Martedì, 21 Settembre 2021
Anticaglie

Opinioni

Anticaglie

A cura di Carlo Giarelli

La disgrazia di essere normali

Pensiamoci bene, ma oggi essere normali significa tutto il male possibile  che si possa attribuibile a quelle persone che non vogliono essere moderne. Che si ostinano a guardare indietro e che pretendono anche di avere sicurezze e certezze. Perfino di possedere valori in un tempo in cui i valori non esistono E se esistono non sono più quelli di una volta. Infatti oggi i veri valori sono gli antivalori, nel senso che non esistono più punti fermi. Poiché tutto cambia, la normalità è contro il progresso di una società allo sbando. Esaminiamola in tutte le sue componenti e prendiamone atto. Cominciamo dal fatto sessuale o meglio dell’identità di genere. Cosa questo significhi è difficile dirlo. Il vecchio criterio legato ai cromosomi, maschio e femmina,  e quindi alla condizione anatomica è diventato obsoleto. Non tiene conto della moda che privilegia lo spirito di libertà o  meglio di anarchia, inteso come desiderio da parte di ognuno di sentirsi come più gli piace. Pronto poi a cambiare opinione se le condizioni sociali ed i vari condizionamenti del vivere creano in lui altri pensieri e quindi nuovi modi di essere e di sentirsi. La sintesi è che la normalità  in fatto di genere non esiste, al punto che si dovrebbe espungere questa parola dal vocabolario. Per sostituirla con un termine inglese che oggi va molto di moda. Essere queer infatti è la soluzione a portata di tutti quelli che vogliono sentirsi moderni. Cosa esattamente significhi non è chiaro, perché ognuno lo interpreta come vuole. Sta di fatto che viene utilizzato da chi rifiuta ogni identità di genere ed ogni categoria di orientamento sessuale, per cui il concetto del tutti o nessuno diventa la stessa cosa. Si potrebbe definire il termine come strano, come eccentrico. Ma come  sia, esattamente nessuno lo sa. L’importante è che non abbia un significato  preciso ed univoco, tale da creare uno stato di stabilità che contrasterebbe con il desiderio di cambiare continuamente la propria condizione. Il desiderio quindi che diventa per ognuno un diritto, è la condizione che oggi contrasta con la vecchia e tradizionale normalità. Quella che ragionava secondo i principi dei padri e delle madri intese  come tradizioni  di tutto un popolo e di tutto un ambiente, che oggi viene buttato al macero insieme alle stesse parole di padre e madre. Ma a questo proposito  dobbiamo aprire una parentesi. Infatti entrambe le parole sono quanto di più retrogrado si possano usare. Infatti  madre deve essere espulsa dal lessico vuoi perché  oggi al singolare esiste solo come madre patria che induce, orrore!, ad  una doppia reazione di orticaria da parte di chi la sente. Evocando quella condizione di appartenenza creata da vicissitudini storiche che la cancel culture vuole abolire come espressione di guerre di conquista e di egoismi vari. Per giunta la stessa  parola madre come generatrice di figli, diventa solo  plurale in quanto di madri ce ne possono  essere fino a tre, quattro o più per ogni nato. Ma passiamo alla parola più vilipesa che è quella di padre, che rimanda a quanto di peggio la normalità vorrebbe preservare. Nessuna eccezione diventa lecita in proposito. La parola rimanda  infatti a padrone, ma soprattutto alla oppressione patriarcale che riguarda sia la famiglia tradizionale che quella più  in generale della stirpe di appartenenza. Tutta roba questa, che evoca periodi storici che la cultura progressista  vorrebbe eliminare dalla memoria, perché rimanda alla colonizzazione ed al razzismo gestite dall’uomo bianco e di cultura occidentale. Via, allora dalla storia  ogni avventura patriarcale. Infatti per non correre rischi di una ritorno di fiamma, purtroppo ancora possibile,  da parte dei soliti normali tradizionalisti, diventa obbligatorio che le stature dei cosiddetti padri della patria