Anticaglie

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Contro il politicamente scorretto

Esistono due tipi di politicamente scorretto. Il primo definito buono in quanto contrapponendosi alla vulgata dominante, non rappresenta una fotocopia del potere. Il secondo invece all’opposto, che definisco cattivo in quanto funzionale al potere. O meglio a quel potere che da sempre utilizza metodi ingannevoli che tendono a mascherare la realtà. Sostituendola con la propria visione dei fatti

Chi ha letto il mio precedente articolo, si troverà un po’ spiazzato da questo. Allora infatti, mi esprimevo contro il politicamente corretto ed elogiavo lo scorretto in base alla considerazione che chiunque voglia andare contro corrente esprime una sua visione delle cose, giusta o sbagliata che sia, ma comunque giustificata dalla presa di posizione personale. Dunque una assunzione di responsabilità senza il sostegno di una maggioranza. Con questo articolo, nonostante il titolo sia, lo ammetto, fuorviante, voglio sostenere la stessa cosa. Armatevi allora di pazienza e lasciatemi dire che per me esistono due tipi di politicamente scorretto. Il primo, a cui mi riferivo nell’articolo precedente, definito buono in quanto contrapponendosi alla vulgata dominante, non rappresenta una fotocopia del potere. Il secondo invece all’opposto, che definisco cattivo in quanto funzionale al potere. O meglio a quel potere che da sempre utilizza metodi ingannevoli che tendono a mascherare la realtà. Sostituendola con la propria visione dei fatti, condizionata da una ideologia che al fine giustifica i mezzi. 

Dicendo così mi richiamo, lo so, al Principe del Machiavelli, ma nella sua forma aggiornata. Infatti se oggi non esistono più prìncipi (e per la verità nemmeno i princìpi), rimane pur sempre una cultura di sinistra più o meno camaleontizzata, rispetto all’originario partito della lotta di classe, quello che aveva come logos la falce e martello per intenderci, che nonostante abbia cambiato colore, stingendo il rosso in un rosa dalle mille sfumature, può considerarsi erede del pensiero del grande fiorentino. 

Cosa voglio dire? Che, morto il (quel) partito, persiste un metodo che appunto chiamo del politicamente scorretto, da sempre perseguito per giungere al potere e che si esprime nella convinzione del noi tanto siamo diversi. Per meglio precisare la cosa, bisogna riferirsi alla cosiddetta superiorità morale (e culturale) della sinistra. Tralascio quella culturale che meriterebbe un discorso a parte e mi limito alla superiorità morale. Frase questa sbandierata come un mantra in ogni occasione e tale da generare il convincimento che qualcosa di vero doveva pur esserci. Ai tempi, parlo dell’immediato dopoguerra, il partito cardine della sinistra, il PCI, era strutturato come una chiesa laica. Nessun dibattito trapelava all’esterno, ma solo nel chiuso del convento dove era collocata la segreteria con al vertice il capo, alias segretario del partito, cui aspettava l’imprimatur per legittimare qualsiasi idea potesse superare la cortina di ferro di cui metaforicamente parlando, era cinto lo stesso convento. 

Se questa era l’impostazione verticistica dell’organizzazione, la prassi, quella di diffondere idee che fossero funzionali al fine ultimo, ideologicamente compatibile con la vittoria del proletariato. Il mezzo o metodo, quello di proporre una nuova verità, e sostituire la realtà con quella desiderata. Ammetto che in questa forma di fede (perché di fede si tratta) verso il fine auspicato, non ci fosse solo doppiezza e inganno. E può persino darsi che per alcuni, sempre a proposito della fede, vi fosse anche un po’ di buona fede. Ma il risultato era sempre quello. Creare un popolo di fedeli contro gli infedeli. 

Tralasciamo ora la storia di quel partito e arriviamo a questioni più recenti, sempre a proposito di quel che ci interessa, il politicamente scorretto. Giungiamo agli anni 70, quando E. Berlinguer segretario del partito, il  PCI, parlò  appunto della superiorità morale (e culturale) della sinistra in un periodo di anni bui per la democrazia. Molti ci credettero, finché le cose cambiarono. Infatti alla fine degli anni 80 cadde il muro, quello di Berlino, e metaforicamente anche quello del convento cui mi riferivo. 

Il partito della sinistra cambiò diverse sigle fino ad arrivare all’attuale PD e  altrettante alleanze, ma non modificò il metodo della cosiddetta superiorità morale, nonostante gli scandali abbiano colpito in ugual misura tutti i partiti, anche se con effetti differenti sul piano della giustizia. E mi riferisco ad esempio al finanziamento illecito ed a questo proposito ai rubli che arrivavano da Mosca, mai denunciati. Transeat. Con passi da gigante, giungiamo allo scandalo delle banche. Cominciamo con una città rossa, Siena, la cui banca, Il Monte dei Paschi, una istituzione pubblica fin dal lontano medioevo, governata dalla sinistra, si scopre indebitata causa una gestione dissennata e clientelare (limitiamoci a questo). 

