Anticaglie

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La società liquida che diventa gassosa

Siamo in un periodo di confusione dello stato fisico che sta modificandosi, passando da liquido a gassoso. Dello Stato liquido in senso politico, ne ha già parlato il filosofo e sociologo polacco Zygmunt Bauman. Per lui non ci sono più le vecchie regole. Tutto è condizionato dall’economia e questa a sua volta segue l’unica via possibile: la globalizzazione dei consumi. Ma, detto così ancora non si capisce. Non si tratta infatti del consumismo che soddisfi le esigenze di benessere, cosa che per altro potrebbe anche essere positiva. Ma del consumismo fine a se stesso. Staccato dalle esigenze vere della persona e mosso solo dal desiderio di possedere ogni giorno qualcosa in più. Insomma una pulsione o meglio una compulsione ad avere senza una aderenza al reale. Detto così, le differenze scompaiono. Il consumatore ed il produttore si includono e nello stesso tempo si eliminano a vicenda. Il possesso diventa valore assoluto, perché tutto è trasformato in merce. Ma lo stesso possesso perde esso stesso di valore, in quanto non corrisponde ad una esigenza, ma solo ad un desiderio. Equiparabile ad un utilizzo momentaneo di oggetti che diventeranno da subito noiose conquiste, perché l’unico scopo è quello di darci l’illusione di manifestare il nostro io. Ecco allora il punto. Apparire in qualsiasi modo e sotto qualsiasi forma, per essere, nell’unico senso di apparire, senza renderci conto che tutto è una grande finzione. Anzi una patologia che diventa bulimia di consumo compulsivo e dunque malato. Cosicché la democrazia va in letargo e le differenze sociali aumentano fra consumatori assatanati e consumatori deboli, che non ce la fanno a reggere il confronto. Se dunque questa è la società liquida, oggi è subentrato come dicevo un nuovo cambiamento di stato: una vaporizzazione dello stato liquido in gassoso, ancora più indecifrabile e pernicioso rispetto alla condizione, appunto liquida e incerta di partenza. Tutto allora sfuma in una vaghezza di appartenenza, dove persino l’apparire diventa un’ombra senza connotati precisi. L’incertezza e la inconcludenza si sostituiscono ai rapporti sociali diventati obsoleti, quasi un ricordo del passato. L’isolamento diventa l’unico contrassegno, peraltro molto evanescente, di ogni persona che non sa dove indirizzare, fra ombre e nebbie, il proprio cammino. Scomparse da tempo le ideologie e senza vocazioni ideali, ci si adatta all’orizzontale del vivere affidandosi alla rete, con l’unico intento di salvaguardare almeno il lato commerciale. Ma anche questo è un fallimento. Lo dimostra il recente scandalo che ha colpito Mark Zuckemberg, inventore di Facebook che ha permesso, (oppure non si è accorto, secondo una visione garantista) il libero sfruttamento di dati personali di circa 87 milioni di utenti di questo social network, di cui oltre 200 mila italiani. Il fumo della società gassosa, si diffonde come la peste e si impossessa senza colpo ferire di quella parvenza residua che ancora abbiamo della democrazia. La notizia infatti è paragonabile ad una colossale opera di spionaggio, che solo un sistema totalitario poteva realizzare. La disinformazione regna sovrana. Come pure le false notizie, che tradotte nel linguaggio di moda, oggi universale, diventano fake news. Tutto si traduce in una vaporizzazione di valori che al furto dei dati, associa l’abbattimento dei posti di lavoro ed il crollo degli Stati nazionali. Dal capitalismo ad un neo capitalismo nebuloso asservito alla tecnologia, il passo è verso uno schiavismo succube nei confronti di chi gestisce questo potere della macchina, che ha ormai abolito ogni componente umana. Di fronte a questo destino, la gente reagisce come può. Chi isolandosi facendo così finta di salvarsi ricorrendo alle proprie disponibilità economiche, finché è possibile. Illusione questa. Chi invece cercando un’alternativa in un potere sostitutivo. Abboffandosi a più non posso, cercando nel cibo quella bulimia compulsiva che sostituisce quella del possesso di ogni altro genere di consumo. L’ evidenza sta nei super alimentati o meglio nella società dei grassoni che portano a spasso la loro pinguedine, nelle nazioni del benessere, specie negli USA. La deviazione dei comportamenti è sotto l’occhio di tutti, e gli esempi abbondano. Basta infatti con la festa delle mamma o del papà. Vecchi stereotipi che si mantengono, nonostante il gas tossico dello stato sociale che respiriamo. Ma è solo una questione di tempo. A Roma due padri omosessuali con un figlio nato da maternità surrogata, hanno preteso che queste feste venissero abolite al nido comunale. Usanze queste, troppo legate ai vecchi schemi e poco rispettosi della società gassosa in cui i ruoli cambiano a discrezione seguendo desideri ed egoismi individuali. Richiesta ovviamente accordata e pace per chi ancora non si rassegna al nuovo modello della società fumosa. La omogeneizzazione dell’arbitrio comporta evitare ruoli, impegni e valori e se questi ci sono, devono essere aboliti. Un manifesto comparso su un muro di Roma che evidenzia attraverso l’immagine di un feto ancora in utero, già dotato di cuore pulsante alla terza settimana dopo il concepimento, ha suscitato infatti scandalo da parte dei fruitori della nuova libertà allo stato gassoso. Esso( il manifesto) deve essere rimosso per il suo carattere discriminante. L’aborto infatti è libero e nessuno deve impedirlo ricorrendo a mezzi che chiaramente intossicano la nuova modernità, come quella immagine che sa di stantio e di torbido per la pretesa di influenzare la donna secondo vecchi schemi obsoleti. I fumi sociali allora trionfano, meno quelli d’incenso. Infatti anche l’anima per chi ancora ci crede, è messa sotto attacco. E per questo dobbiamo scomodare l’attuale Papa, Francesco. Contestato da più parti, specie fra la curia vaticana, per avere espresso la propria disponibilità ad acconsentire l’amministrazione dell’Eucarestia ai divorziati risposati, è decisamente sotto attacco. La linea di difesa per ora sembra tenere, anche se debole. Questa la tesi: un conto è la pastorale un altro la dottrina. Quest’ultima non si tocca, mentre sulla prima qualche apertura in accordo coi tempi moderni, può essere presa. Non è il caso qui di affrontare un tale tema, che lascio ai teologi. Tuttavia un fatto sembra certo. In una società desacralizzata, tutto può accadere. I santi battono in ritirata e vengono soppiantati da un nuovo santo, quello tecnologico col nome di Sant’Algoritmo. Diventato modernamente l’unica figura di santo che emerge dalla caligine, frutto di evaporazione, in cui la nostra società si dibatte per cercare di sopravvivere. Se questo allora è lo stato delle cose, quello che sarà il futuro è difficile dire. Ci vorrebbe una profezia, ma anche le sibille sono scomparse e la Pizia, la sacerdotessa di Apollo, non è più fra noi comuni mortali, che di questa conserviamo a mala pena la memoria. Una nuova Apocalisse è allora alle porte? Non scherziamo. Tuttavia , se anche fosse, non sarebbe una catastrofe, perché il suo significato letterale è rivelazione, tanto che se rivelasse e svelasse il modo di cambiare il nostro attuale stato in fase di evaporazione, non sarebbe poi così male. Insomma da stato liquido a gassoso, per ritornare solido, ci vorrebbe… Chi lo sa, parli per favore. 

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