Anticaglie

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Mondo cane

Cristoforo Colombo

Per dimostrare l’assurdità di certe situazioni della società attuale, ho ritenuto di citare il film documentario di Gualtiero Jacopetti, che appunto in quel lavoro dimostrava tutte le assurdità che venivano compiute nel mondo, legate a tradizioni, ideologie o fanatismi degli uomini. Quali maltrattamenti e uccisioni di animali, inquinamenti vari di terre e di mari, fanatismi religiosi ed ogni manifestazione  di violenza della natura e della specie animale, comprendente l’uomo e considerate espressione, per le ragioni esposte, di verità e di buona condotta. Ebbene anche oggi siamo nella stessa barca che rischia di affondare grazie ad un elemento che trascende ogni altra considerazione di natura morale e che prende il nome di nichilismo. In base al quale nessuna verità esiste, se non quella di mettere in discussione questa stessa verità e contrapporne una parziale. Polverizzata sulla base delle idee individuali che in realtà portano alla luce tutti gli aspetti egoistici di una persona. Un nichilismo quindi che si disperde nel relativismo e che mette in dubbio ogni principio o convinzione che fino a qualche tempo addietro veniva accettato dalla tradizione, in fatto di usi e costumi. In questo modo il passato non esiste o per meglio dire, se esiste non   deve essere  considerato tale. Ne è un esempio l’abbattimento delle statue, negli Usa, di personaggi che hanno fatto la storia non solo americana ma europea. E poiché la denigrazione ha coinvolto anche il nostro Colombo, anche l’Italia entra nel novero degli stati un tempo canaglia. Per il semplice fatto di non aver rispettato il diritto delle minoranze, non sufficientemente emancipate e consapevoli dei loro diritti, al fine di occupare terre e combattere guerre per la sola giustificazione della supremazia economica e culturale. Così facendo è proprio la cultura ad essere messa all’indice. Una coltre nebulosa avvolge la storia e personaggi,, prima illustri diventano fantasmi da dimenticare. Il relativismo lo impone e trova come suo alleato la supremazia economica e militare che in nome della potenza può permettersi di cancellare tutto ciò che ostacola il nuovo corso della storia, contrassegnato dall’unico valore esistente: l’economia.  Cui si aggiunge il nuovo verbo non più diventato carne, secondo la religione, ma  solo tecnocrazia scientifica. I vari imperialismi lo dimostrano. Da Attila, a Mao, fino a giungere alla guerra del golfo, per ridurre la storia a questi semplici episodi, la distruzione di ogni tradizione in fatto di opere d’arte e di luoghi sacri si è compiuta, Per questo la dimenticanza del passato  diventa ,nel nostro modo di intendere gli eventi, cosa buona e giusta. La scuola lo insegna. Omero ,  Dante e Shakespeare   per citarne solo alcuni, sopravvivono come emarginati, in quanto la fatica di ricordarli non fa più parte dei programmi scolastici. Si preferisce tralasciare la vecchia e superata cultura classica in favore della scienza che del passato non sa che farsene. Questa evoluzione che antepone l’ignoranza alla cultura, comporta cambiamenti importanti a livello sociale. Anche il linguaggio ne è coinvolto.  Un esempio fra i più significativi, sta a  dimostrare l’esistenza del binomio fra ignoranza e l’asservimento al nuovo modello nella sua espressione di mettere in discussione ogni forma e significato religioso. Lo scopriamo nella parola amen( senza uomo)  che nell’originale significato ebraico significa così sia. Un significato questo troppo pragmatico e perfino fuori dal tempo che non deve reggere alla cultura aculturale del relativismo. In cui tutti sono uguali, uomini e donne più i vari movimenti Lgbt. Dunque va abbinato al termine awomen( senza donna), come sostiene il deputato democratico Usa, Emanuel Cleaver,  in attesa di trovarne un altro termine per coloro che non appartengono agli ormai superati due sessi. Che col relativismo tutto cambi, lo riscontriamo anche nella religione,  attraverso il suo primo Pastore  e Vescovo di Roma, Papa Francesco, che non ama definirsi Vicario di Cristo. Altrimenti non si giustificherebbe  la sua  poco papale frase: chi sono io per giudicare. Cosa dice allora il Papa attraverso una sua recente intervista sul settimanale Vanity Fair? Che  richiamandosi alla sua enciclica: Tutti Fratelli, non devono esistere differenze fra gli uomini. Dunque che la famiglia umana non deve comportare delle minoranze, poichè tutti hanno gli stessi diritti,  indipendentemente dalle differenze di genere o diversità economiche. Le quali devono essere  accettate, rispettate ed  amate. Basta allora con la vecchia ossessione   della cultura liberal bianca. E basta anche con la vecchia società eterosessuale ed anche patriarcale. C’e’ infatti posto per tutti in una società come la nostra, in cui possono convivere tutte le diversità. Anzi lo stesso Gesù, quasi mai  per la verità menzionato, non solo stima ed ama ogni essere umano, ma si rivela più propriamente negli emarginati, nei migranti, nei rifugiati. In sostanza, trattasi, per Francesco, di un inno alla immigrazione di massa , associata ad una condanna di ogni  discriminazione sociale e sessuale. Lo stesso Dio, citato  un sola volta, permette questo, attraverso la sua misericordia infinita. Parole quelle del Papa che evocano una società di fratelli che si vogliono bene indipendentemente dal loro modo di essere e di esistere. Una specie di società perfetta già ipotizzata da filosofi come Rousseau e Voltaire, che però  non si nascondono dietro la misericordia come panacea per  giustificare ogni cambiamento. Compreso la possibilità della  trasformazione di genere fin dalla prima età, attraverso la convinzione che il sesso rappresenta una vocazione individuale indipendentemente dagli organi anatomici. Dunque ripetendomi, quella auspicata dal Papa, rappresenta una società perfetta, utopica e irrealizzabile. Anche perchè  non comprende come una vera libertà sia legata ad una visione che nella maturazione individuale crei col tempo, attraverso anche lotte e incomprensioni, una società basata sui  valori di  giustizia e verità. Assistiamo dunque al  trionfo del relativismo  perfino nella religione dove secondo la Genesi, Dio  avrebbe creato l’uomo e la donna. Non altri . Il dubbio allora di cosa significhi la fede di fronte alla visione di  una società perfette ed utopica ci assale. Come pure ci sorprende la figura di un Dio vago e genericamente indefinito che non si sa cosa debba fare. Abbiamo allora il coraggio di ammetterlo. La fede con il trionfo del relativismo, secondo Bergoglio,  scompare.  Rischiando di diventare solo  l’espressione di una illusione dell’uomo, che oggi sta per essere sconfitta dalla scienza. Insomma non giriamoci intorno. E che il Papa lo dica chiaramente con la sua  idea di società perfetta , democratica e rispettosa dei diritti di ognuno, tutta  protesa  a celebrare i meravigliosi vantaggi dell’ immigrazione di massa  e le cause di ogni rivendicazione individuale. Non bariamo al gioco. Se la nuova luce del mondo la porterà il vaccino, Gesù al massimo è stato il primo socialista della storia con la sua visione profetica.    Concludo  allora  come siamo partiti. Vale a dire con   il relativismo che  assurto a verità diventa la negazione di se stesso trasformandosi da relativo in assoluto. In conclusione mi viene da dire come la società perfetta rappresenti la follia della  stessa idea di  società,  quando l’uguaglianza non sia legata al senso della libertà, giustizia e verità. Unica consolazione è che fra le tante follie storiche, nonostante tutto, l’umanità continuerà a sopravvivere. E come dice un vecchio detto, morta una ideologia (o un Papa) ne subentrerà un’ altra o un altro.     

