Anticaglie

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C’eravamo tanto odiati

Una frase questa condivisa dai due personaggi, che per tanti anni si sono odiati. Forse se non proprio di odio, si trattava di una profonda incompatibilità di carattere e di visione politica. Insomma di una avversione a tutto campo, di una antitesi come succede fra i due poli della batteria. Un positivo ed un negativo che nel corso degli anni, mai si sono scambiati di polarità, restando sempre diversi. Anzi opposti. Anche per quanto riguarda i colori, sono agli antipodi. L’uno grigio con vocazione al nero. L’altro dalle tinte cangianti, sempre variegate e di natura brillanti. Un arcobaleno di colori che denunciano una personalità di difficile riscontro. Troppo cangiante e imprevedibile e sempre disposta camaleonticamente a mutare il colore della pelle, in base alle proprie conveniente. Intendiamoci una cosa in comune ce l’hanno: l’ambizione smodata e irrefrenabile. Ma nel primo caso questa si presenta ipocritamente mascherata, per non dare nell’ occhio. Nel secondo caso invece, nessun mascheramento, nessuna finzione. Io sono io e tu non sei un c…è la frase del Marchese del Grillo che più si adatta a questo personaggio. E ancora. Uno è felpato e in apparenza conciliante. In termini politici il classico catto comunista. Un po’ cattolico, ma intendiamoci solo se trattasi di cattolico adulto, e un po’ comunista ma con l’aria quasi di non volerlo essere. Essere o non essere questo il suo problema. Una condizione, la sua, perseguita con arte, di non compromettere alleanze mettendo in subordine il suo protagonismo. Agire sottotraccia e anche un po’ sott’acqua, gli hanno sempre giovato al fine di non essere ritenuto pericoloso e così suscitare inimicizie politiche. E se poi continuando a stare sottacqua, gli venisse meno il respiro, pace all’anima sua, che in politica costituisce il falso cordoglio degli amici.  Insomma ogni cosa al suo posto ed un posto per qualsiasi cosa, il suo vero credo. Quindi un pacioso apparente, con la tipica espressione di un commis di stato. E poi ancora, un conversatore poco brillante, vuoi per le pause pensose nei discorsi, che rivelano una fluidità di idee e di parola mai troppo esuberanti, vuoi per il tono di voce sempre uguale. Una inconfondibile monotonia. Tutta un’altra cosa l’altro personaggio. Elettrizzante nel modo di essere e di conversare. Trascinante per questa sua forma simile ad un contagio, legata ad una simpatia esuberante, si crogiola in questa sua capacità seduttiva dimostrando però una condizione psicologica che rasenta la patologia. La causa?  Un ego straripante che costituisce anche il suo limite e la sua dipendenza. Elegante nella figura, la sua mise abituale negli incontri ufficiali, un doppiopetto  grigio con cravatta regimental. Al suo apparire in scena dimostra l’opposto di quanto si credeva potesse essere un politico, caratterizzato  dai modi seriosi e  tutto proteso a dimostrarlo.  Nulla di tutto questo per l’uomo in questione. Battute a raffica per accattivarsi simpatie, sorrisi spontanei e maliziosi, si alternano in una giostra di modi di fare (e di essere) in cui un caleidoscopio di idee, sono  espresse in discorsi semplici e ben scenograficamente orchestrati. Sempre preceduti dal quel “mi permetta” rivolto all’interlocutore,  finalizzate a soddisfare la   patologia del personaggio. Quella di  suscitare  quell’ammirazione e quel consenso  di cui esso stesso può essere considerato addirittura una  vittima. Le idee dunque. Sono quelle lungamente sostenute in ogni luogo, legate ad  una democrazia liberale. Per la verità di democrazia nulla da dire. Sul lato liberale qualche cosa invece  va detta , per meglio completare l’argomento. E questo riguarda un passaggio.  Quello che da liberale a libertino esiste un limite che, da lui, è stato varcato più volte.  