Giovedì, 24 Giugno 2021
Anticaglie

Opinioni

Anticaglie

A cura di Carlo Giarelli

Il nuovo corso storico antidemocratico o della nuova democrazia

Ci si riempie la testa della parola democrazia, in ogni dove e in qualsiasi occasione. Nessuno la contesta a parole ed appunto per questo il termine democrazia diventa un mantra. Una espressione, lo dice la tradizione sanscrita, che assume una valenza   quasi sacra che per questo non può essere messa in discussione. Una forma del pensiero che è entrato nelle nostre cellule come il giusto riconoscimento di un’epoca, dove la maggioranza vince sempre  anche se non convince. E ancora. Una abitudine di voler essere, senza necessariamente essere. Ed infine. Una corazza di protezione nei confronti dei dissidenti che per questo non vantano il diritto di definirsi democratici. Dunque la democrazia è quella cosa che piace. Infatti piace a sentirselo dire e piace anche a stabilire un vallo fra chi è democratico e chi invece  non si uniforma a questo modo di  intendere la vita . Della democrazia bisognerebbe  scrivere molto e dire poco. Invece oggi si preferisce fare il contrario. La parola democrazia è diventata un tutto che spesso però contrasta con quel niente cui viene ridotta la sua espressione reale. Che in termini più elevati vorrebbe dire cogliere il senso della verità. Ecco allora il punto che dovrebbe definire il rapporto fra democrazia e verità.  E continuando, diciamo pure che se la verità non è mai raggiungibile causa il limite delle conoscenze umane, la democrazia attraverso il concorso del maggiore numero di  persone con le loro conoscenze, ha  o dovrebbe avere maggiori possibilità di avvicinarsi a quello strano obiettivo che  ampollosamente osiamo chiamare verità. Questo in linea teorica. In pratica  oggi assistiamo al trionfo di una democrazia subita. Oppure sarebbe ancora meglio  dire ad una democrazia imposta. Lo dimostrano ad abundantiam il potere dei social network e le varie condizioni di emergenze che tramite il corona virus si sono create nei vari stati. La conseguenza, come succede in Italia, quella di emanare da parte di un uomo solo al comando e parlo del Presidente del Consiglio, una serie ininterrotta di Dpcm che di giorno in giorno dovrebbero dare le disposizioni di come il popolo si deve comportare. Per non rischiare in caso contrario di mettere il discussione la democrazia. Ecco allora che la democrazia a parole scopre tutta la sua contraddizione. Quella di un popolo che se non sta al gioco di obbedire ad un comando, fatto nelle intenzioni a fin di bene ( o almeno ci si augura), questo stesso popolo perde le sue prerogative di  essere custode della volontà, detta appunto democraticamente popolare, per cadere nell’indifferenza o nella barbarie. Infatti siamo al punto che le Istituzioni ed il potere dei media possono gestire in proprio il concetto di democrazia, indipendentemente dall’opinione pubblica. Il popolo, escluso con questo inganno dalla capacità di decidere in merito alla realtà, è allora costretto ad accettare il volere che proviene dall’alto. Ovvero di un potere in parte manifesto e realizzato  dal punto di vista politico ed in parte a volte perfino subliminale ed espresso attraverso i media.  All’insegna di questa nuova forma di moderna democrazia, ogni libertà diventa virtuale, tanto che  per prima cosa si deve modificare il lessico. Parole tradizionali come madre, padre, figlio, sesso, devono subire un processo di trasformazione democratica in favore di nuove forme di espressione  linguistiche per cancellare le vecchie abitudini.  Dalle parole si passa, in un crescendo di democrazia distorta, alla censura. In questo caso sono i  social media ad uniformare le coscienze individuali e collettive al sistema.  Coscienze  sempre più condizionate a definire un pensiero unico che allineato al nuovo concetto democratico di intendere, può permettersi di assecondare  il dettato degli organi di informazione. Il fine, quello di non rischiare di essere considerati non conformi alla dittatura del politically correct, col rischio di essere bollato di estremismo.  