Anticaglie

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Bergoglio sì, Bergoglio no

E’ questo il momento di parlare del nostro Papa. Troppe polemiche hanno accompagnato il suo Magistero, quindi è giusto entrare nel merito della questione e registrarne, come cronista, gli umori. Sia quelli delle gente di fede, che quelli di laici agnostici che si sono chiesti come ci si deve comportare con il Vicario di Cristo. Visto quello che dice pubblicamente e che sembra non pienamente d’accordo con la tradizione religiosa, di cui il Vaticano è sempre stato l’interprete più fedele. Insomma c’è dibattito sul piano comportamentale e dottrinale. Da una parte si arroccano i difensori della fede dura e pura, dall’altra i cosiddetti innovatori che al passato contrappongono un presente, dove usi ed abitudini cambiano onde sacrificare antiche certezze. Per non stare troppo sul generico, mi riferisco a due temi in particolare: i divorziati che aumentano di numero e che vorrebbero rientrare nella fede con la possibilità di accedere all’eucaristia. Mentre l’ altro tema riguarda i nuovi equilibri mondiali legati all’immigrazione. I quali comportano prese di posizione da parte dei governi ed in particolare da parte della Chiesa. Insomma potere politico e religioso, non sempre in perfetto accordo. Intanto nuovi problemi si affacciano sul panorama mondiale, quali, l’omosessualità, il rapporto fra cattolicesimo e le alte religioni cristiane e quelle non cristiane. Fra le prime il protestantesimo e la rivisitazione, oggi sempre più giustificativa della figura di Martin Lutero. Fra le seconde il comportamento da tenere con l’Islam che attraverso i migranti è entrato nel nostro tessuto sociale, al punto che le moschee aumentano di numero, mentre le chiese chiudono per abbandono dei fedeli. Dunque è questa una situazione molto complessa in cui il Papa venuto dalla fine del mondo, inteso come Argentina, deve dare risposte che si inseriscano fra passato e presente, fra tradizione e modernità, fra teologia e scienza. In pratica fra fede e ragione in cui specie oggi non è facile trovare la giusta calibratura. Ecco allora la grande missione di Papa Francesco: sapersi muovere fra posizioni spesso contrapposte per trovare il punto di equilibrio. Detto così sembrerebbe ridurre la fede ad una questione pratica, di cose normali o quotidiane che riguardano la adattabilità nei confronti della realtà che cambia. Come se si trattasse di un processo storico che deve seguire i tanti cambiamenti che avvengono nel mondo. Senza curarsi di quei principi non negoziabili, tipici della fede, inseriti nella scrittura e nella tradizione che non dovrebbero subire gli insulti del tempo. In effetti dovrebbe essere così, se non ci fossero da una parte un certo impoverimento della fede con chiese spesso vuote e dall’altra la comparsa di una nuova fede rappresentata dalla scienza. Che si propone di dare soluzione se non ai problemi dello spirito, passati in secondo ordine, a quelli della carne con l’allettamento di un progressivo allungamento della vita e la prospettiva di una futura immortalità. Stare nel giusto mezzo, secondo la tradizione classica, rappresentava la soluzione ideale. Ma in fatto di religione, stare fra questi due estremi non solo è difficile, ma non sembra essere di utilità per i sostenitori di una origine soprannaturale della fede che non deve curarsi delle contingenze e dei nuovi idoli della modernità. Per costoro, fra santi e fanti non si deve mediare né avere incertezze. O da una parte o dall’altra. La dottrina prima di tutto , il resto è fuffa. Se questo vale all’interno della Chiesa, dove una consistente parte dissente, quella per intenderci dei “ dubbia” che non riesce a digerire la posizione del Papa considerata quanto meno incerta( se non eretica), anche fra i laici poco devoti si assiste ad uno strano fenomeno che costituisce un misto di tolleranza e comprensione verso le posizione dell’attuale Papa. In sostanza fra gli intellettuali ( la gente dl popolo vale sempre poco) che non credono, si sta verificando un lento processo di attenzione e poi di sostegno nei confronti del Vescovo di Roma, che suscita simpatie nella misura in cui sembra corrispondere ai desideri di modernizzare i vecchi insegnamenti sostituendoli con i nuovi. Quelli che tutto giustificano e nulla impongono. Ultimamente sono successe molte cose. Che riguardano prima la nota figura del giornalista ex direttore di Repubblica, Scalfari che da laico agnostico se non ateo, ritiene l’attuale Papa una grande opportunità per tutta l’umanità. P oi recentissimamente si è messo in pista anche il filosofo Vattimo, il comunista e sostenitore della società liquida che vorrebbe liquefare anche la religione. Approcci telefonici sono già intercorsi fra il laico ex mangia preti e il primo Pastore e sembra che una nuova intesa si sia già stabilita fra i due, al punto che il comunista ateo si è dichiarato pronto a definirsi cattolico. Una conversione la sua sulla via più dei propri interessi cultuali, che non su quella di Damasco. E’ legittimo infatti pensare che l ’intesa sia stata raggiunta più sul piano di una reciproca condivisione di principi umani e filosofici che non su quella dei valori teologici. Il cristianesimo che si piega non ai dogmi, ma alle opportunità di vita e che abbandona l’arroganza, oggi considerata tale dai nuovi adepti intellettuali, un tempo legata alle certezze di fede, piace ai nuovi atei che da antichi nemici trovano oggi soddisfacente essere inseriti nel gregge delle pecore smarrite , pur guardandosi bene dal dover rinunciare alle proprie intransigenti posizioni atee. Come sappiamo la psicologia ha la sua importanza e quella individuale si trasforma facilmente in quella collettiva attraverso la dittatura del politicamente e religiosamente corretto. Todos caballeros e todos cristianos è oggi il mantra dei nostri intellettuali che amano chi non vanta certezze anche nel campo della fede religiosa. Un Papa che dà l’impressione di adattarsi alle circostanze e alle mode piace ai cosiddetti progressisti che con le ville al mare e con il Rolex ai polsi si stracciano metaforicamente le vesti per sostenere gli immigrati indipendentemente dal numero e dalle cause che li spingono sulle nostre spiagge. Una contraddizione accompagna allora il Magistero del nostro Papa che si esprime fra chiese deserte e hot spots superaffollati. Piaccia o no questa è la cronaca dei fatti che autorizza a fare queste considerazioni. Intanto, come vasi comunicanti, ai sostenitori si contrappongono i detrattori del Papa. I lefebvriani che recentemente erano stati invitati a rientrare nella Chiesa da Papa Benedetto XVI e che sembravano disposti a farlo pur con qualche riluttanza, oggi si sono nuovamente distaccati. Non tollerano le aperture secolarizzate, come sono le attuali posizioni di Papa Bergoglio che a loro avviso tendono a distruggere l’antica sapienza teologica in favore di una contaminazione fra i principi non negoziabili e quelli non solo negoziabili, ma sostituibili . Insomma i “dubbia” restano e non trovano risposta. Bergoglio sì e Begoglio no è allora il grande interrogativo di tanti religiosi e laici che in parte comprendono e in parte non comprendono. Chi ha ragione? La storia prossima ci darà risposta. Intanto ci accontentiamo della cronaca. 

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