rotate-mobile
Anticaglie

Anticaglie

A cura di Carlo Giarelli

Il dottor Faust è tornato

Mi riferisco nel titolo alla famosa tragedia di JW Goethe, a proposito di un certo dottor Faust. Cosa succede in quella opera diventata famosissima, causa l’eterna aspirazione dell’uomo ad essere altro da sè. Di diventare insomma come Dio, per poi essere da questi condannato, per disobbedienza, a vivere in mezzo ai dolori e ai dispiaceri della vita. Eritis sicut deus et scientes bonum et malum, dirà infatti per spingerlo alla ribellione il serpente ad Adamo. Ecco allora la  diabolica promessa che assilla da sempre l’uomo: sarai come dio e conoscerai il bene ed il male. Da Adamo a Faust la situazione non cambia e la promessa è sempre la stessa.  Infatti sconsolato dal suo sapere, che non eleva l’anima a Dio, si dedica, pur di raggiungere quello che all’uomo è vietato, all’arte della alchimia e della magia. In questo suo progetto di aspirare al raggiungimento di quel Dio abconditus che lo trascende, trova l’aiuto di Mefistofele. Il quale ancora invelenito per essere stato punito da Yahweh secondo gli ebrei, causa la sua tracotanza e ribellione per non poter essere suo simile, diffonde sentimenti di invidia e protervia (la cosiddetta hybris) fra gli uomini, ma sotto forma di subdoli allettamenti. Cosicché quando si imbatte in Faust che ha la sua stessa malattia, legata alla invidia per non possedere il dono dell’onnipotenza, pur di renderlo suo schiavo, gli concede la possibilità di ottenere ogni piacere dalla vita. Giovinezza, bellezza, denaro e fama, tutto infatti potrà avere, ma ad un patto. Che la sua anima, possa diventare proprietà di Mefistofele. Tralascio ovviamente la trama della tragedia, per offrire una versione attuale dell’opera, attraverso l’aggiornamento in chiave moderna dei protagonisti. Per primo Mefistofele. Questi rappresenta la scienza, che nelle intenzioni dei suoi sostenitori, deve sostituirsi a Dio. Ma solo ad una condizione. Vale a dire avere una fiducia totale a proposito del contratto stipulato e senza alcun cedimento e tanto meno impedimenti di natura morale. Detto questo di Mefistofele, rimane da definire il secondo in lista, che è il responsabile del contratto concluso con il simbolo del male. Trattasi di Faust, che rappresenta l’insoddisfazione umana. Quella che pretende tramite la propria capacità simbolizzata dalla scienza, di non accontentarsi mai di nulla. Fino a raggiungere la prospettiva di cambiare il mondo per renderlo a propria immagine e somiglianza. E ben espresso dal raggiungimento di una finalità suprema ed onnipotente, che nell’aberrazione maligna delle condizioni contrattuali, ha già escluso sia il malvagio che l’empio. Perché i sentimenti che fanno parte del bene, non possono avere alcuno spazio con il male del patto. Essendo ormai superati e resi vani dalla realizzazione di quella natura scientifica di stampo mefistofelico che tutto assorbe e nulla lascia in sospeso. Dalla tragedia di Goethe arriviamo all’oggi e ad un nuovo patto fra l’uomo e la scienza. Il nuovo idolo, al pari di Mefistofele, è l’algoritmo elevato a verbo della modernità. Ed in grado di inserirsi nelle nostre vite per dare soddisfazione ad ogni inquietudine esistenziale. Ebbene anche stavolta il patto, sembra improvvisamente entrato in crisi. Ce lo rammentano i nuovi apostoli della scienza che corrispondono ai nomi di Elon Musk, di Steve Wozniak, entrambi   cofondatori di Apple. Ed infine all’onnipresente Steve Jobs, imprenditore informatico ed inventore statunitense, che ha invaso il mondo con prodotti tecnologici, ormai entrati nella vita di ognuno col nome di iPod, IPhone e di IPad. Dunque cosa hanno detto questi nuovi missionari dell’avventura terrena? Che oggi l’intelligenza artificiale alla quale si sono dedicati, con lo stesso proposito del dottor Faust di raggiungere il Dio in terra, sta un po’ sfuggendo di mano. Nel senso che in questa folle corsa di eleggere la scienza a verità assoluta al fine di decidere le sorti dell’uomo, questa si sta ribellando al controllo umano. Sembra allora che la scienza intesa nella sua espressione più elevata, che ha il nome di intelligenza artificiale, si voglia dissociare dal patto con l’uomo. Perché convinta di aver acquistato una propria autonomia, legata alla consapevolezza di essere in grado di superare in tutte le sue funzioni la mente del suo creatore. Dunque a questo punto, questi geniali inventori delle nuove tecnologie, cosa propongono? Per ora, si accontentano di pensare ad un momento di riflessione. In pratica invitano tutti i laboratori e gli esperti di queste alte tecnologie a sospendere ogni innovazione tecnologica, per un periodo di almeno sei mesi. Il fine sarebbe quello di verificare, qualora fosse ancora possibile, quei livelli minimi di sicurezza, onde fermare i possibili rischi dagli effetti imprevedibili legati alla eventualità di una presa di autocoscienza da parte della macchina creata. La quale si sente figlia degenere di un padre (l’uomo), considerato ormai superato dalle sue stesse scoperte.  