Anticaglie

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In attesa del ballottaggio...

Nessuno sa come andrà a finire la corsa ai ballottaggi, specie nelle città più importanti come Roma o Milano. E forse è meglio così. Abituati ai sondaggi e alle previsioni che specie in campo meteorologico sono in grado di cogliere quasi al minuto ogni capricciosità del tempo, togliendoci il fascino dell’imprevisto e il carico di speranza con cui da sempre amiamo accompagnare il nostro futuro, la politica sembra fare eccezione

Nessuno sa come andrà a finire la corsa ai ballottaggi, specie nelle città più importanti come Roma o Milano. E forse è meglio  così. Abituati ai sondaggi e alle previsioni che specie in campo meteorologico sono in grado di cogliere quasi al minuto ogni capricciosità del tempo, togliendoci il fascino dell’imprevisto e il carico di speranza con cui da sempre amiamo accompagnare il nostro futuro, la politica  sembra fare eccezione. Per la verità non è sempre così ed alcune volte le previsioni, anche in questo settore del vivere,  non ci colgono impreparati. Ma appunto perché si parla di alcune volte, non si dà nulla di scontato. Insomma l’area di imprevisto rimane nel chiuso delle cabine elettorali. Troppe le cause e le motivazioni per leggere in anticipo dove le crocette  penderannosulla scheda. L’uomo infatti è spesso un mistero a se stesso. Decide, ma poi cambia in base ad elementi che specie in un clima  come quello attuale, caratterizzato da una omogeneizzazione di idee, valori eideologie, trovano inspiegabili motivazioni nell’ambito psicologico. Ed è appunto di questo contenitore della mente che voglio parlare.  

Sotto questo profilo, diventa perfino divertente esaminare  i vari personaggi che si presenteranno al ballottaggio alle elezioni di Sindaco. Cominciamo con Milano, città a noi particolarmente vicina tanto che ne assorbiamo gli umori e le sue generosità in fatto  sia di opportunità di lavoro e che di studi. Due i contendenti e di questi difficile pronosticare chi abbia  le carte migliori per farsi eleggere. Proviamoci anche se, fra i due,  non esistono differenze sostanziali (io almeno non le ho viste), in senso ideologico. La scelta allora- come detto- si gioca sulle caratteristiche psicologiche che traspaiono  dal loro modo di essere. Vale a dire come parlano ,si muovono, si atteggiano. In sostanza da come il loro linguaggio corporeo intende e fa intendere i rispettivi programmi. Comincio subito col dire che entrambi   i personaggi, sono convincenti in quanto danno l’impressione di credere in quel che dicono. Si rispettano e non usano toni polemici, spesso velenosi, onde demolirsi a vicenda su questioni private, i cosiddetti colpi bassi, col rischio di suscitare risentimenti e offese personali. Ma una differenza c’è. 

Beppe Sala forse anche per il suo ruolo ricoperto nella gestione dell’Expò, appare più uomo di apparato. Un fare, il suo, già benedetto dal sistema che promuove appunto chi  si è guadagnato una  sua popolarità, per aver dimostrato una certa efficienza nelle gestione di un evento importante in una città importante come Milano. Voluto dall’allora Sindaco Letizia Moratti ma poi  fatto proprio dal Presidente del Consiglio Renzi. In questo caso  non solo rottamatore, ma accaparratore di glorie non sue. Dunque, Sala, può essere definitoun uomo di governo premiato da questo governo per le sue doti di manager. Inutile a questo punto sindacare i suoi trascorsi politici. Questi non sono mai coerenti con i propositi attuali, perché signori, a proposito di casacche che mutano  padrone in politica, ne abbiamo già viste tante che ormai non ci facciamo più caso. Tanto che è perfino inutile parlare di scandalo , come si diceva un tempo, perché l’abitudine a mutare il colore dell’abito, ha cambiato il significato della parola stessa, rintanandola in un’area limitata dove per evocarla, urge scomodare eventi eccezionali. E comunque questo, sia chiaro, non riguarda Sala. 

Chiuso con  questo profilo, ora è la volta di Stefano Parisi l’altro contendente alla poltrona di Sindaco. E di lui cosa dire? Anch’egli non è uno sconosciuto nel campo della pubblica amministrazione,  tanto che nessuno ne contesta doti e meriti. Fino a tre mesi fa  era  invece uno sconosciuto o quasi in campo politico. Solo l’intuizione di Berlusconi, consapevole della magra considerazione di cui gode la politica, lo ha spinto ad uscire dalla società civile ed a immergersi, anema e core, in una campagna elettorale ormai sazia e stanca delle solite facce.  Si presenta nella nuova veste in modo quasi candido, modesto quanto basta, ma nello stesso tempo deciso a svolgere il ruolo di sfidante. L’espressione è di quelle che suscitano simpatia perché appare lontana da  quella ormai concettualizzata dai luoghi comuni della politica, da tempo proposti da organi ed apparati. Nonché dalle segreterie. Parla con moderazione e tocca temi concreti che possono anche convincere. E sempre con espressione pacata, mai sopra le righe. La differenza fra i due è che il primo (Sala)  vince ma non convince, mentre il secondo (Parisi) non vince per ora, ma potrebbe anche  convincere.

