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A cura di Carlo Giarelli

Il trionfo del nulla

Il nulla deriva dalla parola latina nihil che cito solo per una forma di rispetto verso la nostra tradizione culturale, anche se oggi non è più di moda specie presso la Chiesa che della lingua latina aveva fatto fino a circa 50 anni fa, la sua forma di espressione liturgica ed apologetica. Dunque di quella lingua che un tempo si studiava a scuola, si ricorda oggi quella parola che appunto vuol dire nulla. Tralasciamo la filosofia che ha trasformato il nulla in nichilismo e di cui fra i tanti filosofi che fin dai tempi antichi, si sono disputati teorie sul nulla.  Tanto che perfino  nella tradizione biblica con il Qoelet,  la vita  era ritenuta come espressione di una vanità fra le vanità. Ma alla fine per meglio definire il nulla ci ha pensato Nietzsche che col suo Dio è morto, ha messo l’uomo nella condizione di non credere più al significato di una vita improntata a significati extra terreni sui quali giustificare i tanti condizionamenti quotidiani. Quello che allora mi limito a dire, non è la visione filosofica del nulla che si identifica con la parola nichilismo, ma voglio addentrarmi in quel nulla che tocchiamo con mano nella vita di tutti i giorni, senza per questo citare le tante speculazioni del pensiero che lasciamo volutamente a chi si esercita nell’arte filosofica. Ecco allora che il nulla ce lo sentiamo addosso senza nemmeno accorgersene. Una prova di questo? La precipitosa ritirata delle forze occidentali dall’Afganistan, dopo 20 anni di guerra che è servita solo a   produrre molti morti soprattutto fra le truppe americane (oltre 2500) senza dimenticare le oltre 50 fra i nostri soldati ed una spesa di miliardi di dollari senza ricavare alcun vantaggio. La logica iniziale della guerra che è stata dichiarata dopo l’attentato alle torri gemelle, quasi come forma di ripicca, quella di esportare la democrazia in un paese dove la legge islamica (sharia) autorizzava i suoi seguaci a organizzare attentati contro i paesi occidentali, considerati pertanto terra di infedeli e quindi messi nella condizione di dover essere puniti. Infatti da parte degli islamici, questa la ragione e motivazione di una guerra. Contrapporre il loro Dio, al nostro nulla. In altri termini una fede contro il nostro nichilismo. Un ideale di vita contro una vita che si esaurisce appunto nel nulla di un tempo finito. Ecco allora perché i seguaci di questa fede, i cosiddetti talebani hanno vinto contro gli occidentali che volevano esportare una democrazia che da noi fa acqua da tutte le parti. Dove mancano gli ideali non solo religiosi ma anche quelli che si proiettano in un futuro dove senza vere motivazioni di tipo sociale, ambientale e (non solo) economico, non si riesce ad uscire dalle nostre pochezze. Una forza infatti non si inventa dal niente, perché deve essere sostenuta da idee o meglio da ideali che non riguardano solo il frigorifero pieno. Il nulla non produce mai argomenti per vincere guerre, ma toglie persino la speranza. Il discorso di Biden la dice lunga su questo aspetto. Infatti ha contraddetto i propositi iniziali, fin tanto che questi si sono progressivamente indeboliti, arrivando al nulla del vergognoso abbandono della terra afghana, che volevamo rendere giusta, libera e democratica. Ma niente di tutto questo traspare dal discorso del Presidente Usa. Che non sa cosa dire per non coprirsi di vergogna, se non affermare che l’intento della guerra era quello di vincere il terrorismo, lasciando in tal modo perdere la questione, prima sbandierata, della esportazione democratica. Il risultato? Che oggi gli avversari giunti al potere sono più forti di 20 anni fa. Sia per aver dovuto combattere contro un nemico come già detto considerato infedele, sia per aver oggi la consapevolezza, dopo averlo sconfitto, della superiorità dei propri principi religiosi.  