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Anticaglie

Opinioni

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A cura di Carlo Giarelli

Lanciare il sasso e nascondere la mano

E’ questo un articolo di costume o se volete di malcostume anche se con il “mal” di costume, bisogna andarci piano. Infatti è questo un argomento che da sempre interessa l’umanità. Fin dai tempi della Grecia di Atene, esisteva infatti la possibilità di mandare qualcuno via dalla città per un periodo di dieci anni. La condizione?  Che un certo numero di persone ne trascrivessero il nome su un frammento di terracotta chiamata Ostrakon da cui deriva il termine ostracismo. Ma se il fatto era legato alla forma anonima che è l’equivalente del sasso che nasconde la mano, non tutto era condannabile. Infatti, almeno all’inizio, questa pratica dell’ostracismo non veniva associata all’elemento negativo, dunque condannabile. Era una forma di contenimento degli eccessi. Quindi poteva essere colpito e punito con l’esilio temporaneo non solo il reprobo, ma persino il troppo onesto. Ne è una riprova la condanna di Aristide che per troppa onestà e per essere considerato troppo giusto venne in questo modo allontanato dalla comunità cittadina, desiderosa solo di non mai eccedere nei difetti ma nemmeno nelle virtù. Dai Greci la storia passò ai romani e quindi agli eredi quali siamo noi italiani che sotto altre forme abbiamo ereditato il vizio di criticare, avvalendoci dell’anonimato o, il che è lo stesso, attraverso nomi di fantasia. I cosiddetti pseudonimi. La psicologia ci insegna il come ed il perché di come si comportano nelle loro critiche questi personaggi che non hanno il buon gusto di proporsi per quello che sono. Senza mascheramenti e quindi vantando la pretesa di non essere riconosciuti. Citare quindi personalità deboli, insicure o addirittura attratte da frustrazione o da sentimenti di insoddisfazione fino ad arrivare a esternare l’ira repressa, fa parte come dicevo di quanto la psicologia ci  insegna a proposito di tali persone. In realtà quello che più cova in chi si nasconde è la paura di dichiarare la propria personalità, manifestando un atteggiamento di fuga. Fin qui la psicologia e così mi insegna la mia specializzazione in psicoterapia ipnotica con anni di insegnamento alla scuola europea A.M.I.S.I.  in quel di Milano. Ma poiché ognuno deve avere le proprie opinioni, è anche giusto valutare le cose con un minimo di distacco (infatti si può essere eretici anche con la stessa scienza), fino ad esprimere idee non sempre condivisibili dallo scientificamente corretto. Infatti confesso che nei confronti di chi getta il sasso in piccionaia e poi si nasconde, io non riesco a provare vera inimicizia. Solo compassione. Esaminiamo i loro comportamenti per capire. E mi riferisco alle loro fantasie critiche. Come sono e cosa vogliono dire? Sono immerse nella contraddizione. Criticano la superficialità di uno scritto con motivazioni ancora più superficiali. Avversano lo stile troppo culturale e poi si infilano in discorsi cosiddetti alti che invece rivelano essere a terra, rivelando l’inadeguatezza del loro argomentare. Ed ancora. Eccepiscono su questioni di principio e poi enunciano principi di senso contrario, ma  in forma generica e con poca attrattività  logica.  Infine,  contrastano una posizione ideologica con il suo opposto e questo sarebbe legittimo, ma non si coglie fino in fondo la motivazione che debba privilegiare una posizione rispetto ad un’altra.  Così facendo non resta loro che l’insoddisfazione, infatti  poi che fanno? Chiedono spiegazioni e fanno domande con la determinazioni di chi vorrebbe vedere ampliarsi le onde del sasso lanciato nello stagno e con queste travolgere il destinatario delle loro critiche . E se poi le spiegazioni e risposte non arrivano, apriti cielo. Insistono esacerbati nella richiesta e   se questa non si materializza, si incattiviscono, dimostrando tutta la frustrazione  di non essere  stati presi sul serio. A questo punto non sapendo fare altro, accusano di codardia chi in effetti li considera per quello che sono. Degli anonimi in tutti i sensi che diventano pieni di bile, gialla o nera non importa, per essere stati sottovalutati. A questo punto ditemi voi se il loro comportamento non suscita in me tenerezza.  Così dicendo, so che preferirebbero che io dichiarassi loro, metaforicamente parlando, l’ostracismo. Si sentirebbero in questo modo più importanti, come starebbero a dimostrare i loro pseudonimi, che rimandano a persone non proprio comuni. Ma cosa volete che vi dica, se  non mi riesce ad essere così determinato nell’ostilità. In fondo nei loro confronti , preferisco avere uno spirito di tolleranza. E la contraddizione in cui si dibattono ne è la prova provata. Dunque che i sassi continuino ad essere gettati, sperando che prima o poi le onde dello stagno diventino un piccolo mare in cui  ognuno possa stare a galla, senza necessariamente pensare di far annegare qualcun altro. Questo non sarebbe legittimo a meno che la mano non venga nascosta. In questo caso tutto cambia. L’assunzione di responsabilità in forma diretta e personale, legittima ogni presa di posizione e ogni reazione critica. Lo  spazio alla commiserazione scompare e subentra il rispetto anche se su posizioni distanti. L’unico motivo di incomprensione  che deve rimanere, è lo stile educato cui deve uniformarsi ogni polemica, in modo da astenersi dalle offese personali. Ma anche queste sono legate al famoso sasso, quando non si sa da dove proviene. In chiusura quindi dichiaro la mia simpatia per il sasso quando si vede la mano che lo lancia. In altre parole registro la mia considerazione per la mente che sta  dietro sasso e mano. La quale se anche può sbagliare ( esiste però anche un limite allo sbaglio) con l’assumersi la responsabilità, scaccia ogni senso di commiserazione e spinge verso la stima o la disistima. Entrambe espressioni  di una  razionalità non offuscata dai complessi psicologici di cui  prima parlavo e di un minimo di  onestà intellettuale che giustifica ogni posizione contraria.  Diversamente tutto troppo comodo e perfino vile.    

Lanciare il sasso e nascondere la mano

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