Anticaglie

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Cretini da morire

Continuate a contestare il Natale, ma per favore non nascondetevi dietro il paravento di non voler offendere i musulmani. Questi se ne fregano dei vostri pudori, come dei vostri atti di ipocrita cortesia

Scusate il titolo volgare, ma la verità ha i suoi diritti (ed anche le sue volgarità). Chi è allora cretino? Siamo noi tutti, e parlo del mondo occidentale che non perde occasione per dimostralo. L’ultima, in ordine di tempo, la tiepidezza per non dire la contrarietà a celebrare il Natale. Non mi riferisco soltanto ai casi più evidenti o meglio cretini. Come quello di quel preside di una scuola di Rozzano (Mi) che per non offendere i fedeli dl altre religioni, ha dichiarato di non voler ricordare il natale (lo scrivo con la minuscola) perché ricorrenza, legata solo alla religione cristiana. Ai musulmani infatti non solo non interessa, ma anche solo un vago ricordo potrebbe addirittura offenderli. Essendo loro, dietro l’ipocrisia di non volerli offendere, i  veri destinatari delle nostre paure, presentate però come una dimostrazione di modernità, di spirito interculturale interclassista e continuando con gli iter, anche interreligioso. Con lo scopo di tendere ad una omologazione fra religioni, presupposto  indispensabile per ambire ad un presunto stato di tranquillità dello spirito e pace sociale. 

Lo ribadisco, cretinerie. Come quelle appunto della nostra rinuncia ad una fede e a tutti i suoi simboli che, anche per chi non crede, fa ormai parte del nostro costume e di cui il Natale costituisce l’esempio più vero e nello stesso tempo più scandaloso. Quindi via i crocefissi dalle aule e luoghi pubblici, via anche i presepi,  rappresentazione farsesca di un bue ed un asinello con in mezzo un bambino nato da una vergine, rappresentazione, dicevo, di un atto di fede, valido ormai solo per i nostalgici di un credo in via di estinzione. Ma non per tutti gli altri, che oggi non credono più nelle fiabe. 

Dicevo che non è solo quest’ultimo episodio successo in quel di Rozzano che certifica la rinuncia ai nostri valori, comunque ancorati anche alla tradizione laica, tanto che fino a ieri (si fa per dire) facevano parte integrante del nostro costume. Perché di esempi ce ne sono fin troppi ed ognuno ha i suoi da raccontare. No, qui si tratta del pericolo di dover rinunciare alla nostra testa. Non in senso metaforico, ma in quello fisico (da qui il titolo), di trovarsela domani tagliata, per non aver aderito alla fede, quella vera, del Corano. 

Esagero? Non mi sembra. Infatti questo libro recitato, fatto di 114 sure o capitoli, basta leggerlo per sapere come stanno le cose a proposito anche delle nostre teste.  Per questo, ritorno a parlare del Natale, oggi così declinante per tutti quelli cui oggi la religione cristiana ha ormai esaurito la sua capacità attrattiva. Perché  considerata un retaggio del passato. Una credenza ormai piena di polvere che bisogna eliminare (credenza e polvere) per sostituirla con un altra fede, quella nel  progresso. Il tutto per non rimanere sconfitti dalla storia che ai sogni religiosi ha ormai sostituito la realtà della scienza. La quale dischiude mondi nuovi senza bisogno di ricorrere a quella rappresentazione fatte di stelle, di comete, di re magi, di paglia e di fieno dove l’alito di vita di un piccolo essere cosiddetto divino, prende la sua natura terrena attraverso altri aliti, molto più prosaici come quelli di un bue e di un asinello. 

Ebbene mi rivolgo agli atei e vi chiedo: come potete rinunciare a venti secoli di tradizione cristiana anche se per voi si tratta di favole? In fondo tutto quello che siete (e siamo) deriva da questo alito, vero o finto che sia. Se siete atei, perché usate la ragione che si rifiuta di credere a certe fantasie. Ma la ragione non è forse di origine cristiana, se quella storia della nascita che per voi è favola, si è  innescata su quella stessa ragione che ha raggiunto i suoi vertici di conoscenza proprio con il logos greco. Con la filosofia dunque, nel tentativo di spiegare l’origine dell’uomo, del mondo e il suo destino ultimo. E poi non è forse questa ragione che, grazie al cristianesimo, ha contribuito a creare una coscienza civica e morale separando quello che è di Cesare, da quello che è di Dio. E che voi semplicemente, definite come un non essere? Se siete liberi di non credere, almeno dovreste ringraziare chi vi ha dato una mano in questo. Una religione che pur con i suoi difetti umani e tutti ne ricordiamo gli errori storici, si è sempre battuta perché l’uomo sia libero. E non una marionetta a comando, secondo come gli vengono tirati i fili di sostegno. Infatti, proprio per rendere l’uomo libero ha creato una cultura di cui tutti noi ne siamo debitori, attraverso la trascrizione di antichi libri filosofici, la creazione delle prime università, la promozione delle arti di cui il nostro Paese va (dovrebbe andare) fiero. E poi con la costruzione delle nostre chiese e cattedrali che esprimono il meglio della capacità dell’uomo di trascendere spazio e tempo per avvicinarsi con guglie, cupole, volte e pinnacoli alla dimensione di tutto quello che ci sta sopra. Un cielo quindi, inteso non solo come luogo ma come simbolo di un esistere al di fuori della condizione umana. 

