Anticaglie

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Il colore delle cose

Siamo immersi nel colore, infatti ogni cosa ha una sua ragione d’essere, anche grazie al colore. E questo più che un dato di fatto, è una banalità. Un po’ meno per quel che riguarda il lato simbolico. Poiché come cambia la società ed i fatti che vi succedono, anche i colori cambiano di significato

Siamo immersi nel colore, infatti ogni cosa ha una sua ragione d’essere, anche grazie al colore. E questo più che un dato di fatto, è una banalità. Un po’ meno  per quel che riguarda il lato simbolico. Poiché come cambia la società ed i fatti che vi succedono, anche i colori cambiano di significato. Mi spiego. Quando diciamo che ogni cosa ha un suo colore, non intendiamo solo la sua immagine visiva , ma ciò che questa rappresenta sul piano dei tanti simboli interiorizzati nella mente, a cominciare da quello estetico. E poi a seguire  per ciò che avviene nel campo psicologico, etico, meteorologico, antropologico ed infine politico che rappresenta il mio punto d’approdo. Gli esempi sono infiniti. Parliamo infatti del colore della voce,  del colore di un determinato discorso e giungiamo tranquillamente a riconoscere perfino, nel colore, la differenza di genere, attraverso due tinte, il rosa e l’azzurro. Di queste  due coloriture sono appunto i fiocchi che si mettono fuori di casa per annunciare la nascita di un bambino o bambina. Oltre ai colori, poi vi sono le sfumature, pressoché infinite.

Prendiamo per esempio un colore antipatico  a tutti, ma che avvolge tutti col suo linguaggio genericamente adattabile alle varie situazioni, che possiamo addirittura definire onnicomprensivo. In cui il tutto e il suo contrario si mescolano in modo spesso incomprensibile e comprensibile insieme. Tanto che per offrire una chiave di lettura di questo colore - non colore, parlo del grigio, serve ricorrere all’interpretazione delle  sue mille sfumature, dove ogni certezza obiettiva sfuma appunto  nel soggettivismo più aleatorio ed opinabile. Lo dimostra  un recente film tratto dal romanzo di E.L. Jamesche si intitola, Cinquanta sfumature di grigio, dove le cose appaiono sfumaticamente molto diverse da come in realtà sono.

 Ma ritorniamo a noi. Al significato linguistico del colore che coinvolge il genere e il suo risvolto politico. Prendo ad esempio, per farmi capire, l’espressione, quote rosa, il cui significato è evidente a tutti. Primo perché con tale espressione si intende il genere femminile e in secondo luogo, le giuste rivendicazioni che le donne vantano in campo civile, morale, economico  ed in conclusione politico.  Il ché tradotto, in parole povere,  significa che non ci stanno più ad essere discriminate a favore dell’uomo. Vogliono parità di lavoro, stipendio, opportunità di scalata sociale e via andare. Rivendicano diritti fino a ieri preclusi (il diritto di voto per loro in Italia è avvenuto solo nel 1946) ed anche se oggi  questi diritti, sono ormai riconosciuti, manca ancora una sufficiente determinazionesul piano realizzativo.

Tanto che  esisterebbe, nella società, una sparuta sopravvivenza di qualche frangia contraria, i laudatorestemporisacti, ovvero i contestatori di ogni cambiamento.I perenni  illusi che vorrebbero il tempo immune da ogni trasformazione. Lo dimostrano (parlo dei diritti delle donne) le professioni, specie quelle un tempo consegnate, quasi esclusivamente al genere opposto. Vedi ad esempio quella medica di cui ho qualche competenza. Un tempo infatti, non solo la Medicina, ma la gran parte delle specializzazioni riguardavano il genere maschile. La Chirurgia era una di queste. Nessuna donna osava avvicinarsene. Troppo faticosa anche sul piano fisico, si diceva. E poi impegnativa, stressante e quindi incompatibile con il sesso femminile, cui si attribuivano altre esigenze. Quelle tradizionali di gestire prole e casa. Cosicché le dottoresse trovavano rifugio nell’unica (o quasi) specialità che richiamava appunto la questione domestica, la Pediatria e in secondo ordine l’Ostetricia e Ginecologia. Dove i bambini da curare o da far nascere diventavano la proiezione dei propri pargoli veri o auspicati. Non c’è bisogno di dire come oggi le cose siano cambiate. Addirittura assistiamo alla situazione opposta.

