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Il politicamente corretto

Il titolo in  base alla lingua egemone,  viene chiamato e conosciuto come politically correct.  Tutti sanno cosa vuol dire, ma nessuno (o quasi) sa  da dove prende il nome. Per cogliere infatti le origini di questa espressione, bisogna andare un po’ indietro nel tempo. E scomodare un certo George Orwell, pseudonimo di Eric Blair (1903-1950) che ci ha lasciato un libro molto rivelatore di quello che noi chiamiamo appunto il politicamente corretto. Il titolo del libro è 1984, anno in cui l’autore ipotizzava l’avvento di quello che ora vogliamo descrivere. In realtà, quanto riportato nel libro è avvenuto qualche anno dopo rispetto alla data presunta (1949), ma poco importa. E di cosa si tratta? Dell’avvento di un totalitarismo diverso da quello storicamente inteso. Non di una dittatura, tipo nazifascismo e comunismo, in grado di coartare ogni libertà ed imporre un volere assoluto, ma  di una nuova forma di gestione del potere. Più subdola, meno appariscente, più falsamente democratica e quindi più pericolosa, in quanto poco avvertita dalle gente comune. Dunque trattasi di una dittatura del modo di essere attraverso l’accettazione di comportamenti che in realtà sembrano l’espressione della libertà. Ma che in realtà è solo finzione.  O meglio confortante illusione, la quale come tale non genera sospetti di coercizioni o imposizioni, rappresentando esattamente il contrario. Infatti dà l’illusione (lo ribadisco) che ognuno sia libero di esprimersi senza tenere conto di regole, che riguardano l’obiettività dei fatti o peggio i loro  contenuti morali, oggi scalzati dal comune  vizio di sentire in proprio e di dissentire in pubblico.  Il collante di tutto quanto detto, è costituito dal condizionamento ideologico che tende a dimostrare dovunque e comunque la nuova legge del vivere, costituita dal culto della diversità. Nella quale ognuno interpreta i fatti in base alle proprie convenienze ed interessi  e ne scopre gli antefatti cui uniformare i propri comportamenti. Mi spiego. Per farlo, mi riferisco alla propagazione e all’uso delle parole. Utilizzate secondo un fine che non corrisponde all’abituale significato che consuetudini storiche e tradizioni linguistiche  e lessicali, gli hanno assegnato.  Qui non si tratta di citare l’egemonia culturale di Gramsci, tutt’altro.  Perché in questo caso, le idee  ed i contenuti erano presenti.  Ma di affermare quello che oggi, indipendente da ogni spiegazione culturale, ognuno pensa di far valere sulla base di una ideologia che antepone l’utile ad ogni altra motivazione,  preparazione culturale inclusa. Tanto che quando la stessa realtà sconfessa quella che si tende a chiamare l’ideologia della diversità, l’errore sta solo dalla parte della realtà, considerata ingrata, incompresa, perché ideologicamente non rispettosa dei desideri di ognuno. Dunque, come naturale evoluzione, si è generato un calderone di parole e di pensieri che tramite l’abuso della libertà espressiva, creano in sostanza la confusione dei valori attraverso un mezzo oggi dominante e che diventa un fine: l’istituzione delle menzogne. Fake news e fake truths (false notizie e false verità) diventano allora la stessa cosa. In quanto tutto è falso come tutto può essere vero. La nuova dittatura agisce sulle coscienze con l’arte di assecondare ogni più sfrenata libertà, trasformandola in desiderio o pretesa. Che infatti si trasforma nella liceità di assecondare i propri istinti senza curarsi delle conseguenze sugli altri. E mi riferisco a quelli che continuano a rappresentare l’aderenza ad una realtà i cui confini sono sempre più labili. Sono questi i poveri di spirito che non si adattano ai tempi. Che giustificano l’intolleranza nei confronti di chi contraddice la maggioranza, quando  diventa regime. Che sostengono la restrizione della libertà di espressione, da parte di chi non è in linea con l’ideologia del consenso. Che danno del razzista a chi si permette a non provare odio verso l’uomo bianco. Che sviliscono il sistema politico e democratico, affidandone le sorti al governo dei giudici. E che infine danno dell’omofobo a chi, troppo tradizionalista, si permette di credere ancora nella presenza  dei tradizionali due sessi, invece di modernizzarsi e pensare invece all’esistenza di un terzo e di un quarto sesso,  oggi  accettati e qualificati come la giusta evoluzione della razza umana. L’uso e l’abuso poi del termine fascista, diventa la cartina di tornasole del politicamente corretto e sta a dimostrare come si marchia chi non è d’accordo con l’andazzo collettivo. Ma ritorniamo ad Orwell, un socialista che credeva nella politica di sostegno degli emarginati e di tutti coloro che venivano relegati ai margini della società che conta. Senza però mancare di credere nel patriottismo e nella tradizione dei popoli. Ebbene una volta conosciuto il socialismo reale, lo criticò aspramente e se ne distaccò. Ritenendolo  un totalitarismo che faceva esattamente il contrario rispetto alle sue idee originali. Questo totalitarismo che diventa  in lui il politicamente corretto è stata dunque la sua  grande intuizione. Una anticipazione storica  di quello che sarebbe avvenuto di li a pochi anni, rispetto al già accennato anno di scrittura . Profetizzando la sua realizzazione nel  1984, come dice il titolo del libro. Di questo, nel bene o nel male  siamo gli eredi, ma con l’aggravante di non  saperlo. Lo dimostra  in questi tempi , l’attuale campagna elettorale, sia per il referendum che per le elezioni regionali ,dove  assistiamo a toni arroventati tutti improntati ad offese personali. Insomma,  sembra manchino le idee ma non gli insulti. L’odio agisce  indisturbato e l’impressione è che sia sempre giustificato, anzi desiderato come l’unico mezzo per sconfiggere l’avversario politico,  trasformato in nemico.  Tanto che venga da destra che da sinistra. Soprattutto se proviene da quest’ultima parte, causa la presunta  superiorità morale, sbandierata, urbi ed orbi, costruita più sul  politicamente corretto che non sulla realtà dei fatti. La conclusione allora è quella di rileggere Orwell. A lui dobbiamo la crisi della nostra attuale epoca. In lui scopriamo tutte le ragioni della nuova dittatura che prende il nome del politicamente corretto. E come sempre capita agli illuminati pensatori che anticipano i tempi, il destino gli è stato amaro avendo pagato anche ideologicamente le conseguenze.  Quello di criticare il socialismo, specie quello staliniano accusandolo di falsità. Ovvero  di deformare la realtà sottoponendola ad una riscrittura ideologica, di regime. Primo ed autentico esempio di politicamente corretto.