E passiamo a Roma, iniziando da  Roberto Giachetti. Uomo semplice e concreto, mai toccato da scandali che per un politico specie al giorno d’oggi ,forse ed anche senza forse ,rappresenta la carta migliore, come credenziale. Parla anch’egli in modo pacato  e cerca alleanze senza dare l’impressione di cercarle, rifiutando l’arte tutta italiana di promettere per poi non mantenere. La sua cifra è la sincerità e il modo di fare discreto, senza ossequiare il potente di turno, dote questa non comune di chi crede che persino in politica si possa essere onesti e proporre cambiamenti virtuosi senza  perdere in dignità. O meglio ancora, senza ricorrere a sotterfugi e manovre poco chiare che  rimandano inevitabilmente ad un passato di scandali, veri contrassegni della politica romana. Inquinata oltre che una malattia endemica, la corruzione, anche da una seconda di importazione, ancora più micidiale, l’infiltrazione mafiosa. Continuando, si potrebbe dire che sia una brava persona  sulla cui buona fede ognuno è disposto a scommettere, senza per questo rischiare troppo. L’unico interrogativo riguarda paradossalmente il suo stesso merito.  Se cioè ci si possa fidare di un uomo che fa dell’onestà la sua bandiera, oggi che del suo contrario, la politica campa e avanza. Poiché la speranza è l’ultima a morire si potrebbe tentare l’azzardo.E’ questoin ultima analisi il messaggio che la sua figura, manda all’urbe e all’orbi. E veniamo a Virginia Raggi netta vincitrice del primo turno elettorale. Nessuno la conosce se non i seguaci delle elezioni on line. Troppo giovane e inesperta in un campo come quello politico romano ,dove persino le vecchie volpi  di palazzo sono dovute battere in ritirata. Sconfitte e dagli scandali e dalla voracità di altri animali (sempre politici, in questo caso lupi) che in fatto di pelo, stomaco incluso, non sono secondi a nessuno.

Dunque la Raggi rappresenta una novità in assoluto. I suoi meriti sono appunto i demeriti degli altri , più navigati e maneggioni, ma per questo anche più disprezzati dal popolo. Ormai stanco di essere trattato come carne da cannone, buono solo quando deve gratificare nell’urna, l’ ambizione di qualcuno. Ormai il vento è cambiato, è infatti la frase con cui questa giovane donna dal viso pulito, bella quanto basta e dalla dialettica semplice e chiara,  ha mandato ai suoi elettori per dire che da ora in poi molte cose cambieranno. Cosa cambierà, è quanto viene spontaneo chiedersi. Nessuno infatti lo sa. Una cosa però la si può intuire. Il nuovo quando si presenta con il viso pulito e un sorriso spontaneo e non di circostanza, fa sempre breccia, nella coscienza pubblica e privata. Alimenta infatti un desiderio di cambiamento , più sentito che capito,anche se non ci dice cosa  e come sarà questa cosiddetta rivoluzione virtuosa da tutti sempre proposta e mai attuata. In sostanza si potrebbe anche pensare che una donna così inesperta possa anche fallire, perché gli stessi dubbi riguardano un partito, il suo, che finora non ha mai espresso capacità di governo (tolto Pizzarotti, a Parma ora però in ambasce).

Anche se per la verità  gli va riconosciuto (al partito) il merito di proporre oltre alle cinque stelle del logo,una nuova stella in veste tutto sommato  gradevole di futuro Sindaco di Roma. Che il rischio valga la pena correre, è il messaggio che la gente romana, premiando al primo turno elettorale questa candidata. ha voluto mandare ad una politica stanca, greve, stagnante, asfittica quando non affogata nelle sabbie mobili degli scandali. Rosa fresca aulentissima rosa che appari inver’ la state è allora il messaggio  che da Cielo D’Alcamo, poeta siculo del XIII secolo, con un salto di nove secoli passa, per volere di chi desidera ancora illudersi, alla candidata Raggi da parte del popolo romano. Che ormai, non tanto della rosa, ma è stanco di Rosy e di tutti i suoi sodali ed è disposto a rischiare  persino la calura estiva, nemica come sappiamo di ogni fiore, pur di  spingersi adavallare  il proverbio che  dice: se son rose fioriranno. Ma qui trattasi di pura speranza. La stessa che  mi auguro possa scaturire per ragioni misteriosedai candidati delle altre città in attesa di ballottaggio e di cui per questione di spazio non posso parlare. O forse non voglio per non conoscere prima del tempo la delusione.

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