Lo scandalo è grosso e lo diventerà ancora di più con il fallimento di altre 5 banche, fra cui l’Etruria che merita un discorso a parte. Si discute (troppo) con la solita arte del dire e non dire a proposito della responsabilità politica. Il tanto noi siamo diversi comincia a vacillare. Ma non a crollare definitivamente. Il politicamente scorretto marchio di fabbrica, scritto con inchiostro indelebile, non può essere cancellato con un colpo di spugna, nonostante il cambiamento di pelle, perché ormai costitutivo del Dna individuale e collettivo di quei fedeli, anche se sulla strada dell’agnosticismo. 

Lo dimostra, da ultimo, la questione della immigrazione. Una moltitudine umana che dalle terre d’Africa raggiunge l’Italia e l’Europa. Vuoi per fuggire alle guerre che insanguinano i loro paesi (e questi sarebbero i rifugiati), vuoi anche per il desiderio di migliorare la loro condizione di vita, che per quanto umanamente comprensibile, diventa incompatibile con la possibilità da parte dei vari paesi raggiunti di poterli ospitare senza compromettere la propria stabilità. Vuoi infine (e questa è la cosa più preoccupante e che sembra in aumento) per finalità terroristiche al fine di combattere, secondo il volere di Allah, noi occidentali depravati ed infedeli. 

Di fronte ad un fatto epocale come questo, la politica si divide. Da una parte la sinistra che sbandiera la propria superiorità morale e quindi si propone con una vocazione comprensiva, protettiva e giustificativa. Dall’altra la destra, ma meglio  dire la Lega di Salvini, che non ci sta a vedere il Paese invaso da troppi immigrati e per giunta possibili terroristi. Per non farsi prendere in contropiede dall’opinione pubblica, scatta allora, attraverso la capillare organizzazione mediatica, il politicamente scorretto contro la Lega guerrafondaia, disumana e soprattutto contro il suo segretario Salvini accusato di intolleranza, di razzismo e tanto che ci siamo di omofobia (meglio abbondare). Si arriva alla recente questione di Colonia. Allorché in occasione dei festeggiamenti per il nuovo anno, una moltitudine di immigrati (nord africani) radunatisi nella piazza adiacente alla Stazione ferroviaria, forse con premeditazione, divisi in tanti gruppi, cominciano ad importunare le donne presenti, con atti di violenza sessuale che in uno o due casi arrivano allo stupro. Mentre la polizia è assente forse per non alimentare la polemica antirazziale (a tanto siamo arrivati a proposito dell’eterogenesi dei fini). 

La polemica infuria in Germania e poi in Italia. Bisogna fare marcia indietro di fronte a fatti così gravi e per giunta così organizzati. E cosa fa la sinistra? Invece di riconoscere una qualche ragione a Salvini, adotta in pieno il politicamente scorretto nella persona del nostro ministro, anzi sec il politicamente (ma a questo punto non so più se  chiamarlo corretto o scorretto) ministra della Difesa, Roberta Pinotti.  

Due le frasi, rilasciate in occasione di una intervista alla Stampa. La prima: “sicurezza è libertà e quindi di sinistra”. La seconda: “fare uscire le donne libere e sicure è di sinistra”. Lasciamo stare la prosa e arriviamo al dunque con questa sintesi finale. Il politicamente scorretto è buono quando è libero e senza bandiere, diventa viceversa cattivo quando sostenuto con doppiezza da parte di chi si sente eticamente superiore. E ciò a prescindere. Viceversa il politicamente corretto è cattivo quando proposto (come spesso accade) dal potere e può diventare (forse) buono per quei pochi idealisti in buona fede. Così spero di aver risolto il dubbio di partenza. Oppure di averlo incrementato. Fine.

Anticaglie

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Commenti (1)

  • Bah... Non mischi il PD con la sinistra che è una mistificazione bella e buona. Non è che se io dico 'sono alto due metri e sono bellissimo' lo divento. Lo stesso dicasi per il PD quando dice 'siamo un partito di sinistra'. Semplicemente non è vero. Discutibile, molto discutibile la sua affermazione 'gli scandali hanno colpito IN EGUAL MISURA tutti i partiti' oltre ad essere falsa è pure imbarazzante. La storia a misura delle proprie opinioni. Lo riassuma pure così 'Salvini bravo, anche se politicamente scorretto, sinistra cattiva' anche se ritiene di sinistra una brutta copia della DC.

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