Anticaglie

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«Come si può preferire il non credere a Dio?»

Una "Lettera di Natale ad un amico", ma anche una lettera che parla di accettazione e poi di comprensione e condivisione nei confronti di chi si rifiuta di cogliere un mistero che riguarda tutti noi

Sul mio ultimo pezzo, di carattere religioso, un caro amico commenta: meno male che io non credo. Detto così il tono sa di un ché di perentorio, ma subito dopo si addolcisce come a segnalare più che una certezza, una riflessione, fatta a metà strada, per dirla in tono scherzoso, fra il lusco e il brusco. Insomma fra luci ed ombre dove il tutto si stempera in un’atmosfera rarefatta come accade all’imbrunire, quando ogni cosa diventa incerta, perché più che vedere si intravvede. In queste condizioni, ogni parere non deve essere troppo nella luce (della conoscenza), per non risultare troppo ostentato. Ma neppure tanto in ombra da risultare poco o punto visibile. Prendo atto  allora del tono fra il serio ed il faceto e  mi metto a scrivere questa lettera di risposta all’amico, cercando  anch’io di mantenermi a metà strada fra il vedere e il non vedere. Come chi  sta seduto davanti al caminetto acceso, un tempo  emblema del Natale, che con il suo sfondo d’ombra, illumina però il volto e rischiara le idee, quel tanto che basta per farmi rispondere con calma. Questa lettera infatti più che una risposta, sa prima di tutto di accettazione e poi di comprensione  e condivisione nei confronti di chi si rifiuta di cogliere un mistero che riguarda, lui pure, come tutti noi. E che va affrontato con il rispetto che si deve verso ciò che non conosciamo e per il quale la ragione ci aiuta, ma anche ci distrae.

Difficile infatti stabilire con la sola capacità razionale, un metodo sicuro che valga per tutti, in mezzo ad un’ampia gamma di valutazioni che solo alla fine approdano ad un si o un no. Ma solo dopo aver attraversato il mare, spesso tempestoso, del dubbio, nelle cui acque è possibile uscire ma anche affogare. Dunque parliamo pure di fede, ma senza usare toni enfatici, troppo smaccatamente apologetici o peggio ancora di chi si impanca di sufficienza o, ancora peggio, di ostentato senso di superiorità. Perché  questo problema, se mai di problema si tratta, che riguarda appunto la fede è un terreno minato, dove c’è un solo modo per non perdere la strada giusta. Quello di sentirsi  ben poca cosa di fronte al mistero, unico criterio questo, ammettendo quel nulla che siamo, per cercare di cogliere almeno un po’ di quello che anche menti molto acute e assistite da lunghi studi, hanno cercato di afferrare fra incertezze e dubbi. Meglio allora, molto meglio, farsi trasportare da quel vento che, sia in condizione di tempesta che di quiete, ci sussurra dentro e, se ci mettiamo in ascolto, lo sentiamo bussare all’uscio della nostra coscienza per avvertirci chequalcosa di incomprensibile esiste. 

Trattasi di un vento strano che porta messaggi lontani nel tempo. Che riguarda  ad es. l’infanzia, detta questa stagion lieta dal poeta di Recanati, ed il futuro che non sappiamo  neppure se ci riguarderà. Per dirci che il presente è solo un passaggio. O meglio un’avventura del pensiero stretto fra quello che non è più e quello che non è ancora. Dunque  un non essere che pure esiste e che riguarda quell’attimo di esistenza che dobbiamo vivere, con la sicumera di contraddittori pensieri che ci danno l’illusione di dominare tempo e spazio. Dici, caro amico, di non credere e io ti credo sulla parola. Se poi però penso all’uomo che  conosco, la fede nel tuo dire, in me vacilla smossa da quel vento cui alludevo. Che sussurra  anche dentro di te ed accende il tuo senso di umanità che avverti quando la banalità ti offende. Quando senti il  bisogno di isolarti dal mondo perché insoddisfatto di quel troppo che è troppo. E qui intendo il clamore mediatico che in te genera il bisogno di cercare un riparo. Un desiderio di quiete, di isolamento, dopo che, nella vita, ti ha colto il desiderio della filosofia o della letteratura che pur ti ha ispirato pensieri e carmina non banali,ma ciononostante insufficienti a soddisfare l’ansia di una certezza non hai ancora trovato e che, anche se non lo ammetti, non sa di cose terrene. Dici di non credere, ma menti senza volerlo ammettere. Troppa fatica disconoscere convinzioni maturate per naturale piega degli eventi, senza nemmeno accorgertene. Meglio lasciare perdere il mistero? Forse perché lo ritieni incapace di esserecompreso? Ebbene proprio per questo il mistero ha un fascino. Ti consente una via di fuga al troppo rumore che ci circonda.

