Anticaglie

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Il bacio tra Francesco e Cirillo

Voglio parlare del bacio fra Papa Francesco ed il Patriarca di Mosca Kirill, che tradotto suona Cirillo, famoso vescovo della chiesa copta di Alessandria

Voglio parlare del bacio fra Papa Francesco ed il Patriarca di Mosca Kirill che tradotto suona Cirillo, famoso  vescovo della chiesa copta di  Alessandria,nel 4 secolo d. c.poi diventato santo sia per i cattolici che per gli ortodossi, parlare dicevo per un fatto molto particolare. Che sarà sfuggito a molti, ma non a chi cerca significati simbolici nei gesti e nei comportamenti delle persone. Specie quando si tratta dei massimi rappresentanti delle due confessioni cristiane,  cattolica e ortodossa,divise da circa mille anni, su alcune interpretazioni teologiche che sempre più si assottigliano col passare del tempo. Per la verità di tempo ne è passato molto, il ché fa pensare che al di là della questione riguardante il  cosiddetto filioque, concetto questo legato alla teologia trinitaria, secondo il quale, per i cattolici, lo Spirito  Santo procede dal Padre e dal Figlio, mentre per gli ortodossi attraverso il Figlio, e su cui mi guardo bene dal dilungarmi, c’è anche dell’altro.

Vale a dire c’è il sospetto che la questione  sulle differenze interpretative, per quanto teologicamente importanti, lascino  intravvedere un secondo fatto, non meno importante, che riguarda il divino  trapassato però nell’umano. Voglio dire che mille anni di contrapposizione teologica,  ha stratificato anche  molte rivalità  nei rispettivi cuori confessionali, indurendoli. Nulla da scandalizzarsi, va anche detto,perché così è fatto l’animo umano, non sempre in grado di differenziare le questioni celesti da quelle umane. Anzi, a volte, sono proprio i problemi del cielo, che spingonol’uomo  a lasciarsi trasportare  dal furore della verità, perché , è risaputo, le problematiche religiose negano la possibilità di  starein una disputa teologica,contemporaneamente siada una parte  che dall’altra.

Cosicché  succede che invece di lasciare aperta la porta del dialogo contando sulla vis medicatrix del tempo, per spegnere alla distanza ira e risentimenti, onde lasciare posto  ad una visione più ponderata delle cose,  ci si intestardisce sulla soluzione più immediata. Quella che a volte preferisce privilegiarel’atteggiamento di chiusura verso il dissenso, causa la natura orgogliosa dell’animo umano, piuttosto che lasciare spazio alla ponderazione in riferimento allo spirito di verità. Nel caso specifico, si è ricorsi ad una scomunica cui è seguita una contro scomunica, per rappresentare il prezzo da pagare sull’altare  dell’unità dei cristiani. Ma se il tempo alla fine è galantuomo, come si dice, ora dopo quasi dieci secoli, stemperate tante incomprensioni anche per far fronte al pericolo dell’invasione islamica,  sembra ritornato il sereno sulla via del dialogo. Insomma ritirate le reciproche condanne di eresia, si sta prospettando il tempo di eliminare quelle incrostazione che l’uomo ha sovrapposto al divino.

E con questa ritrovata volontà di misurarsi sul terreno della comune appartenenza alla radice cristiana, si sta aprendo di nuovo la porta di quel dialogo troppo bruscamente interrotto e poi  troppo lungamente congelato, tanto da considerarlo un problema insolubile. Ora riaperto il dialogo, come detto, dopo dieci secoli di contrapposizioni, urge procedere con cautela. Prima di tutto bisognava scegliere il luogo adatto. Come capita in queste cose, si è preferito fare ricorso ad un terreno neutrale per ridurre al minimo, alle parti in causa, l’influenza ambientale, al fine di contenere il più possibile,quelle stratificazioni umane cui alludevo prima. Le quali trovano il più naturale domicilio nell’organizzazione gerarchica dei rispettivi apparati,dove l’arrivismo delle cariche e dei ruoli non sempre si sposano con la spontaneità delle vocazioni.

E’ risaputo infatti che la vanità alberga oltre che in ogni luogo anche in ogni animo, spesso  in modo direttamente proporzionale ai desideri umani volti a ricercare sempre gratificazioni e consensi, pur non escludendo l’esistenza di qualche encomiabile eccezione. Anche se  non è sempre dimostrato che questa eccezionepossa riguardare chi, per l’abito che indossa, dovrebbe pensare maggiormente alle cose del cielo piuttosto che a quelle degli uomini. Ma, ribadisco, così è la vita ed è inutile continuare. Meglio allora ritornare al nostro tema, il bacio. Il luogo prescelto, per l’incontro è stato individuatonell’isola di Cuba. A far da paciere, si fa per dire, il presidente attuale della cosiddetta repubblica cubana (considerata democratica in quanto ogni regime comunista detiene l’imprimatur della democrazia secondo la propria visione delle cose), mi riferisco aRaul Castro, che per quanto riguarda la fede, alcuni sostengono sia in procinto di incamminarsi sulla via di Damasco.  

