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Anticaglie

Opinioni

Anticaglie

A cura di Carlo Giarelli

L’anticristo che non passa mai di moda

Sul personaggio dell’Anticristo, si può discutere a lungo. Parafrasando Metastasio, per trovare una empia, ma spiritosa analogia con la fede degli amanti, riporto quello che egli descrive a proposito dell’araba fenice con la celebre frase: che vi sia ciascun lo dice, dove sia nessun lo sa.  Ma questo è solo uno scherzo. Entriamo allora nel merito di un tema che invece ha assillato il mondo religioso ed anche quello laico. Infatti dell’Anticristo ne hanno parlato le tre religioni monoteiste, pur con diverse interpretazioni. Tanto che ognuna di queste ha configurato il terribile personaggio con immagini e riferimenti antropomorfi che risentono dell’influsso del tempo. Per tutte e tre le religioni infatti, trattasi di un nemico perverso che ostacola il percorso dell’uomo  verso un destino di giustizia,  fatto di buone azioni per ottenere la ricompensa della seconda vita, quella  eterna. In particolare il cristianesimo si è dedicato a configurare l’Anticristo come il nemico e principale avversario di Dio. Sia con  San Paolo nella seconda lettera ai Tessalonicesi, che nell’Apocalisse di Giovanni, dove si evoca l’ immagine della bestia venuta dal mare, rappresentata dal terribile drago. Passando in epoche successive, va ricordato, sempre a proposito dell’Anticristo,  Sant’Agostino nell’opera De civitate Dei  e poi molti altri Padri della Chiesa, fra cui Gregorio Magno. Per la verità l’identificazione del personaggio che si oppone al Cristo, ha assunto vesti diverse che risentono del contesto storico, passando da Nerone, a Giuda Iscariota  e perfino a Federico II.  Vesti di probabili geni del male, come dicevo, che  addirittura con Lutero hanno assunto  le sembianze del Vescovo di Roma. Insomma del Papa di quel tempo, Leone X, come risulta dalle immagini caricaturali e spesso oscene del pittore Hans Holbein, detto  il giovane. Anche Nostradamus non ha resistito a tratteggiare nelle sue oscure e profetiche quartine, la figura controversa  che escatologicamente si contrappone, con istinto di dannazione, alla salvezza personificata da Cristo. Ecco cosa dice: Che sia uomo o donna  non importa, come non importa in quale anno sia nato. Chiare invece le sue caratteristiche fisiognomiche. Infatti avrebbe gli occhi  verdi e la  carnagione caucasica ed un marchio su una delle due spalle e una seconda sul capo, ricoperto da capelli scuri. Che dire.  Di tutto si può, ma non che tali descrizioni siano, come prima dicevo, oscure. Andiamo avanti ed arriviamo al cattolicesimo contemporaneo, dove un po’ di chiarezza non manca. Infatti l’Anticristo non è più un simbolismo, una leggenda, una funzione letteraria, una ipotesi fantasiosa. Oppure anche l’espressione di una cultura  antiscientifica al fine di non inquadrarla in una precisa malattia psichiatrica da curare con farmaci o sostegni psicologici. Infatti se  questo capita nella maggior parte dei casi, che riconoscono una patologia legata al sistema nervoso,  in altri, la diagnosi parla invece di una possessione demoniaca che deve essere sottoposta al rito dell’esorcismo. E di cui, il celebre padre Gabriele Pietro Amorth, da pochi anni scomparso, ci dà ampia prova e documentazione. In sintesi, per il cristianesimo attuale, l’Anticristo diventa una vera rivelazione che fa parte del depositum fidei.  E visto il suo costume di mascherarsi agli occhi della gente per poter agire subdolamente, ecco che la sua presenza oggi si rivela attraverso il relativismo morale ed in particolare con il nichilismo che ipotizza l’assenza di ogni verità.  