Anticaglie

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Da virgo fidelis a virgo infidelis

Chi l’avrebbe mai detto o meglio chi l’avrebbe mai pensato che nella nostra città sarebbe successo qualcosa che non fa parte del nostro modo di essere. Intendiamoci nessuno vuole eleggere Piacenza a modello di onestà e di buoni comportamenti. Ma neppure vale il contrario. Che, cioè, Piacenza sia il centro della corruzione e del malaffare. Forse non è nemmeno il caso di tirare in ballo l’intera città per quel che è successo. Forse. Sta di fatto che identificare la città con l’Arma dei carabinieri era ormai un fatto scontato. Ogni anno infatti, fino a poco tempo addietro, la festa annuale dell’Arma apriva le porte ai cittadini, dimostrando una vocazione a quello spirito unitario che legava il nostro tessuto urbano ad una Istituzione che ne rappresentava il meglio. Vale a dire il vertice, il punto cardine per la nostra sicurezza. In fatto di prevenzione e punizione verso tutti coloro che  volevano essere onesti. Insomma per antica abitudine ed anche per quella divisa che da sempre, si presenta immodificata, nella sua inconfondibile linea, era sufficiente guardarla per sentirsi addosso il senso del rispetto di una tradizione gloriosa.   Che, a sua volta, ispirava il senso di fiducia, attraverso la quale il cittadino medio si sentiva protetto. Guardando infatti al carabiniere, ognuno maturava una sua convinzione. Costituita da una condizione mentale e psicologica, dove  fiducia e rispetto si coniugavano con la simpatia. Una caratteristica questa che muoveva dall’atteggiamento che  la gente, prima ancora del gendarme,   ammirava nel carabiniere,  il senso di umanità. Dunque il modo di relazionarsi con la gente, fatto di buon senso associato al desiderio di capire  ed a volte, se il reato era poco rilevante, perfino di correggere senza punire. Senza per questo venir meno all’obbligo  della sanzione o della punizione per i veri reati, che doveva scattare per quel senso di giustizia che spesso si trasformava, nel carabiniere,   in giustezza. Vale a dire in  una giustizia dal volto umano, che doveva essere attuata, ma senza  infierire o umiliare. Il fine quello di far capire e indurre a non ripetere l’errore. Questo il motivo della considerazione che l’Arma si è guadagnata nella popolazione. La rivista annuale del carabiniere favoriva questo rapporto di fiducia. Pagine  dal taglio elegante anche se un po’ demodé,  corredate da immagini storiche, che celebravano, nel corso dei secoli, imprese ed eroismi di cui l’Arma si è fatta protagonista. E tutti ricordiamo, per rimanere ad un fatto di cronaca non troppo indietro negli anni, le gesta del vice brigadiere Salvo D’Acquisto che per salvare 22 ostaggi dopo un rastrellamento tedesco durante l’ultima guerra,  presi a caso  come forma di ritorsione verso  un attentato, si autoaccusò di essere il responsabile. In questo modo salvò gli ostaggi, ma  andò incontro a morte per fucilazione. Detto questo, si stenta molto a capire il nuovo misfatto che ha coinvolto l’Arma e che riguarda la nostra città. Fatto questo gravissimo  e incomprensibile per le ragioni sopra esposte. La sede dei molteplici reati ( ma stento ancora a credere) è la stazione di Piacenza levante, quella situata, come i piacentini sanno, in via Caccialupo. Quali sono i capi d’accusa? Tutta una serie di reati che si fa fatica, causa la loro gravità, persino ad enumerare.  Comunque eccoli: spaccio di droga, truffa,  estorsione ed infine l’ultimo  reato,  che ha dell’incredibile, la tortura che ci fa precipitare di botto all’epoca buia del medioevo. Insomma avete capito bene, trattasi di  tortura. Tutto l’opposto di quanto scritto, sembra  allora che si sia verificato in quella caserma. Il carabiniere salvatore che a rischio della propria incolumità arresta i malfattori, si è trasformato nel ruolo del torturatore. La sede della legalità nel rispetto della legge è diventata il  luogo della perversione. La Gomorra del famoso film, si è tradotto nella realtà della nostra città, come se il marcio della società, si fosse concentrato in quel buono che ognuno pensava  esistesse, soprattutto dentro quelle mura, fatte per garantire l’ordine e la legge. Invece  tutto il contrario. I  comportamenti più disumani in base alle accuse venivano praticati  in quei luoghi con concorso di quasi tutti i militari presenti. Per questa ragione l’intera struttura, evento questo unico nella storia  dell’Arma, è stata messa sotto sequestro. Gli arrestati per reati che fanno pensare ad una vera gang del crimine , riguardano sei militari, mentre altri due  sono stati messi sotto vigilanza ed  un ufficiale ai domiciliari. Che dire. Il peggio non è mai senza fondo. Lo spaccio di droga  sembra venisse praticato di routine ricorrendo alla violenza nei confronti di quelli spacciatori che non volevano collaborare, consegnando la merce. Sembra inoltre che  succedessero orge come forma di festeggiamento per le varie malefatte. Perversione al posto dell’ordine e della legge, l’atmosfera che si respirava. Detto questo, senza fare del moralismo, sappiamo che anche nei migliori ambienti, per una serie di incomprensibili circostanze, le mele marce possono attecchire. Ma una, due, tre.   Ma qui i numeri aumentano, possibile allora  che tutti quei militari ad eccezione forse di uno  solo, si siano lasciati contagiare dal virus dell’illegalità perversa.  Mi pongo allora una domanda. Dove è finita la selezione dell’Arma che deve o dovrebbe premiare i candidati più idonei e preparati sulla base dell’integrità morale? Conoscendo infatti l’Arma per questi suoi requisiti, la cosa mi e ci spaventa.  Eppure esiste tuttora l’inno virgo fidelis, ricordato nel titolo, che si sposa infatti con il detto” nei secoli fedeli”. Un detto questo che impegna  fino a giustificare il martirio. Fino ad obbedir tacendo e tacendo morir come veniva ricordato da un altro detto, ora in disuso. Ebbene, da quanto è successo in via Caccialupo, quel che non può essere messo in disuso è quel segnale di rottura in fatto di  fiducia che il cittadino da sempre ha rivolto alle divise nere con la banda rossa. Divisa antica e moderna insieme che non può cadere nel vizio e nella trivialità come è accaduto in quella maledetta caserma. Il problema allora non riguarda solo quello come ho definito, mele marcie, che si sono infiltrate  fra i tutori della legalità e poi  si sono scambiate di ruolo diventando organizzazioni come la camorra, il problema, dicevo,  è che nessuno delle alte sfere se ne sia accorto- Possibile?  Eppure  è possibile altrimenti non sarebbe successo. Ecco allora il punto ed il pericolo. Vale a dire che il discredito si trasferisca all’intera Arma. Non voglio arrivare a tanto, perché verrebbe meno quello spirito di corretta attenzione, cui noi tutti aspiriamo e che comporta la fiducia verso l’uomo in divisa. Dunque, allora mi rivogo ai responsabili e dico loro, fate presto. Isolate e condannate e poi espellete i camorristi. La gente non può accettare tutto . Ridataci la fiducia che non vi abbiamo restituito e confermateci la fedeltà  nelle Istituzioni e nelle questioni morali. Senza di queste tutto si sfalda. E se c’è ancora qualcosa di buono in cui  possiamo continuare a credere, quale può ancora essere l’Arma, dateci la dimostrazione. Ma fate presto.  

