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Giovedì, 29 Settembre 2022
Anticaglie

Opinioni

Anticaglie

A cura di Carlo Giarelli

Colpevoli a prescindere

In questi ultimi tempi si è creata una nuova moda. Quella di diffondere notizie, non si sa se vere o false. Anzi per meglio precisare, la tendenza è quella di preferire il falso sul vero. Troppo banale quest’ultimo e per di più contrassegnato da una patente di buonismo che ha in sé un minimo di rispetto per chi viene coinvolto dalla notizia. In sostanza la verità sia buona che cattiva comporta un senso di moderazione, che vuol significare inserire il criterio della discrezione di fronte al bello ed utilizzare un residuo di umanità, a volte perfino giustificativa, di fronte al brutto. In altri termini, grazie ad un senso tutto umano di giustizia, ma anche, come dicevo, di umanità, si può affermare che fino a prove provate, la ghigliottina può attendere.  Di tutto questo invece non c’è traccia nella notizia falsa, che nella nuova lingua universale viene propagandata con due parole che sembrano una sigla, ormai abusata: fake news. Queste, mosse dal desiderio della denigrazione, presuppongono un animo cattivo che ha come unico obiettivo la volontà di screditare qualcuno. Col risultato di obbligarlo a difendersi di fronte a quello che lui considera una gratuita calunnia. In questo modo lo scopo è raggiunto, perché la difesa è sempre più complicata dell’accusa. Essa, la difesa, vuole tempo e mezzi anche di carattere economico per smontare le denigrazioni. Tanto che quando poi nei casi favorevoli, la notizia falsa viene riconosciuta come tale, ormai il danno è fatto. In questo modo il falso rischia di vincere comunque, in quanto non genera una mobilitazione delle coscienze verso la resipiscenza, ma si stampa a livello inconscio con il suo carico mnemonico che si fa fatica a cancellare. Dunque, mi ripeto, di questi tempi a livello sociale e politico, specie in campagna elettorale, sembra sia preferibile la regola, secondo la quale valga sempre la pena di diffondere   notizie false, con l’arte magari di presentarle come vere. Lo scopo, quello di raggiungere elementi di discredito nei confronti di un avversario che così facendo diventa un nemico. Ed a cui il fango, per non dire di peggio, che gli viene gettato in faccia, diventa il contrassegno maleodorante visivo dell’azione denigrante. Fatto questo rimane solo, per completare l’opera, un’ultima cosa. Diffondere questa immagine degradante di falsa colpevolezza sui social. Non riveste importanza se poi col tempo viene scoperto l’inganno, in quanto il diffusore di falsità può sempre pensare di difendersi vantando la sua buona fede. Arriviamo al dunque, perché tutta questa premessa, ci serve per parlare della notizia diffusa da parte di un dossier Usa, relativo all’utilizzo di fondi russi verso alcune democrazie occidentali. Al fine di indurle a modificare il corso degli eventi secondo il volere di Mosca. Una bomba questa notizia, specie a ridosso della prossime elezioni politiche per il nostro paese, la quale bomba per la sua potenza esplosiva avrebbe dovuto sconvolgere l’esito dei risultati elettorali. Suscitando perplessità e discredito soprattutto verso quei partiti di destra, oggi considerati, in base ai sondaggi, vincenti. Poniamoci allora la domanda, è vera o falsa allora la notizia? Provenendo dal Segretario di Stato Usa, Antony Blinker,non poteva che essere vera. Con questa convinzione i vari giornaloni italiani, con in testa il Corriere della Sera, seguito da Repubblica e dalla Stampa, non hanno perso tempo. Per prima cosa bisognava trovare i colpevoli di questa compravendita in fatto di messa a rischio della democrazia. Dubbi non ci potevano essere per la vulgata corrente, così le tre formazioni di centro destra, date in testa nei sondaggi, dovevano essere le destinatarie del mercanteggiamento russo. Il fine quello di ammorbidire le loro posizioni atlantiste a filoamericane. Il primo della lista, non poteva che essere Salvini. La memoria di quello che gli era già stato attribuito come una fake news, ci rimandava ai tempi di un episodio (ricordate Metropol?) che riguardava un politico e giornalista italiano, un certo Gianluca Savoini, amico del segretario leghista. Causa un suo presunto coinvolgimento in una serie di trattative commerciali fra aziende russe ed