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A cura di Carlo Giarelli

La dittatura della verità che diventa menzogna

Per tanti anni ho insegnato a Milano una strana materia: la comunicazione che differisce della informazione perché è qualcosa di diverso. Si potrebbe anche dire che è una informazione che si riveste di pathos. Vale a dire che presuppone uno spirito di relazione con qualcuno. Che entra dunque nelle dinamiche delle persone inducendole a prendere atto di un determinato problema esistenziale. Se vogliamo andare oltre, si può azzardare di dire che ogni comunicazione dovrebbe cogliere il principio della verità. Così facendo le cose si complicano. Infatti la verità assoluta non esiste e se esistesse a volte non si vuol sentire perché può far male. Un esempio? Il caso di Pilato, nel vangelo di Giovanni, che chiede a Gesù se conosce la verità, ma se ne va senza sentire risposta, in quanto preferisce non conoscerla. Per chiudere questo angoscioso problema, va detto che l’unico modo per cercare di dire la verità è quello di giustificarla sul piano morale. In questo caso infatti quello che noi diciamo per vero, anche se poi si verificherà sbagliato, è almeno giustificabile sotto il profilo della buona fede. Detto questo entriamo nel merito della informazione e se vogliamo anche della comunicazione odierna, dove verità e menzogna si confondono al punto di sovvertire spesso i loro significati. Al punto che il sospetto di una vera informazione diventa il suo contrario quasi sempre per finalità di potere. Dunque meglio allora parlare di disinformazione, spesso mascherata da una verità di comodo.  Cominciamo allora dalla parola che a noi sta più cara, la democrazia. Esiste? Sì che esiste, ma è in fase di una trasformazione che lascia al quanto perplessi. L’occasione di tale trasformazione è l’individuazione di uno stato di urgenza, quale oggi quello legato alla pandemia. Giusto o sbagliato che sia , con questa urgenza le normali procedure costituzionali perdono di importanza. Lo stesso Parlamento viene messo da parte ed in ugual modo, vengono sospesi alcuni diritti individuali alla libertà. Al governo del popolo dunque si sostituisce la decretazione di uno solo e così si crea un clima di dispotismo che anche se condiviso, costituisce di per sé un pericolo. Si dirà che tutto sia giustificato dal problema della salute pubblica ed in parte è vero. Ma solo in parte ed a seconda della prospettiva con cui si guardano le cose, accentuandone alcune  e dimenticandone altre. Infatti se la pandemia è una emergenza, questa ne nasconde altre. Ad esempio per rimanere nel campo sanitario, mi riferisco a quelle legate a patologie tumorali o di cuore che subiscono un ritardo delle cure, causa l’accentramento delle stesse verso il contagio. Senza considerare che statisticamente le morti, per le prime due categorie di malati, sono superiori a quelle legate alla pandemia. Se così stanno le cose, una informazione emozionale che assume i toni di una condizione di preoccupazione sociale, stabilisce un principio. Che ogni stato di urgenza o presunta tale, arresta la democrazia. Al punto che si può pensare di trasformare qualsiasi situazione di emergenza in normalità, con l’esito di creare una sembianza di democrazia, ma con un potere di fatto autoritario in grado di azzerare, senza tema di suscitare forma di ribellione, le garanzie costituzionali e i diritti di libertà. L’altro risultato subliminale e questo è ancora più pericoloso, sarebbe quello di indurre la gente a desiderare di essere governati da un decreto, lasciandosi trasformare in sudditi. Decretazione e stato diventano allora una parola sola a cui non solo il potere civile, ma la stessa Chiesa si sottomette. Desiderosa di disfarsi della propria autonomia in fatto di problemi spirituali, la cosiddetta libertas Ecclesiae, per diventare a tutti gli effetti  l’equivalente di un potere civile e  così trasformarsi in una Chiesa di stato. Ho parlato finora di democrazia ma potremmo continuare citando altre parole, quali il negazionismo. Un crimine sempre. Non solo quando nega la shoah, l’eccidio degli armeni o lo sterminio dei contadini Kulahi sotto Stalin, il che è sacrosanto, ma anche quando osa mettere in discussione le oscillazioni climatiche o per ritornare a quanto già detto sull’emergenza democratica, quando  eccepisce sullo stesso concetto di emergenza. Oppure allorchè osa contestare l’aumento conteggiato dei morti per Covid senza confrontarlo con quello di altre malattie. Continuando con la disinformazione lo stesso capita con la parola razzismo e fascismo. Razzisti infatti sono tutti coloro che intendono difendere i confini del proprio paese e che  diventano pure fascisti da parte di persone antifascisti di nome, ma di non  fatto.  Passiamo oltre. Di recente con la proposta di legge Zan, diventa facile essere definiti omofobi. Basta e avanza non parificare la famiglia naturale con quella Lbgt che subito ti meriti la qualifica di reazionario, antimoderno, passatista e baciapile. Se poi commetti l’imprudenza di vedere senza pregiudizi di odio Trump o Salvini, l’accusa è quella di odiatore universale cui si applica anche la qualifica di razzista  e qui mi fermo per non allungarmi nelle critiche. Dunque ritornando all’inizio, l’informazione diventata disinformazione, invade tutti i nostri settori della vita civile e religiosa. La propaganda mass- mediale per ragioni diverse, in cui si riconosce soprattutto la voglia di potere e il cedimento al conformismo militante, si è diffusa in modo capillare, diventando il venticello della calunnia rossiniana. E poichè è senza odore né sapore, invade ogni aspetto del vivere. E’ pur vero che qualunque teoria della verità deve tener conto della menzogna che della verità rappresenta la sua immagine speculare.  Ma oggi si sta esagerando dando all’uno o all’altro di questi valori, dei significati rovesciati. Il vero responsabile lo individuo allora in quello che citavo all’inizio, nell’assenza del valore morale. Infatti per chiudere, cito questa frase che per alcuni potrebbe sembrare falsamente moraleggiante, ma che per me è vera. Questa. E’ solo sul piano morale che l’uomo con la sua sete infinita di verità, senza mai arrivare a conoscerla, può trovare una completa risposta al suo problema esistenziale. In questo modo l’informazione diventata comunicazione, se anche commette  errori (e chi non li commette?), li vede giustificati quando compiuti, come ripeto, in buona fede.        

La dittatura della verità che diventa menzogna

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