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A cura di Carlo Giarelli

Da società liquida a società (persa) dei desideri

La società oggi è in crisi in tutti i sensi. Già quando il sociologo e filosofo polacco Zygmunt Bauman parlava di società liquida, per evidenziare che tutti i legami stabili sociali sono destinati a sciogliersi come neve al sole, la situazione per chi ancora credeva in questi immutabili valori che reggono al tempo, non dava l’impressione di soddisfare gli increduli. Insomma che questa teoria liquida potesse rappresentare qualcosa di buono in cui credere, abituati come siamo a fondare le nostre certezze su quanto abbiamo ereditato dall’educazione e dalla tradizione, era tutto da dimostrare. Come considerazione giustificativa di questo modo di intendere le cose, pensando ed augurandoci che queste si mantengano solide e stabili, bisogna ammettere che poichè tutto cambia, nulla regge in eterno ad eccezione di quello che ci ricorda la fede.  E mi riferisco a quel mondo soprannaturale dove spazio e tempo non esistono e se esistono diventano infiniti, per regalarci l’immortalità nella gloria senza fine del Creatore. Ma ritorniamo alle cose di quaggiù ed in particolare al nostro soggetto che è la società. Dunque oggi esiste una nuova forma di società, quella dei desideri. Ma intendiamoci. Non la società dei desideri utopici, che ipotizzavano una nuova e più elevata condizione del vivere. Quella, per fare un esempio, di Tommaso Campanella con la sua: Città del sole. Una comunità governata da un principe- sacerdote che si chiamava Sole, inteso come capo spirituale ed insieme temporale che organizzava appunto una città dove i beni e le donne erano in comune, ma in cui comunque le virtù prevalevano sui vizi. Dunque ipotizzava una società di nuovo tipo molto avveniristica, utopica, fantastica che comunque nelle intenzioni del filosofo non perdeva i suoi caratteri di società, per quanto strana ed irrealizzabile, potesse essere. Oggi invece di utopia neanche a parlarne. Nessuna nuova visione filosofica, esiste. Solo la polverizzazione del concetto di società, in base a pensieri limitati al singolo individuo. Per essere più precisi, dettati da desideri egoistici che si esprimono bene nel concetto di definire l’io non è una essenza unica e portatrice di valori morali, ma solo di ciò che desidera essere. Sia nel senso del genere sessuale, che nella visione di una società che non è più lecito chiamare tale, in quanto sottoposta ad una nuova visione del singolo individuo, che quindi affossa quello che un tempo era quell’elemento comune, che riguardava tutti.  Detto in questo modo, sembrerebbe che tale metodo di intendere le cose, sia confinato nell’assurdo, ma così non è. Una serie di fattori lo giustificano. Di questi nomino i presunti colpevoli.  Per primi i cosiddetti liberal, una definizione questa che vuol dire tutto e niente, che si mettono in comune con la seconda categoria dei progressisti generici, detti anche radical chic, spesso insoddisfatti di tutto. I quali a loro volta, come terza forza, sono finanziati dal mondo economico mondiale, che ha come scopo solo il tornaconto economico. Insomma tutti questi attori, di questa commedia o meglio tragedia, che svolgono la loro recita sul palcoscenico mondiale, hanno costituito una nuova lega, impegnata a distruggere l’attuale assetto sociale. Dove stato e famiglia non devono esistere in quanto espressione di vecchie espressioni di pensiero. Per i dubbiosi che ancora esistono e quini al fine di sgombrare il campo da ogni incertezza, ci ha pensato la Germania, capitale economica dell’Europa, a varare una nuova legge che di fatto abolisce la famiglia come finora tutti noi la consideravamo.  Vale a dire come immagine e primo mattone di una società solida e duratura. Cosa infatti dice questa legge? Che non esistono vincoli di parentela legati a fatti di sangue, compresi i patrimoni genetici che stabiliscono criteri di ereditarietà e di comune condivisione in fatto di affetti, di comportamenti e di regole etiche. Tutto questo ciarpame va eliminato. La nuova legge che di nome è alquanto altisonante, al fine di dare dimostrazione di un pensiero elevato, si chiama “comunità di responsabilità”.  Cosa voglia dire questa denominazione, in parte l’ho già accennato. Ma è bene ripetersi.  In sintesi si sostiene che ognuno sia libero di crearsi dei parenti elettivi. In partica il volere di ogni singolo individuo vince su quei vincoli, tipo la famiglia, che legavano insieme i suoi componenti, causa una comune genetica e per merito anche di una altrettanto comune educazione. Padri madri e figli dunque non sono più tali, ma lo diventano in base ai desideri. La stessa biologia non conta più. Ogni precedente condizione legata alla famiglia, intesa come primo nucleo di una società, da sempre così intesa, deve essere rimossa in quanto il desiderio è l’unico valore che conta. E quale sarebbe il suo limite? Nessuno. Ognuno di noi diventa uno, nessuno, centomila come nel famoso romanzo di Luigi Pirandello, senza dover dimostrare quello che in quel determinato momento possa essere. Perché anche il fattore tempo conta e non conta. In quanto momento per momento si può sempre cambiare la propria natura. Per la verità di questa nuova legge basata sull’unico collante che ho già definito un puro e semplice egoismo, poco si capisce. Ma forse perché non siamo sufficientemente aperti a quello che alcuni liberal, definiscono il progresso. Viziati come siamo di cultura filosofica, questa nuova dimensione del vivere ci fa pensare alle monadi di Leibniz. Ma niente di più errato. Quelle erano composte da sostanza spirituale, diverse fra loro, ma che rappresentavano nel loro microcosmo una intera connessione con tutto l’universo. No, No, in questo caso di monadi non c’è nemmeno da parlarne. Al massimo si potrebbe evocare gli atomi.  Ma a pensarci bene, nemmeno questo riferimento è corretto.   Meglio allora parlare di parvenze fugaci, che si presentano e poi si dissolvono nella loro natura. Rimane, è vero, la componente corporea, ma anche quella si modifica sulla base dei desideri mutevoli. L’uomo può diventare donna e viceversa. Il figlio a sua volta sceglie un nuovo padre e quest’ultimo decidere di donare i suoi averi ad un figlio elettivo da lui scelto. Anche la madre subisce gli stessi cambiamenti. Il detto, mater semper certa della lingua latina, ormai ha esaurito le sue certezze. Il capovolgimento dei diritti è ormai cosa fatta. Non è la madre che sceglie di mettere al mondo un figlio, ma quest’ultimo che sceglie chi lo ha generato. Come possa sopravvivere questa nuova collettività sociale, che non è più lecito chiamare società, in quanto ormai in base alla legge tedesca che poi verrà estesa a tutte le altre nazioni europee, è destinata a scomparire, è difficile immaginarlo. La fisica ci insegna che passare dallo stato solido a quello liquido è possibile,  come viceversa  dallo stato liquido al solido. Ma dall’inesistente all’esistente, non ci ha ancora spiegato come sia possibile. Ecco allora che se la scienza non ci dà risposta, la filosofia ce ne dà una. Una sola legata al pensiero.  Perché quando questo si separa dalla ragione, anche l’homo sapiens deve rinunciare alla sua stessa natura e diventare insapiens. Questo il rischio che in termini più prosaici, ma anche più veritieri, possiamo chiamare follia collettiva.  

Da società liquida a società (persa) dei desideri

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