Anticaglie

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Ritratto di Maurizio Dossena

Maurizio Dossena

Conosciuto a Piacenza per le sue molteplici attività, fra cui spicca quella di insegnante e più in generale di uomo dedito alla cultura, il suo contrassegno principale è la moderazione. In altri termini vista la sua cultura classica, si può scomodare, per lui, il detto latino in medio stat virtus nel senso che nella sua vita non c’è mai nulla di troppo, ma nemmeno nulla di poco conto, in quanto emerge sempre, come costanza di comportamento, la sua piena responsabilità nelle scelte fatte. Detto questo, sembrerebbe , in un clima come il nostro che tende a privilegiare gli eccessi, che l’uomo in questione non abbia nulla di particolarmente stimolante da proporre, al fine di tracciarne un ritratto. Errore. In lui se le cose giuste stanno nel mezzo, queste stesse cose sono la prova che si può fare tanto senza per questo toccare gli alti vertici, destinati poi, dopo l’inziale esaltazione, a cadere o a scomparire, per esaurimento delle idee e degli ideali. Ce lo dice la sua biografia, che è tutto un susseguirsi di impegni sempre onorati con diligenza e ferma volontà e mai affrontata con la presunzione di un protagonismo che senza il sostegno di una personalità maturata nello studio e nel lavoro, avrebbe potuto andare incontro ad un destino caratterizzato da uno sterile e improduttivo velleitarismo. Cominciamo allora con la biografia. Ultimogenito di tre fratelli, una femmina ed un maschio, quest’ultimo, ancora molto conosciuto e stimato da diverse generazioni di studenti, in quanto insegnante per tanti anni di latino e greco al Liceo Gioia, il nostro nasce nel 1949 in Via Croce nella parrocchia di San Giovanni, nella quale a pochi giorni dalla nascita, come succedeva un tempo causa il problema del Limbo, viene battezzato. Il padre è il proprietario di un famoso negozio, da diversi anni non più esistente, di tessuti e confezioni nella via cittadina Venti Settembre. Negozio ai tempi famosissimo per l’alta qualità della merce proposta e che molti ,non più giovani ,ricordano con un’ immagine ancora viva. Quella legata all’insegna dove il nome Dossena, di origine lombarda, colpiva l’attenzione per le dimensioni ed i caratteri fra il corsivo e lo stampato, che invogliava la gente ad entrare con fiducia prima ancora di fare conoscenza con il proprietario. Un uomo serio, onesto e capace, le cui virtù , potrebbero essere non credibili, se riferite alla categoria dei commercianti, normalmente poco considerata dalla gente per possedere questa stessa caratteristica. Ma ritorniamo al nostro. Primi studi, elementari e medie inferiori al collegio San Vincenzo, affrontati con grande profitto e con medaglia d’oro annuale. Quindi Liceo Classico a Piacenza, sempre con ottimi risultati. Poi migrazione a Milano per iscriversi all’Università Cattolica: facoltà di Lettere classiche con permesso, dietro richiesta, di includere l’indirizzo storico. Infatti la laurea conseguita nel 1973, riguarda proprio la Storia medievale con una tesi di carattere agiografico su Gerard d’ Aurillac. Potente feudatario francese che nel X sec dopo Cristo, visse in odore di santità. Da quel momento , ma forse anche prima, per il nostro, si apre una chiara vocazione, perché sia il potere storico che quello civile e religioso andranno, per lui, di pari passo, nella scelta dei suoi interessi culturali e spirituali. Dopo una pausa per il servizio militare in aeronautica, comincia poi la sua avventura di insegnante. Prima oscillando fra Istituto Magistrale di cui diventa vicepreside, ed i due licei piacentini, Classico e Scientifico. Dieci anni passano presto. Finché a soli 34 anni diventa Preside di quest’ultimo Liceo, dove lui classico di formazione, dovendosi misurare con argomenti prevalentemente scientifici, pur impegnandosi, si sente un po’ un Don Chisciotte contro i mulini a vento. Chiude la sua carriera di docente, attorno all’anno 2000, nell’Ufficio Studi e Programmazione del Provveditorato agli Studi della città di Parma. Finché nel 2011 dopo 41 anni di servizio si guadagna la pensione. Fin qui il docente ed ora l’uomo. Di aspetto piacevole con fattezze regolari, non presenta nulla di patologico dal punto di vista fisiognomico su cui appoggiarsi per ricavarne il carattere. Lo