Anticaglie

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Fare o no il presepe?

Presepio o presepe sono due sinonimi e si usano entrambi. C’è chi preferisce l’uno, chi l’altro. L’impressione mia è che la parola presepio abbia un significato più famigliare, tanto è vero che lo si usa nell’espressione fare il presepio. Mentre l’altro termine, presepe, sembra avere, quanto meno sotto il profilo fonetico, una espressione più altolocata che si può dedurre dalla frase allestire un presepe, con quel verbo allestire che è più preciso, rispetto al generico e omnicomprensivo fare. Comunque quel che conta è che entrambi vogliono significare mangiatoia  e per estensione stalla dove appunto si colloca la mangiatoia,  che è il luogo dove venne posto subito dopo la nascita Gesù, non essendo disponibili luoghi più ospitali in quel luogo chiamato Betlemme.  Da quel momento il presepio o presepe è diventato il simbolo della natività e quell’infante ha cambiato la storia. Con queste premesse per risolvere l’interrogativo posto nel titolo, bisogna prima affrontare la domanda riguardante chi era quel personaggio, chiamato Gesù, che dalla sua nascita ha riempito il cuore delle persone semplici, ma ha diviso spesso cuore e mente delle cosiddette persone colte. Le quali non sempre nel corso della storia si sono sentite di condividere le convinzioni degli umili, ritenendole troppo cariche di umanitarismo fantasioso per incapacità di spiegare gli eventi secondo la ragione e poi anche per la paura di poterli spiegare. Quindi perché allora credere nelle parole di Colui che in base alla fede, tutto spiega e da cui tutto proviene. Compresi i tanti misteri e le infinite cose incomprensibili di cui è costellata la vita? Che Gesù fosse un buon uomo tutti sono d’accordo, anche se sul problema uomo, quelli che escludono la sua natura divina, hanno pareri diversi. Lo dimostrano i sostenitori della sola natura umana per i quali che sia un profeta o un negromante, esprimono valutazioni concordanti e nello stesso tempo discordanti. Tuttavia, se è vero, che   faceva discorsi che prima nessuno aveva osato pronunciare, qualcosa di strano, oggettivamente, doveva esistere.  Ma vero per vero, di fronte alla stranezza, ogni spiegazione si trova sempre. Secondo i detrattori infatti ammesso che sia veramente esistito, era soprattutto un invasato che essendo stato alla scuola dei Greci, dei Magi (vedi quelli raffigurati nel presepio) e degli Esseni, aveva intelligentemente mescolato i vari saperi per fare credere che fosse il Messia di Israele. Dunque un plagiatore di credenze anche un po’ maniaco e affetto da protagonismo e da megalomania. Quel pensare in grande, al punto di riconoscersi figlio di Dio, la dice lunga sulle sue condizioni o disturbi psicologici. Al contrario altri, meno disturbati da quella nuova presenza nella storia, si limitano a sostenere che non solo era solo un uomo, ma un pover’uomo.  Tanto è vero che non ha detto alcunché di quelle grandi cose che le persone colte già non sapessero. E per dimostrarlo, così continuano. La filosofia platonica e soprattutto quella dei gimnosofisti avevano entrambe già maturato in fatto di idee e di presenze soprannaturali, una vocazione mistica ed esoterica che facevano loro condurre una vita diversa al di fuori di quella comune.  Forse ancora più contemplativa ed ascetica volta alla mortificazione del corpo, rispetto a quel tale di cui parliamo, che in vita mangiava coi suoi discepoli, si faceva spalmare di nardo i piedi e profumare i capelli senza mai praticare i digiuni penitenziali e proporre le ipocrisie delle penitenze, al fine di convincere il popolo, ansioso di sapere chi veramente fosse e da dove proveniva. Ebbene ogni teoria ha cercato di spiegare questo Personaggio uscito dal ventre di una Vergine, evento questo che sa di incomprensibile o di inverosimile, e che non si sa come, ha saputo cogliere il  nesso con la storia, cambiandola.  