Anticaglie

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Mascherina e fisiognomica

Mi sono sempre interessato di fisiognomica. Cosa si intende? L’arte di interpretare il senso   più intimo e vero della persona, attraverso l’interpretazione dei segni corporei. Questo il presupposto.  Secondo il quale il nostro aspetto si modella a poco a poco sullo stato di coscienza, tanto che con il passare degli anni diventa l’immagine sempre più corrispondente dei sentimenti, dei desideri, delle ambizioni e tensioni di tutto l’essere. Che tale presupposto corrisponda al plausibile, sembra vederlo nei fatti. Basta osservare le persone e individuare lo stato d’animo in base alla loro espressione.  Quali ad esempio preoccupazione, dolore o gioia. Ed in effetti la pittura, fin dai tempi di Leonardo, si è impossessata della fisiognomica per decifrarne la vera anima del soggetto che veniva ritratto.  Da Leonardo in pratica tutta l’arte figurativa si è impossessata della fisiognomica per indagare le pieghe del carattere, che da Freud in poi si sono chiamate inconscio.  Quindi ogni aspetto corporeo è stato indagato. Naso, bocca, capelli, fronte (la metoposcopia), colorito cutaneo e la stessa dimensione del cranio (cefalografia) si sono avvicendati per stabilire teorie legate alla individuazione del carattere ed in sostanza della personalità. Gli occhi in particolare hanno assunto una importanza particolare. Tanto da essere considerati lo specchio dell’anima, per intendere come la loro natura ed i loro movimenti, rivelino intuitivamente tutte le passioni possibili. Dalla figura umana a quella animale il passo non è stato troppo lungo.  Infatti lo zoomorfismo tendeva a dimostrare una analogia fra l’uomo e l’animale. Per fare un esempio secondo la dottrina scolastica, la Prudenza si identifica con tre teste. Queste. Il lupo che rapisce i ricordi e che rappresenta la memoria, il leone che con la sua violenza indica l’intraprendenza ed infine il cane che accarezzando speranze future diventa il simbolo della previdenza. Giusta o sbagliata, la fisiognomica, nel clima positivistico, sembra abbandonare la sua appartenenza alle scienze poco scientifiche, quali ad esempio l’astrologia, e confluisce nell’antropologia, nella criminologia e nella psicologia che con Freud a sua volta diventa psicoanalisi. Muore dunque la fisiognomica? Un po’ sì ed un po’ no. Un po’ sì, perché diventata scienza, si inaridisce, ammesso che si possano definire scientifiche, le dinamiche che avvengono all’interno dell’animo umano. Sempre variabili e spesso dettate da condizioni legate all’educazione e al mondo dell’infanzia. Ma anche un po’ no, in quanto se in tempi moderni l’arte e la psicoanalisi sembrano essere diventate la stessa cosa, è anche vero il contrario. Nel senso che i meccanismi liberatori della cosiddetta libido freudiana, si sono tradotti in immagini fisiche e dunque reali, a volte quasi realistiche. Basti osservare l’Urlo di Munch che incarna nella figura umana, tutto il dramma di una vita immersa nel dramma della solitudine  e dell’incomprensione. Se quindi la fisiognomica non è ancora morta, il suo lento processo di sciogliersi come neve al sole, è oggi rappresentato dalle mascherine come mezzo per difenderci dal contagio del covid19. Intendiamoci ben vengano le mascherine e con questo non intendiamo associarci ai contestatori, definiti negazionisti. Che non si sa perché, ce l’hanno con le mascherine e con i distanziamenti sociali, non attribuendo al virus la pericolosità del contagio e delle sue conseguenze. Dico solo che allo stato attuale, le mascherine all’aperto non servono, anche se molti terrorizzati dalle più strampalate opinioni dei cosiddetti esperti, diffusori in molti casi di paura invece che di vere argomentazioni scientifiche, preferiscono tutelarsi con coperture al volto anche  in spazi aperti.  E perfino di guanti che in realtà fanno più male che bene. Servendo solo a diffondere il contagio  causa il loro inquinamento legato all’uso ed ai vari contatti con le cose. Ecco allora che paura e mascherine si sono date la mano, indipendentemente da ogni gel protettivo. Converrà convenire che anche nel futuro dovremo convivere con l’ambiente in fatto di inquinamento. Quel che importa è non perdere la testa e  preoccuparci di assumere  misure utili nei momenti utili.  In sostanza, tralasciando paure e provvedimenti troppo restrittivi di ogni libertà, specie nei momenti  e nei casi in cui l’esagerazione può generare addirittura  danni. Diminuendo il nostro potere immunitario, che come si sa, si sviluppa nell’agire, pur  con le preoccupazioni dovute, nel contesto sociale.   E non  illudersi di mettersi, metaforicamente parlando, sotto la  famosa campana di vetro. Succede allora che all’aria aperta, senza la tutela delle mascherine, si aprono i visi e gli sguardi. Per cui non è azzardato dire che dopo il famoso lock down, ci sentiamo proiettati alla riscoperta di una nuova umanità. Infatti, con le debite distanze, è ritornato il saluto  per il fatto che  ci si riconosce. L’occhio del nostro interlocutore si manifesta vivo e lo sguardo vaga, non più verso il basso, ma in direzione di viso. Ci si incontra prima di tutto con lo sguardo, che  anche quando non era coperto da mascherina,  sembrava  fisso, prigioniero di una mancata  visione prospettica. Preoccupato non  a guardare, ma a vedere senza riconoscere, perchè preso da infinite angosce.  Ora non più.  Gli occhi si inseriscono nell’armonia del viso, mentre il naso emerge da un lungo periodo di prigiona, mostrando tutti i suoi segni fisiognomici.  In cui, per riferirci alla fisiognomica  tradizionale, quello rostrato indicherà il carattere dell’uccello, l’inclinato quello dell’onesto , il diritto il ciarliero e quello aguzzo il collerico. Mentre quello aduncus et aquilinus, conserverà le caratteristiche del più nobile fra tutti. Anche la bocca, carnosa o sottile rivela il carattere.  Aperta  e sensuale nel primo caso o chiusa con espressione di avarizia  nel secondo.    Forse che sì, forse che no,si potrebbe dire  a proposito della fisiognomica. Ma che c’entra. Dare spazio alla fantasia dei riconoscimenti, attraverso i segni, anche se sembra un gioco  o appunto per questo, induce a ripescare nei ricordi e a non indulgere troppo nei sotterfugi delle paure e degli egocentrismi. Finisco allora, citando un ultimo valore consolante, costituito dalla scoperta della mediocritas, nei lineamenti del viso. Una caratteristica questa, riportata dalle antiche iconografie classiche, le quali attraverso l’equilibrio e la giusta proporzione dei vari elementi del viso, ci regalavano l’immagine  dell’uomo dalle migliori qualità.  Immagini che tradotte in chiave estetica vogliono significare senso del bello e come riflesso  in chi indirizza lo sguardo, il senso della gratificazione.  Ecco dunque che da morte certa alla   trasformazione in  agonica sopravvissuta, la fisiognomica, ha trovato il suo ultimo, estremo, risveglio, attraverso l’abbandono  della mascherina negli spazi aperti. Non importa a questo punto dire se trattasi di un evento positivo o negativo. In fondo quello che serve all’uomo, se trattasi di evento etico, non può essere dannoso e non sempre può essere spiegato dalla scienza. L’arte infatti sfugge al dominio della scienza e anche la Medicina, se ancora osa chiamarsi arte, non è da meno.                 

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