dedurremo in altro modo. Prima ancora qualche dettaglio, perché con quei capelli bianchi pettinati con cura che fanno da cornice ad un volto regolare, possiamo ascriverlo fra le razze umane, non tanto a quella nordica come potrebbe evincersi dal suo cognome lombardo, ma a quella mediterranea. Infatti lo si deduce dalla fronte alta e discretamente bombata, dal naso aggettante ma non troppo , dalle guance piene, non incavate di un colorito bianco-roseo, dalle labbra ben disegnate ed infine dal mento non prognato. Gli occhi poi che da sempre rivelano il carattere dell’anima, di colore chiaro ,appaiono mobili, spazianti per la curiosità. Essi vagano qua e là nello spazio con intento di controllare l’ambiente, ma senza appuntarsi su un oggetto particolare, perché l’invadenza non fa parte del carattere del personaggio . Poiché trattasi di uno studioso di lettere classiche, l’aspetto rimanda più alla tipologia latina, ma non a quella greca i cui contrasse gni sono il naso lungo e sporgente che segue direttamente la fronte, senza l’abituale infossatura. In sintesi l’immagine di un senatore romano, aderiscono al personaggio in questione. Il carattere, come prima dicevamo, lo deduciamo dal modo di fare e di vestire. Esaminiamo per primo, il modo di essere e di comportarsi. Aperto al contatto umano, con l’espressione sempre improntata all’ottimismo, non rivela il distacco professorale di chi, metaforicamente parlando, ama mettersi in cattedra, anche quando la cattedra non c’è. I suoi sono toni sempre concilianti, per questo non sembra essere oggetto di critiche astiose. Per alcuni potrebbe sembrare fin troppo ossequioso , ma così non è. Trattasi semplicemente del suo modo di essere, la cui caratteristica, non smetterò di evidenziarla, è la moderazione, il confronto pacato, il rispetto verso le opinioni altrui, l’educazione di natura, e la vocazione religiosa di cui parlerò fra poco. Ed ora il secondo aspetto, il vestire. Sinceramente per la sua cura dell’abito, forse retaggio della scuola paterna, dovunque si presenti, non manifesta mai una caduta di stile. In grisaglia o in gessato sempre di un colore scuro- antracite con al massimo qualche deviazione nel blu scuro, porta la cravatta come elemento d’obbligo. Sempre accuratamente annodata sul colletto della camicia, che sembra quasi inamidato ( parlo del colletto) per l’assenza di una pur minima piega. In sintesi il tutto mi rimanda ad una eleganza un po’ demodé, tipica di un periodo collocabile attorno agli anni 60. Quando nei rotocalchi alla moda si proponevano immagini di uomini eleganti, tutti in completo scuro , con giacca pantaloni e l’immancabile camicia bianca obbligatoriamente incravattata, come fossero perfetti figurini. Mentre le donne sciorinavano giacchette che segnavano i fianchi o camicette vezzose su gonne o attillate o un po’ svolazzanti, ma rigorosamente ricoprenti il ginocchio e cadenti fino a mezza gamba. Ritornando al nostro personaggio, mai l’ho veduto in jeans con gli strappi artefatti della moda d’oggi. Essendo un classico per cultura, non posso a questo punto non scomodare Socrate, che alla vista di Aristippo, filosofo dell’edonismo, il quale presentandosi a lui con la clamide volutamente strappata , si meritò questa sferzante risposta da parte del maestro: nel tuo strappo vedo tutta la tua vanità. Che allora anche il nostro, per quanto nemico di ogni modernità nel vestire o forse proprio per questo, sia un po’ vanitoso? Possibile. Ma anche se lo è, sa ben dissimulare questa presunta debolezza, perché non bisogna mai dimenticare la sia medietas nell’ evitare gli eccessi. Comunque a proposito della vanità, la si può dedurre dalla immancabile pochette da taschino che porta con disinvoltura, sul quale è presente il vezzo di un ricamo in filo dorato che riporta le sue iniziali, e che dimostrano il desiderio mal celato di mettersi in mostra . Piccolezze. Ma veniamo ora alle sue due fonti principali di interesse. La prima, la famiglia legata al matrimonio con Giovanna, l’unica donna della sua vita. Una amica di studi che sposa nel 1976 e che ora si dedica al teatro con una compagnia di giovani il cui nome è tutto un programma per proporre un’arte talmente trasparente, lucente e nello stesso tempo di temprata solidità da cui il nome: La Maschera di Cristallo. Ebbene, la famiglia cui fa parte