Anticaglie

Opinioni

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A cura di Carlo Giarelli

Dio, Patria e famiglia

E’ questa la triade che in pratica divide le persone in due gruppi contrapposti: gli estimatori ed i contrari. Il perché, cerchiamo di spiegarlo con questo articolo, col trattare ogni singola voce. In ordine di importanza dovrei cominciare da quel  motore immobile  da cui , secondo Aristotele, inizia l’atto puro di muovere gli astri, dunque il creato, che noi cristiani identifichiamo con Dio. Ma preferisco lasciarlo per ultimo e cominciare dal basso, vale a dire con la famiglia. Di questa ho già parlato ampiamente nell’ultimo mio articolo, dichiarandola in crisi. Ora però devo andare oltre e stabilire non tanto la sua condizione di crisi, ormai risaputa, le cui cause ho già esposto, ma la diversa valutazione che della famiglia dà la gente. E per continuare con le premesse iniziali, cercare di spiegare il perché questo primo nucleo della società, divide  così tanto l’opinione pubblica in due fazioni l’una contro l’altra armata. L’origine di questa divisione sta da una parte nella evoluzione moderna della società, dall’altra nella diversa valutazione ideologica alla base di ogni nostro atto o pensiero. Cominciamo allora dalla società che come tutte le cose si muove attraverso il progresso  e continuerà a svilupparsi allontanandosi sempre più dalla vecchia idea di una condizione, fino a ieri di stampo patriarcale ed ora sempre più matriarcale.  La dilatazione degli spazi in merito al lavoro ed agli affetti, obbliga ognuno ad uscire dal proprio guscio protettivo rappresentata dalla famiglia, come noi eravamo  abituati ad intenderla. Trattasi in pratica di una diaspora familiare legata all’allargamento degli orizzonti del vivere, in cui ognuno deve trovare le occasioni propizie per individuare i propri interessi  e sviluppare di conseguenza  i propri talenti. Sembra insomma più che mai attuale per la famiglia il vecchio detto lontano dagli occhi lontano dal cuore. E qui nascono le differenze. Perché i sostenitori della famiglia, anche se lontani, non dimenticano gli affetti e il primo luogo della loro educazione. Anzi più sono lontani e più si sentono legati ai loro luoghi dell’infanzia e alle figure parentali che diventano tramite questa lontananza  persone da mitizzare. Ma non per  i detrattori ideologici. Quelli che pur non dimenticando l’infanzia, la ritengono troppo condizionante,  come se si trattasse di un modello  troppo ristretto e forse anche repressivo. Hanno bisogno di respirare altra aria, affrontando altre esperienze e superando il vincolo della tradizione, ambiscono ad una organizzazione sociale diversa. Dove la famiglia si allarga  a dismisura fino a diventare il mondo con tutto quello che contiene di buono e di malvagio. Comprese  tutte le esperienze che fanno uscire dal dominio dell’io, per intenderci le droghe , e  altre situazioni di limite,  possibili per aver rifiutato il primo limite costituito dalla famiglia. Passiamo allora al secondo punto, la patria, sapendo che nulla di più contestabile oggi esiste a proposito di questa parola, ormai entrata nei ferri vecchi delle reminiscenze scolastiche. La patria allora rimanda al passato dividendo comportamenti e coscienze. Anzi quando si riveste di ideologia,  separa il popolo fra conservatori e presunti innovatori. I primi che non dimenticano, i secondi che invece non ci stanno ad essere condizionati dalla memoria, convinti che il passato non esiste e se esiste bisogna dimenticarlo per pensare solo al futuro. Ma c’è di più. I primi sono considerati retrogradi e secondo una opinione diffusa anche biechi conservatori o addirittura in base ad una espressione oggi di moda per definire questi antiprogressisti, degli   sfascisti dove la consonante, s, è di troppo.  