Mentre per la democrazia, quella vera, forse ci sta ancora pensando. Comunque, in questo clima di baci e abbracci, ci sentiamo autorizzati  a  sperare. Trattasi ad ogni mododel fratello di quel Fidel, ex gesuita, autore negli anni 60 della rivoluzione comunista nell’isola e che ora per problemi di salute, avendo abbandonato le redini di comando, sta forse  riprendendo in mano i testi giovanili su cui aveva studiato, fraintendendo però la pace cristiana con la lotta comunista. Bene. Andiamo avanti e passiamo ora ad esaminare i comportamenti dei due attesi ed illustri ospiti, il Papa nella sua classica veste bianca e il Patriarca invece in tonaca nera. Papalina, ovviamente candida, sul capo di  Francesco e un copricapo  pure bianco per Cirillo, fatto a mo’ di casco con al vertice infisso e ben visibile un crocefisso. Da tale copricapo che ricorda anche un elmo,scende un velo di stoffa bianca trasparente che in netto contrasto con l’abito, raggiunge posteriormente le scapole, mentre sul davanti si raccoglie in due stole ricadenti sul petto. Seduti quasi gomito a gomito, si  scambiano sguardi di compiaciuta, reciproca, soddisfazione a segnalare una intesa nel condividere l’importanza dell’incontro, come se volessero imbrigliare la storia e cancellare da questa, secoli di divisione. 

Parlano  in modo colloquiale anche se a noi non è dato sentire, ma solo vedere attraverso le immagini trasmesse in tv. Intuiamo però dalle espressioni  dei visi, che il colloquio deve approfondire temi lontani per poi  riportarli vicino a noi, dunque nel  presente. Lo dimostrano i  cenni pensosi e annuenti del capo scambiati  reciprocamente e gli  sguardi interrogativi dove si coglie un misto di curiosità, comprensione  e speranza. Forse anche di affetto. Alla fine del dialogo per noi muto, ma ugualmente eloquente, l’abbraccio suggella l’impressione di cordialità emergente dairispettivi linguaggi corporei. Segue poi il bacio rituale come  conclusione di un incontro beneaugurante  per entrambi.  Almeno sembra. Perché ripensando le immagini, ci si accorge che  qualcosa sfugge all’apparenza. La cosiddetta ritualità infatti  esce dai suoi confini per diventare un evento simbolico  in grado di oltrepassare il  sentimento della condivisione e della fratellanza come sarà poi esplicitata nella dichiarazione ufficiale( siamo fratelli) per diventare forza di determinazione e impegno della volontà.

L’impressione è quella di assistere ad  un evento storico da parte di chi desidera lanciare un messaggio al futuro per superare il limite del qui e ora. Più che un sentimento si matura la convinzione di un presentimento che si fa ragione per uscire dai confini del tempo tramite la forza  del pensiero. Ecco la scena. Cirillo bacia Francesco sulla fronte e il Papa risponde baciando l’orecchio del suo fratello di preghiera, mentre entrambi  sono proiettati verso nuovi propositi di speranza. Il bacio quindi va oltre il semplice gesto ed apre  lo scenario di una nuova alleanza, attraverso il suo significato simbolico. La fronte sede del pensiero logico, che per compiacere al Patriarca ed al suo significato etimologico, possiamo  tranquillamente chiamare ortodosso, sta a significare l’importanza data  alla sede del cerebro, rivelatrice della più alta natura dell’uomo. Quellaintellegibile. Mentre l’orecchio, rimanda alla volontà di rendere udibili e riconoscibili le parole dette, ormai consegnate al collegamento fra mondo esterno  e interno,attraverso l’organo dell’ascolto. Con questo bacio allora, si colgono tutte le premesse, per il raggiungimento di una futura unità cristiana, tanto intenzionalmente desiderata, quanto simbolicamente affidata al pensiero e  all’ascolto. In questo modo le parole diventeranno fatti. Pietre viventi di una storia destinata a voltare prossimamente pagina.

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Commenti (1)

  • Da secoli Roma e gli ortodossi litigano per la questione del filioque (anche se, credo, non sappiano bene nemmeno loro di che cosa si intenda). Non sono certo un esperto di storia del cristianesimo ma a me sembra soprattutto un pretesto di Costantinopoli /Bisanzio per non riconoscere la guida di Roma: insomma, una solita questione di potere.

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