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Martedì, 24 Maggio 2022
Anticaglie

Opinioni

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A cura di Carlo Giarelli

La guerra in Ucraina e le contraddizioni dell’Occidente

La guerra in Ucraina, contrariamente a quanto spesso capita nelle guerre, dove le responsabilità, sono artatamente confuse riguardo alle colpe dei belligeranti, in questo caso invece la questione appare completamente chiara. Trattasi di un aggressore, la Russia e di un aggredito l’Ucraina. Dunque, va da sé, che bisogna prendere le parti di chi ha subito l’aggressione. Ma come sempre, i distinguo sono molti, in quanto sono spesso le condizioni economiche a vincere sui principi. Ed a proposito di questi distinguo, val la pena di esaminare le reazioni dell’occidente a cominciare dal nostro paese. Dove in sostanza le posizioni si diversificano a proposito degli aiuti militari che bisogna inviare, dietro pressante richiesta del paese aggredito, nella figura del suo presidente Zelensky. In sostanza due posizioni si confrontano, quella di inviare armi e l’altra di non esasperare la guerra, che già vede un territorio quasi distrutto con morti in continuo aumento, attraverso appunto l’invio di armamenti di ogni tipo. Quello che però interessa valutare è la diversa appartenenza delle due posizioni e strano a dirsi, riguardo a quello che noi siamo abituati a valutare secondo gli stereotipi tradizionali. In pratica cosa voglio dire? Che da una parte esiste una formazione politica che definiamo di destra, secondo i luoghi comuni di tipo ideologico, ormai a mio avviso vecchi e superati, che si dimostra incerta sul da farsi. Anzi contravvenendo al suo passato, che gli oppositori definiscono come populista, sovranista ed in ultima analisi guerrafondaio, questa forza politica ritiene, a proposito di questa guerra, salvo ammettere una netta differenza fra aggressore ed aggredito, che i torti non siano solo da una parte. Che insomma, pur essendo da sempre filoamericana, non ritiene che l’America abbia tutte le ragioni. Questo, in considerazione di quanto è successo nei paesi medio orientali e da ultimo in Afghanistan. Il problema infatti muove da una convinzione che dagli Stati Uniti, si è diffusa in gran parte del mondo occidentale. In base alla quale esiste il convincimento, per non dire la certezza, che il proprio sistema democratico rappresenti un valore assoluto. Tale da giustificare la sua esportazione, da interpretare come una specie di spinta civilizzatrice in grado di coinvolgere tutto il pianeta. In particolare tutti quei paesi, considerati non completamente democratici, che potrebbero in questo modo essere redenti. anche ricorrendo alla guerra. In questo caso, il paese più democratico esistente al mondo, che trattasi degli Stati Uniti, si sente autorizzato ad agire. Secondo questi principi allora, estendere la Nato fino ai confini russi, non solo è legittimo, ma auspicabile, come pure vantare il diritto, pur non essendo in guerra, di ipotizzare un cambio di regime in Russia, abbattendo, non si sa come, l’attuale dittatore, Putin. Se questa posizione, consiglia di astenersi dall’ inviare armi, per non accentuare come si diceva morti e distruzioni, l’altro orientamento visto da parte della sinistra (ed uso anche in questo caso il solito luogo comune di vecchia pertinenza ideologica), è su posizioni, quasi diametralmente opposte. Cosicché si sta verificando una contraddizione in base a quanto da sempre sostenuto da questi sinceri ed illuminati democratici. Che su tutti i temi del vivere, tramite anche la consapevolezza della loro superiorità intellettuale, si sono sempre proposti per un pacifismo a senso unico col proposito di educare il nemico che sbaglia. Causa la sua poca cultura democratica.  E qui mi riferisco alla situazione politica della destra, ancora così chiamata per identificare genericamente, e qui mi ripeto, una categoria politica, la quale per le sue idee di essere, sempre a favore dei comportamenti conservatori, abbisogna di essere rieducata. E quando questo non è possibile, sembra giustificata l’accusa che questa stessa forza politica non voglia capire, oppure che sia in combutta con le forze del male. Dunque ritornando agli armamenti, la eterogenesi dei fini, secondo quanto affermato dal filosofo Augusto del Noce, colpisce questi nuovi razzisti, che non per nulla vogliono combattere il razzismo, considerato solo patrimonio della destra. Per rispondere alle attese, diventa allora utile recuperare il mito resistenziale. In questo modo attribuendo all’Ucraina come paese aggredito, la giusta capacità di difendersi. Il che vuol dire equiparare questa nuova resistenza a quella considerata mitica del nostro paese contro il fascismo. In questo caso contro il nemico russo. Per il quale oggi è d’uopo dimenticarsi dell’antico simbolo, che la repubblica sovietica rappresentava, in merito all’avventura social comunista e accomodarsi solo, con una virata di 180 gradi, dalla parte di chi si difende. Dunque offrire armi, acquista il valore di un imperativo e con questo atteggiamento, perfino diventare amici degli Stati Uniti, diventa la sua naturale conseguenza. Ma se questo sembra una contraddizione, ed in effetti lo è, non appare sufficiente smuovere le convinzioni. L’importante diventa sostenere l’invio di armi, contrabbandandole come un segnale di libertà e di fratellanza, nei confronti di un popolo resistente contro il nuovo oppressore. Messe così le cose, polemiche a parte, non è semplice fare chiarezza su quanto succede in Ucraina. Soprattutto per noi che possiamo parlare stando al comodo ed al caldo, mentre loro, gli ucraini sono senza vitto, acqua, alloggio e oppressi oltre che dalle bombe dal clima rigido. Ma una cosa mi preme dire, posto che bisogna necessariamente stare dalla parte debole vale a dire degli ucraini, e posto che la risoluzione del conflitto ci si augura debba avvenire, senza farlo diventare una guerra totale. Dunque è auspicabile che, l’esito di questa guerra, potrà avvenire solo se le due forze in campo possano vantare un qualche equilibrio in fatto di operazioni militari. In modo che entrambe, considerata la condizione militare stagnante, senza prospettiva di una rapida soluzione, possano trovare tempi e modi per una mediazione. In cui ognuno perderà qualcosa. L’ucraina, forse qualche territorio e la Russia un successo più di forma, che di sostanza, senza perdere completamente la faccia. Se quanto detto riguarda l’Italia e gli Stati uniti, l’Europa che fa? Dopo aver espresso solidarietà per l’Ucraina, opta per le sanzioni. Ma come sempre in ordine sparso. In quanto ogni paese guarda la propria convenienza, per quanto riguarda, ad esempio, le forniture di gas e petrolio, senza osservare uno spirito comune. Questa in sintesi è la situazione. Speriamo che ognuno mosso, come avviene in tutte le guerre, dal proprio egoismo di potere, non superi quel limite sempre molto sfumato e non sempre preventivamente individuabile, oltre il quale le ragioni non valgono più. A quel punto parleranno solo le armi le quali anche se vengono considerate tecnologicamente intelligenti, hanno una intelligenza solo meccanica che del destino dell’umanità non si cura per niente.

La guerra in Ucraina e le contraddizioni dell’Occidente

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