Detto questo e detto anche (lo riconosco) un po’ confusamente, mi permetto di deviare verso il lato letterario citando una pagina del mio libro: La scapigliatura, a proposito dell’opera lirica: il Mefistofele composto dallo scapigliato Arrigo Boito. Sentiamolo. “Mefistofele è antico come la Bibbia. Mefistofele è il serpente dell’Eden e l’avvoltoio di Prometeo. Mefistofele è il dubbio che genera la scienza, è il male che genera il bene. Dappertutto dove trovi lo spirito di negazione, c’è Mefistofele. Giobbe ha un Mefistofele che si chiama Satana. Omero ne ha uno che si chiama Tersite, Shakespeare un altro che si chiama Falstaff.”  Dovendo nel testo rispondere a Boito, ho aggiunto queste mie note che riporto con qualche voluto omissis per non appesantire il lettore. Eccole. “Mefistofele è la sfida dell’uomo a Dio…La sua arma è il sorriso dove si condensano mille ironie, mille scetticismi, mille veleni sottili e letali. E’ il sentimento freddo che raggela, è la goccia ghiacciata, ben descritta nell’inferno di Dante, che dove cade, ingloba nella sua gelida morsa ogni palpito di vita. Ma a volte è un fuoco che si accende per poter distruggere ogni cosa buona… E’ colui che presiede ai roghi dei martiri della scienza e del fanatismo. E perennemente sta, come monito, sopra la tomba di Bruno e di Galileo per sogghignare della loro sorte e della condanna inflitta dai loro accusatori… Mefistofele incarna il male per il male…Egli è il cinismo che avvilisce e disprezza, l’ambizione incontrollata che uccide, la lussuria mai soddisfatta, l’infamia che non teme nulla. L’assassino ossessivo che succhia il sangue della sua vittima fino all’ultima goccia...Egli è il Landru, il mister Hyde ed insieme il Borgia, l’Attila, il Caligola…Egli passeggia accanto a noi, mascherando la sua identità con il suo falso sorriso che poi diventa beffardo...Egli ha ingegno ma non la fede se non verso il male. E mai verso la scienza che lo infastidisce, così pure verso l’arte che rischia di estrometterlo in quanto la creatività eleva l’animo umano. Corteggia uomini e donne, specie queste ultime, ma quando queste cedono alle sue lusinghe, le disprezza perché non sente amore. Parla alla gente e per farsi ascoltare dice cose solo in apparenza buone, suscita anche entusiasmi ma poi deride coloro che sono caduti, senza accorgersene, nel tranello da lui abilmente preparato. Mefistofele è questo. Per lui non c’è cielo azzurro, non c’è la carezza calda del sole, tutto è gelido perché il mondo non avendo calori né colori, è solo il riflesso della sua azione devastatrice. Mefistofele è quello che incontriamo per strada, che ci invita con garbo a fare quello che non vorremmo fare, che ci persuade che in fondo il male non esiste, se non come apparente deviazione del bene, che noi errando consideriamo tale, in quanto limitati nella conoscenza. Per questo è il riscatto dell’albero della conoscenza che ci ha spinto verso il basso per colpa di quel Dio ingiusto che ci vuole male. Mentre lui trabocca di bene nascondendo però sia il tridente infilzante che il fiele. Per concludere è il mito di Faust, cui ogni uomo arso dal desiderio di vita e di eterna giovinezza aspira, spinto dalla colpevole volontà di vedere il bene nel male e nel male il bene, onde realizzare la propria felicità…” Ebbene cosa aggiungere se non la considerazione per la quale ho cercato di rispondere allo scapigliato Boito, vestendomi  indebitamente  dei panni  letterari, onde  tentare di mettermi in sintonia con quel musicista, ma anche letterato, poeta  e librettista verdiano di Otello e Falstaff, che è stato appunto A. Boito. Insomma prendete pure quello che ho scritto come puro tentativo di divagazione letteraria, ma quel che è certo è che sottotraccia ho cercato di esprimere, descrivendo la figura di Mefistofele, lo spirito dell’Anticristo.  Così come ci viene tramandato dalle religioni, dalla storia, dalle leggende popolari e dalle immagini dell’arte. Tutte quanto unite da un comune denominatore: la paura che attanaglia l’uomo nei confronti della morte e nei confronti del mistero in cui fra tante oscure contraddizioni esistenziali , sta di casa anche l’Anticristo. 

L’anticristo che non passa mai di moda

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