Mercoledì, 16 Giugno 2021
Anticaglie

Opinioni

Anticaglie

A cura di Carlo Giarelli

Perché il comunismo è duro a morire

Sembrerebbe morto il comunismo, ma è solo una morte apparente. Infatti esiste ancora un partito comunista non solo in Italia, ma in tanti altri paesi e addirittura una nazione come la Cina che si definisce comunista. E’ comunque vero rispetto al passato che non c’è più il comunismo, quello vero, di marca staliniana. Ma pur sotto mentite spoglie e con altrettanti stravolgimenti rispetto al carattere originario, esiste ancora un comunismo che anche se in difficoltà non muore nelle coscienze. E non solo da parte dei vecchi sostenitori che un tempo affollavano i festival dell’Unità e che erano disposti a fare qualunque cosa pur di rivendicare la loro fede politica, ma anche nei giovani che del comunismo storico sanno poco o se sanno qualcosa sono disposti a rinverdire la vecchia ideologia. Il perché del mantenimento in vita di una ideologia sconfitta dalla storia è presto detto. Perché non si tratta tanto di ideologia. O meglio perché l’ideologia, se mai ancora esiste, è solo una parte del credo comunista. Oltre a questa il comunismo ha molte altre componenti. Esso è infatti un insieme di concezioni del pensiero con risvolti psicologici e quindi emozionali in cui si trovano un insieme di valori che hanno la capacità di mistificare l’apparenza al fine di non apparire mai semplici e banali, nonostante la loro  tragica e  sempre criminale realizzazione in tutte le forme  di regime che purtroppo si sono storicamente avvicendate. Ribadisco allora che l’ideologia è solo una sua componente neppure prioritaria. In sostanza prevale nel comunismo una componente utopica che appunto in quanto irrealizzabile stimola la mente a credere possibile quello che possibile non è. A questo punto la deviazione utopica verso una concezione teologica e teogonica, diventa un processo conseguenziale. E con questa il senso di una nuova religione che si sostituisce a quella cristiana, pone il comunismo a manifestare un atto di fede verso l’umanità. Ci ricorda molto bene questa condizione il filosofo tedesco Feuerbach, che può essere considerato l’iniziatore della dottrina comunista. Nel suo saggio: L’essenza del cristianesimo egli contesta la filosofia di Hegel, un altro filosofo comunista, dichiarandola con un certo disprezzo, una teologia filosofica che guarda al passato, ma che non ha futuro per mancanza di validi presupposti. Alla scienza della logica di Hegel preferisce contrapporre la sua teologia riducendo la religione a pura antropologia. Con questa scopriamo un’altra componente di questa nefasta dottrina, che spinge a credere come l’unica verità sia solo l’uomo e non la ragione astratta. Dunque è l’uomo che volendo ma non potendo essere e divenire onnisciente ed immortale, deve inventarsi un Dio che rappresenti la soddisfazione di un desiderio. In questo modo una nuova religione sostituisce quella cristiana. L’uomo allora non è  l’immagine creata a somiglianza di Dio, ma è quest’ultimo che diventa immagine dell’uomo. Il capovolgimento dei valori si è attuato. Tutto deve essere fatto per l’uomo, come poi dirà più compiutamente un certo Karl Marx ampliando la teoria dall’uomo per estenderla a tutta l’umanità. La quale deve ristabilire una equità fra la forza lavoro della maggioranza del popolo sfruttato rispetto alla minoranza che possedendo i mezzi di produzione, trae vantaggio da questo sfruttamento. Con Marx un altro valore si aggiunge a quello da lui auspicato come comunismo. La trasformazione della teologia e della conseguente filosofia in sociologia.  L’impatto sulla gente è pienamente coinvolgente. E pensare ad una società più giusta attraverso l’abolizione delle disuguaglianze alletta al punto  le coscienza, da rendere possibile un paradiso in terra. Con queste premesse si capisce bene come questa vocazione comunitaria non sia isolata. Perché già aveva indotto un giovane domenicano, poi condannato e imprigionato per eresia e mi riferisco ad un certo Tommaso Campanella ad ipotizzare, siamo nel XVI secolo, nella sua Città del sole un governo dove tutto sia in comune. Beni materiali e perfino beni sessuali in particolare le donne (degli uomini non si fa menzione). Anche se ancora mancava il giusto lessico nel nominarlo, più comunismo di così era difficile