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Libertà va cercando…a proposito della Liberazione

Eccoci come ogni anno alla ricorrenza della festa della Liberazione. Quindi dovrei parlare di questa ricorrenza, come lotta delle forze libere contro la dittatura fascista diventata poi nazi fascista. Preferisco invece uscire dalla retorica (sì esiste anche la retorica della Liberazione) e parlare di libertà. In effetti Liberazione significa uscire da uno stato di non libertà e riconoscere il valore dell’uomo. Infatti ogni uomo nasce libero, anche se non sempre può esercitare questo sua condizione. Discutendo di cosa significa libertà, non tutti sono d’accordo. Chi la lega all’assenza di ogni coercizione e chi invece la considera come la possibilità di decidere fra bene e male. Nel primo caso la libertà tradisce se stessa diventando anarchia, nel secondo si lega ad una concezione morale che a sua volta, come diceva Kant, dipende da una razionalità addirittura universale che è dentro di noi e che ci dice quello che bisogna fare. Continuando con il filosofo di Konigsberg, la libertà è un principio che deve guidare l’azione dell’individuo non in base ad una costrizione esterna, ma ad una decisione di obbedirgli sulla base di una convinzione morale che rende la libertà un principio universale. Altro elemento, cui fare cenno a proposito di libertà, è la verità. E qui si apre un nuovo problema, se le due cose siano legate ed interdipendenti, oppure se devono essere considerate separatamente. Al punto di pensare che queste due condizioni siano fra loro in contrasto. Per entrare nel merito faccio questa considerazione.   Chi è convinto di essere nel vero, pensa di essere libero nella misura di seguire la sua verità. Ma esiste una verità assoluta? Se esiste o esistesse ognuno potrebbe seguire questa verità nei comportamenti. In questo modo si giustificherebbe perfino il fanatismo, legato alla mancanza di dubbi. Nel caso invece che non esistesse una verità assoluta, si arriva a giustificare l’arbitrio di ognuno, in quanto prevale la verità del singolo. Una verità assoluta per chi crede è quella di Cristo. Io sono la verità e la vita, infatti è questo suo insegnamento che indica all’uomo la strada da seguire senza però obbligarlo. Lasciandogli la libertà di scegliere, che come è noto. viene chiamato libero arbitrio.  Così per chi crede non ci sono dubbi, e la vera libertà è quella che segue e persegue il bene.  Ma accanto a quella religiosa, esiste anche una libertà laica, ma non necessariamente legata alla verità. E con questa mi riferisco alla Liberazione. Che questo movimento sia stato un movimento di libertà nei confronti del nazifascismo non ci sono dubbi. Dubbi invece possono nascere invece sul concetto invece di verità. Intendiamoci nessuno, ed io stesso, non voglio sminuire la lotta partigiana. Dico solo che questa lotta è stata polarizzata soprattutto da una ideologia, oggettivamente di parte, che veniva presentata sotto le insegne della verità. Per evitare fraintendimenti mi riferisco alla ideologia comunista. Talmente convinta delle sue ragioni che è diventata anche convincente per molti. Ad essa dobbiamo riconoscere il merito di abbattere quel regime che per vent’anni aveva tolto alla gente libertà e verità. Ma a questo stessa ideologia, dobbiamo anche muovere delle critiche di natura storica. Prima di tutto la domanda. A cosa aspiravano i combattenti rossi? Sostituire un regime con un altro, detto di di libertà, quello comunista, che in effetti di libertà non possedeva nemmeno l’ombra? L’ideologia si diceva. Ebbene a quella dobbiamo la nascita del mito. Che costituisce un mezzo ed un fine. Il mezzo, quello di combattere per la caduta di un regime dispotico, il fine quello di non curarsi della realtà, onde sostituirla dall’illusione di realizzare un sistema perfetto. E Dio ce ne scampi della perfezione in terra, la quale associata al moralismo e all’umanitarismo (sii mio fratello o se no ti uccido) ha sempre realizzato i peggiori guai della storia. Trasferendo quindi la realtà nel mito, anche la Liberazione si è rivestita di un abito mitologico. A cominciare dalla valutazione storica che ha attribuito alle formazioni partigiane rosse il maggiore contributo alla lotta per la liberazione.   Dimenticando le altre formazioni partigiane e soprattutto l’impegno delle forze alleate, soprattutto americane, cui si deve la vera liberazione del nostro paese. Per continuare con l’equivoco di non rinnegare mai completamente l’ideologia comunista, anche quando le condizioni storiche l’hanno fatta cadere, il risultato è il seguente. Che anche oggi la Liberazione, espressione come diceva Del Noce, di una ideologia sconfitta poi dalla storia, nonostante il suo travestimento democratico, è rimasta tuttora in piedi, con i suoi riti e le sue canzoni.  Dei riti si ricordano le molte retoriche rievocative. Delle canzoni, fra tutte, Bella ciao, mai cantata nelle ultime fase della guerra, ma ora diventata un mantra per tutti coloro che del mito non possono farne a meno. Ritorniamo allora al concetto di libertà e ancoriamola alla verità. La prima è stata realizzata con la Repubblica nata nel ‘ 48 attraverso la sconfitta dell’ideologia comunista e socialista i cui esponenti erano Togliatti e Nenni. La seconda, vale a dire la verità, attraverso la costituzione del sistema democratico. Che per i suoi limiti oggettivi ed anche le sue contraddizioni, sarà pure una verità parziale, ma sempre preferibile, anche per le ragioni prima citate, ad   una verità totale e   assoluta, anticamera del fanatismo e in chiave politica del sistema dispotico.  Non ci rimane in chiusura che citare il titolo che ci rimanda al verso di Dante nel primo canto del Purgatorio. Cosa dice e ci dice?  Che non esiste per l’uomo condizione mentale e fisica superiore alla libertà, sgombrata da ogni costrizione che non sia la convinzione morale. La continuazione del titolo continua infatti (a proposito sempre della libertà): va cercando chè si cara come sa chi per lei vita rifiuta. Il verso nel suo insieme ci ricorda allora, come nella celebrazione della Liberazione, sono proprio coloro che hanno perso la vita, ad insegnarci, pieni di gratitudine, come dobbiamo comportarci  in futuro  per non commettere  più gli errori del passato. Ma attenzione, senza impelagarsi nella retorica delle ideologie di parte.           

