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Sabato, 2 Dicembre 2023
Anticaglie

Anticaglie

A cura di Carlo Giarelli

Con un omicidio comincia il futuro del probabile governo Meloni

Intendiamoci trattasi di un fatto da intendersi metaforicamente, ma comunque sempre di un omicidio si tratta. E la vittima è un padre padrone di nome Silvio Berlusconi.  Tralasciamo per ora il padrone e soffermiamoci su quello di padre. Una figura questa che sta scomparendo dalla nostra società. Il suo archetipo infatti di guerriero difensore della donna che gli sta al fianco e dei figli è ormai cosa vecchia che si perde nella notte dei tempi. Nelle società odierna, liquida o gassosa che sia, sembra che non ci sia bisogno di un ruolo sociale troppo rigido che si rifà ad un passato dove la contrapposizione uomo donna vedeva il primo in netta posizione di preminenza. Dunque oltre che antica e superata, la figura di padre sembra destinata ad esaurirsi causa una tendenza ad una sua presunta autorevolezza, che nessuno ormai se ne prende cura. Anzi per dirla tutta, che suscita avversione e fastidio quando, come spesso capita, questa autorevolezza si trasforma in autorità, con tutti gli esiti che sappiamo, in fatto di sopraffazione nei confronti del genere femminile. Dunque dal tempo del periodo della contestazione del 68, quando si sosteneva che era vietato vietare, la figura paterna è entrata definitivamente in crisi. E così si è dissolta come neve al sole una società basata su i no del padre, intesi come residuo dell’archetipo del guerriero. La conseguenza è che la stessa società è diventata patrimonio dell’essere femminile. La donna infatti ha una struttura piscologica più malleabile, maggiormente votata alla mediazione ed a una narrazione dei fatti meno stereotipata. Con il raggiungimento di una sua autonomia e di un maggiore prestigio sociale, anche il ruolo di madre ha assunto una importanza che oggi all’uomo maschio manca. Infatti anche negli studi la donna emerge rispetto al maschio, in modo statisticamente significativo, con la conseguenza che la società in mancanza dei due tradizionali riferimenti di padre madre, si sta psicanalizzando anche per quanto riguarda l’attribuzione dei sessi di cui poi parleremo. Detto questo dalla figura di padre passiamo a quella di padrone, ruolo che nel passato coincideva col primo. E poiché dobbiamo parlare di Berlusconi, non ci sono dubbi che per la sua capacità di costruirsi un impero economico anche quando è sceso in politica si è sempre sentito nella condizione di stabilire una graduatoria di merito, mettendosi sempre al primo posto. Lo dimostra il fatto di essere stato il fondatore di Fi ed in sostanza del centro destra. Inoltre di essere stato Presidente di ben 4 governi.  Per questa ragione abituato al comando, anche in questa fase post elettorale vuole svolgere il suo ruolo di leader, soprattutto se deve misurarsi con una giovane donna che è tosta e determinata. Convinta di interpretare il suo prossimo ruolo di capo del governo con l’atteggiamento di chi si trova di fronte all’ultima possibilità che offre la vita politica. Dove per la gravosità degli impegni da affrontare, non ci sono vie di mezzo.  In pratica o si vince o si perde in modo che non esista una prova ulteriore di riparazione di fronte ai problemi che assillano il nostro paese, come le crisi economica, l’inflazione e la guerra in Ucraina. Tutti temi scottanti che poi si aggiungono ad un deficit pubblico che fa tremare le vene ed i polsi. Ebbene Berlusconi, mosso forse anche dall’invidia di non essere più quello di un tempo che fa? Di fronte ad una sua ex seguace politica e per giunta donna giovane e carina, che sembra non voglia assecondarlo, trova come suo alleato il machismo, tipico della figura del padre e padrone. Scrive un pizzino pieno di improperi contro la sua sfidante, dove fra il supponente e l’arrogante, non c’è bisogno di scrivere altro per dimostrare il carattere offensivo dello scritto. Il motivo dichiarato, quello di non essere accontentato sulla sua proposta di nominare la sua portavoce Licia Ronzulli, come ministro di non so che cosa. Forse della sanità. Una senatrice questa che fino ad oggi, per quanto si sappia, non ha dimostrato di avere meriti ed un ingegno particolare, se non il senso di fedeltà verso il suo anfitrione. Ma l’impressione è che il vero motivo del contendere, sia la paura di non rimanere soddisfatto su un ministero per lui molto