Lo dimostra il fatto  che, nonostante i dubbi e le negazioni, non  sia stato espulso da questa terra e sia ancora presente  negli   affreschi delle chiese, nella grande iconografia pittorica presente in tutti i luoghi di culto ed in tutti i musei, nella letteratura mondiale, nei libri di storia, nei messali, nelle celebrazioni religiose e soprattutto nei cuori di chi  non solo  non riesce a dimenticarlo, ma  continua  con convinzione di fede  a seguire i suoi insegnamenti. Infatti sono passati i diversi Cesari della storia, famosissimi ai loro tempi, ma non Lui che a questo proposito rispondeva alla  domanda tranello, dicendo di dare a Cesare quel che è suo in terra, ma a Dio quello che conta di più, per intendere le cose dello spirito.  Anche per queste parole scandalose, alcuni vorrebbero ridurlo a mito, senza sangue né carne. Un essere, non essere, che se esiste nelle coscienze, non è mai esistito nella storia. Al pari di quei personaggi mitici che come Edipo od Elettra sono forse utili ai cultori di psicologia per spiegare i complessi umani, identificandoli con personaggi immaginari costruiti dalla fantasia dell’uomo, mai nati e mai vissuti in alcun luogo del mondo. E poi che dire sui fac- simile delle religioni costruite dall’uomo per contrapporsi al cristianesimo che nonostante tutto si è diffuso nel mondo. Ecco allora comparire altre verità in contrapposizione a quella rivelata e svelata dopo quella nascita. E queste verità sono talmente tante, da mettere in dubbio per “la contraddizion che nol consente”, lo stesso presupposto di partenza che vorrebbe definirle.   Eccole quindi in rapida elencazione: verità della ragione, della scienza, della natura con il suo oggi osannato ecologismo. E poi ancora, verità dello spirito di classe, della bellezza, della pace, dell’io e quant’altro si può immaginare. In base a queste verità sono nate altre religioni. Quella degli spiritisti, del liberi muratori, degli scientisti, degli gnostici e agnostici, dei negazionisti, degli occultisti, degli anti presepi, dei sostenitori di genere misto e frammisto, e perfino dei satanisti e degli anticristi che inneggiano al piacere sostenendo che il peccato è bello. Ogni idea ed ogni convinzione si è sprecata per non accettare il fatto scandaloso successo oltre duemila anni fa e che il presepio vorrebbe celebrare con le sue statuine di terracotta oggi sostituite dalla plastica, che ricordano la nascita in un letto di umida paglia di un essere nudo ed infreddolito, ma vestito di panni divini e riscaldato oltre che dal padre e dalla madre dal bue e dall’asinello, due immagini queste dal significato simbolico. A dimostrare che i primi ad accorgersi della nascita divina, sono due esseri ancora più umili, nella catena umana dei viventi, rispetto agli stessi bambini presi ad esempio della umana innocenza. Ed in sensi più vasto di tutti gli uomini. Ed i due angeli svolazzanti sulla capanna del simbolico trono, fatto di raffazzonata e forse anche lurida paglia, il cui leppo avrà saturato l’angusto ambiente, rappresentano la più inverosimile contraddizione di un fatto che dal poco è diventato un tutto per poi ridiscendere questo stesso  tutto nella pochezza di ogni singolo uomo. E qui ci fermiamo perché del presepio e dei suoi simboli, ne parleremo nel prossimo racconto.        

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Commenti (3)

  • in prima elementare quando mi parlavano di questo bambino divino mi chiedevo sempre “ma che sarà mai un bambino di vino?”. Poi la maestra mi spiegò che quel bambino non era di vino, ma era semplicemente divino e quindi, almeno inizialmente, le cose mi sembrarono un po’ più chiare. A parte ciò, adesso direi che il presepe sia diventato un qualcosa che caratterizza il nostro Natale e un qualcosa che fa parte delle nostre tradizioni, sia per i credenti sia per i non credenti, quindi dico che sarebbe veramente stupido smettere di farlo, solo per cercare di non offendere sia tutti i nuovi italiani sia tutti quelli in procinto di diventarlo sia tutti quelli che, pur vivendo e lavorando qui, magari poi non lo diventeranno mai

  • Che ci crediate o no, viva le tradizioni e viva il presepe. E buon Natale a tutti!

  • Fare il presepe o, meglio, coltivare la tradizione del presepe, di famigli, artistico, ecc. è un DOVERE di ogni italiano, perché è un fatto culturale. Stigmatizzo chi, per presunto e assurdo rispetto di italiani NON ITALICI, cerca di abolire le NOSTRE tradizioni, dal presepe al buon cibo italico.

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