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Opinioni

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A cura di Carlo Giarelli

Pensieri da strada sul prossimo presidente della Repubblica

Difficile se non impossibile prevedere quale sarà il prossimo Presidente della Repubblica. Per questo a noi che non siamo addetti ai lavori, ci sia consentito di esprimere qualche opinione che da uomini della strada, ascoltiamo appunto strada facendo. Fra amici e anche fra persone che si vedono raramente, ma con le quali con i saluti, si scambiano anche opinioni riguardo alla nostra situazione politica, sempre in affanno fra la gente. Anzi, per dirla tutta, sempre animata da molto disinteresse o addirittura disprezzo. In questa situazione, pareri e chiacchiere riguardano anche il problema del prossimo Presidente della Repubblica. Quale sarà? Per la verità che questo sia, come dicevo, un problema, non è vero per niente. Rappresenta solo una curiosità. Una occasione per dire qualcosa, su una questione politica che, come sempre capita, divide più che unire. Infatti sulla scelta di quello che sarà il nuovo Presidente, se ne sentono di tutti i colori. Registriamone alcuni a cominciare da chi non vuole prendere decisioni. Sono coloro che pur non essendo interessati alla politica, si adattano a quella che c’è. Ed a proposito del Presidente, pur non amandolo, temono che sostituendolo si cada in una situazione peggiore. Ecco allora che vorrebbero per pigrizia o menefreghismo, fosse rieletto l’attuale inquilino del Quirinale, anche dopo sette anni di presidenza. Infatti, non vogliono dare credito alle dichiarazioni già esternatedal presidente, Sergio Mattarella di non essere più disponibile ad una ricandidatura. A sua giustificazione, adduce che sette anni sono già lunghi (quasi il doppio della durata del presidente USA) ed inoltre che una certa stanchezza subentra in ogni persona che deve far fronte agli obblighi istituzionali. I quali nel caso di un Presidente, devono svolgersi con tutte le regole anche formali e non solo di sostanza, per non incorrere in comportamenti sconvenienti, sotto forma di abusi o semplici cortigianerie. Quale allora dare al profilo del Presidente in vista di abbandono? Che sia stato un simpatico non è detto. Come pure l’opposto. Esattamente, di lui non si può dire male, ma nemmeno un gran bene. Non è stato un notaio nel senso di astenersi da ogni decisione propria, per non influenzare le dinamiche di governo, ma nemmeno si può dire sia stato a favore di un interventismo presidenziale sulle questioni di maggiore importanza. Anche se di lui ricordiamoquando ci aveva sorpreso nel momento in cui ha negato la nomina a Ministro dell’Economia, ormai già affidato al prof. Paolo Savona. Il motivo? Perché considerato poco europeista. Ma a parte questo, lo abbiamo sempre visto e valutato attraverso un comportamento riservato, poco vitale nelle manifestazioni pubbliche e per nulla dotato di empatia contagiante. Dunque, se dopo il suo lungo periodo di presidenza, lascia l’incarico, non costituisce nulla di allarmante e nemmeno nulla di particolarmente spiacevole. Insomma, sintetizzando, questo il suo pedigree. Nessun difetto, ma anche nessun particolare pregio. Intanto la corsa alla sua sostituzione è cominciata. Ci si è messo per primo Silvio Berlusconi. Non per una sua dichiarazione di disponibilità, ma per quella dei vari esponenti del centro destra che ambiscono stavolta, dopo tanti Presidenti legati alla sinistra, che al Quirinale vada un esponente dell’area conservatrice. Per loro Berlusconi sarebbe la figura ideale. Grande imprenditore e innovatore in politica con la fondazione di Forza Italia, ha conosciuto come Presidente del consiglio quasi tutti gli uomini politici di qualsiasi estrazione culturale, sia in Italia che all’estero. Con i quali ha saputo intrattenere rapporti amichevoli e di stima. Esuberante e coinvolgente nei rapporti politici, mai disgiunti da una umanità contagiosa, ha avuto il difetto di esagerare anche nelle sue unanimemente riconosciute qualità di uomo e di politico. Col risultato però che al posto di unire, ha diviso in due il panorama dei giudizi. Da una parte i sostenitori dichiarati, dall’altra gli oppositori altrettanto dichiaratamente critici, causa il troppo clamore mediatico, suscitato da chi le mezze misure non le ama e non le ha mai avute, nella vita pubblica come in quella privata. Due condizioni