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Commenti (4)

  • la libertà mi sembra essere un qualcosa a cui viene attribuito un valore eccessivo, quasi mitico, che spesso viene “sbandierato” per far correre le masse in determinate direzioni. Credo però che in realtà la libertà interessi davvero a poca gente, perché la stragrande maggioranza delle persone non saprebbe che farsene della vera libertà, e anzi non sarebbe neppure in grado di esercitarla, perché la libertà costringe le persone a prendere delle decisioni, e ciò costringe le persone a dover pensare, ma per troppi questo risulta essere una esercizio veramente difficile. Quindi moltissimi preferiscono godersi le loro belle “catene”, le quali consentono loro di vivere serenamente, in pace, e senza alcuna necessità di dover fare delle scelte, le quali, come ben si sa, sono sempre rischiose

  • Un esame più obiettivo e sereno della Resistenza sta finalmente mettendo in luce le "verità". Verità molto relative perché per cinquant'anni il racconto è stato prevalentemente influenzato da una "parte" della Resistenza, che se ne è"impossessata" ed ha diffuso la "sua" storia. Ora ricostituire certi aspetti è praticamente impossibile. Il post Resistenza è caratterizzato da una notevole intolleranza verso chi deviava anche leggermente dalla visione ufficiale espressa da coloro che se ne erano appropriati. Articoli equilibrati come questo un tempo avrebbero suscitato reazioni e fastidi. Insomma, la dico tutta: lo spirito eroico e di libertà della Resistenza è stato piuttosto messo all'angolo dai "Guardiani della Liberazione", molto suscettibili e compatti. La situazione sta migliorando ma bisogna ricordare ancora che libertà vuol dire anche rispetto. Rispetto della verità e delle opinioni altrui.

  • Trovavo esclusivamente folcloristica la celebrazione del 25 Aprile. Vecchi nostalgici della gioventù, nuovi manipolatori di cervelli deboli e poco informati. Commemorare un evento ormai morto e sepolto dalle sabbie del tempo... Allora, perché non celebrare anche la caduta di Napoleone ? Oppure le Idi di Marzo ? E poi, chi non ha le fette del salame ideologico sugli occhi, vede bene che nella moderna società non esistono le condizioni per poter instaurare un regime autoritario, cioè fascista. O almeno così credevo prima di questa epidemia. Quando tutto è iniziato, ho assistito ad una abile manipolazione della opinione pubblica, una manipolazione di tipo terroristico per terrorizzare (appunto) la popolazione, e farle accettare ben due mesi di arresti domiciliari e la conseguente rovina economica del paese. Due mesi di sospensione della libertà individuale, per ragioni di salute pubblica, durante i quali occorreva che nessuno si chiedesse se la cosa era giusta o se si potevano adottare altre misure non liberticide. Quasi tutti i mezzi di informazione, quasi tutti i giornalisti della TV e della carta stampata si sono prestati a questa operazione terroristica. Chiunque si azzardasse ad eccepire sugli arresti domiciliari ed invitava a considerare i dati con mente fredda, veniva additato come persona insensibile di fronte all'eccidio, se non come un untore manzoniano. Quindi si, mi sono convinto. Anche nella società di oggi, è possibile che un regime autoritario si instauri, basta che abbia la complicità dei mezzi di informazione, per manipolare il consenso popolare.

  • Come sempre in Italia, la verità storica è falsata da ideologie e affini. Ho sentito racconti di colleghi di lavoro, in Aeronautica e FS, già soldati in Russia e altrove, sfuggiti agli "alleati" tedeschi, alcuni tornati a piedi dal Don in Italia, hanno aderito alla Resistenza perché avevano "giurato fedeltà al Re" all'arruolamento. La storia scritta nel dopoguerra ha ignorato questo particolare, forse condizionata dalla cultura filoamericana in cui siamo vissuti e viviamo tuttora. Il 25 aprile ha un significato solo studiando bene le vicende del '43 ossia come il Re ha gestito la vicenda dichiarando guerra alla Germania con i tedeschi che occupavano il sacro suolo della Patria.

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