Anticaglie

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L’umanità agli sgoccioli

Piaccia o dispiaccia ed io sono fra i dispiaciuti, l'umanità non solo è in crisi ma è in fase dimissionaria. Previsione catastrofica questa? No, semplicemente una constatazione. L'origine di tale previsione è la tecnica o tecnologia che è entrata in questi ultimi tempi quatta, quatta nella nostra vita. Ormai infatti non se ne può fare a meno

Piaccia o dispiaccia ed io sono fra i dispiaciuti, l’umanità non solo è in crisi ma è in fase dimissionaria. Previsione catastrofica questa? No, semplicemente una constatazione. L’origine di tale previsione è la tecnica o tecnologia che è entrata in questi ultimi tempi quatta, quatta nella nostra vita. Ormai infatti non se ne può fare a meno. Utilizziamo tutti lo smartphone che appunto è un telefono intelligente dotato di memoria, di capacità di calcolo più una infinità di altre funzioni multimediali con cui possiamo collegarci col mondo. Quello che  ci sta attorno e che improvvisamente è diventato piccolo. Mentre quello interno nostro, se non ce lo siamo già dimenticati è prossimo all’addio definitivo. Ho detto che utilizziamo la tecnologia, ma non la conosciamo. Non ne sappiamo nulla dei circuiti interni di ogni strumento tecnologico  cui ci dedichiamo utilizzandone i benefici, le comodità, pensando anche di essere noi a governarlo. Fra noi e lo strumento  sono cambiati i rapporti, probabilmente a livello anche intellettivo. L’intelligenza e la memoria soccombono nella misura proporzionale all’ uso che ne facciamo. La funzione che sviluppa l’organo è ormai un detto superato, perché vale il suo contrario. E l’organo umano  si atrofizza mentre quello artificiale si potenzia, attraverso sempre nuove acquisizioni. Se questo vale per le nostre capacità intellettive che col pensiero definiscono quello che chiamiamo genericamente umanità, anche altri corredi di questa caratteristica propria del nostro genere, battono in ritirata.  Spontaneo a questo punto citare l’etica che include le norme del comportamento morale. Quelle scritte nelle pietre ma anche, si diceva, nell’animo umano. 

Ma oggi nuovi collegamenti aprono nuovi scenari. Il tutto sta abbandonando l’interno dell’uomo per essere colonizzato dall’esterno, il mondo. Anzi esterno ed interno stanno diventando una cosa sola. La tecnologia offre soluzioni ad ogni problema.  Un esempio? Quello che la natura di tanto in tanto ci offre. Se abbiamo infatti  una calamità naturale, vedi un terremoto, non basta più la competenza di un tecnico o il pensiero di un saggio, basta consultare il nuovo oracolo che è la tecnologia. Le cui risposte non corrispondono agli investimenti affettivi che gli uomini attribuivano al fato , ma solo a statistiche elaborate e calcoli sofisticati capaci di includere tutte le cause e le possibili varianti  del fenomeno. E quindi ad offrire soluzioni  tecnologicamente certe e in tempi rapidissimi. Come se un pool di cervelli si fosse consultato nell’immediato (cosa assai difficile) per studiare il problema senza mai trovare la vera soluzione. In quanto anche a parità di intelligenza  con la macchina, mentre questa è asettica ed oggi forse priva di  emozioni,( ma fino a quando?) l’uomo risente di tanti condizionamenti. Di natura non solo emozionale, ma legati ad ogni singola biografia esistenziale. Che come sappiamo è diversa da individuo ad individuo. Dunque, se questo vale in natura, la stessa politica viene detronizzata dalla scoperta tecnologica.   

Ogni logica che si deve confrontare con una superlogica non trova scampo. Ed ogni condizionamento pure. Per l’economia vale la stessa cosa. Calcoli contro super calcoli sono destinati a perdere. Persino il sacro riceve una battuta di arresto. Il terreno dell’umanità che si eleva verso il divino  perdendo la prima, ovvero la sua componente terrena, rischia di non trovare la seconda, il cielo che ci sta sopra e diventa sempre più violato. L’anima infatti non può coesistere con la tecnica. Due mondi così diversi , sono obbligati a scontrarsi.  Anche se l’anima , per la verità, è l’unica cosa che sfugge al potere della tecnica. Ma non perché non viene capita, solo perché esclusa a prescindere .Come l’espressione di una umanità primitiva che si rifugia nelle stelle per spiegare quello che fino  a ieri era quell’incomprensibile che si trascinavamo dietro. Infatti, ora che tutto o quasi è comprensibile, non c’è bisogno di scomodare le stelle o i santi. L’uomo macchina ha altre esigenze, anzi non ha esigenze se non quelle che la tecnica gli mette nel piatto.   

Già confezionate e pronte ad essere divorate senza ulteriori scrupoli di dover dubitare di quel che si fa. Infatti anche il dubbio viene sconfitto sull’ara delle nuove scoperte. Che procedono in crescendo senza incertezze verso un progresso di certezze che sconfiggendo l’uomo innalzerà al suo posto una nuova figura   di umanoide tecnologico. Non dominatore ma schiavo della sua stessa conquista, la macchina. Per giunta affrancato perfino dalla necessità di dover pensare. Previsioni pessimistiche queste?  Me lo auguro e forse anche per questo ho sentito il bisogno di riportare online il mio assillo, a rischio di annoiarvi. In fondo scrivere vuol dire anche togliersi un peso di dosso. In altri termini esorcizzare un pericolo come forma di difesa dell’io che ancora ci portiamo dentro. L’io, quello strano miscuglio di umanità di sacralità e di mistero che ci rende tutti uguali e nello stesso tempo così diversi.

E allora la domanda. Dove trovasi questa umanità misteriosa che ancora si ostina a non cadere nel ragnatela così coinvolgente e nello stesso tempo sconvolgente della macchina? Come disse Guglielmo d’Ockham, un monaco francescano e grande teologo del XIII secolo, la risposta sta, udite, udite,  in una figura umana che sembra far parte del presepio. Vale a dire nella vecchina che va in chiesa a scaldare la panca. A lei infatti non interessa l’esercizio della ragione perché la considera fallace in quanto umana. E ciò in misura proporzionale alla grado di protervia che utilizza l’uomo per innalzarsi a livello degli dei. O di Dio che, non trattandosi il nostro di tema religioso, sul piano del nostro discorso, vuol dire la stessa cosa. A lei interessa solo la sua piccola umanità. Quella che resiste più con la forza dell’ignoranza che dell’uso e abuso di una ragione che rischia, come sta succedendo, di snaturare l’uomo e la vita. E poiché scaldare la panca non è ancora vietato, ognuno di noi può anche provare. Magari con telefonino in tasca. Chissà che qualcosa di buono venga fuori.

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