Ed in effetti estremisti sono considerati  tutti quelli che osano avere opinioni diverse. Lo sono infatti  i negazionisti, i no vax, i sovranisti. E poi   quelli che  non sostengono con accalorate manifestazioni i black lives metter, gli antifa tiepidi o critici,  che diventano agli occhi della gente, solo a parole democratica, dei fanatici eversivi, populisti o terroristi. La democrazia che diventa altra cosa  rispetto al significato della  sua stessa parola,  rischia di diventare una imitazione del terrore della rivoluzione francese. Ma con questa differenza. Perchè se è vero sia meno cruenta, è altrettanto pericolosa  in quanto  snaturando il sistema democratico, crea un solco  quasi invalicabile fra i suoi sostenitori a parole  e gli sconfitti nei  loro modi di comportarsi. E questi modi lo dimostrano. Infatti più che in Italia, paese sempre votato al tranquillo laissez faire, senza vocazioni rivoluzionarie, la situazione di questa rottura si percepisce negli Usa. Dove i quasi 80 milioni di voti dati a Trump, Presidente un po’ guascone e malato di egotismo, ma non guerrafondaio come le opposizioni vogliono farci credere, devono essere considerati  degli intrusi aberranti .  Oppure dei poveri illusi o dei fanatici da correggere nelle loro devianze, all’insegna di una visione democratica di comodo, che negando se stessa, tende a premiare i propri sostenitori e negare valore e cittadinanza agli oppositori.  E perfino quando le parti in causa sotto il profilo elettorale sono quasi equivalenti. Ma della nuova democrazia ancora non abbiamo detto tutto. Oscurare sui net work il nemico Trump è considerato dai nuovi cultori democratici, un processo ineludibile nei confronti di chi attenta  alla democrazia. Un passo (falso) questo che dimostra lo stato di crisi e di confusione in cui versa oggi quella che fino a ieri veniva chiamata la maggiore democrazia del mondo. Ma altri fantasmi intanto si stanno creando presso l’opinione pubblica democratica americana,  oggi dichiarata vincente. L’abbattimento delle statue e di tutti i monumenti storici, in quanto rivisti e rivisitati secondo il nuovo modo di intendere la storia in base alla mentalità di oggi e non contestualizzando fatti,  date e convinzioni  A quale declino è giunta la democrazia, fra i tanti residui della memoria, lo dimostra la statua di chi mise fine allo schiavismo  e mi riferisco ad Abramo Lincoln, che non ha resistito alla frenesia distruttiva. L’imperativo democratico, quello di tirarla giù dal piedistallo per finire nella polvere.  Infatti appare troppo diverso il modo di pensare del sedicesimo presidente degli Stati Uniti d’America, rispetto alla cultura liberal odierna, che non tollera deviazioni rispetto al nuovo  concetto  democratico che premia la società dei puri e duri. Fortunatamente non essendo ancora state erette le statue di Salvini, Berlusconi, Meloni Orban e Johnson, questi politici di casa nostra se la caveranno senza demolizioni di monumenti. Ma ben altre demolizioni li attendono, che riguardano la loro figura politica in attesa, per i detrattori democratici, ca  va san dire, che  possano al più presto scomparire dai social media. Che strano. Tutto o gran parte dei popoli democratici occidentali, riversano critiche astiose contro i loro nemici politici, che in un’unica parola definiscono con un certo disprezzo populisti. Ma  nessuna presa di posizione manifestano contro il  presidente della Repubblica popolare cinese Xi Jinping o contro il dittatore nord coreano Kim Jong- Un, notoriamente difensori dei loro sistemi politici che non per niente da loro stessi, con una appropriazione indebita del significato, vengono definiti democratici. Che strana cosa. Più si cerca di attivare un pensiero autonomo e meno si capisce il pensiero politicamente corretto. Quale reazione  allora adottare? IL silenzio pensoso, ma assente, oppure agire sottotraccia, mantenendo ferma la coscienza critica. La terza possibilità, quella rivoluzionaria non è compresa fra le possibilità: troppi danni provocherebbe e con risultati peggiori di quelli di partenza. E poi per dirla tutta, non corrisponde alle nostre caratteristiche votate alla mediazione.  

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