Anticaglie

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Populismi e antipopulismi

E’ di moda oggi parlare di populismo. Cosa voglia dire nessuno lo sa. O meglio tutti lo sanno, ma le idee sono confuse soprattutto per quanto riguarda la valutazione se trattasi di cosa buona o no. Etimologicamente una parola che ha in sé la radice popolo, dovrebbe coniugarsi con un’altra, oggi fin troppo abusata, che è democrazia. Quindi dal significato positivo. Ma in pratica non è così. Il finale ismo infatti cambia nell’opinione pubblica il senso della parola populismo. Come se questo suffisso fosse una degenerazione del significato di popolo. Una sorta di malattia della democrazia, che se vuol dire governo di popolo, non ne vuol sapere di populismo e di tutte le sue interpretazioni. Diamine in fondo è bello parlare di popolo senza però esagerare, sembrano ammonirci le interpretazioni oggi più ricorrenti. In fondo al popolo spesso considerato bue, si contrappone una classe di intellettuali, di liberal, di sinistrorsi che a parole dicono, ma nei fatti smentiscono. Insomma il popolo è solo un concetto che suscita ammirazione fintantoché non pretende di considerarsi importante e addirittura decisivo come forma di governo. A quel punto, subentrano i distinguo ben mascherati di finta democrazia ed i più accesi denigratori sono proprio quelli che a proposito di popolo e di democrazia si riempiono la bocca e gli orecchi. Un popolo che diventa troppo importante rappresenta allora un pericolo. I casi della storia, secondo i detrattori, abbondano e si va da Masaniello a Cola di Rienzo per non dimenticare un certo Angelo Brunetti più noto col nomignolo di Ciceruacchio. Ecco allora che il popolo e il conseguente populismo devono battere in ritirata a favore del ripristino delle competenze, delle gerarchie, delle menti colte ed intelligenti che mai hanno tollerato il popolino ignorante , il quale merita di essere messo nel dimenticatoio. Se tutto questo si svolge sottotraccia per non allarmare troppo la protesta, che in alcuni casi diventa il popolo dei forconi, c’è qualcuno che oggi preferisce giocare a carte scoperte e approfittando dell’abietta parola populismo, sostiene a spada tratta che oggi la democrazia deve essere abolita. Che il popolo ha fatto il suo tempo nel governo appunto dei popoli, quello democratico, e che bisogna andare oltre. Cercare finalmente una strada nuova che sia in grado di premiare la verità, quella vera e non quella falsamente democratica. Scienziati ed intellettuali insieme debbono concorrere a definire la nuova verità. Quella che non si discute e che deve preservarci dai rischi del popolo, che agisce secondo una visione di pancia che col cervello spesso non ha nulla da spartire. Il vate di questa nuova fede, che a proposito di verità diventa una sorta di religione, è Piero Angela il noto divulgatore scientifico dei programmi Tv. La sua tesi è certa e senza dubbi. Basta con le fastidiose posizioni della cultura popolare- egli sostiene- e finiamola con le alzate di mano per prendere delle decisioni che mai corrispondono, se non per sbaglio, alla verità. Questa non ammette criteri di maggioranza, né valutazioni personali che sono sempre arbitrarie. Il confronto non deve esistere e le voci dissonanti devono essere messe a tacere in favore della verità scientifica. Per convincersene un esempio per tutti è il seguente: la velocità della luce è un fatto scientifico e non ha bisogno di conferma democratica che tautologicamente possiamo definire popolare per meglio farci intendere. Scomparsi i dubbi, nulla è giustificato. La ricerca basta e avanza e la verità trasforma l’uomo in superuomo che è la stessa cosa che paragonarlo a dio che appunto per questo si scrive con la minuscola. Indubbiamente la dittatura della scienza affascina quella minoranza di intellettuali quasi tutti progressisti, che fino a ieri non osavano intervenire contro la democrazia. Al massimo si crogiolavano in polemiche contro il fascismo, il razzismo ed il populismo, ma senza avere il coraggio di affondare il colpo. Ci ha pensato allora, come dicevo, il vecchio Angela a demolire il concetto democratico con il suo grido accusatorio nei confronti del popolo: taci che sei ignorante e lascia parlare noi che sappiamo. Ma sarà vero che la scienza è la verità? Mah e qui i dubbi sono molti. Comunque a domanda, la risposta che se non certa è piena di interrogativi. A dimostrazione che la scienza non è quel regno incontrastato di certezze assolute, che rendono vane dissidenze e contestazioni, anche se di provenienza dal popolo che dopo essere stato messo nelle fogne pretende di uscirne. Esaminiamo dal punto scientifico il percorso delle scoperte scientifiche che indubbiamente hanno contribuito a creare il progresso. Esse sono il trionfo degli errori che di volta in volta sono stati emendati dalle nuove acquisizioni, le quali a loro volta subiranno la stessa sorte. Attribuire ad ognuna di queste il senso della verità, come oggi si pretende, avrebbe comportato disagi e disastri assai peggiori forse della stessa ignoranza in cui si dibatte, secondo il giudizio sprezzante degli scienziati, il popolino. Non c’è bisogno di evocare la famosa frase di Pascal sulla verità che è forse più un patrimonio del cuore che della ragione, in quanto esistono cose misteriose che quasi si divertono a rimanere nascoste. E solo tardivamente si svelano per essere interpretate dalla mente, ma dopo averla umiliata con errori spesso marchiani, presentati ai tempi come verità. Insomma e per concludere preferisco gli errori del popolo che non la tracotanza della scienza quando questa pretende di essere nel vero e schiacciare così ogni interlocutore dissidente. Perché nel primo caso il buon senso aiuta, nel secondo non essendoci il senso del dubbio, si pratica l’errore senza possibilità di correzione. Quindi si sbaglia pensando di essere nel giusto. E’ questa “la contraddizion che nol consente” di dantesca memoria che alberga nella mente degli scienziati o dei loro epigoni come Piero Angela, che non solo non hanno dubbi, ma nemmeno vogliono averne. La dittatura della scienza allora può essere addirittura peggiore del populismo considerato bieco ed ignorante perché basato su una massa bovina senza cultura e intelligenza. Infatti cosi si esprimeva l’analista Massimo Fagioli: chi è sano di mente non può che essere di sinistra. Bene preferisco non essere sano e di continuare a dibattermi nel dubbio. Citazione per citazione, ricordo anche quella che sostiene che il dubbio ci salverà. 

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Commenti (2)

  • Accozzaglia di banalità. Cosa ci azzecchi la scienza col populismo lo sanno solo Giarelli e il suo dio creato da beduini mediorentali

  • Complimenti! Ebbene si, mi piacciono immensamente gli scritti di Giarelli. Mi ritrovo sempre d' accordo con lui. In ultima analisi sono perfettamente d' accordo quando contesta la presunta superiorità di certi "scienziati". Se io penso all'universo, al "pulviscolo" rappresentato dalla nostra così detta intelligenza, e ci penso spesso, concludo anch'io come Giarelli. Ben, mi considero una misera populista , ne sono convinta e ne vado fiera.

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