Anticaglie

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Ritratto di Robert Gionelli

Robert Gionelli

Mi ha sempre incuriosito il nome Robert associato a Gionelli che insieme formano un binomio eufonico, bello da sentire e da pronunciare. Perché dunque quel Robert che fa pensare a qualcosa di inedito nel panorama dei nomi piacentini. Un vezzo dunque quell’abbreviazione, oppure una cosa voluta da qualcuno con l’intento di far entrare il nostro in una dimensione diversa da quella abituale, oppure, che ne so, come fosse un attore di film? Sto forse esagerando, ma qualcosa del divo del cinema quel nome associato al cognome , così facili da pronunciare, mi sembravano non casuali, ma volutamente cercati ad arte. Quale fosse poi, questa curiosa stranezza, la appurai incontrando il nostro uomo. Che aveva sì un personale degno del personaggio di un film, alto, magro un po’ alla Cary Grant per intenderci, ma dopo le prime parole, pronunciate senza inflessioni straniere, venne subito chiarita la questione. Che i miei sospetti dunque erano solo il parto della mia fantasia. Legata a quel Robert, privato della vocale finale, che appunto aveva acceso la mia curiosità. Anche causa l’abbinamento con quel Gionelli, così poco comune e molto assonante che dava al binomio nome e cognome, un che di particolare, come di persona da manifesto, illustrante un film o un’opera teatrale con relativo protagonista. Una specie di Robert Taylor nostrano che di sarto ( questo il significato di Taylor) qualcosa in casa aveva : i suoi genitori che di professione facevano appunto il sarto. Fantasie, impressioni, desiderio di spaziare oltre il provinciale confine piacentino e subito smentite quando, dopo il primo incontro, mi riferì il motivo legato alla sua nascita. Non a Piacenza, ma a Toronto, una metropoli del Canadà di cui parleremo in seguito citando la sua biografia. Detto questo. meglio concentrarmi, senza altre divagazioni, sull’aspetto del personaggio, sul quale ho già accennato ad alcune sue caratteristiche fisiche legate all’alta statura e alla magrezza. Continuiamo allora ad evidenziare altre particolarità dell’uomo in questione. Capelli ancora neri e lisci con scriminatura a sinistra, questi lambiscono le tempie, ma quasi senza toccarle causa la lunghezza, non eccessiva. Anzi per usare il termine giusto, meglio parlare di una lunghezza controllata. Infatti se questo termine riguarda i capelli, per estensione può essere usato, per definire tutta la sua figura e da questa dedurne il carattere.

Sempre elegante con giacca e pantaloni pendant dello stesso colore scuro, mai una piega di troppo nell’abito. Come pure, mai una increspatura nel colletto della camicia, normalmente bianca con nodo di cravatta ben confezionato rigorosamente sistemato nel punto giusto con precisione millimetrica, quindi mai di sghimbescio, espressione di un modo, di un atteggiamento in fatto di estetica privo di tentennamenti. Quello di pensare alla sostanza delle cose, di cui parleremo, e nello stesso tempo alla loro forma che tutto sommato, sono la stessa cosa. Nel senso che le due componenti vanno sempre a braccetto per le persone che sanno. Tanto che in lui sono talmente interconnesse, che mi stupirei se anche al mare o in montagna avesse un modo di vestirsi o troppo succinto, quindi volgare o troppo goffo per eccesso di coperture, quindi inelegante . Essendo il suo uno stile raffinato, ma senza quella eccessiva rigidità di tipo classico che lo renderebbe o troppo vecchio o troppo demodé. Il che non avviene, grazie a certe sue aperture verso il moderno e l’anticonvenzionale, ma senza però il cattivo gusto di strafare, avendo cura di inserire nel concetto di eleganza, la sobrietà. Se questo è l’abito che rivela il carattere, per il quale ci viene a proposito il vecchio e abusato detto che l’abito non fa il monaco, cui io non ho mai creduto, lo stesso carattere, dicevo, si rivela ancora meglio nello studio del viso. Questi i particolari da osservare. La fronte ampia quanto basta leggermente bombata e ricoperta in parte a destra dall’ala liscia un po’ crespa dei capelli, non lascia intravvedere nulla di particolare. Si inserisce nel contesto del viso, senza eccedere in grandezza, ma senza nemmeno sottostimarsi in fatto di dimensioni. Dalla fronte agli occhi il passo, anzi il tratto, è breve. Lievemente rientranti, causa il sopracciglio che crea al di sotto e bilateralmente una lieve introflessione, gli occhi di colorito scuro, hanno una pupilla più piccola che grande, mobili e inquieti si appoggiano sui particolari che stanno all’intorno, siano essi personaggi o cose. L’intenzione molto manifesta è quella di cogliere gli aspetti esteriori delle persone, senza però tralasciare le componenti emozionali. Che come si sa sono stoccate all’interno e si manifestano particolarmente con lo sguardo. Dunque occhi vivaci e appuntiti, indagatori, mobili, come detto, ma anche fissi a seconda delle circostanze. Insomma mai riposanti in una loro statica posa, a dimostrazione di come altrettanto svegli e sempre attivi sono i pensieri del nostro. Che ricorrendo ad una metafora possiamo definire, in perenne fase di decollo dopo aver rigorosamente indagato tutto ciò che sta sul terreno, ed individuato la pista giusta per staccarsi dal quotidiano e lasciare spazio ai pensieri leggeri, detti per l’occasione aerei. Quelli che con l’ausilio della fantasia abbisognano di spazio, di luce e di ebbrezze emotive. Passiamo ora al naso che aggetta con fare deciso per occupare senza troppa moderazione la parte centrale del viso. Ben disegnato e abbastanza appuntito, rivela personalità, carattere e determinazione. In una parola, fiuto. Per cosa? Questo è presto a saperlo. Lo scopriremo in seguito. Infine le labbra, tutto sommato piccole, spesso serrate che si aprono solo con moderazione ,quando è il caso, in un sorriso di compiacimento, anch’esso contenuto, in quanto la sguaiatezza non fa parte del nostro personaggio. Infine da notare il collo. Ben proporzionato e senza sbozzolature legati a inestetismi, ha la caratteristica di essere, forse causa la magrezza dell’insieme, più lungo del normale. Questo dà alla figura una certa autorevolezza di tipo nobiliare, che dal punto di vista estetico stimola la curiosità pittorica, perché fa ricordare i dipinti di Modigliani. Dove la parte anatomica che collega il viso al torace dei suoi personaggi, sono, sì, esageratamente lunghi, ma non per questo ineleganti. Anzi.