Una fuga verso quello che potrebbe essere solo una illusione, è vero, ma non puoi nemmeno escludere a priori che oltre a questa forma di evasione del pensiero, vi sia anche una verità. Per quanto difficile da cogliere. Come puoi negarla in partenza? E parlo di un Dio che atterra e suscita che  affanna e che consola, secondo la famosa frase del Manzoni che tu conosci bene essendo stata tua materia di insegnamento. Dunque, preferisci il non credere o meglio il credere di non credere (anche questa è una forma di fede), eppure quando  ti guardi intorno, anche tu sei inspirato dal senso della meraviglia. Che, ammettilo, è quanto l’uomo ha costruito di bello e di sublime per avvicinarsi alla gloria di Colui che è. E che invece per te non è. Preferisci il caso ad un Dio che ci guarda, ci sopporta  quando sbagliamo e pur ci lascia liberi? Sei appunto libero di pensare che sia il caos o il suo anagramma,il caso, l’origine di tutto. Ma non senti il limite in questo il tuo desiderio di non volere  nemmeno tentare di avvicinarti all’incomprensibile? Nonostante il vento continui imperterrito il suo richiamo, carico di suggestioni e di inquietudini, oltre a quei riferimenti letterari e simbolici che tu hai saputo senz’altro cogliere? Non per niente ho citato il Manzoni quando, tu lo sai bene, ci porta vicino al focolare, simbolo un tempo del Natale. Allorché Tonio con un ginocchio sullo scalino e col mattarello ricurvo smuove con andamento circolare la polenta. Mentre sul desco una tafferia di larice sta lì ad aspettare che si scodelli. Non ti riempie di poesia la scena e il fuoco che simbolicamente rimanda (se il Natale ti infastidisce) ai miti greci e romani, a Vulcano oppure per restare in tema filosofico ad Eraclito il quale quando alcuni forestieri dopo aver spinto l’uscio per trovarlo, lo videro attorno al fuoco del camino e con pudore si ritirarono indietro.

E lui: venite pure avanti, qui ci sono gli Dei. Gli Dei infatti hanno lasciato che Prometeo rubasse loro il fuoco e questo è diventato sacro in tutte le civiltà, da quella greca alla romana, dove appunto attorno al fuoco di casa si consumavano i riti sacri. Offerti appunto ai sacri Lari. Da cui presero il nome gli alari del caminetto (ad Lares). Dunque dal caminetto, ara di casa si passa poi all’altare e tutto questa storia dell’uomo, misto di superstizione e fede, ti lascia indifferente? Eppure, anche tu sei l’erede di queste tradizioni. Anche tu ti sei formato fra questi Lari, fra luci incerte di case non sempre certe che solo in seguito sono diventate apparentemente piene di luci con il progresso e hanno acquistato maggiore solidità e certezza di spazio. Ma hanno perso quel fuoco oscillante che dava luce di raccoglimento famigliare, rispettando nello stesso tempo le ombre. A dimostrazione che il ritmo del tempo aveva in sé qualcosa di religioso espresso anche dalla  rama di olivo benedetta dall’ultima Pasqua che pendeva ormai silente e avvizzita da un chiodo di parete. Sentimentalismi questi? Può darsi ma anche segni di una vita vissuta ricca di emozioni contrastanti. Perché anche tu sei quel bambino che ti porti dentro, nonostante  le parole siano diventate per te più mature. E più autorevoli. Ma come ti ho detto all’inizio non riesci a convincermi fino in fondo. Insomma ti credo per amicizia, ma per la stessa amicizia non ti credo. Perché so che sotto la brunice conservi ancora un residuo di fiammella. Devi solo aprire la finestra più che della mente, del cuore per far entrare quel vento cui prima alludevo. E poi vedrai che scoppiettio di fiamma. Con questo calore che vince il gelo dell’inverno chiudo, sperando di non averti annoiato. Conservami comunque come amico. Vale.  Ah dimenticavo,  Buon Natale.

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Commenti (3)

