Anticaglie

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Andar per Terra Santa (3)

Dopo le contraddizioni ed i simboli, dei primi due articoli, parlerò ora dei luoghi della Terra Santa che fanno quasi a gara per cancellare le tracce originali del passato religioso, quello di Cristo, causa la sovrapposizione delle tante opere architettoniche, legate ai diversi stili e intenzioni da parte dei vari conquistatori, che offrono una visione troppo in superfice per accontentare la sete di autenticità dello spirito. In sostanza chi è attratto dall’ammirazione di queste opere e dimentica i simboli nascosti e non più visibili, rischia di trasformarsi in turista al posto di diventare, il pellegrino che, nei propositi, avrebbe voluto e dovuto essere. Per tale ragione, dei luoghi tratterò solo di quelli la cui simbologia religiosa scavalca la parte che appare alla vista, fatta di monumenti o costruzioni relativamente recenti, onde lasciare trasparire qual senso religioso che rimanda a quel passato antico e nascosto, ma non vinto, che imprime i suoi significati più autentici nel cuore più che nella mente. Comincio allora dal lago di Tiberiade visto dalla sponda di Cafarnao, il luogo già ricordato a proposito di quel che rimane della casa di Pietro. Una distesa di acqua calma, appena increspata dalla brezza che si alza di primo mattino e che, per la sua immobilità irreale lascia attoniti. Apparentemente non ci si accorge di traccia di vita. Le sponde sono sassose e nessuna imbarcazione appare alla vista. La sensazione rimanda ad un tempo senza tempo, al punto che difficilmente viene alla mente la vita che ai tempi di Gesù si svolgeva attorno a questo lago, la cui superficie d’acqua è posta 200 metri sotto il livello del mare. Bisogna allora ricorrere, per cercare di capire, alla parabola riportata da Matteo a proposito delle reti prima vuote e poi piene di pesci per l’intervento del Rabbi che così vinse la perdita di fiducia di quei pescatori, suoi discepoli. Cosicché una volta portate le reti piene di pesci sulla spiaggia e svuotatele, ecco verificarsi il primo barbecue della storia da parte di Chi figlio dell’uomo ha voluto in tutto essere uomo fra gli uomini. Per la verità anche oggi il lago è molto pescoso, ma solo le barche dei pescatori possono accedervi e solo di primissima mattina, oppure di notte ed è per questo che durante le ore del giorno non ci sono tracce di vita operosa. Al di sopra di Cafarnao sta una piccola altura che consente di far apprezzare una splendida veduta su tutto il lago. Trattasi del monte della Beatitudini, dove fu pronunciato, secondo Matteo, il Discorso della Montagna. Campeggia in mezzo ad una spiazzo attorniato da ordinate siepi , da alberi e dal soave cinguettio degli uccelli, un santuario di epoca recente, di pianta ottagonale preceduto da un porticato che gli scorre tutt’intorno a ricordare appunto le otto beatitudini. A queste se ne potrebbe aggiungere un’altra, legata alla leggiadria del posto che crea appunto la beatitudine dello spirito. Dalla galilea, superata Gerusalemme, cui dedicheremo un capitolo a parte, eccoci in Giudea. La prima tappa è Betlemme a 9 Km dalla città santa, posta su un altipiano di quasi 800 metri. E’ questa la terra dove si conciliano vecchio e nuovo testamento, causa due figure storiche e fondamentali, per le due confessioni religiose: David che abitò la città e Cristo che lì nacque. Preceduta da un ampio piazzale, ci appare quasi improvvisamente la basilica della natività. Costruita da Elena , madre di Costantino, subì poi diverse modifiche da parte dei vari conquistatori che non è il caso di citare, visto che il nostro scopo è un altro. Quello di andare alla ricerca di quanto sta sotto la superficie delle cose, privilegiando il sentire al vedere. In altre parole ammirare con gli occhi dello spirito. Dopo essere entrati attraverso una porta minuscola che costringe il visitatore a curvarsi, la basilica, oggi in comproprietà di francescani, greci ortodossi ed armeni, appare nelle sue cinque navate delimitate e separate da alte ed imponenti colonne. Dal presbiterio due scalette portano alla grotta della natività. Non la descrivo, come ho detto, con gli occhi, solo con il sentimento. E trattasi di un piccolo insignificante forame nella terra