Ho parlato prima, a proposito del nostro, di una figura slanciata e senza un filo di grasso in esubero. Una immagine che anche visivamente rimanda all’abitudine di chi ha praticato molte attività sportive di cui faremo cenno. Quindi un fisico, il suo, elastico nei movimenti, causa una muscolatura più lunga che sviluppata in larghezza, la quale in atletica corrisponderebbe allo stile del mezzo fondista. Se così è, caratteristica del nostro è quella di dissimulare nei contatti umani, le sue qualità di sportivo, incentivando invece quelle umane. Infatti simpaticamente affabile, lega con tutti gli interlocutori senza far notare, in apparenza, le sue preferenze. Che ci sono eccome. Infatti , nei casi di maggior coinvolgimento emotivo, per intenderci con le persone che stima, il viso diventa meno teso, perfino più docilmente sorridente e le parole diversificano su aspetti più personali. Al di fuori del solito cliché che usa nella stragrande maggioranza degli incontri, tipo come stai? E poco altro. Dicevo che in quei casi particolari pur con un fare discreto, frutto di una educazione rigorosa, altra sua precisa caratteristica, si lascia un po’ andare. Non più allora l’uso di quelle frasi di circostanza, ma parole sentite che si sciolgono in frasi che si allungano con amabilità, cosicché i modi diventano più teneri, le opinioni quasi confidenziali, ed i fatti personali affiorano da quel fondo di umanità che altrimenti rimarrebbe sconosciuto. Sia pur con la preoccupazione di non toccarli troppo insistentemente questi fatti, per non perdere di vista il suo proverbiale autocontrollo, espressione, come già detto, di una educazione severa, quella che i genitori impartivano un tempo. Si potrebbe anche definire, per allargarci un po’ , questo suo modo di procedere nei contatti umani, con il luogo comune della noblesse oblige, se questo detto non fosse già stato usato troppo spesso e a sproposito, col finire di perdere il primitivo significato di l’ammirazione per lo stile. Ed ora dopo queste premesse di carattere fisico o meglio fisiognomico, conviene occupare lo spazio restante con la trattazione della biografia, inizialmente già accennata a proposito di quel Robert che come fantasticavo mi aveva fatto pensare a cose completamente inverosimili. Aggiungo però, a mia parziale discolpa, che se la fantasia non ha limiti, queste stesse fantasticherie entrate nella mia testa in modo arbitrario e per giunta completamente estranee ai fatti, come già accennato, avevano come unica giustificazione quella di creare una illusione in grado di stravolgere il principio di realtà. Causa il fascino del nome, la elegante figura atletica del nostro, che in fatto di stile e di comportamento potevano indurre a pensare ad un mondo diverso dal nostro quotidiano. In sostanza, e l’ho già detto, al mondo della recitazione. Ripeto fantasie, inganni di una mente razionale, la mia, che di tanto in tanto svicola in terreni non suoi. Ritorniamo allora a bomba, come si dice. E cominciamo dalla nascita del nostro che avviene-lo ripeto- a Toronto in Canadà nel 1970, metropoli in cui erano emigrati da pochi anni i genitori, entrambi di professione, come già detto, sarti. Ma L’estero non dura molto. Dopo 2 anni circa, siamo nel 1972, la famiglia rientra in Italia e si stabilisce a Pontedell’Olio, paese posto a mezza val Nure, che aveva dato i natali alla genealogia dei Gionelli, al padre, ai nonni e perfino ai bisnonni paterni. Nonostante questi condizionamenti familiari sul luogo di nascita, tutta la famiglia, nel 1977, si trasferisce nel capoluogo, quindi a Piacenza, dove avviene l’incontro con un’altra genealogia, quella stavolta dei nonni materni. Di questi ultimi, fu proprio il nonno Dante che autodidatta e forse per questo più appassionato di cultura che non i regolari e spesso svogliati frequentatori di scuole, lo iniziò allo studio del dialetto e della storia piacentina. Come? Portando il nipote invece che nei vari campi gioco per bambini, alla visitazione di vie, monumenti e musei. E con quale mezzo? La vecchia e gloriosa bicicletta Bianchi ( quella famosa che usava Coppi per intenderci) a due posti. Quello di sella e l’altro di canna. Seguono gli studi inferiori e superiori all’Itis Marconi con il conseguimento della maturità In Perito Elettronico Industriale.