italiane. L’intento era quello di creare un finanziamento illecito ad alcuni partiti italiani, in particolare alla Lega. Tutto questo, per quanto poi smentito dalle indagini come vero, si è sedimentato nella memoria collettiva. Eravamo nell’anno 2018, quindi non troppo lontano dai fatti recenti attribuiti a Salvini riguardo alle sue valutazioni dubbiose sull’utilità delle sanzioni alla Russia. Con la conseguenza di manifestare riserve sul concedere le armi agli ucraini, dando così l’impressione di stare a metà strada fra i due contendenti. Impressione, dicevo, più volte smentite dalle dichiarazioni antirusse del segretario leghista, ma mai ritenute sufficienti per essere credute da parte degli avversari politici.  La sfiducia e poi la dimenticanza infatti non si addicono alle impressioni specie se false, quando queste appunto colpiscono la sfera immaginativa inconscia, lasciando una striscia di sensazioni fra vero e non vero che la ragione non sempre riesce a cogliere e quindi a discriminare. Dopo Salvini il secondo indiziato, bisognava inquadrarlo in Giorgia Meloni, secondo i sondaggi, in predicato per diventare il prossimo Presidente del Consiglio. Non che, la segretaria di Fratelli d’Italia, potesse essere criticata per certe sue dichiarazioni imprudenti a proposito del conflitto russo ucraino. Niente di tutto questo. Ma un astio sinistro o meglio sinistrorso, da sempre la accompagna causa il suo sovranismo, ed anche causa qualche sua puntualizzazione critica nei confronti di un’Europa, che invece tollera i sovranismi di Francia e Germania. A questi suoi presunti demeriti, si associa poi anche l’accusa di fascismo, che ormai non manca mai dal vocabolario dell’opposizione, onde insaporire di sale, pane e companatico. Ma diciamocela tutta. Quale soddisfazione devono provare i partiti di sinistra a sconvolgere i pronostici e a relegare una presunta vincitrice elettorale nel novero dei perdenti? Tanta, ma non per finirla lì. A questi due imputati, segue il terzo, sempre del centro destra. Il suo nome è ormai passato dalle cronache alla storia, tanto che gli oltre ottanta processi a suo carico hanno diviso l’opinione pubblica fra sostenitori del martire (ma non ancora santo) e gli altri che al santo preferiscono dargli la patente di  diavolo in terra. Comunque, fra questi due estremi, sembrava giusto gettargli addosso un po’ di fango, nonostante le sue posizioni politiche siano improntate ad un certo buon senso contrassegnato da una vocazione moderata. Ma non basta. Facendo parte del trio, non poteva non sapere come anche i magistrati hanno sempre sostenuto a proposito delle varie accuse rivoltegli. Stando così le cose, perché allora discutere ed eccepire su quanto detto, se la notizia come detto, era vera? Per un fatto curioso. Che al vero è poi subentrato il falso. In che senso? Che una volta interpellato il segretario di Stato americano da parte di Franco Gabrielli, massimo esponente del nostro Copasir, che come sappiamo costituisce il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica, tutto è risultato falso, ma arbitrariamente sostenuto, senza verificare la fondatezza dei destinatari della notizia. L’interesse a danneggiare l’avversario politico aveva ormai preso piede, senza verificare se queste transazioni economiche riguardavano un certo numero di paesi, ma non l’Italia. Cosa fare allora da parte dei media mal imboccati e mal informati? Chiedere scusa per aver ormai detto e scritto che la nostra democrazia era ormai manipolata al punto che le stesse elezioni potevano diventare una farsa?  Per dirimere il sospetto, bisognava ricorrere ad una frase che oggi non è più di moda perché presuppone onesta ed umiltà. Questa: ci eravamo sbagliati.  Così facendo, la dignità di contrapporre il giusto all’errore ed il vero al falso avrebbe rappresentato una speranza di correttezza per il futuro. Invece ancora una volta, il falso ha prevalso tramite questa frase: non ci fidiamo delle smentite. Questo il coro ad una unica voce dei sostenitori delle fake news anche quando queste si sono dimostrate vere. La sintesi finale porta ad una unica e deprimente conclusione: quella di non credere al vero. Detto in altri termini i colpevoli ci sono e se non esistono, bisogna crearli. Diciamo pure a prescindere.          

Colpevoli a prescindere

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