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A cura di Carlo Giarelli

La libertà: diritti e doveri

La libertà costituisce il maggior bene per ogni individuo. Ciononostante questo bene non è sempre facile da raggiungere ed anche quando viene raggiunto, è sempre un elemento instabile nella vita dell’uomo e dei popoli. Infatti molte sono le cause che la influenzano, tanto che si può passare da una condizione di libertà ad uno stato dittatoriale, quasi senza accorgersene. È infatti sufficiente considerare le cosiddette nuove emergenze che in questi ultimi tempi ci hanno riempito la testa, per creare nella popolazione un modo diverso di sentirsi liberi. Voglio dire che le stesse convinzioni di libertà, cambiano sulla base di eventi imprevisti o anche in base ad eventi previsti, ma di cui non si possono poi sapere quali saranno gli esiti a distanza. Per entrare nel merito, parliamo allora della pandemia da virus. Con tutte le riaccensioni che si verificano e di conseguenza i corrispondenti piani vaccinali. Che il virus sia una emergenza nuova è un dato di fatto. L’aumento dei ricoveri ospedalieri e le numerose vittime lo stanno a dimostrare. Su questa base emergenziale, il condizionamento dell’opinione pubblica, ha portato ad una nuova idea di libertà. Non più legata ai diritti individuali, ma affidata ad un diritto collettivo impersonato dallo stato. In altri termini, il diritto alla sopravvivenza che fa parte di ogni uomo, ha determinato questa nuova condizione, legata all’accettazione di una libertà , che chiamo di gruppo , per analogia con il problema vaccinale. Da intendersi, come univo valore cui appellarsi, per non cadere nel rischio di una sopraffazione individuale. Soprattutto da parte di coloro che si rifiutano di obbedire a quella che considerano una invadenza dello stato nei confronti della libertà individuale.

Che questo stato di cose, sia in parte legittimo può essere vero. E non lo nego. Ma l’ ho anche definito in parte, in quanto sull’emergenza pandemica i pareri sono tanto diversi da parte della scienza che è difficile raccapezzarsi. Anzi a dire il vero, grazie alle tante contraddizioni degli esperti, i virologi, questi hanno fomentato una condizione sociale nuova, rompendo un equilibrio. Da una parte, quella preponderante, ci stanno i sostenitori vaccinali e della libertà gestita dallo stato, dall’altra gli scettici, gli oppositori alle terapie vaccinali e che si ostinano a vantare la loro libertà al dissenso. Sono questi i cosiddetti no-vax, considerati come al tempo della peste manzoniana, untori e diffusori del contagio. Per giungere al dunque, il vero problema di tutto quello che accade è la condizione di emergenza. Ammettiamo pure che nonostante i molti segnali non conformi, questa emergenza sia reale e per la quale bisogna di necessità tutelare tutta la popolazione nei confronti del pericolo della malattia. Se così è, allora non si spiega come lo stato, al quale è affidata la gestione dello stato di libertà in merito alla salute pubblica, non abbia provveduto a rendere obbligatoria la pratica della terapia, rappresentata appunto dalla vaccinazione. Dunque qualcosa non torna. Da una parte lo stato che non si assume per intero tutta la responsabilità di dettare ed uniformare il comportamento pubblico e dall’atra quello sparuto gruppo che si ostina a difendere il proprio diritto legato ad una libertà di dover scegliere e decidere. Tanto più se così facendo si è additati al pubblico disprezzo. Che tutto allora dipenda dall’emergenza invocata dalla scienza? Ho già definito possibile che questa sia una condizione reale.

Ma ora sorgono le domande. Quanto durerà questa emergenza? E poi quanti sono gli interessi di tipo soprattutto economico, legate alla produzione dei vaccini , da parte delle cosiddette Big Pharma, onde giustificare questa condizione? Ed ancora. Non avverrà che presto o tardi con la popolazione ormai convinta di dover abbandonare il principio di libertà individuale a favore di un bene collettivo, oggi rappresentato dalla pandemia, si creino le condizioni di una nuova condizione di libertà, affidata interamente allo stato? Con il pericolo che si possano verificare anche altre possibili situazioni, magari create ad arte, che per ragioni diverse siano da considerare l’equivalente dell’attuale emergenza? Sappiamo che l’uomo da questo punto di vista, si adatta agli avvenimenti e non è mai stabile sulle questioni esistenziali legate al principio della sopravvivenza e di conseguenza allo stato di libertà. Gli esempi sono tanti che perfino Aristotele ammoniva di questo pericolo. Quello di passare da uno stato di libertà, ad una condizione di dittatura, quasi in modo naturale e senza nemmeno ricorrere alla violenza. E per citare un altro esempio, chiediamoci cosa è avvenuto nella Germania dell’inizio degli anni trenta. In quel tempo questa nazione era civilissima. C’erano giornali di ogni orientamento, tasso di istruzione molto elevato, università di studi molto avanzati, ed una quantità di intellettuali e scienziati che per la serietà degli studi e provenienti da altri paesi, rappresentavano la vera essenza culturale del paese. Eppure nel giro di pochi anni tutto cambia. La gente quasi improvvisamente si mette col braccio alzato e le bandiere con la croce uncinata tappezzano piazze e balconi a tributare omaggio al nuovo comandante in capo, detto Fuhrer. Con la conseguenza di un ribaltamento di tutti i canoni di una società culturalmente avanzata, a favore di una nuova mentalità nazionalsocialista, basata sulla farneticazione della razza pura. Ebbene anche ora , pur con tutte le differenze, ci mancherebbe, qualche avvisaglia di un possibile pericolo futuro non o poco democratico, si nota. Infatti fra gli oppositori di questo stato emergenziale, si sono messi alcuni filosofi fra cui Cacciari ed Agamben che temono il rischio di una deriva non democratica. Sia per la condizione attuale dove il dissidente viene diffamato, riducendolo a livello di un criminale, sia per un futuro incerto, in cui tutto può accadere sulla base delle attuali premesse. Ed a proposito della filosofia, il ricordo va ora ad un certo Thomas Hobbes, pensatore inglese fra il sedicesimo ed il diciassettesimo secolo. Lo si ricorda, causa la fama raggiunta con il suo Leviatano. Un gigante formato da tanti singoli individui, che ha in mano una spada simbolo del potere temporale e dall’altra il pastorale, simbolo del potere religioso. In lui gli uomini tramite un patto sociale conferisco tutti i poteri al sovrano che simbolicamente, rappresentato dal Gigante Leviatano, è in grado di garantire pace e diritti a tutti i sudditi. Naturalmente, aggiungo io, per il bene della gente e per garantire a tutti la libertà. Ecco allora che lo stato che può attraversare le fasi dell’emergenza per poi trasformarsi nello stato etico, fino a giungere alla condizione dittatoriale, può costituire un pericolo per la libertà. Che fino a prova contraria si lega più al carattere individuale che non a quello collettivo.

La libertà: diritti e doveri

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