Lunedì, 20 Settembre 2021
Anticaglie

Opinioni

Anticaglie

A cura di Carlo Giarelli

La dittatura democratica

Ritorno ancora sulla nostra democrazia con questo ossimoro. Il perché è presto detto. La nostra democrazia è malata anche se non tutti se ne avvedono. Abituati infatti al sistema democratico dalla fine del regime fascista, ci siamo adattati a quello che sembra democratico, ma invece non lo è. Intendiamoci. Non ci sono polizie segrete o carri armati nelle strade. Non ci sono tutte quelle condizioni che tolgono la libertà fisica a chi osa protestare contro il cosiddetto regime dittatoriale.  Ma se è vero che non esistono coercizioni e imposizioni onde comportarsi come si deve secondo leggi liberticide, l’impressione è che questo sia solo l’aspetto esteriore della dittatura. In pratica oggi la dittatura ha cambiato le regole. Non più armi, ma condizionamenti di comodo, cui la gente si è ormai abituata. Anzi a dire il vero è cambiata la gente. La cultura si è impoverita e nessuno osa ed ama pensare in modo autonomo. Questo impoverimento culturale, ce lo sentiamo addosso anche se apparentemente tutto  sembra funzionare in relazione ad un presunto concetto di libertà, di cui tutti vanno  in apparenza fieri. Ecco allora il punto. Che tutto quello che noi chiamiamo democratico in realtà è solo una parvenza. Un nuovo modo di intendere la vita, ci induce a pensare ed a vivere secondo un pensiero unico che sembra muovere il mondo delle coscienze verso una sola finalità, costituita da potere e benessere. Sembra che nessun altro scopo sia oggi riservato alla vita. Se dunque benessere e potere si sono alleati a condizionare i comportamenti, ecco allora che si dimostra  perché il dissenso da parte di chi non è ancora stato conquistato dall’ammasso delle coscienze, è di fatto colpevolizzato come elemento di disturbo. Anzi, per meglio esprimere il concetto, come elemento di una condizione  irriverente, non democratica, in quanto non conforme allo stato generale del pensiero unico, individuato come bene. Facciamo allora qualche esempio. E cominciamo a parlare della proposta di legge Zan che riguarda i reati contro l’omofobia. Indipendentemente da come questa proposta diventerà  o meno  legge, di fatto  chiunque oggi esprime una posizione critica contro la cosiddetta disforia di genere è considerato un reietto. Un tradizionalista che non capisce l’evoluzione del costume e  in sostanza non vuole condividere la nuova mentalità dominante. Lo dimostra il fatto di  chi sostiene ancora la famiglia tradizionale.  Perchè chi lo fa, sembra non voler capire dove va il mondo. In pratica ogni critica deve essere sottoposta ad un unico pensiero che giudica e poi punisce. Se non aprendo le carceri, cosa ormai di altri tempi, mettendo i dissidenti nella condizione di essere estromessi dalla comunità dei sostenitori del pensiero moderno. Quello che si ammanta di liberalità  e giustizia ma che invece del  vero concetto di libertà esiste ben poco. Dicevamo prima che la cultura langue. In effetti tutto il passato viene rivisto secondo la moda del nuovo pensiero che vieta ogni storicizzazione di quanto si presenta sotto i nostri occhi. Al punto che  sembra vietato contestualizzare i fatti che vengono visti e rivisti secondo la mentalità in voga, secondo cui  tutto è sbagliato se non coincide con il pensiero oggi dominante. Cancellare il vecchio mondo culturale è diventato allora un imperativo e chi non lo fa ne subisce le conseguenze in termini di estromissione anche lavorativa dal consesso comune.  Come non essere ammesso ai concorsi pubblici e subire la gogna  dell’isolamento  da parte dei nuovi democratici intolleranti. Anche la pandemia ha relegato il dissenso nell’alveo del non corretto, presentato anche sotto il profilo del non giusto. La corrente del pensiero unico segue una sola strada e non tollera deviazioni. La libertà individuale che orienta l’eventuale dissenso è sostituita dalla libertà collettiva. Ed il bene è solo quello che vive del consenso di chi obbedisce al pensiero dominante. Chi non lo fa diventa un perverso, un nemico da abbattere, da evitare con cura come fosse un sorcio secondo la definizione del virologo Burioni. L’antico untore è ritornato di moda per reprimere ogni dissenso anche quello sostenuto da argomentazioni scientifiche non peregrine. In questo contesto ogni ideologia è scomparsa, sorpassata da un unico pensiero che detta le regole senza il bisogno di imporle con la forza fisica .  In questo modo la nuova democrazia perde le sue  originarie caratteristiche e si veste di intolleranza, sotto però la maschera di una finta tolleranza. Al punto che la stessa ideologia liberale è stata sconfitta dal pensiero unico. In cui l’ antico concetto di libertà, come vocazione individuale, è stato sostituito dalla illiberalità di  una concezione pubblica che col pensiero unico crea i limiti oltre i quali non è lecito andare. In tutto questo stato di cose perfino la Chiesa dà una  mano a questa democrazia malata di intolleranza. Scomparsa o quasi la vocazione trascendente, il corpo al posto dell’anima, prende la sua rivincita anche  fra i luoghi dello spirito.  Se ne deduce che diventare cosa gradita  e possibilmente amata dal popolo è oggi la posizione della Chiesa. Come se il pensiero unico avesse varcato il limite del sacro e se ne fosse impossessato. E chi non si adegua ne subisce le conseguenze. Come dimostra il veto dell’ateneo inglese di Nottingham a padre Palmer resosi responsabile di aver sostenuto la morale cattolica  contro l’eutanasia e l’interruzione di gravidanza. O anche il divieto da parte della Norvegia di  portare e leggere la Bibbia nelle scuole. Dunque da ogni parte civile e religiosa il trionfo del pensiero unico è totale. E le poche persone contrarie che ancora pensano con la propria testa,  ne subiscono le conseguenze rischiando il posto di lavoro o  l’emarginazione sociale come individui pericolosi e sovversivi. Un revisionismo ad alto raggio rivolto alla cultura del passato a scopi,  bisogna dirlo, esclusivamente economici da parte delle grandi concentrazioni di potere, ha generato la condizione di una nuova dittatura sotto le parvenze della democrazia.  Siamo allora in una nuova fase storica. Dove per assecondare le idee del pensiero unico, bisogna celare  le proprie convinzioni. Ammesso che queste ancora esistano. 

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