tutto quanto proviene da sinistra è digeribile, pur con qualche  senso di nausea, mentre  l’indigesto stomachevole e maleodorante viene sempre da destra. Territorio questo abitato da uomini, che come domicilio hanno scelto le fogne, secondo  quanto affermato dall’ex sindaco Marino.  Il centro quindi non deve esistere, come deve essere eliminato colui (politicamente si intende) che un tempo ha tentato  di rianimarlo, parlo l’avrete capito, di Berlusconi. Infatti abbiamo visto come è andata a finire.Per demerito  un po’ suo (troppo populismo per essere un liberale), ma soprattutto per il tradimento dei suoi presunti alleati, disposti secondo il vento che cambia, a cambiare pure loro  bandiera e casacca. Ma intendiamoci. Il vero liberalismo vive solo nella mente di poche persone, anche se oggi, almeno a parole, assistiamo alla loro moltiplicazione in quanto molti politici fanno a gara per proporre idee e proclami, che mai hanno fatto parte del loropedigree. Comunque  per tutta una serie di ragioni, legati alla presunta impresentabilità della destra e  di quel centro che non deve esistere,sembra  oggi che solo la sinistra riesca a farele riforme da sempre appartenenti ad un altro DNA, quello dei moderati. Lo dimostra per fare alcuni esempi, la riproposta dell’abolizione dell’IMU, l’innalzamento del contante e la depenalizzazione del reato di evasione fiscale con l’innalzamento delle  cifre, tre riforme queste, da sempre patrimonio culturale del centro- destra.

E così grazie alla strombazzata  e mistificata superiorità morale della sinistra, il piatto è servito. Ma col trucco, perché se da una parte  si dàcon profluvio( che è sempre sospetto) di parole, dall’altra  si toglie  silenziosamente e quasi sempre con gli interessi. La giustificazione? La solita. L’utopia di un’equa redistribuzione della ricchezza ottenuta colpendo  a suon di tasse, la produzione, il profitto delle imprese, il libero mercato e la libera iniziativa. Il risultato? L’eterogeneità dei fini che non è una parolaccia, ma l’antitesi di una premessa che conduce pari, pari ad una ridistribuzione della povertà. Questa sì, equa. Poiché spesso( non sempre) la storia  insegna, eccoci allora al dunque. Alcune riforme di destra  può farle, piaccia o no, solo la sinistra, cosa risaputa se perfino  Gianni Agnelli, si dichiarava disposto al progressismo radical chic, pur di mettere al riparo il suo impero economico dal fastidio petulante dei sindacati. Avete dubbi? Pensate allora se l’aumento del contante da 1000 a 3000 l’avesse proposta Berlusconi. Il ricco, il populista, il corrotto e corruttore, per giunta  anche di minorenni (vedi Ruby), l’evasore fiscale e quant’altro non è stato ancora per lui inventato, per definirlo ancora il campione del malaffare sia sul piano mediatico  che giudiziario. In sintesi allora cosa resta da fare per noi minoritari, tradizionalisti, conservatori, ma liberi. Accettare l’offa  e chiuderla lì, oppure  pensare di contrastare una opinione pubblica che se anche in parte distratta, schifata e assenteista, rimane in gran parte ancora vincolata, nonostante il crollo del muro (di Berlino) e delle ideologiche, al mito della sinistra, ex, post, e neo comunista. Se andare contro la vulgata oggi è dura, perché si rischia l’intossicazione causa i miasmi presenti nella varieIstituzioni, fra cui, Scuola, Magistratura (non tutta) e buona parte dell’informazione  pubblica, non è meno dura tenere la schiena dritta. In quanto ogni libertà ha un costo e un rischio.

Anticaglie

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Commenti (2)

  • Di sicuro se la riforma del lavoro così com' l'avesse fatta il Berlusconi sarebbe stato appeso a testa in giù a piazzale Loreto

  • Ad una certa età si confondono le lucciole con le lanterne

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