Anticaglie

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Mamma e Papà parole vietate per legge

Stiamo avviandoci verso una nuova era quella della transumanità, termine col quale si vuol significare oltre l’umanità. Per alcuni che hanno una fiducia totale, anzi una vera e propria fede nella scienza, è un bene. Infatti, per loro, visto che tutto cambia ( in meglio) il futuro ci aprirà nuove porte, sia in fatto di salute che di miglioramento delle condizioni di vita. La vita appunto è il problema. Su questa insistono pervicacemente i cosiddetti tradizionalisti, che non ci stanno a vedersi scippata l’umanità, intesa nell’ampio significato di ciò che da sempre, riteniamo essere l’uomo. Un futuro antiumano ( che per i più tiepidi fra i futuristi, può prendere anche nome di umanità potenziata) dominato dalla scienza che viaggia su binari che sono per definizione indifferenti ad ogni condizionamento anche di tipo etico, anticipa oggi quello che sarà il domani. Quando umanità ed antiumanità si confronteranno in una lotta a perdere, il cui vincitore sembra la macchina-uomo. Pessimismo il mio? Può darsi, ma in mancanza di meglio preferisco esorcizzare il futuro, evocandolo senza far finta di niente. Con queste premesse entriamo allora in un aspetto linguistico, che non è per niente solo linguistico. E parlo di due parole che da sempre hanno rappresentato i destini dell’uomo e sulle quali sono state scritte opere immortali nelle arti, in particolare nella letteratura , dove per limitarci a quella specificamente italiana, il riferimento a Dante è pressoché obbligatorio. Giungendo fino ai nostri giorni, queste parole- dicevo- hanno riempito le nostre teste di quella cultura che potrebbe essere sostituita da un chip messo sottopelle, contenente una infinità di informazioni che renderebbero vani gli studi e la fatica di apprendere. L’uomo cyborg, così chiamato, vanterebbe una sua autonomia totale, senza dipendere da nessuno. Solo da quell’impianto che gli darebbe il senso della onnipotenza. Ma ritorniamo come dicevo al lessico e all’uso delle due parole che sono mamma e papà, oggi in crisi di astinenza. Responsabile di questo stato di cose la società, che ha sostituito il volere della maggioranza con la dittatura della minoranza. Abbattere le parole con i loro simboli in virtù di una piccola ( per ora) schiera di diversi, diventa il pretesto per sconvolgere il passato, che come tale deve essere sostituito dal nuovo credo tecnologico. Cosicché per tutelare il diverso, si condanna una lunga tradizione di usi, costumi e credenze. Ce lo ricorda oggi il garante della privacy che alla proposta di ripristinare sui documenti di identità la parola mamma e papà, ha sentenziato con un no bello e pieno la sua contrarietà. La motivazione? Tutelare il mondo lgbt e rispettare tutti coloro che ricorrendo alla tecnologia con la possibilità di formarsi una famiglia allargata ( e confusa) hanno creato un nuovo modello di questo fondamentale primo nucleo sociale, le cui variabili sono quanto meno strane. Tipo due padri o due madri oppure tutti e quattro messi insieme. Che dire? In attesa della transumanità si rimane perplessi. Insomma molti di noi non sono ancora pronti a dover sostituire quelle parole con le quali siamo nati e cresciuti, con il burocratese del genitore 1 e 2. Sorge poi spontanea l’obiezione: perché utilizzare solo i primi due numeri e non il 3 o il 4 in base alle considerazioni prima fatte? Poi ancora, perché imporre questa numerazione che già anticipa il cyborg prima accennato e non utilizzare ancora la vecchia dizione di mamma e papà, precisando sui connotati anagrafici, magari papà 2 , mamma 2 e mettendo semplicemente una riga sull’altro genitore assente? La ragione è la paura che suscita il riuso delle due parole con le quali è iniziata la vita di tutti gli esseri umani, in quanto ci rimanda ad un passato pieno di significati e di umanità che sarebbe di ostacolo al modernismo non umanitario cui tendiamo. Ecco allora spiegato l’alibi o se volete la tendenza della moda attuale. Discriminazione? Offesa per i diversi? Oppure la convinzione che questi ultimi saranno la maggioranza di un domani prossimo, mentre noi, inguaribilmente affetti da eterofilia, diverremo minoranza? Un