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Commenti (11)

  • Articolo che dovrebbe far pensare. Viviamo in una bolla globale ed è molto difficile giudicarci "obiettivamente", visti anche i condizionamenti che ci bombardano. La sensazione comunque è che, come società, non abbiamo ancora conquistato un discreto equilibrio.

  • di questo pezzo mi sono piaciute molto solamente le prime 17 righe, che mi hanno quasi fatto sobbalzare per lo stupore e che mi hanno subito fatto pensare “ma uno che sa e che ha capito tutto ciò, come fa poi a diventare uno sfegatato supporter del No al prossimo referendum sul taglio dei parlamentari?”. Dopo la 17.ma riga l’articolo è poi, purtroppo, scivolato in quella che personalmente considero la solita lagna, anche se essa probabilmente piace a molta altra gente, visto che l’autore non manca mai occasione per ripetere quelle cose

    • In effetti, pur citando un grande come Orwell, poi si finisce sempre li'... Per carità, si può sempre fare di meglio, ma parlare di dittatura che limita la libertà di espressione in un paese dell'Europa Occidentale come l'Italia mi sembra azzardato. A me sembra che chiunque possa liberamente esprimere le proprie idee, anche le più balzane, violente od oscene, soprattutto da quando la Rete consente di tutto e di più, senza particolari freni o censure. "Chi non prova odio verso l'uomo bianco (??) viene considerato razzista (!!) " , questa veramente non me l'aspettavo...Per lo meno non ha più citato la futura galera per chi si permetterà di criticare il mondo LGBT... P.S. : sicuri che votare SI al referendum abbia qualche significato serio?