Non è forse grazie a questa vostra stessa razionalità che B.Croce ha sentenziato come e perché non possiamo non definirci cristiani? E non vi siete mai chiesti cosa sarebbe il mondo senza venti secoli di cristianesimo? Meglio o peggio? A voi la risposta. Ma non dimenticate che anche voi siete stati bambini, cresciuti a pane e latte con quelle che oggi voi chiamate le favole del cristianesimo. E  che - ammettetelo - vi facevano piacere. Perché negare i ricordi? Come alzarsi una mattina e veder ai piedi del camino, i doni avvolti in pacchetti di carta colorata e chiusi con un nastro dorato, che qualcuno di notte si era preso la briga di depositare senza farsene accorgere. Mamma o papà? E quali? Quelli reali di cui si sospettava essere gli autori veri, ma invisibili, o quegli altri irreali ma visibili, creduti essere, nella mentalità dei bambini, Babbo Natale o Santa Lucia? E poi nei giorni precedenti il Natale, perché non ricordare  l’entusiasmo nell’adoperarsi per costruire il presepe? Fantasticare su quella storia che sapeva di irrealtà, di un bambino che nasce in una stalla, viene deposto in una mangiatoia e poi raggiunto da tre re con i loro doni fatti di oro, incenso e mirra (passi per l’oro e l’incenso, ma cosa sarà mai questa mirra?). Re magi che anche nel nome, rimandavano alla magia tipica delle favole, per giunta guidati da un simbolo di fiaba chiamato Stella Cometa. E poi ancora ascoltare i racconti dei grandi per i quali quel bambino povero o forse proprio per questo, era  Lui  pure  un re, tanto che i pastori per primi se ne accorsero. Correndo al luogo divinamente prescelto, per prostrarsi in adorazione. Forse era allora credibile che, quel bambino pur così reale, concreto e uguale a tanti altri, in realtà fosse venuto in prestito, per salvare il mondo, con il suo sacrificio? Mandato da un Padre buono per ricordare ai bambini che in quel giorno di Natale conveniva essere più buoni del solito. 

Causa il mistero di una fiaba che già allora usciva dai canoni di tutte le altre fiabe per un finale diverso che non chiudeva con il solito: viver felici e contenti. Ma con una strana mescolanza di dolore e gioia, che attraverso l’inspiegabile dramma di un sacrificio, di una  morte infamante, dava spiegazione al definitivo miracolo della resurrezione, estesa poi a tutto il genere umano. Una storia questa che diventava realtà all’ora di pranzo, quando nel contesto di una famiglia riunita, la liturgia delle fede si completava con quella del mangiare. La tavola veniva imbandita al meglio, tovaglie linde e pulite, possibilmente nuove, mentre piatti e posate erano quelli del servizio di festa. Pronti a cimentarsi con porzioni più abbondanti del solito e con le  pietanze migliori, preparate per l’occasione dalle donne di casa, cui si aggiungeva da ultimo qualche dolce ben innaffiato, per festeggiare la nascita di nuovi propositi, in ogni casa. Motivati appunto da quella nascita che per tutti era il Natale. 

Ebbene perché negare tutto questo ai bambini moderni figli della tecnologia e della ragione? Siete sicuri che non abbiano più bisogno di favole, di storie che sanno di cielo ma anche di terra come ci ripetono fino alla nausea tutte le coreografie della società dei consumi che anche se hanno poco o nulla di religioso, conservano del Natale la sua atmosfera di sogno, di festa gioiosa e di rinascita. Le stesse domande valgono anche per gli agnostici. Che si astengono dal giudizio religioso, preferendo non esprimersi o al più credendo in un altro Natale quello del sol invictus. Una credenza questa pagana che ricorda appunto la nascita del sole, mai vinto. Quando nel solstizio d’inverno per un giorno sta fermo e poi riprende il suo cammino dimostrando di rinascere di nuovo. Un neo paganesimo questo che ci rimanda a Mitra o ad altri dei,  che bisogna dimostrare siano più consolanti di quello cristiano. Se sì, continuate a contestare il Natale, ma per favore non nascondetevi dietro il paravento di non voler offendere i musulmani. Questi se ne fregano dei vostri pudori, come dei vostri atti di  ipocrita cortesia. Anche a voi, al momento giusto, sarà riservato lo stesso trattamento degli atei e la testa rotolerà nel cesto, causa la vostra stessa incapacità di credere nell’unico vero dio, Allah. Allora, chi ancora dubita, troverà tutta la conferma nel titolo: cretini da morire. Ma tardi.

Anticaglie

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