Venerdì, 17 Settembre 2021
Anticaglie

Opinioni

Anticaglie

A cura di Carlo Giarelli

Allarme siam fascisti

la statua di Colombo decapitata In Virginia FOTO ANSA

Qui non si tratta di evocare quell’inno dell’era fascista che cominciava con le parole del titolo, ma esattamente il contrario. Di dimostrare cioè dove sta il fascismo e dove il vero antifascismo. Entriamo allora nel merito e per farlo dobbiamo citare almeno tre elementi, che secondo la vulgata corrente dovrebbero evocare i cosiddetti fascisti. Cominciamo con la parola patria, ormai caduta in disuso, perché evoca un modo di intendere, vecchio superato e in odore di un periodo storico che fa piazza pulita di una tradizione di secoli e che ci concentra solo su quella più recente. E parlo di quell’era richiamata dal titolo. Dunque patria, come parola, non si usa più. Desta sospetto, se non scandalo. Si preferisce sostituirla col termine paese, che  nella sua genericità è più congegnale ai tempi. Non individua infatti una singola nazione , ma un insieme di popoli in genere. Interpretabile a piacere senza il gravame di una appartenenza storica, intesa come tradizione di una singola comunità. Il  che ci farebbe ritornare all’idea di patria.  Per questo  la parola paese si deve  adattare ad appartenenza, non   necessariamente condivisa, intesa nel senso moderno di essere tutti uguali. Come ci insegna la nuova visione antropologica del pensiero unico, che non tollera differenze e divisioni. In quanto tutto deve essere messo in comune, nel modo di contestare ogni  periodo  storico passato e da condannare aprioristicamente in quanto responsabile delle disuguaglianze. Ma se proprio vogliamo precisare una non ancora condivisa uguaglianza esiste: quella delle minoranze presenti in ogni angolo della terra, quindi in ogni paese. Infatti sono le minoranze che vantano  oggi i veri diritti. Fino a ieri  sacrificati da quelle comunità che si definivano patrie e che oggi , parlo sempre delle minoranze, protestano contro ogni tradizione,  alla ricerca di una identità che giustifica ogni rivendicazione ed ogni protesta, comprese anche quelle più violente. Il loro vero nemico è la maggioranza bianca e maschile prima ancora che maschilista. La quale addirittura  si permette di definirsi patriottica. Siamo alla cultura del narcisismo i cui esponenti sono i neri, gli asiatici, le femministe arrabbiate, gli Lgbt con particolare riguardo ai trans che sono la minoranza della minoranza, ma che atteggiano a maggioranza arrabbiata. Tutte categorie queste che nell’esigere i  loro  diritti, ne  vantano  uno in particolare , il vittimismo, in  grado di giustificare ogni protesta di piazza, anche quelle più facinorose ed aggressive, contro generalmente il maschio oppressore. E chi si oppone pesta lo colga, nel senso che o si rischia di finire sul banco degli imputati o di essere linciati sulla pubblica piazza. In tal modo i nuovi antirazzisti sono diventati i veri razzisti e nonostante siano oltre che sostenuti, perfino vezzeggiati dai liberal di sinistra,  qualcosa sta cambiando. In quanto nei loro eccessi,  queste minoranze, cominciano anche a stancare perfino  alcuni illustri liberal che iniziano ad avere riserve contro la cancel culture e l’ossessione verso  l’abbattimento delle stature  di coloro un tempo considerati eroi della patria. Cominciano a stancarsi- dicevamo- a patto che non osino inserirsi nella protesta  i sostenitori della parola ed idea di patria. Normalmente considerati di destra e quindi per definizione razzisti e fascisti. Per di più ignoranti, retrogradi, conservatori, ed intenti solo al mantenimento dei loro privilegi.  Considerata conclusa la disamina sulla  parola patria, andiamo avanti e passiamo ad un'altra parola in disuso: la famiglia. Una condizione questa, cardine  della vita sociale, un tempo considerata indispensabile, ma ora non più. Non è solo una questione di lessico, ma di sostanza. La famiglia tradizionale non deve esistere, perché troppo schematicamente sessista, cioè legata ai sessi tradizionali, dato che  anche in questa direzione tutto sta cambiando.  