      • per rispondere al tuo PS inizio celiando col dirti che a me basta vedere le facce dei vari patetici personaggetti politici che in questi giorni si stanno affannando a favore del NO per convincermi ulteriormente che il SI sia la scelta migliore. Per risponderti un po’ meno scherzosamente servirebbe del tempo, che in questo momento però non ho, quindi temo che dovremo rimandare questa esamina. Tu, invece, sei davvero convinto che sia serio votare NO ? Credi forse sul serio che se delle persone come Dario Bond, Marica Fantuz, Luigi Marattin, Alberto Pagani, Marco Sivestroni (tanto per fare qualche esempio) non sedessero più in Parlamento, allora noi umili cittadini ne sentiremmo la mancanza e subiremmo dei gravissimi danni in termini di rappresentanza e di democraticità ?

        • Mi vergogno un po' parlare qui del referendum ad ogni modo credo che uno dei mille problemi dell'Italia, tanto da dover indire addirittura un referendum, non sia il numero dei parlamentari. Eppure, a scapito di vere emergenze, se ne discute, si litiga addirittura e si va a votare. Anche questo problema di terza categoria (il nocciolo è la qualità dei parlamentari non il loro numero!) forse è frutto dei condizionamenti in cui veniamo coinvolti.

          • sinceramente mi dispiace che tu, cle ofe, stia così goffamente tentando di banalizzare il referendum sul taglio dei parlamentari, che, al tuo contrario, considero molto importante, perché penso che il taglio darebbe un chiaro segnale che in Italia ci si sta finalmente muovendo nella giusta direzione. Chiaramente l’eventuale taglio dei parlamentari non sarebbe il colpo di bacchetta magica che risolverebbe all’istante tutti i problemi del Paese, ma sarebbe un primo importante passo che farebbe capire a molti che forse è la volta bbuona

            • Apprezzo e vorrei condividere il tuo ottimismo, ma non essendo più giovanissimo ricordo bene la fine che fecero referendum di un po' di anni fa, ad esempio quello dell'abolizione del finanziamento pubblico ai partiti...il 90% degli italiani lo voto', ma nulla cambiò e i partiti continuarono a riscuotere...Lì si diceva che un partito deve vivere con i suoi mezzi, andarseli a cercare presso i suoi sostenitori, grandi e piccoli, anzichè pretendere che tutti gli italiani finanziassero tutti i partiti...Probabilmente adesso avrebbe avuto più senso l'abolizione di una delle due Camere, come nel resto d'Europa, per semplificare e velocizzare i meccanismi , ma gli italiani hanno già detto no...vorrei che non fosse così, ma sono certo che la moltitudine voterà SI perchè considera la politica una cosa sporca, e deputati e senatori una cricca di malavitosi...tu parli di giusta direzione, ma sono sicuro che questa direzione non la conosce Zingaretti, non la conosce Salvini, ne' Berlusconi, ne' Di Maio o chi per lui, ecc.

              • buongiorno akhenaton, sei mesi fa ero convintissimo che il SI avrebbe vinto facilmente e con grande margine. Oggi, considerando il costante martellamento che la televisione e la maggior parte dei giornali stanno facendo a favore del NO, credo che se ci sarà la vittoria del SI, essa sarà meno netta di quella che avevo immaginato l’anno scorso. È vero che i giornali li legge pochissima gente, quindi il loro potere di influenza è abbastanza limitato, ma la televisione ha ancora una notevole presa. La storia poi dell'abolizione del finanziamento pubblico ai partiti è davvero triste ed emblematica, perché purtroppo i politici giocano con le parole e su quella questione si sono permessi di raggirare tutti quegli italiani che votarono per l'abolizione del finanziamento

            • Questa la volta buona dell'Italia? Auguri.

  • A piacenza ( penso anke altrove ma parlo d ció che conosco) il politicamente corretto è solo un altra sfumatura dell ipocrisia*bigotta che regna da sempre..anche l onore è solo paura d essere nominati tipo grande fratello😔che tristezza🙍

  • L'articolo espone molto bene la situazione politico-sociale attuale, una dittatura globale di tipo ideologico che impone una falsa interpretazione delle parole "ritenute scomode" dal sedicente perbenismo culturale che imperversa nel nostro quotidiano. Tutto alla faccia dei Vocabolari della lingua italiana usati a scuola e nella vita quotidiana!

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