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Giovedì, 26 Maggio 2022
Anticaglie

Opinioni

Anticaglie

A cura di Carlo Giarelli

Per le vie di Piacenza

Di tanto in tanto si ha il tempo di passeggiare per il centro storico. Si ammirano i palazzi storici e si osservano le strade. Meglio ancora si guarda dove si mettono i piedi per via dei cani che lasciano ovunque i loro depositi organici, non sempre raccolti dai loro proprietari. Immagini ed odori si mescolano in un’intrigata miscela di ingredienti che producono sensazioni contrastanti. Senso del bello e degrado si sovrappongono e non si sa in quale misura, tanto contrastanti e imprevedibili sono cause ed effetti. Volontà di credere e realtà da non credere, determinano stati d’animo troppo diversi, per poter trovare un punto d’incontro. Così è la nostra città. Nessun angolo, spigolo o stipite di casa o portone è immune da un umidiccio, ormai concresciuto nei muri che rivela vecchie e sempre rinnovabili abitudini, ormai giornaliere. E parlo dei numerosi cani che prima annusano e poi lasciano traccia di sé con sfoghi diuretici a rimarcare il loro diritto a impossessarsi del territorio. Per non parlare di altre escrezioni, più solide, che ingombrano marciapiedi e strade in ordine sparso. Intendiamoci nessuna polemica con gli amici dell’uomo a quattro zampe. Loro fanno solo quello che la natura detta. Qualcosa invece va ricordato a proposito dei loro accompagnatori. Per carità non facciamo di tutta l’erba (al posto di m…) un fascio. Alcuni di questi, muniti di guanti e sacchetto di plastica, raccolgono i ricordini dei quadrupedi domestici, specie durante il giorno, quando al dovere civico, si associa la preoccupazione di essere notati e quindi criticati dalla gente. Ma all’imbrunire, quando la luce in certi tratti lascia il posto alle ombre e quando il passeggio è meno presente, una sorte di liberazione dall’obbligo si insinua nella mente di quei pochi o tanti che prima, come si diceva, si apprestavano all’esercizio di utilizzare il guanto che da mezzo di raccolta, diventa mezzo di sfida al senso civico. Tralasciamo comunque gli animali che hanno sempre ragione e osserviamo quanto ci sta attorno. Carte e cartacce, frammenti di giornali e riviste oltre ai soliti onnipresenti dépliant pubblicitari, si distribuiscono nelle strade in ordine sparso. Nulla di programmato e prestabilito, solo il trionfo del fai da te. Ognuno ingombra ed ognuno getta per terra con la naturalezza di non fare male a nessuno. E con la pretesa di essere libero, facendo finta di non pensare che la libertà è altra cosa. Che presuppone il rispetto degli altri e il senso della giustizia. Ma che importa. Libertà ed anarchia si fondono e si confondono. Vietato vietare, era uno slogan ai tempi del 68, ma strano a dirsi è sopravvissuto alla rivoluzione culturale insediandosi purtroppo nelle coscienze. Quelle che credono fortemente negli obblighi degli altri, ma non dei propri. Guai a questo punto a fare la morale perché si rischia di passare dalla parte del torto. Ed io quella parte non voglio proprio assumerla per mera antipatia. Parlo allora solo del lassismo che imperversa in città. Mi limito ad osservare e descrivere, lasciando libera la mia virtuale macchina fotografica a scattare immagini, apparentemente senza alcun indirizzo programmato. E se non di moralismo, me ne rendo conto, trattasi di pura finzione. Immagini in piena libertà, si diceva, come quelle che riguardano i cestini-raccoglitori posti lungo le vie. Fatti di ferro dal colore grigio-topo presentano nella loro parte alta un’apertura a portata di mano, per accogliere i rifiuti che ognuno ha in fatto di carte e ingombri vari. Uno di questi, attira l’attenzione del mio obiettivo. Si trova all’angolo fra via Scalabrini e via S. Vincenzo. Da diversi giorni lo osservo in quanto desta meraviglia l’essere così piccolo a fronte di un contenuto cartaceo sovrabbondante, che preferisce l’aria libera alla costrizione della reclusione nel suo interno. In sostanza il suo contenuto si affaccia(va) all’esterno fino a far cadere alcune sue parti per terra, come fosse una semina volubile secondo il vento. Ebbene dopo circa un paio di mesi lo spettacolo- simbolo dell’incuria cittadina, deve rinunciare alla sua esuberanza. Una volta svuotato e poi ripulito, ora