Strano diploma, mi viene da aggiungere, quello del nostro, che poi si dedicherà al giornalismo. Si vede che anche le vie del giornalismo sono spesso lastricate di pietre dalle più svariate caratteristiche. Andiamo avanti. Iscrizione alla Facoltà di Giurisprudenza all’Università di Parma. Frequenza ed esami soddisfatti con profitto ma a tre esami dalla laurea, causa il matrimonio ed un figlio in arrivo, il nostro uomo si perde nel completamento degli studi, per ritrovarsi invece in quello che sarà d’ora in poi la sua vera vocazion: il giornalismo. Che è invece la vera causa della mancata laurea. Questo il suo primo passaggio nelle fila della carta stampata: addetto alla redazione sportiva di Libertà per circa 1 anno. Poi, nomina sunt omina alla carta stampata preferisce quella dell’etere, meno caratteri scritti e forse più carattere legato all’aspetto, dunque alla visibilità. Infatti diventa giornalista televisivo a Telelibertà, nel periodo che va dal 1997 al 2000. Il suo ruolo? Cronista di sport, di cronaca nera e anchormen. Poi un cambiamento di vita. Fra apparire in tv e la carta stampata preferisce ritornare al vecchio amore. Lo troviamo infatti nel 2002 a coordinare i servizi di cronaca sportiva nel nuovo quotidiano: La Voce Nuova di Piacenza e in seguito a: La Cronaca di Piacenza, dopo poco subentrata alla Voce. Instabile e sempre in cerca di occasioni migliorative, dal 2003 al 2005 apprende i primi rudimenti di grafica, lavorando prima presso una casa editrice locale specializzata in free press. Successivamente, sempre per onorare la sua voglia di incrementare la sua preparazione, frequenta corsi di specializzazione in comunicazione e gestione degli uffici stampa. Finché arriva l’occasione giusta e siamo nel 2003: la collaborazione con la Banca di Piacenza attraverso l’ interessamento, che in realtà è il frutto di una precisa scelta, da parte del Presidente della stessa banca, l’avvocato Corrado Sforza Fogliani. Al quale affiderà, con tutta la riconoscenza possibile e l’affetto poi maturato in tanti anni( oltre 13) di rapporti di lavoro, questa definizione: una persona facile da ammirare, ma anche facile da deludere. E poi anche questa seconda: una straordinaria persona anche se a volte indecifrabile. Forse e questo è il mio commento, straordinaria proprio grazie alla sua indecifrabilità, che lo esenta dall’essere una persona comune . Tiremm innanz come disse un tempo Amatore Sciesa, anche se in questo caso non c’è nessuno che ci obbliga a perdere la nostra libertà, nella nostra condizione, limitata al solo scrivere. Dunque si diceva Banca di Piacenza, dove il ruolo del nostro in parte lo conosciamo ed in parte no. Quel che conosciamo riguarda la presentazione di incontri culturali con ospiti, e la illustrazione dei loro libri. Inoltre l’organizzazione di eventi e progetti culturali e la pubblicazione di articoli di varia natura sul periodico della banca chiamato appunto: Banca Flash. Quelli invece che non conosciamo, riguardano la frequentazione di corsi di educazione al risparmio, riservati agli studenti delle scuole medie inferiori e superiori. In entrambi i casi la serietà della preparazione risulta sempre una garanzia di affidabilità ed altrettanto la presentazione dei vari autori ( e dei loro libri). Proposti con discorsi lineari, fluenti, senza alcuna incertezza. Capaci di cogliere ed evidenziare gli elementi più significativi della trattazione, causa il meticoloso studio preliminare sia dei personaggi che dei testi accuratamente letti e poi opportunamente digeriti. Il tono di voce gradevole e il modo di fare fra l’ossequioso non insistito e la naturalezza educata nell’ accoglimento dell’ospite, ben calibrata dalla sicurezza professionale, hanno sempre dato la gradevole impressione che quel ruolo sia adatto alla sua personalità, mai portata a strafare per merito ( o demerito) del già citato autocontrollo. Finisce qui la sua carriera professionale? No per un individuo sempre soddisfatto e insoddisfatto insieme, bisogna aggiungere che attualmente gestisce tre uffici stampa ed è addetto come consulente nel campo della comunicazione e della grafica presso altre realtà presenti nel nostro territorio.

