Sabato, 16 Ottobre 2021
Anticaglie

Opinioni

Anticaglie

A cura di Carlo Giarelli

Il personaggio Greta

Che sia un personaggio non ci sono dubbi e che personaggio. Di lei e sto parlando di Greta Thunberg, si possono avere idee opposte. Per alcuni e sono la maggioranza è simpatica, tanto che viene considerata l’icona del nuovo modo di intendere il futuro sostenibile di questa terra. Per altri antipatica quanto basta e per nulla degna di essere ascoltata. Dunque per lei le vie di mezzo non esistono.  I grandi gruppi di potere oltre al mainstream internazionale lo hanno costruita e poi presentata ai grandi della terra come una figura quasi profetica. Esce infatti da ogni valutazione di tipo estetico che potrebbe ancorarla ad essere coinvolta sul piano esteriore quindi fisico. Infatti fosse bella e prestante susciterebbe emozioni e considerazioni umane che la renderebbero una di noi. Nulla di tutto questo. Un profeta non può cadere nell’ovvio. Dunque bisognava creare una figura che anche fisicamente potesse stare al di sopra della normalità, per dare importanza solo ai messaggi rivolti al mondo intero. Dunque esclusa la bellezza fisica e ridotto il suo corpo a livello di una bambina affetta anche da una malattia genetica, il capolavoro si è compiuto. Soprattutto se questa bambina fra l’altro di buona e benestante famiglia, con una scolarità modesta anche perché poco frequentata, è convinta di essere l’incarnazione come dicevo di un profeta che propone una nuova religione. Quella di un ecologismo a tutto spiano per sollevare questa umanità che ci porta alla distruzione di tutto il creato. Questa sua convinzione, che sarebbe meglio definire ossessione, si esprime bene nel modo di parlare. Mai intimorita dall’interlocutore è anzi galvanizzata dall’attenzione che suscita specie quando parla in pubblico. Infatti esprime non semplici idee, ma convinzioni certe e assolute che non meritano risposte che non siano in linea . Anche il viso partecipa al modo perentorio del dire. La bocca si piega quasi in un ghigno, atto ad esprimere la tracotanza del suo verbo, come se questo venisse dall’alto di un mondo tutto in divenire. Così l’espressione quindi perde quell’iniziale contrassegno di bambina infelice, ma pur sempre bambina, per assumere quella di un essere extra terreno, che ci concede, ma non cede di fronte ad ogni avversità. Dunque con queste caratteristiche, trattasi di un personaggio costruito ad arte e reso perfetto nella contrapposizione fra apparenza fragile e intransigenza dei propositi. Di fronte ad essa tutti o quasi si piegano. I giovani che sono il suo pubblico e che con il loro costoso smartphone in mano e coi vestiti griffati a riprova di non voler rinunciare alle comodità moderne, ambiscono, quasi per insoddisfazione esistenziale, ad un nuovo mondo perfetto dominato dalla Natura eletta a dea contro l’antropizzazione violenta. Lo stesso capita per i grandi della terra, compreso perfino il Papa. Per quest’ultimo sembra non valere più il detto, ben espresso da Noè nel vecchio testamento, che è la Natura al servizio dell’uomo e non il contrario. E’ pur vero che l’uomo deve tenere in preoccupazione la necessità di proteggere la natura, ma non fino al punto di essere trasformato da questa. Tuttavia questa posizione di buon senso contrasta con il dettato di Greta e dello stesso Papa. La Natura trasformata in dea configura quindi il conflitto fra due religioni. Quella neo pagana che sta prendendo piede, secondo la quale la Natura è sacra come ai tempi dei druidi e che per questo deve essere non solo rispettata ma addirittura adorata. E l’altra di derivazione ebraico cristiana, che riconosce la superiorità dell’uomo, perchè in grado di immettere il dono della sua intelligenza nel mondo e che la Natura, nonostante la sua derivazione mitica, non possiede. Abbiamo