  • Non è ben chiaro chi è colui che "si rifiuta di cogliere un mistero che riguarda tutti noi". L'ateo o il credente? Citando Einstein, si può definire religiosa "l'ammirazione sconfinata che proviamo per la struttura del mondo quale la scienza ci ha finora rivelato. Distinguo nella natura un ordine magnifico che si può comprendere solo in maniera imperfetta e che dovrebbe riempire l'individuo pensante di un sentimento di umiltà. Questo sentimento è autenticamente religioso e non ha niente a che vedere con il misticismo. L'idea di un Dio personale mi è del tutto estranea e mi sembra anche ingenua" Gli enormi progressi della scienza e della ragione hanno svelato realtà avvolte da mistero e superstizione da secoli; non intendo basarmi solo su scienza e ragione, perchè sono elementi necessari, piuttosto che sufficienti. Ma diffido di qualsiasi cosa contraddica la scienza o offenda la ragione, e le fedi religiose lo hanno fatto e lo fanno da sempre. Quante congetture occorre fare e quante contorsioni ci vogliono per accogliere ogni nuova intuizione della scienza e manipolarla in modo che si "adatti" alle parole rivelate di antiche divinità? Non il caso, ma l'evoluzione darwiniana ha portato all'uomo, come viene oramai riconosciuto anche dal Cristianesimo. Avendo noi uomini "un po'" di razionalità, non possiamo non pensare che il nascere (e lo scomparire) di centinaia di religioni in varie epoche e zone della terra rispondesse ad un bisogno dell'uomo di vincere la paura della morte, degli altri, della "non conoscenza". Come già accennava il lettore che mi ha preceduto ed ha commentato, la fede religiosa non si può "scegliere" , non può essere un atto razionale. Mi fa piacere che lei abbia espresso il bisogno di tono non enfatici, apologetici o di superiorità. Nella mia vita purtroppo il dialogo con i credenti si è sempre arenato a causa della loro pretesa di sapere tutto; non solo che Dio esiste,e che ha creato e dirige l'universo, ma di sapere anche cosa egli ci richiede, dalla dieta, ai riti, alla morale sessuale. Il dibattito, con queste premesse, fa fatica a decollare. Con simpatia, buon Natale anche a Lei

  • Perentoria la domanda ma facile esporla per un credente.Potrebbe dire lo tesso chi non ha la fede e crede in altre forme di creazione del mondo (teoria di Darwin):I Vangeli sono stati creati con manoscritti diversi da cui è stato tolto ciò che occorreva per un sistema di vita riferente alla bonta ,all'amore.Insomma per i non credenti una sorte di commedia napoletana.ove il bene alla fine trionfa sul male. La realtà è un po' diversa e quando uno muore a vent'anni si dice "è volontà del signore"ma si è indotti a pensare perchè in tanta sofferenza dovrebbe prevalere un senso di tolleranza.. Una dimostrazione di come si puà creare una discutibile religione è il "Libro si Mormon" che due ragazzi del Montana mi dettero nel mio invito a pranzo dove ci confrontammo.Li avrete certo visti in camicia bianca e cravatta scura girare per Piacenza.Per propagandare la loro religione stanno lontani da casa 2 anni a loro spese.e si commossero quando misi musica americana. Se noi sfogliamo il libro troviamo parecche similitudine come le tavole di bronzo che contenevano i cinque libri di Mosè. Qui si parla di cose avvenute e documentate da antichi scritti. Ora il non credente si chiede il perchè la dottrina dei Mormoni non sia la verità.Il non credente si chiede perchè non aderire ad esempio all'Islam. perchè cone altre religioni cristiane non credere nella @#?*%$a e così via. Insomma il non credente compila una classifica delle religioni ma affida alla natura l'evoluzione dell'uomo. Non c'è possibilità di non partecipare ad una vita cristiana perchè incoscienti veniamo battezzati,arruolati e cresimati in età che secondo i non credenti vine imposta troppo presto ed infatti non tutti poroseguono il cammino cristiano trovando differenze di comportamento e di pensiero.Un perchè è anche la mancata risposta della Chiesa in questioni moderne di medicina,di prevenzione che pur non volendo la chiesa deve affrontare e non sempre risolve aumentando il dubbio negli incerti. La fede cristiana ci permette di trovare principi di vita fino a quando non tocca noi e che ci fa dire;"ma perchè io, lui ?

  • Non sono il tuo caro amico ma rispondo lo stesso, sinteticamente: per me l'ateismo è' una forma di fede, cioè una certezza (confutabile) in qualcosa che c'è o non c'è . Io rispondo solo "non so" e nemmeno credo che con la sola ragione riuscirò mai ad evere una certezza. In quanto ad avere fede o meno credo non sia opera della ragione ma di qualcosa di più profondo che qualcuno può avere ma che nessuno può darsi di sua volontà (come il coraggio...per citare ancora il Manzoni). Quindi chi non crede non può farci nulla (a meno di adottare una fede illudendo ipocritamente se stesso). Difficile, per quanto mi riguarda, seguire una religione visto che - con rispetto parlando - mi sembrano fatte per bambini) Ovvio, infine, che chi ha fede ha un supporto formidabile per affrontare le traversie della vita. Un poco di invidia, quindi, in chi ha fede (purché, ovviamente, sia una fede che rispetti scrupolosamente la libertà dell'uomo; ma qui mi pare sorgano problemi...)

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