Dimostrando contro Nietzsche e le nostre laiche abitudini senza sogni e speranze, che Dio non solo non è morto, ma è in grado di vincere e di far vincere i propri seguaci. Dunque, non è azzardato dire che da noi il trionfo del nulla ha cancellato ogni memoria storica con le sue radici   e tradizioni. Simboli, monumenti e statue comprese. Il passato che si cancella fa rimanere quindi solo il presente, ma senza il futuro. Preferiamo vivere alla giornata ed è questo il nostro unico orizzonte.  Infatti perché combattere e rischiare la vita se non vi sono motivi per vivere secondo scopi ed i ideali? Perché affrontare disagi se la vita che verrà ci porterà solo nel nulla? Perché infine combattere questo nulla, quando manca perfino la speranza che qualcosa possa cambiare in meglio?  Lasciamo ora Biden con tutte le sue contraddizioni infantili per non dovere ammettere la sconfitta senza far menzione delle vere cause e affrontiamo il tema di casa nostra. Che riguarda, guarda caso, fede ed ideali.  Un tempo era la Chiesa che contrastava il nulla con la forza della Rivelazione di un Dio che unico nella storia si era fatto uomo e aveva impartito   le sue leggi, anzi il suo verbo. Quello di non guardare le piccole vicende quotidiane ma le cose che provengono dal cielo. In modo che il sacerdote diventava il pastore posto di mezzo fra fedeli e quelle condizioni che riguardano lo Spirito e la Provvidenza. Il Dio cristiano, considerato unico, riguardava con la forza della apologia dei suoi ministri e fedeli, non solo i credenti, ma toccava anche l’animo degli agnostici o addirittura degli atei attraverso le liturgie e le messe in lingua latina che davano la sensazione, anche con un linguaggio esoterico, che gli eventi del mondo non riguardassero la certezza della fede, in quanto posta su un piano diverso.  Più alto. Ma anche in questo campo il nulla si è fatto strada. Facendo scendere quello che stava lassù verso il basso. In pratica solo su questa terra dove si sono materializzati i nuovi adepti televisivi senza più la tonaca che conversano su tutto e di tutto,  dagli aspetti sociologici a quelli ecologici, dalla salute del corpo, ma senza riferimento alla salvezza dell’anima, caduta in disgrazia. Così il nuovo verbo della Chiesa si è fatto uomo, ma solo  nel senso della sua nullità . Il Dio non è più unico ma si è moltiplicato in figli e figliastri.  Nel senso che ogni credenza è considerata vera ed ogni uomo ha diritto di pensare di essere dalla parte del giusto e del vero. Oggi infatti è sufficiente credere nella tolleranza universale, nella convivenza pacifica e non urge più pensare alle guerre per un ideale di fede che ormai si è polverizzato in tanti aspetti soggettivi.  Via quindi l’antica divisione fra cristiani e pagani. Ci si uniforma al nulla del mondo e si diventa gli araldi di questo sistema. L’universo laico basato sulla mancanza di una visione futura, si accontenta di dare un contentino alla gente, festeggiando di volta in volta la donna, il nonno, il clima e tutto quanto avviene  sulla terra. Le chiese si attrezzano con canti moderni, dove la chitarra mette in disparte l’antico organo, relegato con le sue canne argentee e con misure decrescenti al fianco del presbiterio. In posizione un tempo importante da protagonista, ma  ormai diventato ospite muto e antiquato. Lo stesso capita all’altare dove quello storico sontuoso e in grado di evocare con i ceri accesi e le statue dei patriarchi, il senso della adorazione verso quella Presenza posta nel tabernacolo, ora è sostituito da un modesta mensa antistante, dove traspare il senso del poco, della modestia per non dire del nulla. La Chiesa romana è diventata universale come universale è il modo di intendere oggi la democrazia, quella   del mainstream contro i pochi fautori del dissenso. Tutto oggi è nulla tanto che la parola di Dio non è più quella vera. Da questo punto di vista, rendiamo merito ai talebani.  In quanto hanno avuto ragione.

Il trionfo del nulla

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