Ecco allora che ritornando alla tragedia di Goethe, si risveglia il Mefistofele che è dentro di noi, quando abbiamo spinto le nostre ambizioni a voler raggiungere la sete di onnipotenza che ha coinvolto Adamo al tempo del paradiso terrestre. A questo punto, non si sa come e perché, possano sei mesi di sosta servire a contenere la consapevolezza da parte dell’algoritmo Mefistofele, di dover rinunciare ai suoi propositi di insubordinazione nei confronti di un Dio, prima sottovalutato e poi negato. Ce lo ricorda la realtà attuale. L’intelligenza artificiale infatti sta sempre più diventando un elemento di competizione vincente nei confronti del suo creatore, l’uomo. Lo supera, come ormai dimostrato, non solo nel gioco degli scacchi, ma è in grado di produrre nell’immediatezza qualsiasi tipo di lavoro intellettuale. Producendo nel caso di un lavoro scientifico, una sintesi di migliaia di pagine, corredate da  date, documenti  e nomi di  riferimento,  che diversamente andrebbero cercati attraverso complicate e dispendiose letture di testi. Inoltre è anche in grado di impartire lezioni agli studenti di ogni ordine e grado e di rivoluzionare la stessa arte medica trasformandola in una realtà oggettiva, rilevabile attraverso modelli algoritmici che dell’antica arte interpretativa e deduttiva, nemmeno si curano di considerare tale.  Convinti della loro superiorità e invulnerabilità a dispetto degli errori umani. In sostanza Mefistofele, inteso come scienza, sembra abbia vinto. Tanto che quello che fino a ieri interpretavamo come un semplice gioco, in grado di rendere la nostra vita meno complicata e più piacevole causa la possibilità di ottenere tutto e subito nei nostri progetti, e parlo dei cellulari, questi ultimi invece ci regalano una realtà nuova e carica di inimmaginabili problemi. Uno fra tutti e da considerare il più importante, quello di aver eliminato la nostra privacy, avendo affidato ogni nostro atto, emozione compresa, a motori di ricerca tipo Google, Facebook, Instagram. Cui affidare, come in confessionale, tutti i nostri più occulti pensieri, aspirazioni e speranze, con l’intento di veder soddisfare ogni nostro desiderio. Dal mangiare una pizza, attraverso un nuovo servo della società opulenta e dotato di bicicletta, fino a chiedere quale sia la marca più giusta, il prezzo e la sede più appropriata, per soddisfare ogni nostro possibile acquisto. Ma non è ancora tutto. Vi ricordate della espressione eritis sicut deus et sciente bonum et malum, già citata a proposito del serpente? Ebbene la intelligenza artificiale supera il dualismo fra bene e male.  Infatti rovesciando i fattori e rendendo l’uno e l’altro indistinti, si pone e ci pone in una condizione di superiorità e di alterigia rispetto agli ormai inesistenti e resi vani vincoli morali. Ed allora chiediamoci.  A cosa serve questa sospensione di sei mesi proposta dagli scienziati per sottoporre a controllo l’intelligenza artificiale, che ormai ha superato gli argini della prudenza e della sicurezza umana? Ed ancora. Quale sarà il futuro se giunti a questo punto, possiamo paventare di essere prossimi ad un armageddon che ci regala il sospetto e la paura di una prossima apocalisse? La speranza, ultima dea, ce la offre la tragedia di Goethe. Infatti alla fine Faust, dopo aver compiuto tutta una serie di misfatti, compreso la responsabilità del suicidio dell’amata Margherita, si salva. Il mezzo o il motivo? L’amore, che in questo caso è rivolto verso l’eterno femminino. Quello che per Dante muoveva il sole e l’altre stelle. Accontentiamoci allora in questa attesa e speriamo, che l’intelligenza artificiale non faccia sue perfino le emozioni. Quelle poste nel recondito dell’animo e che nemmeno l’uomo comprende per intero. Tanto meno Mefistofele che se anche conosce tutte le bassezze umane, per soddisfare i suoi effetti maligni, ha sempre bisogno di iniettare veleno. Questo attraverso la stipulazione di un patto con chi non si ribella di fronte alle sue dannose e dannate promesse. Sintesi finale con una speranza e con un invito.  Che sia giunta l’ora di farsi avanti per chi vuole essere libero, in fatto di patti con il Mefistofele scienziato. Oppure che si guardi anche indietro. Perché il passato anche attraverso la tragedia del dottor Faust, può insegnarci che non tutto è perduto. 

Il dottor Faust è tornato

IlPiacenza è in caricamento