Anticaglie

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Fisiognomica del Governo

Strana questa fisiognomica, antica scienza, se mai scienza è stata, ormai passata di moda, ma che ai tempi di Leonardo da Vinci, rappresentava l’introspezione, al fine di decifrare il vero carattere di una persona. Vale a dire i moti dell’animo attraverso la forma del viso. Ormai superata dall’evoluzione positivista e trasformatasi in Antropologia, Criminologia e soprattutto Psicoanalisi, voglio oggi recuperarla in questo articolo, causa la moda attuale di dare importanza alle immagini. Come se queste fossero la verità, quella che appare, l’unica cui oggi si dà importanza. Indipendentemente dalle parole, spesso disancorate dalle cose vere, le quali parole essendo tutte monotonicamente simili, se dimostrano una stessa parvenza di forma, rivelano una inconsistenza di sostanza. Cerco di farmi capire e per farlo, devo ricorrere alla tv. che di immagini, per chi non sa rinunciare alla droga dell’elettrodomestico, ci invade in ogni momento della giornata . Esempio fra i più banali, le previsioni del tempo affidate a giornaliste, come fossero indossatrici, scelte con cura fra le più graziose bellezze, del mondo informativo. Minigonne e gambe al vento più vitini da vespa le loro caratteristiche, cosicchè il maltempo rischia di diventare, meno sgradevole, e la pioggia una benedizione per la terra, arsa e riarsa. Dalla meteorologia passiamo alla politica. Un tempo la veneranda età, imponeva verso l’oratore, rispetto, stima e ammirazione, presso la pubblica opinione. Ora non più. Il politico che buca il video, come oggi si dice , deve avere queste caratteristiche: essere giovane, di bell’aspetto, simpatico e per ciò stesso, invidiato e invidiabile. Chi infatti non ha queste doti puramente esteriori, può andarsene a casa, nonostante il suo discorso sia nobilitato dalla ragione e pronunciato con l’ardore della carità. Se poi il nostro politico oratore, oltre alla vecchiezza ha una voce roca, ha un aspetto poco elegante o addirittura trascurato, oppure non è stato rasato bene dal barbiere, inutile che si sgoli. Il fiasco è assicurato e certa diventa la possibilità da parte dell’ascoltatore di cambiare canale. Dunque ritornando alla fisiognomica, nel mondo attuale delle immagini che devono sempre essere gradevoli, una qualche importanza va riconosciuta a questa antica forma di conoscenza, già sostenuta da Leonardo, l’uomo geniale secondo il quale il pittore deve dimostrare nella rappresentazione della figura, quello che c’è dentro l’animo del soggetto. Allora visto che siamo in questo tema, per la verità molto retrò, mi sia lecito citare anche un alleato della fisiognomica, lo zoomorfismo, termine inventato da Giovan Battista della Porta circa cinque secoli fa, secondo il quale ognuno di noi ha qualche somiglianza con un animale e di questo ne incarna il carattere. Celia per celia, visto che il tema è il Governo, cominciamo con Matteo Salvini che ogni giorno occupa le varie emittenti televisive. L’aspetto della figura non è dei più eleganti, ma lui non se ne cura più di tanto. Anzi con le sue camice sbottonate o le sue felpe indossate con una certa noncuranza al limite della trasandatezza, sembra più in sintonia con se stesso e con il suo popolo tutto sostanza e niente forma. Il viso, barbuto e incorniciato quanto basta, senza però eccessi straripanti oltre il mento, è abbastanza regolare. La fronte lievemente bombata presenta alcune pieghe che offrirebbero ai cultori di metoposcopia, un’altra vecchia scienza questa, che vantava pretese di predire il carattere attraverso l’esame di quella parte del viso, offrirebbero-dicevo- ampia materia per fare dell’introspezione, spesso gratuita. Ma poiché non dobbiamo deragliare dal tema, ritorniamo a visionare il volto del nostro uomo. Pallido ma a volte acceso, si