sembra quasi altro da sé, non essendo io più abituato al suo nuovo look. Quanto durerà? Staremo a vedere. Intanto si passeggia. Si dirà che un solo esempio non fa la regola. Vero, ma a volte citandone uno, se ne denunciano cento. Tuttavia alla macchina fotografica, non interessa la polemica. Questa la lascio agli altri, quelli che non guardano e pensano, oppure che pensano senza guardare. E sempre osservando, passiamo ad un altro tema: la sicurezza. La gente va numerosa per le strade del centro storico. La sensazione è che tutto proceda secondo il passo dei cittadini. Veloce più di quanto ci si possa aspettare da chi, amando la propria città, potrebbe permettersi le giuste pause per ammirare oltre che vedere. Nulla di tutto questo. Si corre con l’unico intento di evitare il buio. Infatti con le prime ombre, la città si immiserisce di passanti, finché dopo cena il deserto dei viventi, si impadronisce di vie e piazze. Si avverte un clima nuovo. Etnie diverse, prima mescolate ai nativi, prendono il netto sopravvento in fatto di numeri. Verrebbe da dire che con lo scuro, gli scuri di pelle si trovano meglio. Ma questa è solo una infelice battuta. Sta di fatto che un clima di incertezza, si trasforma col lento scivolare della sera nella notte, in paura e poi si diffonde nelle strade. Forse sto esagerando e me lo auguro, ma diversamente non saprei interpretare il fenomeno della desertificazione di quelle strade, prima pulsanti di gente. Per i pochi sopravvissuti alla noia della televisione e che preferiscono uscire di casa, ci si augurerebbe di vedere transitare di tanto in tanto qualche macchina dei vigili o della polizia o dei carabinieri. Nulla di tutto questo. Le Istituzioni languiscono e la città specie in alcuni quartieri, presenta ben in vista, ipotetici cartelli di divieto alla frequentazione. Troppo alto il rischio specie per le donne sole, che per motivi vari non possono essere accompagnate. Esagero? Certamente sì, per coloro che accusano chi scrive queste cose, di essere contro ogni integrazione ed ogni spirito di pacifica convivenza. Ma che confondono il rigore della legge considerata sempre di destra con il fai da te solidale e ipocrita da, sempre valore di sinistra. Essi fanno parte del popolo fine, acculturato, ateo, ma con riserva, almeno fintantoché la Chiesa, sembra dare loro ragione, abbracciando le cause della terra, dimenticando quelle del cielo. Ora totalmente passato di moda. Sono i cosiddetti progressisti più a parole che nei fatti, i quali dall’alto della loro superiorità morale che loro stessi si sono attribuiti, considerano tutti gli altri dei poveretti senza arte né parte. Senza cultura, senza studi, che ai libri da leggere, preferiscono guardare l’elettrodomestico di casa, onde passare il tempo senza pensare, contenti della loro piccola dimensione domestica, incapaci di interpretare il mondo che cambia. Con l’aggravante che si guardano indietro con la nostalgia dei tempi che furono e con la mente ossessionata da due cose orribili: ordine e sicurezza. Auspicando con altre parole, cambiando solo una vocale, pulizia e polizia. Ebbene questo articolo è rivolto allora a queste persone, ormai considerate una zavorra da parte della società delle cosiddette persone colte. Quella dei progressisti a parole e che alle parole attribuiscono più valore che ai comportamenti. E poiché venendo ai fatti, nelle ultime elezioni la maggioranza silenziosa di questi retrivi, ha premiato il centro destra, questo articolo si rivolge allora all’attuale classe politica della città che fino ad ora non ha dato molti segnali di discontinuità rispetto al passato, Suvvia datevi da fare, se siete veramente dei reazionari, come vi dipingono, fate la vostra azione non contro il re(re-azione) ma contro il degrado in cui versa oggi la nostra città. Ordine, sicurezza, rispetto del codice della strada, vedi ad es. le biciclette che spuntano ovunque e dovunque, rappresentano i punti cardine di coloro che vi hanno votato. Non traditeli e se vi chiameranno conservatori e in aggiunta ignoranti siatene fieri. Visto a che punto ci hanno portato i soloni della cosiddetta buona cultura. Quella della falsità. Detta anche, secondo un termine abusato, ma sempre attuale, del politicamente corretto.   

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