Infatti si ostinano a credere nelle tradizioni storiche e culturali e  pensano ancora alla scuola selettiva. Quella che non distribuisce diplomi fasulli, ma premia il merito. Insomma i tre grandi della letteratura Dante Petrarca e Boccaccio, non reggono ai tempi moderni. Come, passando a tempi più recenti,  nemmeno Manzoni, Pascoli o Papini per citarne altri,  sono considerati modelli da seguire. Anzi, sembrano fantasmi sopravvissuti  di fronte alle piene del nuovo corso dell’innovazione culturale. Nella quale vengono accettati  qualche nome straniero, tipo i  poeti maledetti con Paul  Verlaine in testa, oppure quelli del modernismo inglese quali James Joyce, Enza Pound di cui conoscono si e no solo il nome. E non parliamo poi delle figure storiche  che addirittura danno fastidio. Tipo Pietro Maroncelli, Silvio Pellico, Enrico Toti, Cesare Beccaria. Infatti chi sono questi carneadi?  Fantasmi della memoria e per chi ancora conserva qualche vaga reminiscenza,  figure tristi che rimandano a quell’idea di patria, che ormai è passata di moda, con l’unica eccezione per Garibaldi, accettato perché eroe popolare , antisistema e antireligioso. Dunque non esiste più quella patria che credeva negli ideali, nella sacralità dei confini, nella lingua nazionale e per ricongiungersi all’argomento precedente,  nella tutela e promozione della famiglia ed in senso più ampio nelle tradizioni civili e religiose. Di tutto questo ciarpame, secondo i detrattori, bisogna non solo diffidare, ma ribellarsi. La stessa parola patria, da scriversi, mi raccomando e sempre e solo  in minuscolo, è offensiva in quanto ancorata a valori che riproposti  oggi rischiano di diventare pericolosi. Infatti al passato romantico e nazionalista, si preferisce contrapporre il modernismo asettico, al concetto di nazione, il globalismo, alla tutela della tradizione dei confini, l’immigrazione libera,  alla moralità, la liberazione di costumi  senza distinzione di genere anzi con una visione emotivamente partecipata verso l’ omosessualità.  La sintesi, quella di sentirsi un po’ anarchici e un po’ apolidi, cittadini del mondo, ma non di uno stato che nella sua degenerazione si definisce patria. E veniamo al terzo punto, quello più impegnativo, che riguarda Dio. Al questo tema, si contrappongono due credenze e due diverse letture. I credenti associati ideologicamente al passato e i nuovi atei, sorvoliamo se devoti o meno, che hanno ormai deciso, modernamente pensando e credendo, che Dio non esiste, se non nei desideri che in realtà sono  le paure che tutti gli  uomini hanno. I primi, vale a dire i credenti, sono persuasi che il mistero che sta dentro e fuori da quell’essere molto complesso che è l’uomo, non dia spiegazioni sufficienti del perché e del come siamo qui sulla terra.  Quali le spiegazioni? Per riempire il nostro sacco corporeo di cibo per poi espellerlo contribuendo a inquinare il pianeta? Per dare risposte alle aspettative che non tutto finisce? Per rispondere all’ ansia di immortalità che non si sa perché, è stoccata nell’animo dell’Uomo? Per dare risposta ai dubbi che assillano chiunque e per i quali non esiste risposta soddisfacente, se non  il credo quia absurdum di Tertulliano  che riconosce l’assurdità di capire il mistero e per questo bisogna credere? Tutte fantasie e vecchiume da donnette che vanno in chiesa a scaldare la panca, così sostengono gli atei che oggi formano una parte considerevole della società, sempre più numerosa ed agguerrita. La loro forza è la scienza che per estensione diventa il loro Dio. L’ha detto e scritto in un libro lo scienziato e genetista Edoardo Boncinelli, per il quale la scienza non ha bisogno di Dio.  Lo dice e lo dimostra, secondo lui, la scoperta del Dna.  San Tommaso, per citare uno dei più influenti filosofi cristiani, è entrato ormai nel dimenticatoio ed il nuovo conformismo modernista riguardo a Dio si è impossessato delle coscienze di molti.  Cosicché della cosiddetta triade di partenza, rimane allora ben poco, secondo questi cultori della ragione onnisciente, dove il fanatismo della fede non può gareggiare con le nuove acquisizioni della scienza. Per costoro allora, non potrà scandalizzare la frase della  senatrice del Pd, Monica Cirinnà, seconda la quale, Dio, patria e famiglia per chi  crede  e per i  benpensanti dei  valori antichi quali famiglia e patria, costituiscono  una vita di m….  Fra escatologia e scatologia c’ è poca differenza una semplice vocale, ma per chi vuole intendere, secondo le antiche usanze, è di fondamentale ed esistenziale importanza. 

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