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Commenti (4)

  • In questo momento penso ai tanti uomini e donne che hanno sposato l’uniforme per mettersi al servizio degli ideali di giustizia e rispetto della legalità democratica promossi dalla Costituzione repubblicana e provo disappunto e rabbia. È soprattutto a loro che va il mio pensiero. Ci si ammazza di lavoro e di sacrifici rinunciando spesso al proprio tempo, alla propria vita, per lo Stato, e poi si scopre che commilitoni si permettono di infangare la divisa in maniera così infamante.

  • In questo momento penso ai tanti uomini e donne che hanno sposato l’uniforme per mettersi al servizio degli ideali di giustizia e rispetto della legalità democratica promossi dalla Costituzione repubblicana e provo disappunto e rabbia. È soprattutto a loro che va il mio pensiero. Ci si ammazza di lavoro e di sacrifici rinunciando spesso al proprio tempo, alla propria vita, per lo Stato, e poi si scopre che commilitoni si permettono di infangare la divisa in maniera così infamante.

  • sta diventando un po’ troppo frequente dire “Chi l’avrebbe mai detto o meglio chi l’avrebbe mai pensato che nella nostra città sarebbe successo qualcosa che non fa parte del nostro modo di essere.” Abbiamo cominciato a dirlo l’estate dell’anno scorso, quando, mi sembra più o meno proprio in questo periodo, fu arrestato il presidente del consiglio comunale di Piacenza per questioni di ‘ndrangheta. Lo ridiciamo quest’estate per una banda di carabinieri lasciata libera di acquistarsi una ventina di auto di lusso e di navigare nell’oro nell’indifferenza dei loro superiori. Dicono che non ci sia due senza tre, ma c’è da augurarsi che certe “belle sorprese” si interrompano

  • Concordo in pieno. E mi sorgono spontanee alcune considerazioni : - la scelta di persone che svolgono un compito così delicato deve essere rigida e severa : non conosco questi figuri, ma ad un test attitudinale condotto seriamente non credo che avrebbero passato indenni la selezione - anche per questo motivo i tutori dell'ordine devono essere retribuiti molto bene , in relazione alle doti che dobbiamo pretendere da loro - purtroppo le facili generalizzazioni faranno cadere in discredito tantissimi tutori dell'ordine che svolgono in modo encomiabile il proprio lavoro - atterriscono le verosimili connivenze dei Superiori, il cui compito dovrebbe essere anche (e soprattutto) il controllo dell'operato dei propri subalterni - ancor più mi atterrisce l'idea che non esista una sola Caserma Levante in Italia , che non sia certo solo Piacenza la "mosca bianca" in tutta la Penisola Come il dr. Giarelli chiedo anch'io che venga fatta non solo giustizia sul singolo caso, ma che che si operi un riesame più profondo a livello nazionale dei sistemi di gestione e che si attuino modalità di controllo volte ad evitare qualsiasi devianza. E, giustamente, in tempi brevi.

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