Insomma l’avrete capito che sto parlando di Prodi e di Berlusconi. Entrambi dal curriculum straripante di incarichi, per essere stati più volte Presidenti del Consiglio,  più una  infinità di altre cariche, sia in Italia che in Europa. Ora non voglio descrivere le biografie dei due politici, sia perché ci porterebbero per le lunghe, sia perché già note a coloro che masticano un po’ di politica.  Quel che mi preme  invece  dire, è come la politica  sia in grado di cambiare le carte in tavola ed in modo  tanto repentino che,  per le ragioni dette, sembra  un fatto impensabile. Insomma le accuse che  i due, si sono scambiate a più riprese in tv, sono cadute a zero e l’ubriaco Berlusconi, secondo Prodi ,  diventato a sua volta l’ utile idiota della sinistra,  secondo Berlusconi, si stanno scambiano  ora tenerezze. In questo modo, il c’eravamo tanto odiati di un lungo periodo (circa 35 anni) in un battibaleno si è trasformato in un ci siamo  tanto amati. Cosa è successo? Apparentemente nulla, se Berlusconi non avesse dimostrato di voler votare in Parlamento l’affare Mes, che dilania maggioranza e opposizione. Di un politico navigato si potrà dire qualsiasi cosa, ma non che sia a corto di fiuto. Ossia che non sappia capire e poi captare le occasioni che si presentano onde rinverdire le mai sopite ambizioni. Il fiuto politico dicevo e Prodi ha dimostrato di averlo in esubero. Quale il suo pensiero? Semplice. Se Berlusconi vota il Mes è disposto anche a sostenere un governo che altrimenti causa le insofferenze dei 5s potrebbe cadere. Dunque bisogna rivedere tutto il passato e dimenticarlo alla luce del presente. L’ubriaco non era poi cosi ubriaco e anche il bunga bunga era solo una festa privata fra amici. casta e umanitaria . Le critiche e le battute al vetriolo contro l’odiato Berlusconi, soprattutto ora che si sono scoperte certe dichiarazioni di un giudice a testimoniare come le accuse e le condanne al reprobo fra i reprobi, in realtà erano pilotate, devono cadere. Per meglio dire, devono dare spazio, in perfetto stile democristiano, non solo al perdono, ma all’amore verso il figliol prodigo. Ben espresso dalla celebre parabola. E infatti di parabola politica si tratta, cioè di un ritorno alle antiche e sempre rinnovate e rinnovabili ambizioni. Infatti la prossima, per il fiutarolo Prodi, vale tutte le precedenti occasioni messe insieme. Trattasi della carica di Presidente della Repubblica, una volta che l’attuale inquilino del Quirinale, debba farsi da parte (anche se l’imprevisto della rielezione c’è  sempre). Ma poiché la politica non è una scienza perfetta, tanto vale tentare e intortare di conseguenza l’ex nemico Berlusconi, ora diventato fratello. In questo modo il pacioso Prodi dall’aria bonaria tanto che per questo viene chiamato mortadella, ormai superato gli 80 anni, dimostra quanto vale l’ambizione. Buono Prodi? Apparentemente sì. In realtà, sotto le spoglie dimesse, mostra le caratteristiche di un avvoltoio disposto a scatenarsi sulle spoglie del nemico, se di nemico si tratta. In caso contrario disponibile a trasformarsi in colomba. Quella della pace sua e con buona pace e spirito di sopportazione degli avversari.                 

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Commenti (3)

  • Meglio Berlusconi che Salvini/Meloni (fa pure rima) Stavolta non La bacchetto per il "mortadella" , vedo che è un vezzo inguaribile...

  • Condivido quanto scritto. Aggiungo un antico detto "gli asini litigano, i barili si guastano" e purtroppo i barili siamo tutti noi in questa "serva Italia di dolore ostello".

  • Giarelli ha scritto “Intendiamoci una cosa in comune ce l’hanno: l’ambizione smodata e irrefrenabile.” Però l’ambizione, che nei due assume comunque sfumature differenti, non è l’unica cosa che Prodi e il Berlusca hanno in comune, perché quei due hanno in comune anche il fatto di aver superato le 80 candeline

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