Finita la fase giornalistica comincia quella dello scrittore. Tre le pubblicazioni da ricordare a cominciare dal libro: Mocassini e tacchi a spillo, scritto nel 2007 , per evidenziare le differenze fra uomo e donna all’inizio del terzo millennio. Uno stile il suo di denuncia che rimanderebbe alla satire di Giovenale, se il tono non fosse semiserio . Comunque un anno dopo, siamo nel 2008, su incarico della Banca di Piacenza, cura la pubblicazione del libro : Il Cuore di Piacenza in occasione del trentennale di fondazione del Comitato Provinciale Unicef. Lo scopo, quello di raccogliere fondi per iniziative umanitarie in alcuni centri dell’Africa. In questo libro le fotografie dei vari personaggi riportati, sono di A. Bersani ma le schede di presentazione, sono pressoché tutte del nostro. Infine nel 2017 in occasione degli 80 anni di storia della Banca di Piacenza, si dedica ad una pubblicazione che prende il nome appunto di Banca di Piacenza 1937-2017. Ora la biografia dovrebbe chiudere, ma non si può fare a meno di citare la sua attuale carica di Presidente del Comitato Provinciale CONI. Incarico ben assegnato ad uno come lui, che ha praticato un’infinità di sport fra cui il più continuato il calcio, incarico- dicevo- che svolge dal 2013 come successore dell’amico Stefano Teragni. Alla fine allora chiediamoci chi è Robert Gionelli che da oltre 20 anni è anche donatore A.V.I.S.. Uno sposo felice con la sua adorabile (questo l’aggettivo da lui usato e che noi riportiamo tale e quale) con Gabriella, nota farmacista della nostra città ? E ancora, essendo padre di due figli: Luca di anni 21 prossimo farmacista e Rebecca studentessa del Liceo Respighi, qual è il suo ruolo in famiglia? Presente o assente considerati i vari impegni professionali? Probabilmente un po’ uno e un po’ l’altro. Così pure un po’ uno e un po’ l’altro, sono i suoi sistemi di educazione verso i figli. Una via di mezzo fra un atteggiamento permissivo, ma ragionevolmente controllato ed una posizione direttiva con cenni di intransigenza, senza però rinunciare alla sua costante abitudine che lo esenta dagli eccessi. Tutto questo per porci la domanda: Il Gionelli autocontrollato, come sua specifica caratteristica è credibile fino in fondo? La psicologia insegna che chi si controlla troppo, maschera un fuoco interno che se si sviluppa improvvisamente, difficilmente diventa dominabile. Sostenere allora che ci sia in lui un vulcano attualmente silente, disposto a eruttare fuoco e fiamme, quando e come non si sa, è allora un’ipotesi così inverosimile? Io, parlando di vulcani, non metterei la mano sul fuoco. Me lo confermerebbe la sua ambizione volutamente frenata, la sua precisione altrettanto volutamente non frenata, la sua continua e frenetica ricerca di nuovi stimoli professionali, infine qualche suo momento di delusione in caso di mancata risposta ai suoi desideri. Oppure anche ai suoi sogni, il cui principale è quello di ritirarsi a lavorare una vigna e produrre vini eccellenti da far invidia ai marchesi, rispettivamente Antinori e Incisa della Rocchetta. Ma queste mie sono solo impressioni e nessuno mi autorizza a crederci fino in fondo. Per ora dunque meglio prendere per buona la sua natura autocontrollata, quel che verrà, lo vedranno i lettori futuri. Perché io qui mi ritiro.

Anticaglie

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