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Commenti (2)

  • L'assurdo è che per permettere a delle minoranze di esprimersi, si è finiti che queste minoranze hanno limitato alla maggioranza di esprimersi e vivere come hanno fatto per generazioni. Purtroppo si è commesso un errore fondamentale, ovvero illudersi che mondi, idee, culture, identità così contrapposte potessero coesistere "pacifіcamente". In realtà, la storia lo insegna abbondantemente, inevitabilmente una delle due realtà tenderà sempre a prevalere sull'altra, sottomettendola. Soprattutto se una delle due parti convive con un auto-imposto compassionevole senso di sottomissione e auto-flagellazione. Ed è quello che sta accadendo. La cultura progressista, mondialista, gender, migrazionista, turbo-liberista che, con tutti i suoi assurdi e deliri, abbraccia a piene mani le avare logiche della finanza mondiale e delle mere logiche dell'economia, della globalizzazione e della standardizzazione, ormai ci impone come ci possiamo esprimere, con chi possiamo accompagnarci, quali personaggi vanno celebrati e quali debbono essere destinati all'oblio (sia del presente che del passato), oppure imporre illogiche discriminazione all'inverso, secondo deliranti mantra di parità di genere, di "razza" o religione. E via discorrendo. E la chiesa, o meglio una parte di essa (minoritaria, ma radicatasi in questi decenni nei ruoli e nei centri nevralgici di controllo e decisionali) ha abbracciato il neo-paganesimo relativistico naturalistico ed il migrazionismo esasperato, che sposa a piene mani il neo-liberismo di cui sopra, senza ormai eccezione alcuna. Anche sovvertendo dogmi secolari. Il tutto nel totale immobilismo e silenzio della maggioranza silenziosa, che probabilmente non condivide ma si illude che, restando nel suo silenzio e disinteressandosene, a lui il problema non riguarderà. E allora vengono in mente le parole di qualcuno che, in passato, scrisse: ... «Prima di tutto vennero a prendere gli zingari, e fui contento, perché rubacchiavano. Poi vennero a prendere gli ebrei, e stetti zitto, perché mi stavano antipatici. Poi vennero a prendere gli omosessuali, e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi. Poi vennero a prendere i comunisti, e io non dissi niente, perché non ero comunista. Un giorno vennero a prendere me, e non c’era rimasto nessuno a protestare» (Brecht)

  • Siamo nel periodo storico di "decadenza", il terzo nella filosofia di GB Vico, in cui termina un ciclo gettando le basi per il 1° periodo del nuovo ciclo, che forse è già iniziato, ma lo potranno sapere i posteri.

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