parlato del Papa, ma recentemente altre personalità si sono quasi inginocchiate di fronte al verbo della Greta internazionale. A cominciare da Roberto Cingolani, ministro della transizione ecologica, un grande studioso delle nuove tecnologie, ma che al posto di contrappore la sue visioni sull’utilizzo del nucleare pulito non è andato oltre al bla, bla, del non decidere e dell’ossequio. Recentemente anche il nostro Presidente Mario Draghi di fronte al fenomeno personificato, non è andato oltre ad una vaga promessa di voler incidere presto (o tardi) verso una nuova campagna di ambientalismo sostenibile. Con riduzione dell’inquinamento attraverso la convinzione, fattasi ormai strada a livello europeo, di eliminare i combustibili fossili per sostituirli con le energie rinnovabili. Quali quella solare, l’eolica, la geotermica, l’idroelettrica e quella da biomassa. Questo allora sarà il futuro auspicato da Greta? Possibile. Prima di accettarlo completamente andiamo però un po’ indietro nel tempo. Da millenni infatti nella storia dell’umanità, si è generata una contrapposizione fra il potere dell’uomo e la necessità dell’ambiente. Questa situazione ha permesso all’uomo di modificare la natura fino al punto di antropizzarla. Trasformando il ciclo naturale in senso tradizionale in un nuovo sistema più produttivo, ma senza farlo troppo soffrire.  Tutto questo grazie alla tecnologia. Dunque siamo a questo punto. In pratica ad un bivio. Infatti o l’uomo rinuncia alle sue ambizioni sulla natura e il nuovo mondo sarà caratterizzato da una decrescita felice o infelice a seconda dei punti di vista, oppure l’uomo mette a frutto tutte le sue potenzialità tecnologiche, senza per questo dichiararsi aprioristicamente sconfitto dall’ecoconformismo oggi di moda. Va detto allora che anche se non propagandate da una Greta, nemica della tecnologia, queste possibilità oggi esistono. Come trasformare il Co2 presente nell’atmosfera in carbonio solido che vanta ottime capacità di conduttività elettrica. Come pure superare i combustibili fossili attraverso auto elettriche necessita di una certa gradualità per non creare problemi economici legati alla perdita dei posti di lavoro. Sapendo che anche la soluzione elettrica che comporta non pochi problemi, ai fini della eliminazione dei rifiuti non riciclabili, potrebbe un domani essere superata dall’utilizzo dell’idrogeno verde   per nulla inquinante e dai costi ridicoli. Ma c’è dell’altro se si utilizza al meglio la tecnologia. E mi riferisco all’utilizzo di una energia nucleare pulita, inoltre a creare sistemi a ciclo chiuso per ridurre le scorie inquinanti. E poi ancora ad aumentare la coltivazioni di vegetali in casi di variazioni estreme di caldo o di freddo. Insomma utilizzare l’intelligenza dell’uomo per introdurre nel ciclo vitale le conquiste tecnologiche rispettando la natura, senza per questo violentarla, è da sempre fonte di progresso e di benessere. Ma oggi c’è Greta che pontifica e induce all’obbedienza. Dalla sua parte si è schierato, come dicevo, il neo paganesimo ed in questa lotta ambientale che è diventata religiosa, la vittoria in termini di consenso, per ora sta dalla sua parte. In chiusura posso allora concludere che oggi Greta vince ma non convince. Infatti che quasi una semi analfabeta metta in scacco le migliori intelligenze mondiali al fine di sostenere un ecologismo di moda senza tenere in debita considerazione la possibilità offerta dalle nuove tecnologie, apre la strada ad un nuovo modello di non sviluppo che rimanda al mito, ben impersonato dal nostro personaggio. Nel quale le categorie umane della disapprovazione evaporano di fronte a chi dell’umano conserva ben poco, per dichiararsi a favore dell’adorazione della Natura.        

Il personaggio Greta

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