dove è nato da Maria Vergine il creatore del cielo( e della terra) facendosi uomo. Vagì come ogni bambino e fu visitato dai pastori. Annunciato da una stella fu poi raggiunto ed adorato dai tre Magi chiamati così per le loro conoscenze astronomiche. Infine cantato dagli angeli. Ed a proposito dei pastori e del loro campo, questi vengono ricordati da un santuario moderno intitolato: Gloria in excelsis Deo, costruito come gran parte degli edifici moderni dall’architetto A. Barluzzi a forma di tenda, quasi a ricordare quella dei beduini, i veri, liberi, caparbi abitanti del deserto già ricordati a proposito di Qumran in quanto scopritori dei rotoli del Mar Morto. Dal deserto che ancora sta nel cuore di ogni visitatore, pellegrino o turista che sia, perché acuisce fino all’estremo il contrasto fra antichità e modernità nel concepire la vita i cui disegni sono sempre incerti, eccoci arrivati al Mar Morto attraverso le sorgenti di Ein Ghedi o Engaddi. Spendo ancora due parole su entrambi questi luoghi. Comincio con la sorgente che in ebraico significa sorgente del capriolo e che viene anche chiamata sorgente di David. Infatti quest’ultimo una volta raggiunto il suo nemico e persecutore, re Saul, dopo averlo trovato, nascosto in una caverna, invece di ucciderlo gli risparmiò la vita in quanto consacrato del Signore. Dimostrando in questo modo di accettare la legge di Dio e di sottomettersi ad essa. E veniamo al Mar morto con una testimonianza diretta, così facciamo un po’ di colore per non annoiare il lettore. La sua acqua salina incompatibile con la vita, eccita gli animi dei visitatori. Ognuno vanta ricordi basati sul sentito dire da parte di molti turisti. In effetti confezioni di acque in bottigliette, di creme, di essenze in vasetti riempiono gli scaffali delle tante rivendite per turisti, insieme ad ogni tipo di souvenir, che disseminate nei luoghi di sosta normalmente attrezzate per… sfoghi diuretici. Le indicazioni sui presunti benefici terapeutici riguardano generalmente le malattie della pelle con riguardo particolare per la psoriasi. Non entro nel merito delle cure per mancanza di esperienza. Preferisco allora descrivere la mia entrata nelle acque di quel Mare, mosso dalla curiosità di capire e provare le sensazioni trasmessaci dalle dicerie della gente. In quel luogo di sosta tutto è predisposto. Vendita dei costumi da bagno, salviette per asciugarsi e cabine per effettuare il cambio d’abito. Ci si avvicina all’ acqua. La temperatura esterna col sole di mezzogiorno è accettabile, tiepida, quasi calda. La lieve brezza del deserto infatti non infastidisce più di tanto. L’entrata in acqua non è immediata. Una lunga lingua di spiaccia deve essere attraversata con una certa difficoltà, perché i piedi sprofondano nel fango fino alla caviglia. Si procede lentamente e sospettosamente, finché l’acqua morta in tutti i sensi, anche per la mancanza di onde, ti lambisce i piedi. Si avanza ancora nel fango cedevole mentre l’acqua appare torbida, quasi nera, ma tiepida. Appena possibile quando il livello arriva almeno fino alla cintola, è possibile gettarsi nel mare. Attenzione però a non bagnarsi gli occhi, perché questa era stata la raccomandazione della nostra guida. L’eccessiva salinità determinerebbe una irritazione corneale ed un bruciore fastidiosissimo cui non sarebbe possibile rimediare per mancanza del risciacquo in acqua dolce. Si sta a galla allora mettendosi sul dorso e non c’è verso di affondare. La forza di gravità è vinta e le dicerie della gente confermate. Il problema sorge quando devi uscire dall’acqua e rimetterti in piedi. E’ allora che ti accorgi come l’equilibrio sia alterato causa la forza del galleggiamento che spinge verso l’alto. Bisogna di necessità riportarsi verso la riva perché mani e piedi agiscano contemporaneamente per rimettere il corpo in stazione eretta. Cosa dire, oltre a quanto già raccontato? Niente di più, ho solo citato un’esperienza e forse anche esagerando. Ma siamo nel deserto e nessuno ci ascolta. Nemmeno i compagni di viaggio, diventati stranamente muti. Ecco allora che si percepisce in tutta la sua grandezza, lo stupore invidiabile del deserto che con la sua voce silenziosa copre tutte le altre.
(Continua) 

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