immaginare. Dunque come già detto il comunismo attrae le menti, specie quelle che ambiscono ad un nuovo ordine basato su quella utopia rivestita di religione e sociologia che appaga quegli spiriti (liberi?) che vagheggiano una umanità del tutti uguali dove non esistono soprusi e privilegi. Detto così la teoria comunista vanta il suo fascino, ammettiamolo, tanto che molti almeno all’inizio della propria formazione intellettuale, hanno subito pesanti condizionamenti. Reinventare la parola democrazia è stata allora il punto cardine di tali condizionamenti. La cosiddetta egemonia culturale di marca gramsciana ha fatto il resto arrivando addirittura ad ipotizzare una netta separazione fra i suoi   seguaci e tutti gli altri. Attribuendo ai primi una virtù inventata al bisogno, che poi verrà chiamata dal segretario del Pci Berlinguer superiorità morale.  E tutto questo in riferimento agli oppositori, considerati biechi conservatori, poco propensi agli allettamenti del pensiero progressista e impegnati solo a soddisfare i propri privilegi. L’intellighentia ed il mondo culturale in genere sono la prova di quanto detto. Vale a dire di questo stato di fatto. Destra e sinistra sul piano pratico, ancora più che su quello politico, hanno creato un solco difficilmente valicabile. Da una parte i buoni e dall’altra gli incolti detti anche antidemocratici e per giunta nemici da combattere. Ecco allora il punto. Nonostante lo stravolgimento dei fatti storici che come spesso accade per chi crede nell’utopia, trasforma la fantasia creativa in un evento criminale causa l’impossibilità di poterla realizzare.  Cosicchè nonostante le stragi compiute dai regimi comunisti che vantano il triste primato delle deportazioni e dello sterminio di intere popolazioni all’insegna del loro sbandierato e falso concetto di democrazia, onde riconoscere che ancora oggi il comunismo non è morto, una qualche ragione, come cerco di dimostrare, deve pur esserci. Per questo dopo averlo tanto criticato, una qualche ragione, dobbiamo allo stesso Hegel. Secondo il quale non è la realtà a produrre le coscienze, ma sono queste ultime che sottoposte ad infiniti condizionamenti formano la realtà. Al punto che la coscienza si identifica con la realtà stessa. Tali influenze veicolate con subdola intelligenza fra la gente, rappresentano allora le cause di un pensiero morto nei fatti e nella ragione, ma non nella fantasia. Per fare tutto questo processo di falsificazione, bisognava abolire la realtà storica nefasta e subdola, costruendo dei fantasmi. In sostanza dimenticando il passato criminale inventando la paura di un nemico che nonostante sia stato già condannato dalla storia, lui sì, era nei fatti già scomparso o ridotto ai minimi termini da parte di un piccolo gruppo di fanatici. Dunque bisognava farlo ritornare in vita. Lo imponeva e lo impone lo spirito democratico di tutti coloro che al posto di vergognarsi delle loro attuali e superate idee, sono disposti ad usare l’arte del trasformismo. Contrapponendo al loro pensiero di menti cosiddette colte, ancora irretite nella mai dimenticata utopia e che hanno ormai occupato i vari gangli del potere, il nero volto antidemocratico di un nuovo pericolo pubblico rappresentato dal fascismo.  Tramite questo espediente i sinceri democratici possono continuare ad essere tali. Non importa se poi la loro concezione democratica sia a senso unico.  E se, come succede, diventa intollerante verso gli avversari, considerati non democratici e quindi non in diritto o di esistere, o comunque ancora in grado di manifestare le loro idee, che sono da condannare a priori. Ritornando al titolo ecco allora perché il comunismo non muore, anche se   rivela un certo pudore a definirsi tale, preferendo adottare un lessico annacquato quale definirsi socialisti o addirittura liberal alla moda americana. E forse, per le ragioni dette, non morirà mai. Troppo abile nel travestirsi e troppo capace di modificare le coscienze. La sua forma di fede infatti oggi, invece di essere condannata, addirittura esorbita verso quell’altra che non chiamiamo  cristianesimo. Ma noi siamo i soliti retrivi, ignoranti e biechi conservatori. Liberali e non liberal che fra poco verremo chiamati fascisti. Così è anche se non vi  pare.  

Si parla di

Perché il comunismo è duro a morire

IlPiacenza è in caricamento