E tutto ciò, attraverso la tecnologia. Parlo dell’ utero in affitto e dell’ inseminazione eterologa che consente di allargare la cosiddetta famiglia ad un  numero sempre più numeroso di genitori, oggi sostituiti dai numeri, fino a raggiungere allo stato attuale  quota cinque, con tre madri e due padri. Urge ora  una precisazione. Il termine madre va ancora, ma non quello di padre. Troppo maschile e dunque  per definizione maschilista, al fine  di essere ancora usato. E poi ,per dirla tutta, per la sua radice e per assonanza, evoca il concetto di patria, che oggi , l’abbiamo già detto, si deve mandare nel dimenticatoio.  E veniamo allora al terzo incomodo, la religione. Chi ancora la sostiene e addirittura la rispetta  e la segue, è in odore di eresia. La eterogenesi  dei fini in questo caso  raggiunge il suo opposto, tanto che l’eresia ha perso il suo significato religioso, per acquisirne un altro di  appartenenza solo nel campo  civile o nel comportamento pratico. La religione infatti è solo un retaggio del passato. Non esiste, solo persiste, o al massimo, come disse Severino, è in fase agonica destinata presto ad esaurirsi. Il suo sostituto moderno e progressista è infatti la tecnologia che in senso lato, vuol dire scienza. Chi allora resiste o si ostina  a seguire la regione come forma di fede, è  solo un povero illuso. Un passatista reazionario. Un vecchio rottame del vecchio mondo. Un tradizionalista egoista e per giunta ignorante. Un sopravvissuto ed ostinato  nemico del progresso. Insomma, secondo la vulgata moderna,  un  fanatico immobilista che non capisce come  tutto cambia nel mondo, anche  per quei pochi fedeli che ancora si ostinano a seguirla. Sostituita da una secolarizzazione che ha cambiato le carte intavola, anche in riferimento alle questioni teologiche. Le quali devono adattarsi al progresso per poi subirlo. E per il quale l’ecumenismo si trasforma in ecologismo ed il relativismo delle minoranze nell’inutilità di principi e dottrine. Tolleranza diventa allora la nuova religione. Il nuovo modo di intendere le cose soprattutto da parte di chi ancora ha qualche riserva  o dubbio  nei confronti del potere tecnologico. Ma ancora non è tutto. Alla tolleranza si aggiunge la misericordia, che eludendo   le differenze in fatto di fedi religiose, le assembla in una visione sincretista in grado di introdurre, anche in questo ambito, il nichilismo. Dunque, ritornando al titolo, eleviamo a gran voce il grido d’allarme, nei confronti di chi non ci sta ad essere moderno. Verso chi, per essere contro il pensiero unico modernista, si dichiara tradizionalista, conservatore e tutt’ora restio ad accettare il nuovo corso progressista. E per meglio precisare,  che la  stessa condanna, vada  nei confronti di chi  non accetta il trionfo del diverso e la idolatria delle minoranze e si ostina perfino, per banalizzare, a vedere i film di John Wayne. Dove i  brutti, sporchi e cattivi sono sempre gli indiani, mentre i buoni  che diventano eroi, gli yankees, per quanto egoisti e  spietati sterminatori, delle popolazioni autoctone. Il biasimo infine si indirizzi verso tutti coloro  che non si rassegnano a stare dalla parte giusta, definendosi liberi o liberali. E che vengono chiamati con disprezzo, facendo di tutta l’erba un fascio, appunto fascisti. Uomini di destra senza arte né parte,  considerati incolti ed ignoranti da parte della cultura delle minoranze, normalmente di sinistra.  Ed allora per chi  sta dalla parte del pensiero unico dominante che ormai si è guadagnato l’Oscar della popolarità, non resta che gridare forte contro il detto del vecchio inno” allarme siam fascisti”. Ce lo insegna  la tolleranza, che se  vale per la religione, poco o punto vale per la cultura politica delle minoranze che l’hanno trasformata nel suo opposto, ovvero l’ intolleranza. In sintesi  che  si gridi forte e chiaro,  l’abiura verso parole con tutti i loro  significati di  patria, famiglia e religione, al fine di farle  uscire dal vocabolario oltre che dai comportamenti delle gente che non conta.          

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Allarme siam fascisti

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