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A cura di Carlo Giarelli

La benedizione maledetta

Dopo oltre due anni e mezzo di polemiche, il Consiglio di Stato ha ribaltato la sentenza del TAR, autorizzando la benedizione religiosa in una scuola di Bologna, purché fuori dall’orario di lezione. Lasciando perdere  per un attimo il problema religioso, la questione appare intrigante sia sotto il profilo giuridico, che sul piano del costume sociale. La sentenza del TAR infatti dichiarava incompatibile la benedizione sotto questi due profili. Il perché? Non tutelava le  minoranze religiose che uno Stato come il nostro laico, multiculturale e multietnico, deve garantire a  tutti. Inoltre fare di una questione privata, una cosa pubblica, tale deve essere considerata la fede religiosa, non è democraticamente corretto. Per il motivo che  una democrazia votata al rispetto della libertà per tutti di esprimere le proprie idee, non può ammettere una posizione dominante e quindi coercitiva, sia pure su questioni religiose. Ecco allora il punto che  prima avevo accantonato  : la religione. Cos’è? Possibile che c’entri ancora con la vita di una società laica, libera, che ormai non sente più il bisogno di orientarsi verso il cielo, quando la terra offre   soluzioni scientifiche ai problemi dei problemi. Vale a dire alle  nuove prospettive di fronte alle questioni  iniziali e finali della vita. Intese come espressioni di una tecnologia che ci porta verso una nuova definizione di uomo. In pratica ad un transumanesimo, dove la vecchia concezione antropologica cade a favore di  un prodotto ,la nuova figura di uomo,   biologicamente modificato attraverso l’interazione con la macchina. Una soluzione questa, che  diventerà in termini scientifici  una componente sempre più importante nel dare risposta alle vecchie domande del dove veniamo e del dove andiamo.  Se allora questo è il problema, inutile trovare giustificazioni.  Infatti non tiene l’aspetto giuridico  che ribaltando completamente la questione, dovrebbe tutelare le minoranze anche in termini religiosi, visto che  la fede cristiana sembra ridursi sempre più ad una minoranza  di fedeli.  E per la stessa ragione non tiene neppure il democraticamente corretto. In quanto deve porsi il problema dei numeri. Perché se la maggioranza è ancora cristiana, religiosamente parlando, il fatto stesso di esserlo,  costituisce in una società libera un diritto. Se invece la maggioranza è minoranza, come sembra, allora il diritto le spetta per una ragione di tutela della libertà, pur imbrigliato da norme e da regolamenti  e forse anche da limiti imposti , ma non negati da coloro che costituiscono i più. Comunque sia,   la decisione finale del Consiglio di Stato ,sembra  improntata al buon senso, più che ad un presa di posizione precisa a favore o contro la religione cristiana. Questa: lasciare in sostanza libertà di benedizione ( cristiana) fuori dall’orario di lezione. Ma anche tale soluzione, che potrebbe mettere insieme capra e cavoli, non sembra accontentare  i laici duri e puri. Coloro che a parole si considerano i depositari della libertà, finché questa non contrasti con i loro principi. Liberi e tolleranti sì, ma non di fronte ad un abito, non più necessariamente nero o peggio ancora talare che giunga fino al tallone per intenderci, ma che pur in vesti normali,  porti, pur se minimo e poco visibile, il contrassegno di un crocefisso. La cosa disturba. Ricorda vecchie imposizioni, tradizioni storiche e politiche  di commistioni  fra poteri temporali e spirituali, fa riemergere i tempi delle condanne eretiche, i roghi di streghe e invasati, e tutto il corredo delle fiamme dell’inferno e dei  demoni che infilzano con forconi i condannati, come ci ricordano le immagini del Doré della Divina Commedia. Con la solita rievocazione di quell’Istituzione ecclesiastica voluta dalla Chiesa cattolica: l’ Inquisizione  creata per punire  le eresie, che sempre viene  presa a pretesto dalla nuova religione laicale,  per condannare in eternum. Se questi fatti sono oggettivamente condannabili, per quanto debbano essere sempre contestualizzati, questi nemici del cristianesimo dimenticano volentieri  tutti gli aspetti positivi che questa religione ha creato nel  nostro mondo occidentale. In fatto di cultura e di promozione umana. La questione delle Università e dei diritti alla vita uguali per tutti lo dimostrano in abbondanza. Tuttavia questi accusatori in nome della libertà laica ( altra contraddizione) non lo sono altrettanto nei confronti di un’altra religione, quella islamica. La quale per  volere divino,  non tollera sia laici, sia i religiosi di altri fedi. I primi perché hanno dimenticato Dio, i secondi perché  , l’hanno sostituito con un falso Dio. Entrambi infedeli, meritano di essere giustiziati, come è scritto nel Corano, testo sacro perché scritto direttamente da Allah. Il Dio vero. Ebbene di fronte a questa coercizione che giustifica la Jihad e che  ci fa ripiombare nel periodi più bui del cristianesimo,( ma attenzione solo di una sua  parte) ,nessuno eccepisce. Anzi per i diritti di una libertà in senso unico, si tolgono i crocefissi dalle scuole e dagli enti pubblici, si aboliscono i presepi ed ogni altri simboli di tradizione cristiana e ci si compiace di essere in questo modo tolleranti. Al punto che di fronte ad altri simboli tipo veli, hijad, chador, niqab   e burka che discriminano la donna e rappresentano, anche per il mancato riconoscimento in ambito civile   degli individui, un attentato, al nostro costume, alla libertà  e perfino alla nostra legge, quasi ci si compiace di lasciarli fare. Un atteggiamento questo, diventato abitudine,  che spinge all’indifferenza  per tutta una serie di problemi: insensibilità, disinteresse, incuria, paura. Così facendo si  determina nei fatti  una doppia libertà: quella di lasciare fare ai seguaci di una religione violenta  come succede nei paesi medio orientali, dove la chiese cristiane vengono devastate ed i cristiani uccisi, e quell’altra di osteggiare invece  i simboli di una religione pacifica. Che non maledice nessuno, semmai vorrebbe benedire qualcuno. Senza imporre, senza violenza, senza campagna denigratorie. Paradossalmente oggi si assiste a questa contraddizione.  Alla libertà del singolo che di fatto si traduce nel  fare quello che piace, si contrappone la libertà del non fare, ma solo in termini di religione cristiana. Con le sue benedizioni che non devono uscire dal recinto dei luoghi di culto e non devono invadere gli ambienti civili, scuole incluse. Che di benedizioni non ne vogliono sentir parlare, avendo accettato una sola religione: quella laica. La quale se proprio deve accogliere e piegarsi ad un Dio non sia quello tollerante dei cristiani, ma quello intollerante dei musulmani nei confronti degli infedeli, cui non sfuggono gli stessi laici.  A tanto siamo arrivati e  a tanto, nell’assecondare questa presunta libertà, ci muoveremo peggiorativamente in futuro.  Infatti per ritornare al tema della benedizione nelle scuole, anche se praticata fuori dall’orario di lezione, e per giunta indirizzata solamente a   quelli che lo desiderano, la questione non sembra finita con il verdetto del Consiglio di Stato. Già si preannuncia un ricorso alla Corte di Strasburgo all’insegna proprio  della suddetta libertà.  Quella di non potere essere cristiani. Tutto il resto passi. La possibilità di maledire la benedizione è diventata  un diritto e un dovere laicale ed i cristiani si sottomettano. Perché con la libertà non si scherza.        

La benedizione maledetta

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