siano abbattute e poi distrutte. Tutto il vecchio ciarpame deve essere eliminato e così la vecchia cultura dominante omofoba e razzista. Al loro posto si affacciano alla nuova moda culturale(?) il problema  delle minoranze, che sono le uniche che suscitano come forma di reazione verso il passato, la curiosità della gente queer e soprattutto degli intellettuali che portando avanti le istanze di ogni minoranza disponibile sul mercato. E così si illudono di essere buoni per  contrastare i cattivi,  che diventano pertanto le persone normali, le quali in fatto di pensieri ed azioni sono da considerare fascisti. Ecco allora il punto. La cultura dominante  si professa antifascista e chi reagisce obiettando , diventa un reprobo fascista. Cosicchè la eterogenesi dei fini di uno dei più grandi filosofi del novecento, un certo Augusto Del Noce, si è realizzato. La corrente corre in una sola di reazione e chi non la segue viene emarginato. L’antifascista diventa allora il più vero ed autentico fascista  che si presenta in un modo, falsamente democratico, per poi dimostrare tutta la sua arroganza nei confronti di chi non accetta il nuovo verbo, tutto  teso e proteso alla salvaguardia delle minoranze. Ecco allora il punto. Essere gay diventa vincente, come pure essere musulmani anziché cristiani diventa un elemento  trionfante della nuova democrazia, dove ogni cosa, perfino la fede, che riguarda il nostro modo di essere, deve essere gettata alle ortiche. La nuova ideologia ha stabilito  la serie dei valori. Ed al primo posto, appartengono, come si diceva, tutte le minoranze. Per cui fra il migrante musulmano che diventa criminale ed il poliziotto che cerca di fermarlo magari esplodendo un colpo di pistola, la cultura progressista sta dalla parte del primo. Anche per quanto concerne la presunta uccisione della ragazza pachistana Samal, da parte dei parenti perché non accettava il matrimonio combinato con un uomo molto più anziano, le reazioni critiche da parte della nostra intellighenzia  non sono state per nulla chiare. Esse si sono mescolate ad alcune giustificazioni riguardanti il fatto che certa immigrazione non viene integrata dalla nostra cultura che per questo ha una parte di responsabilità. Ma ancora non è tutto. Anche la cultura subisce  i condizionamenti della ideologia cosiddetta progressista e ribadisco fascista perché non accetta ogni forma di contestazione, accusandola addirittura di maccartismo.  Lo dimostrano le tesi di laurea che oggi tendono a privilegiare  i rapporti fra minoranze contro le tesi delle vecchie maggioranze oggi in declino. Oppure la riscoperta  all’interno delle università delle discipline legate alle scienze sociali che, per le ragioni espresse, sono diventate di gran moda e per giunta fanno crescere in promozioni. Perfino la nomina dei nuovi insegnati , ultimamente scelti dal ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi con l’intento di coordinare i vari programmi scolastici, si ancorano al modo di intendere oggi le cose. Ebbene quali i prescelti?  Fra tanti, è stato privilegiato colui che rideva del libro di Giorgia Meloni messo a testa in giù e se ancora non fosse sufficiente, quell’altro che paragonava Matteo Salvini addirittura ad Hitler. E parlo, udite, udite, proprio di  quel Salvini, che in pubblico si permetteva di invocare il nome della Vergine Maria e di mostrare il rosario.  In pubblico? Come si permette di fare professione di fede per giunta cristiana? Non sia mai. La Chiesa, quella per intenderci di Bergoglio, infatti l’ha redarguito e sconfessato. Arriviamo allora alla conclusione. Che i cosiddetti normali stiano zitti, perchè non fanno più parte del nuovo modo di  essere. I fascisti di oggi che si definiscono surrettiziamente antifascisti,  non lo permettono. Dedichiamo allora agli ostinati normali, un solenne e triste de profundis  e così sia.        

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