Anticaglie

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Referendum sì, referendum no sul taglio dei parlamentari

Fino a ieri sul referendum confermativo che riguarda il taglio dei parlamentari. pensavo di aver le idee chiare. Un disgusto verso la nostra classe politica in fatto di competenza  nella elaborazione delle leggi e ancora peggio una avversione per ciò che riguarda la tenuta morale di alcuni parlamentari, mi portavano dritto dritto verso la loro bocciatura. Intesa, se non come un desiderio di manifestare una volontà antipolitica verso tutto e tutti, quantomeno verso una decisione di ridurre il numero dei parlamentari. Il significato era palese. Punire chi per diverse ragioni ha creato un baratro fra le schermaglie, spesso inutili e a volte pure dannose della classe politica e le esigenze del paese. Un atteggiamento, il mio, tutto improntato ad una componente istintiva che come sempre capita, quando si dà spazio all’emozione, rischiava di fare di tutta l’erba un fascio. Col rischio, coloristicamente parlando, di far diventare le cose, tutte in bianco o in nero e non vedere così le tante sfumature che in politica sono rappresentate dalle motivazioni e dagli ideali di chi non fa parte necessariamente del gruppo degli incapaci. Ma pensa in modo autonomo e si permette di credere nelle proprie idee, indipendentemente dai privilegi di casta che pur esistono e dai vantaggi personali che nel bene e nel male fanno parte dell’animo umano. Ripeto che all’inizio ero convinto di votare per un sì. Mi sembrava infatti che la riduzione del numero dei deputati da 630 a 400 e dei senatori da 315 a 200, fosse la soluzione per colpire il palazzo, diminuendo il numero delle poltrone ed il fondo schiena di eletti con poche idee e per giunta spesso sbagliate. Poi ho riflettuto (a volte mi capita) ed ho pensato al significato della democrazia che deve esistere in se stessa anche se con uomini non all’altezza. E mi sono convinto, a proposito di uomini poco meritevoli, che sta a noi elettori premiare i giusti ed i capaci. Mi spiego. Riducendo il numero dei parlamentari di circa un terzo, come proposto, i collegi elettorali si ingrandiscono, passando da 96 mila abitanti per deputato a circa 151 mila. Così facendo, la selezione viene dall’alto col rischio di creare una specie di oligarchia, in cui i politici influenti premiano quelli della periferia. Vale a dire dei sottoposti. Mentre, noi popolo di strada, rischiamo di perdere la possibilità di scegliere fra chi vogliamo eleggere e le esigenze del territorio.  Insomma giriamola come vogliamo, ma chi crede nella democrazia preferisce il molto al poco. E si illude pure di contribuire con le proprie idee a rendersi responsabile della selezione dei candidati. Democrazia dicevo. E questa mi rimanda alla prima democrazia esistente al mondo. Mi riferisco alla Grecia, cui dobbiamo la primogenitura della parola. Ebbene cosa succedeva da quelle parti già nel quinto secolo a. C. al tempo, per intenderci, di Pericle? Che esisteva un Parlamento, detto Ecclesia, dove si riunivano quattro volte al mese tutti i cittadini e nonmi riferisco ai loro deputati che non esistevano, poichè gli ateniesi non eleggevano nessuno a rappresentarli.  Tutti quindi venivano di persona e concertavano le mosse da prendere in merito ai progetti di legge in discussione. Quel che incuriosisce è che il Parlamento o Ecclesia non aveva una casa propria ma si riuniva di volta in volta nei luoghi più disponibili, quali l’agorà o il teatro di Dioniso o di Apollo. Dove ognuno poteva parlare, ma col tempo misurato da una clessidra ad acqua. Insomma bisognava dire quello che ognuno pensava in modo semplice, chiaro e alla svelta. Ed è un peccato che oggi abbiamo dimenticato questa norma. Seguiva poi la votazione ad alzata di mano, salvo casi particolari in cui era richiesto il voto segreto. La questione poi passava per essere approvata presso la bule o Consiglio che era una sorta di Corte Costituzionale. Per farla breve, se questo rappresentava il potere legislativo, quello esecutivo era esercitato da novi arconti. Chi erano? Dei comuni cittadini sorteggiati negli elenchi di chi era nato ad Atene ed ognuno dei quali stava in carica un anno. Per finire, nessuno poteva decidere in proprio come se fosse  un dittatore. Lo stesso Pericle doveva infatti sottomettere ogni sua decisione al parere della Ecclesia.  Da allora sono passati 2500 anni e ciononostante qualcosa dobbiamo ancora imparare. Questo. Che più esiste il contributo della gente e più si genera democrazia. Dunque per ritornare al referendum meglio eccedere nei numeri, purchè espressione della volontà popolare, che ridurli in base a valutazioni di tipo economico.  I quali se anche faranno risparmiare qualche centinaio di milioni, sono sempre un nulla rispetto alla pletora di privilegi e di prebende che una politica diventata casta si è attribuita. Ecco allora il punto. Per evitare queste degenerazioni, il modo ed il mezzo non è quello di limitare il numero dei parlamentari e cosi facendo il potere al popolo. Ma il contrario.  Fare in modo che il popolo abbia consapevolezza dei suoi doveri e dei suoi diritti.  E poiché la classe politica è l’espressione della società, preferisco credere in questa che in una oligarchia di eletti. I quali estromessi dalla selezione popolare, non danno migliori garanzie di essere culturalmente più preparati, solo perché promossi dall’alto. In questo modo il rischio è quello di creare una casta ancora più casta dell’attuale ed in questo modo, la soluzione diventa sempre meno dipendente dal prefisso, demo, che come tutti sanno significa popolo. Ecco allora perché ho cambiato idea. Preferisco che gli eventuali errori siano ripartiti fra più persone legate al territorio e direttamente interessate a conoscere meriti e difetti degli eventuali eletti. Imparare dalle Grecia antica, come ho cercato di dire, non rappresenta infatti un limite, semmai una riscoperta e una rivalutazione di quel sistema di governo che troppo spesso chiamiamo democrazia.  Ecco allora perché il mio no al referendum diventa un imperativo. Ed in base a quanto finora detto, grecamente parlando, chiudo con questa invocazione: che Dioniso ed Apollo ci assistano in quello che sarà l’esito della votazione. 

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Commenti (3)

  • In America per 350milioni di persone 6000 membri di governo. In Italia per 56milioni di persone 30000 persone al governo. Di cosa dobbiamo parlare?

  • purtroppo i tempi di Pericle sono ormai lontanissimi e le attuali argomentazioni di Giarelli non appaiono essere convincenti per il semplice fatto che da almeno trent’anni il 98% dei deputati e dei senatori sono dei semplici yes-men, che per continuare a poter essere candidati, e quindi poi eletti, sono disposti a votare tutto ciò che vuole il loro capo, che è poi proprio quello che deciderà se farli rieleggere o meno. In una situazione come questa tanto vale tagliare un terzo dei parlamentare, che mi sembrano essere solo dei mangiapane a tradimento

  • Concordo su tutto. Secondo me la querelle oggetto del Referendum è una replica del 1861, cioè il plebiscito per "legittimare" il Regno d'Italia a cui partecipò, per diritto, una minima parte del popolo "italiano", credo meno del 10% a livello nazionale. Credo che sia stato il "peccato originale" dell'italica politica, savoiarda, fascista e repubblicana.

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