importante come quello della Giustizia, cui nominare un suo uomo. Dunque machismo e familismo si alleano in Berlusconi all’insegna del padre padrone. E la Meloni che fa? Al posto di cedere allo stupro   politico, reagisce e risponde che lei non è ricattabile. La rottura sembra insanabile e staremo a vedere quel che succederà. Ma una considerazione va fatta. Che dopo il governo eletto di Berlusconi del 2011, da quel tempo si sono formati una serie di governi nominati che vanno da Monti a Letta per poi continuare con Renzi, Gentiloni, Conte 1 e 2 ed infine Draghi. Ebbene proprio ora che dalle elezioni era scaturita una maggioranza solida del centro destra con la vincente Meloni, un padre padrone, in fase di netto declino, vuole rivendicare il suo ruolo giovanile di comandante, come se il tempo non fosse passato. Ma senza considerare la presenza di una giovane donna che reagisce a quello che considera un abuso e non ci sta a farsi sottomettere.  Torniamo ora per un attimo indietro per precisare quanto detto a proposito della figura di padre, che non riguarda tanto la Meloni quanto la sinistra. Infatti se la Meloni ha ucciso, politicamente parlando, il suo antico sodale in politica, non ha intenzione di uccidere la figura del padre. Anzi lo auspica. Come dimostra la scelta di aver votato due uomini, rispettivamente come Presidenti del Senato e della Camera. Entrambi forse anche un po' divisivi e per questo molto criticati dalla sinistra che ha una concezione democratica ideologicamente corretta anzi scorretta. Lo ha dimostrato la ex presidente Boldrini che richiesta se dopo aver vinto le elezioni la Meloni fosse idonea a governare, rispose chiaramente con un no, in quanto non considerata democratica. Democrazia corrente alternata. Ma riportiamo le critiche che va da sé sono altamente democratiche.  Il primo per il suo passato post fascista nel movimento sociale, il secondo per essere cattolico e sostenere la famiglia tradizionale formata da un papà e da una mamma. Tesi questa oggi considerata criticabile e reazionaria anche perfino dalla Chiesa che dà l’impressione sul tema della famiglia, di non volersi esprimere con questa chiarezza. Dunque la Meloni, a parte l’omicidio commesso, segue una linea politica in cui anche l’uomo padre vanta la sua importanza. Al contrario di quanto capita a sinistra che ha  idee esattamente opposte. Il vero motivo del crollo della figura maschile lo si ritrova nel ddl Zan. In esso le figure maschio e femmina si confondono e si assiste ad una moltiplicazione di generi che muovono dal desiderio dei singoli di attribuirsi un ruolo sessuale, indipendente dai parametri che prima in senso anatomico e genetico stabilivano i generi. L’uomo diventato donno rappresenta questa evoluzione in fatto di costumi e la società ha superato limiti e confini anche se, per la verità, alcuni di questi un tempo erano troppo rigidi e non ritenevano conto di certe situazioni psichiche o ereditarie che non sempre erano codificabili in una ben precisa categoria. Ma queste erano eccezioni mentre oggi le eccezioni sono diventate la regola E poiché nel cambiamento mentale dei generi statisticamente prevale l’uomo che vuole diventare donna, ecco che quest’ultima manifesta le sua superiorità genetica  anche nel campo comportamentale e dunque sociale. Ma ritorniamo al titolo che riguarda l’uccisione del padre padrone nella figura di Silvio Berlusconi da parte della giovane donna Meloni, una novella Giovanna D’Arco del nostro tempo.  Un fatto questo certo che politicamente non si sa come andrà a finire. Due sono le ipotesi. O la querelle si ridimensiona, ma con vocazione a rimediare da parte del solo Berlusconi. Oppure la Meloni che ha già detto e scritto di non essere ricattabile dopo essere diventata oggetto di scritte offensive, cercherà nella schiera dei parlamentari un gruppo di responsabili disposti a darle una mano. Per realizzare in fatto di numeri una maggioranza sia in Senato che alla Camera. Così facendo il governo parte debole e la soluzione verso il caro bollette potrebbe rappresentare la prima condizione di crisi. Intanto i pacificatori sono all’opera e poiché in politica tutto può accadere, non si esclude che si possa passare dagli insulti ai baci e agli abbracci. Ma solo da parte dell’ucciso, per l’occasione diventato redivivo.              

Con un omicidio comincia il futuro del probabile governo Meloni

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