potrebbe dire, onde mettere in linea la parola con la fisiognomica, ruggibondo. Tuttavia anche quando diventa infiammato dalla polemica, il viso ripeto, non offre particolari segni di irregolarità, sui cui accentrarsi per scoprire i lati oscuri e negativi del carattere. Il naso pronunciato, ma non troppo, si erge su labbra carnose, ben irrorate, che quando si aprono fanno vedere una rastrelliera di denti bianchi e regolari che manifestano senso di apertura e affabilità. La voce piana e monotona di stampo maschile ( oggi in clima transgender va detto) non ascende mai verso la gamma delle alte frequenze, perché in questo caso diventerebbe stridula, né discende verso toni troppo bassi. Capelli folti di un colore nerissimo che cominciano a stempiarsi e che si coniugano con la barba senza iniziali segni di grigio, vista l’età ancora giovane, danno l’impressione di una certa solidità e regolarità di tutto l’insieme e se ne deduce dello stesso carattere. Gli occhi poi ne danno testimonianza. Neri anch’essi, acuti e profondi, sono tipici di chi si fissa su certe questioni che in lui diventano certezze. Liberi, vagano anche nello spazio tutt’intorno, causa la curiosità di voler vedere e di non stare a vedere. Zoomorfologicamente lo paragonerei a un leone per l’aspetto e il fare sicuro. Più che re della foresta, lui si considera il re della comunicazione anche se non ruggisce, quando parla, preferendo i toni morbidi anche se decisi. L’impressione che se ne ricava è quella di un leone mansueto, anche se poi mansueto non è. Di questo animale ha infatti vizi e difetti. I vizi legati alla eccessiva ostentazione della sua sicurezza, ben espressa dalla frase quando ci vuole ci vuole. Vale a dire, il saper abbandonare i toni morbidi quando si è provocati. Tipo chiudere i porti di fronte agli sbarchi da parte di chi, provenendo dall’Africa, è stato magari risparmiato dai leoni veri, ma ha fame di cibo e ambisce a migliori condizioni di vita. In queste circostanze la decisione è assoluta. Nessuna titubanza. Nessun timore di esagerazione e di esasperazione. Tuttavia l’espressione del viso cambia poco. Si inarcano lievemente le sopracciglia, ma tutto rimane immutato. Immagine di serenità e di pace come quando il leone ha finito il suo pasto e ridiventa quasi simile nel comportamento al felino di casa. In favore di telecamere, il nostro uomo, intervistato, spiega, risponde, allude, polemizza, ma sempre con calma, rivolgendosi al popolo dal quale si aspetta favori e sostegno attraverso il decibel degli applausi . Il leone diventa allora pago della sua volontà di vittoria e questo grazie alla sua ferma determinazione che diventa spesso ostinazione. Tutto allora fisiognomicamente cambia. Gli occhi appuntiti si aprono quasi allargandosi, dimostrando appagamento. Le labbra si schiudono in un sorriso a tutto tondo che nel compiacimento, sembra quasi sincero. Le pieghe a loro volta, della fronte si appianano e il naso sembra quasi ingrandirsi causa l’aumento della vascolarizzazione, diventando preponderante in tutto quel contesto di segnali fisiognomici. A dimostrazione in senso figurato, che ha avuto del naso nella decisione presa. Detto questo, quale sia veramente l’interiorità di Salvini la fisiognomica non la chiarisce del tutto. Perché esiste un limite non solo della fisiognomica, ma di tutta l’attuale psicologia, evidenziata in questa frase: ciò che avviene nella più intima interiorità dell’uomo, l’uomo stesso non la conosce quasi mai. Che il leone Salvini se ne convinca. A questo punto manca il rilievo fisiognomico del dioscuro Luigi Di Maio e poi quello del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, ma manca anche il tempo e lo spazio. Se non è di disturbo, rimando il loro ritratto nel prossimo articolo-puntata. Per ora basti.  

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