tempo la cultura cristiana che ha largamente contribuito a formare la nostra società, ci ha insegnato ad avere misericordia dei deboli, degli afflitti, degli umili, degli emarginati, dei malati. Anche loro dei diversi ,è vero, ma non per libera scelta, solo a causa delle disgrazie della vita. Anzi la loro stessa diversità, apriva più facilmente, religiosamente parlando, le porte ad una seconda vita, rispetto agli apparenti più fortunati che magari navigavano nella ricchezza egoistica. Ce lo ricorda la parabola del povero Lazzaro e del ricco Epulone. Oggi della seconda vita non ne parla più nessuno , perfino fra gli stessi addetti ai lavori ( i preti) che spesso e volentieri seminano dubbi nelle loro prediche senza nerbo, senza forza coinvolgente, senza l’impegno trascinante onde evocare quel sudore, lacrime e sangue che abbondano invece, sulla croce. Prevale,, come detto, la dittatura di chi contesta , famiglia e società a prescindere, considerata ammorbata da etica, ingiusti pregiudizi e vecchie usanze. Seguendo questa linea dell’uomo tecnologico che muove verso una libertà sganciata da ogni riferimento anche simbolico, molti di questi stessi simboli che sono strettamente uniti al linguaggio, dovrebbero subire analogo cambiamento, al pari di mamma e papà. Per coerenza infatti, dovrebbero essere sostituiti, quei simboli grafici, che appaiono in pubblico e che siamo abituati a considerare immutabili. Nulla di vero e per dimostralo facciamo qualche esempio. La figura dell’uomo stilizzato rappresentato con due gambe che appare sui cartelli stradali ad indicare passaggio oppure divieto di passaggio in un determinato luogo, è corretta secondo il minoritario corretto? Per niente. Essa dovrebbe essere sostituita da una immagine più vaga, anzi da una non immagine, per non offendere i mutilati che per cause diverse, di gambe purtroppo ne hanno solo una. Cosi pure le figure uomo donna nei bagni pubblici, non sono anch’essi discriminanti perché ancorano la società in quei soli due archetipi standardizzati, dimenticando ad es. i transgender? Detto questo mi rendo conto che sono ormai superato anche in senso anagrafico. Ma cosa volete che vi dica se mi ritrovo meglio nel passato che non in un prossimo futuro disumanizzante, che al vecchio significato dispregiativo ma pur sempre umano, si è ormai sostituito un destino caratterizzato da una totale mancanza di umanità. Il che è ancora peggio. Comunque per chiudere , in attesa di nuovi chip biologici ancora più potenti, direttamente integrati con le nostre cellule, l’apologo finale è che ognuno valuti il bene e il male in quel po’ di tempo che ancora ci rimane. Prossimamente questi due valori opposti, cardine delle nostre credenze e della nostra condotta morale, come ci ha insegnato la preghiera più importante per un credente, con un inequivocabile” sed libera nos a malo” al fine di non essere in preda addirittura del maligno, questi valori- dicevo- scompariranno con l’avvento del cyborg e di tutte le sue filiazioni. I suoi comandi , intendo del cyborg , saranno solo calcoli freddi ed impersonali, precisi algoritmi , cui attenersi per ottenere risultati in ordine al solo vivere cosiddetto felice, nella sua unica dimensione, terrena. Non vibrazioni sentimentali, non paure, non pentimenti, non remore morali. Tolti questi gravami si vivrà meglio. Lo dicono i fautori di quella che sarà il trionfo della macchina-uomo. Anzi della sola macchina senza l’uomo, per cui conseguentemente diventerà un pallido ricordo, la vecchia, vecchissima dizione di mamma e papà.  

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Commenti (2)

  • Non credo che il Cyborg potrà cambiare l'essenza degli esseri viventi, è una invenzione che durerà finché sarà utile a chi vuol controllare il mondo, come le altre invenzioni umane.

  • Che siamo alla frutta, ormai la cultura storica è un'oggetto da mandare in soffitta. Anche di un albero, un vegetale, si conosce il padre (che ha da il polline) e madre (che l'ha accolto). Ma questo discorso ci mette alla gogna da parte di "buonisti" e affini. Questo conferma che siamo alla fine di un ciclo storico, di vichiana memoria, cioè la crisi che poterà ad un nuovo ciclo.

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