queste talmente intrecciate, da non poterle mai suddividere in modo netto. Altra personalità di spicco, ultimamente si è dichiarato come candidato, anche se in modo non troppo esplicito, Mario Draghi. Nulla da eccepire, sulla sua figura. Come ex governatore della banca centrale europea, stimato per le sue qualità a livello mondiale, una volta chiamato alla Presidenza del consiglio italiano, in un periodo controverso causa il covid e le divisioni politiche, abituali nel nostro paese, è riuscito a mettere insieme un governo di unità nazionale. Dove, strano a dirsi, nessuno o quasi si è messo di buzzo cattivo, al fine di ostacolare la sua conduzione politica. Fra le sue qualità di uomo e di grande esperto di economia, come dicevo riconosciute in tutto il mondo, ha ora aggiunto l’ambizione di non accontentarsi di essere solo il capo del governo, ma di aspirare a diventare Presidente della Repubblica. Nessuna meraviglia. Ad un candidato di assoluto prestigio, gli riconosciamo questa legittima aspirazione. Solo che la politica ha le sue strategie che non sempre vanno d’accordo con le scelte individuali. La sua elezione infatti potrebbe suscitare una rottura dell’equilibrio di governo dove, come si sa, forze antagoniste ora stanno insieme per il prestigio di cui gode lo stesso Draghi. L’esito possibile, se non probabile, qualora fosse eletto, potrebbero allora essere le elezioni anticipate.Viste come il fumo negli occhi soprattutto dai 5 Stelle, che perderebbero sia molti deputati, causa la caduta del consenso, sia la pensione per non aver completato la legislatura.Ma andiamo avanti con le nostre chiacchiere. Tralasciando i candidati meno probabili, tipo Romano Prodi, già impallinato dai franchi tiratori nell’ultima elezione presidenziale, come pure esponenti come il ministro della giustizia Marta Cartabia, oppure Giuliano Amato, Paolo Gentiloni e Dario Franceschini, merita di essere preso in considerazione invece Pier Ferdinando Casini. Un politico questo di lungo corso (fu eletto nel lontano 1983) che di politica ne ha masticato in ogni senso e direzione. Da sempre esponente di un centro con un’anima Dc, ora non si è fatto scrupolo di essere eletto nelle fila dei DS. Cose che capitano fra i politici, in cui le incoerenze spesso pagano. Attualmente dopo essere stato presidente della Camera dei deputati, svolge le funzioni di senatore. Ebbene fra i possibili candidati, sembra quello che ha imparato meglio la lezione del bravo politico. Ed anche per questo gli è stato affibbiato l’epiteto o il soprannome di Pier Furby. Questa in sostanza la sua visione di strategia politica. Mai esporsi nelle cose importanti, ma stare vigili ed attendere sapendo che ogni esposizione mediatica prima o poi danneggia chi si espone. Dunque il suo motto: quello di mantenersi rigorosamente in silenzio, in modo che siano gli altri a parlare, sperando, così facendo, che qualcuno si bruci in corso d’opera. Solo a quel punto, a cose ormai avanzate e chiarite, qualora una promozione potesse arrivare, ecco ridestarsi in politica l’arte di mostrare in apparenza di non averla nemmeno pensata. A quel punto, quali le risposte? Una serie di menzogne che con l’abilità del dire, si nobilitano ad espressioni diplomatiche. Queste. Che non pensavo, che non sono all’altezza, che sono messo in difficoltà nel prendere la decisione e cose del genere. Poi obtorto collo, la determinazione finale una volta espresso l’assenso: ma si badi bene accetto, solo per il bene del paese e non per ambizione personale. Ecco allora che un politico di tal fatta, potrebbe essere il candidato giusto per giungere a destinazione, attraverso un strada tracciata con la destrezza di non farla notare, Quindi senza le bandierine o i cartelli stradali con le indicazioni di riconoscimento. Sintesi finale che Casini esprime al meglio. Che la politica diventi l’arte di farsi ammirare, senza dare l’impressione di farlo vedere e credere. Essere volpe per diventare leone, a cose fatte, rappresenta non per nulla l’insegnamento di Macchiavelli. Ed è per questo che noi della strada stentiamo a capire. Altra mentalità la nostra. Infatti essere liberi e non succubi delle opportunità cortigiane e delle finzioni mercenarie che la vita ti offre, è un’arte che non è patrimonio di tutti. E per chi la rifiuta, non c’è altro da dire e da fare. Perché al palazzo si contrappone la strada.

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