Le donne numericamente stanno occupando le corsie ospedaliere, indipendentemente dalle specializzazioni e dalle loro presunte preclusioni, che legittimavano il potere maschile. Come in Medicina, anche tutte le altre professioni hanno seguito l’esempio. Inutile menzionarle, perché perfino nelle Forze Armate la barriera è stata violata. E l’arma (intesa come mezzo) ha perso un po’ di ruvidezza e si è ingentilita di grazia e di buone maniere. Senza per questo arrivare a cambiare la sua natura, come auspicato da una canzone pacifista, di qualche anno fa, che auspicava di mettere fiori nei (vostri) cannoni. Tutto bene allora per quanto riguarda il rosa. E l’azzurro che fa? Crisi, di quelle serie. Il risultato è che il maschio un tempo dominus si sente estromesso, al pari del guerriero che va alla guerra privo di armatura. In effetti la sua armatura era  molto vulnerabile fin da allora. Il cosiddetto sesso forte, era tale solo perché lasciatoglielo credere. In realtà anche a quei tempi era la donna (che deriva  da domina)  a reggere le fila del discorso. Solo che doveva sembrare quello che non avrebbe dovuto o voluto essere. Mettersi in ombra, in ossequio ai tempi, per lasciare in luce il consorte. Una questione di apparenza e poco di sostanza, contraddetta dai fatti in quanto la vera forza, consisteva nel contrapporre alla stessa, quella dei consigli e delle arti seduttive al fine di persuadere il consorte a dedicarsi all’azione pura e semplice. 

Col risultato che successi ed onori venivano riservati all’uomo. Ed a lei, donna, nulla o quasi. Ora  il capovolgimento, subentrato quando perfino il ruolo di padre è diventato ancora più  incerto di quanto già si sospettasse un tempo (chi non ricorda il detto latino, mater semper certa, pater numquam?). Fino a giungere a considerare il suo ruolo non indispensabile. Allora ritornando al colore, l’antico azzurro si è stinto in un magma poco definito. Come evento responsabile di tale scoloramento, cito come ciliegina sulla torta, la notizia pubblicata ieri, secondo la quale in una scuola primaria si vuole abolire la festa del papà, per non offendere i bambini nati da genitori gay. Che di papà potrebbero averne due, ma anche nessuno.Tuttavia seguendo l’evoluzione dei colori non è detto che nel prossimo futuro anche il rosa non debba subire la stessa sorte del suo antagonista, l’azzurro. Non c’è mai al mondo un colore che rimane stabile, a parte il grigio. 

E dunque anche la quota rosa una volta raggiunta la pienezza della sua realizzazione simbolica sul piano sociale, potrebbe subire un ridimensionamento sulla tavolozza coloristica della vita, specie con  l’evoluzione del significato (e del numero) riguardante i sessi.  Evento questo finora più apparente che reale, ma poiché del doman non v’è certezza,il dubbio rimane in piedi. La donna si sta infatti progressivamente mascolinizzando.  Infatti se è vero che l’occasione fa l’uomo ladro, le nuove  opportunità  di lavoro e di affermazione sociale  possono anche indurre la donna a modificare se stessa.  Nel meglio o nel peggio, a seconda dei punti di vista. Diventando altra da sé o da come è sempre  stata  considerata (dall’uomo). Dopo che alla forza della mente (abbiamo detto, dispensatrice di consigli e di seduzione) ha aggiunto, metaforicamente parlando, anchequella del braccio, un tempo territorio di caccia  dell’ uomo che viceversa quel braccio, rischia di perderlo per mancanza di esercizio. Inoltre avanza un altro e nuovo pericolo, cui per ora non si è ancora attribuito un  colore distintivo di appartenenza. Solo una sigla che comprende un po’ tutto quello che sta nascendo in questa società, coloristicamente  definibile come arcobaleno. Ecco la sigla: Lgbt. Che significa?  Tradotto l’acronimo, questo il suo  significato: lesbiche, gay, bisessuali e transessuali. Quale il loro colore? Le cento e più sfumature di rosa o di azzurro? Oppure nuovi colori per ogni vocazione sessuale?

Se l’arcobaleno con i suoi tanti colori può identificare tutta l’intera sigla, per i singoli componenti, non va. Forse allora dovremo eliminare i colori e ricorrere all’universale grigio, un colore infatti che va bene per tutto e tutti. Non pone problemi di natura, etica , giuridica o di appartenenza religiosa. Non entusiasma, questo sì, ma in fondo è quello più accettabile, in un clima come l’ odierno di tolleranza, a prescindere. Va bene infatti a seconda dei punti di vista e non  discrimina nessuno. In una società liquida come la nostra, fissare qualche punto fermo, anche  a proposito del colore, sembra infatti una contraddizione in termini. E poi ,dicevo, ognuno può ricorrere ad identificarsi  con  una sfumatura propria, diversa dalle altre. Con questa, può giustificare la sua appartenenza di genere e perfino in campo giuridico può interpretare un fatto o un misfatto a seconda delle varie interpretazioni coloristiche. Altrettanto in campo morale, riducendo le questioni lecite ed illecite, ad un problema di gradazioni di tinte. Quanto poi all’estetica rinunciare al colore dell’alba o di un tramonto, convengo che non sia facile. Ma urge adattarsi. Infatti, questo è oggi il dilemma: o andare contro il mondo  o sposarlo. E visto che il matrimonio è in crisi,sembra che non vi sia alternativa. A meno che…Be’ come ci sono gli irriducibili delle idee, ci sono anche quelli del colore. Un tempo si definivano, per la loro coerenza, pochi , ma buoni. Un tempo.

Anticaglie

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