Venerdì, 14 Maggio 2021
Anticaglie

Opinioni

Anticaglie

A cura di Carlo Giarelli

L’Arlecchino Italia

La continua variabilità dei colori che definiscono le varie zone o regioni d’Italia, non so perché, ma mi rimandano alla maschera di Arlecchino, forse la più famosa della Commedia dell’arte italiana. Intendiamoci bene però. Con questo non voglio sottovalutare il dramma che stiamo vivendo, dove ogni giorno i contagi non diminuiscono e neppure i morti. Solo voglio evidenziare in questo dramma, se mi è concesso, il lato meno triste e se non ci fossero i lutti, perfino burlesco. Seguitemi allora in quello che voglio dire. E mi riferisco alla improvvisazione nella gestione della pandemia. Cominciamo dalla scienza e dagli esperti. Ognuno di questi parla (fin troppo) e propone la propria ricetta. Si sta in ascolto con fiducia. Ma subito questa vacilla. Un nuovo esperto sostiene un altro punto di vista che contrasta col precedente. A chi dare ascolto? Si sentono altri giudizi e le proposte si differenziano, ma nello stesso tempo si e ci confondono. L’impressione è che ognuno sa e dice. Oppure che ognuno dice, ma non sa. Le questioni riguardano i contagi e la trasmissione degli stessi. Dunque i comportamenti delle gente. E poichè in ogni situazione, quando non c’è chiarezza, bisogna sempre trovare un colpevole, ecco individuato il capro espiatorio. Sempre e solo il popolo che non sta alle regole, le quali cambiano di continuo in base ai colori, che vengono assegnati nelle varie aree del paese a seconda del numero dei contagi e dei morti. Ho parlato degli uomini di scienza, fra i quali prevalgono i duri e puri. Quelli che dichiarano di bloccare ogni uscita di casa, ogni incontro pubblico, ogni isolamento che nella nuova lingua universale si chiama lockdown, al fine di bloccare il virus. La salute prima di tutto è il mantra che la scienza sostiene. E per chi non è d’accordo, peste lo colga. Detto in questo modo non si può non dare ragione alla scienza. Ma c’è un ma. Che la scienza non considera e che riguarda quella cosa strana che è la vita. La quale abbisogna della scienza, ma anche di qualcosa d’altro. Di alimentarsi nello spirito di libertà e prima ancora nel corpo perché anche il sacco che ci portiamo addietro, oltre alla salute, ha la necessità di introdurre calorie per continuare la sua avventura biologica. Ecco allora il punto che riguarda il pane quotidiano, vale a dire la possibilità di alimentarsi con quelle risorse economiche che ognuno ricava dal proprio lavoro. Se queste mancano, la vita, virus o non virus, non riesce a portare a termine il suo destino esistenziale. Due esigenze di vita allora, si contrappongono se non sopraggiunge, quello che preferisco chiamare buon senso. Inteso come la piccola razionalità quotidiana, che deve tenere conto dei due problemi e cercare di soddisfare l’uno e l’altro. La politica dovrebbe servire a questo. Ma in mancanza di una visione d’insieme, cui la politica ci ha abituato, al posto di scomodare, con discorsi alti, la filosofia del vivere, meglio colpevolizzare qualcuno. Chi?  La scienza confusa e confusionaria in primis, ma subito dopo va messa sotto accusa la gente, che fin dalle vecchie epidemie di peste è sempre pronta a ribellarsi alle disposizioni e a trasmetter il contagio. Attraverso gli assembramenti che fanno riscoprire gli untori di antica memoria. Alla fine una soluzione si è trovata, quella dei vaccini.  Solo che questi ci sono e non ci sono. In pratica ci sarebbero per fare la prima dose, ma non la seconda. C’è poi il problema di individuare le categorie cui dare la precedenza. Il secondo inghippo è quello di stabilire uomini e luoghi deputati per le inoculazioni. Insomma definire una organizzazione attraverso una corretta correlazione fra stato e regioni, sembra un progetto, per ora, di difficile se non impossibile soluzione. Tutti ne convengono, ma c’è un nemico alle porte, per non dire anche alle finestre: la burocrazia. Di fronte ai morti, questa non dovrebbe esistere.  Eppure c’è e come, nonostante l’emergenza. Dunque se i vaccini sono pochi e mal distribuiti, se le dosi sono incerte, altri ne stanno arrivando. Ma i nuovi devono essere taggati e autorizzati. Cosa questa auspicabile in tempi di normalità, ma non nei casi di pandemia dove i ritardi burocratici  accumulano ritardi e con questi i morti. Auspicare che vaccini provenienti da paesi, nei quali sono già stati utilizzati e con risultati buoni se non ottimi, se da una parte fa un torto alla scienza, dall’altra consente alla gente di correre ai ripari, anche senza l’avvallo scientifico. La libertà di decisione comporta anche qualche rischio. Ma chi non rischia non rosica, dice un vecchio adagio. La sintesi è che noi italiani siamo diversi nel bene e nel male. Preferiamo dividerci e non decidere perfino nei momenti difficili. I viaggi della speranza sono ripresi. Ma non verso l’Italia da parte di profughi o immigrati economici, ma verso i nuovi paesi eldorado. Quelli che hanno ed utilizzano i vaccini quali la Cina, la Russia. Inghilterra ed in un prossimo domani anche San Marino. Ognuno per sé, tanto che ognuno sembra pronto a trovare la propria soluzione, visto che per gli ultra ottantenni siamo agli ultimi posti, dopo Bulgaria, Lituania e Lettonia. Ecco perché ho titolato il pezzo ad Arlecchino. Il servo di due o più padroni. Ingenuo e furbo nello stesso tempo. Pronto a tradire per convenienza ma anche a servire sempre per il proprio utilitarismo. Il naso lungo ed adunco nero come la mascherina che lo protegge dai virus dei mal dicenti, egli è intelligente ed ingenuo    quanto basta. Stempera gli eccessi e gli egoismi con note di spirito e tutto sommato si fa ben volere nonostante i tradimenti. Tanto che nei suoi servigi, l’arroganza dell’agire si nasconde dietro la innata dote della fantasia e dell’improvvisazione, attraverso un modo di fare vivace e sempre allegro che lo rende infido e nello stesso tempo simpatico. Il vestito definisce al meglio le sue caratteristiche. Rombi di   stoffa dai colori diversi che vanno dal giallo all’arancione ed al rosso con qualche deviazione verso il celeste. A parte quest’ultimo colore che noi italiani, come paese mediterraneo, identifichiamo con il cielo, tutto il resto ci rimanda ai colori del nostro pandemico stivale. Cangianti  a seconda delle situazioni e dettate dai vari Dpcm. Scandaloso pensare l’Italia come un Arlecchino? Sì lo so, soprattutto quando si tratta di un vero dramma con tanto di malati e morti  ogni giorno, ma ancora più scandaloso è pensare quale sia la soluzione che si sta prospettando per il nostro paese in fuga per la speranza e da Speranza. E che ben si compendia,  nella figura dell’Arlecchino, col detto milanese: l’è el dì di mort alegher.

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