anche la madre di 98 anni, si è arricchita col tempo, della nascita , nel 1979, della figlia Francesca Pia che a sua volta ha dato al nostro la soddisfazione di due nipotini adoranti. Tuttavia un’altra adorazione viene riservata alla fede cristiana. Tanto che per segnare la sua piena ortodossia, sia alla fede che al Magistero della Chiesa, cito la sua espressione con cui definisce il suo stato di uomo religioso che è tutto un programma. Questo: sono fedele alla religione cattolica apostolica romana. Il che vuol significare, totale aderenza al cattolicesimo senza sbavature, senza incertezze e tanto meno senza dubbi. Sui temi religiosi, oltre che su quelli di carattere storico, l’ho sentito parlare varie volte. La sua voce è chiara e acuta anche se priva di una grande dotazione di armoniche e di risonanze( siamo sempre lì, per chi è contro gli eccessi) che la privano dei toni morbidi e vellutati. Se si fosse dedicato al canto lirico si potrebbe pensare avesse la corda di tenore. Il parlare è fluente e arricchito da annotazioni documentate come da vero storico. Per quanto calmo e compassato a volte accentua le frasi per rimarcare la sua convinzione, guardandosi però di non dare l’impressione di voler imporre la sua tesi. In pratica non calcare la mano, diventa per lui non caricare troppo la voce, al fine di non compromettere la sua vera natura: quella di convincere senza disturbare. Sempre in campo religioso conduce un programma televisivo settimanale nella città di Parma, chiamato: Giovanni Paolo tv. Inoltre è il Presidente della Gebetsliga una lega di preghiera in onore dell’imperatore Carlo d’ Asburgo , successore di Francesco Giuseppe, già beatificato dal Papa Giovanni Paolo nel 2004. Imperatore d’ Austria e d’Ungheria nel 1916 col nome di Carlo I, visse la tragica fine della guerra e della sua giovane vita, dopo essersi ritirato al confino a Funchal di Matera in Portogallo, assieme alla moglie Zita della casa dei Borboni Parma e degli otto figlioli. E lì mori a 34 anni nel 1922, dopo essersi comportato da perfetto cristiano per aver auspicato la pace per l’inutile strage della guerra, in accordo a ciò che aveva già sentenziato, inascoltato, il Papa Benedetto quindicesimo. Ritornando al nostro ritratto, troppe sono le onorificenze in campo civile per citarle tutte. Mi limito allora a ricordare genericamente la sua partecipazione a numerose associazioni nazionali e locali fra cui, va menzionata, la sua nomina a componente della Commissione della Biblioteca Passerini Landi, nella nostra città. In conclusione chi è allora Maurizio Dossena? Un personaggio dai mille interessi e dalle altrettanto mille occasioni per dimostralo, ma senza mai ostentare le sue qualità, come capita alle persone che veramente sanno. Ambizioso? Quanto basta, anche se non ama farlo sapere. Di carattere aperto e gioviale, le sue passioni sono la lettura e lo scrivere documenti di carattere storico insieme a numerose lettere, pubblicate sul giornale locale, in risposta a tesi non condivise. Il che dimostra un temperamento non remissivo , ma dai tratti polemici pur sempre con i dovuti modi . Religiosamente parlando pur non essendo un integralista d’amore acceso, non è toccato, come già detto, dal dubbio e vive coerentemente la sua scelta di fede. Il limite? Quello forse della mancanza di imprevedibilità, dell’ indifferenza verso l’ invenzione estemporanea, del rifiuto a quel pizzico di follia che pur contenuta dalla ragione, a volte vanta il diritto di manifestarsi come evento provocatorio, per uscire dagli schemi e fondarne dei nuovi. Ma tutto questo non si concilia col personaggio, tutto modi e autocontrollo, che nella sua razionalità, penso sia convinto del contrario. Che quelli citati, non sono limiti, semmai caratteristiche positive. In conclusione un moderato in tutto, perfino nel sorriso che spesso si fa strada nel suo carattere ottimistico, ma che si guarda bene dal farlo diventare sguaiatezza. Un uomo dunque senza nemici , se non il disordine che non sopporta. Ma anche in questo caso, se mai gli capitasse di trovarcisi in mezzo, la sua, più che una reazione violenta, sarebbe sempre una sopportazione discreta, moderata, vissuta nell’intimità, giustificativa e se proprio vogliamo usare l’aggettivo giusto, cristiana. 

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