Anticaglie

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La lotta fra sacro e profano

Il sacro e il profano oggi più che mai sono in lotta, sia nella società occidentale, quella più avanzata economicamente e civilmente, che in quella orientale. E più propriamente fra queste due forme di civiltà

Il sacro e il profano oggi più che mai sono in lotta, sia nella società occidentale, quella più avanzata economicamente e civilmente, che in quella orientale. E più propriamente fra queste due forme di civiltà. Cominciamo con la nostra, che viviamo ogni giorno e dove il sacro è in crisi sostituito da un’altra fede, quella economica. L’economia infatti assorbe ogni risorsa del nostro modo di vivere. Si può anche dire che tutto è economia e che non esiste spazio per altre idee. Un tempo chiamate ideologie. La nuova fede allora richiama i suoi seguaci nelle nuove cattedrali dello shopping che sono i centri commerciali. Qui le liturgie si ripetono a ritmi ossessive e sempre uguali. Il corpo con le sue esigenze vince su quello che ancora rimane dello spirito, ormai relegato nelle chiese deserte. Sembrerebbe che questa nuova fede tutta corporale abbia cancellato quella vecchia, che col corpo per la verità non è mai andata troppo d’accordo. 

Il quale anzi doveva spesso essere mortificato per non distogliere il pensiero dalle cose che provenivano dal cielo.Il risultato è che elevando la terra a dea o meglio a Gea, la nuova liturgia abbisogna di riti che devono solo interessarsi di ciò che riguarda l’oggi ed eventualmente il domani, inteso in senso  letterale. Ma senza spingersi troppo in là nel tempo. Non vale quindi più accumulare meriti per il premio finale che riguarda la seconda vita, ma accaparrare beni e vantaggi in quest’unica vita che non dobbiamo gettare via. Eleggendo l’economia a unica fede, i mezzi devono essere conseguenti  tanto che quasi tutto ormai diventa lecito.

Corruzione, falsità in bilanci e concussioni per citarne solo alcune, sono le nuove forme rituali che si diffondono nei vari strati sociali, soprattutto in quelli più beneficiati dalla sorte economica. Dal punto di vista giuridico non è che questi comportamenti non siano condannabili e punibili, ma appunto lo sono, nella loro accezione di aggettivo qualificativo che sta al verbo come il soprammobile all’arredo. In sostanza, nonostante scandali e denunce, la corruzione si diffonde in quanto l’economia sembra giustificare ogni cosa. Se questo capita nei paesi occidentali, detti con un luogo comune, progrediti, quello che succede  all’est, soprattutto nei paesi arabi è l’opposto. Per questi,forse perché ancora non raggiunti dal benessere, forse perché dominati dall’invidia nei confronti dei paesi ricchi e forse anche per l’orgoglio del loro passato e quindi per non voler accettare la attuale condizione di subalternità economica, Il sacro inteso come fede in un Dio misericordioso e vendicativo, rappresenta il giusto contraltare alla deviazione economica dell’uomo occidentale. Una miscela di condizioni fra arcaismi e modernismi vari, giustificano questa evoluzione storica.

Da una parte i senza Dio, dall’altra il Dio degli eserciti o meglio il Dio che rivendica ogni diritto di vita e di morte. E che colpisce di spada tutti quelli che,infedeli, hanno eletto il nuovo successore, il denaro. Il quale si è talmente impelagato nell’economia  che non riesce più a districarsi nei suoi meandri,fra crisi e scandali vari. La lotta fra sacro e profano infatti sembra caratterizzare oggi un nuovo capitolo storico dove la rinascita del primo, si sposa con la decadenza del secondo, causa la crisi economica che attraversa tutto il mondo occidentale. Da un certo punto di vista assistiamo oggi ad un confronto-scontro fra due forze entrambe convinte di aver ragione. Da una parte la società dei diritti civili erede dell’illuminismo che si basa sulla libertà e uguaglianza di ogni singola persona , sul concetto di democrazia e che per questo ha separato quello che si deve a Dio da ciò che invece si deve a Cesare. 

Ma che è andata molto più in là in questa separazione. Relegando Dio nei templi e sostituendolo di fatto nelle case, piazze e strade, secolarizzando tutto con l’eliminazione di ogni altro attributo che non riguardi l’uomo, assurto a divinità. Dall’altro la condizione opposta secondo la quale l’uomo non vale nulla se non riconosce la sua sottomissione al Dio che tutto vede, governa e decide. E quando è il caso punisce. Il sacro contro (per chi crede) la sua illusione, la ragione,  diventa allora il presupposto di uno scontro epocale. Inutile pensare che qualcosa non debba succedere e che la vittoria finale penda da una parte, la nostra. Con i due contendenti convinti di vincere, infatti lo scontro terra- cielo, avrà storicamente un solo vincitore. L’economia anche se eletta a rango celeste, una volta entrata in crisi, sembra infatti rivelare punti di cedimento  nei confronti del sacro, una realtà o irrealtà questa difficile da definire. Perché fa parte dell’uomo e sembra resistere, nonostante la scienza, ad ogni tentativo di eliminazione dalle coscienze. Affonda le sue radici nella morale naturale e poi si sviluppa secondo modelli misteriosi che colgono sia isolatamente che nell’insieme solo una parte di verità. Lasciando ampi spazi per ulteriori approfondimenti ed insieme ad altrettante contraddizioni. Ognuna delle quali soddisfa e  delude nello stesso tempo. In questo continuo processo di apertura e chiusura, il sacro innalza l’uomo quando ha l’impressione di precipitare e lo abbassa quando pensa di essersi alzato a sufficienza. Insomma l’atterra e suscita di manzoniana memoria  è uno dei suoi irrisolti misteri in cui fra luci ed ombre  sembra a volte di intravvedere il punto di arrivo: la tranquillità terrena in attesa di quella celeste. Ma senza che qualcuno possa cogliere il perché, tante sono le spiegazioni e le contraddizioni, che si alternano quasi nella stessa misura. 

Comunque quale sia il suo tasso di irrisolvibile mistero, una cosa rappresenta il carattere specifico di una natura ultraterrena che pur con le sue alternanze, non abbandona mai l’uomo a se stesso. E mi riferisco alla speranza che ti accoglie quando non la meriti e ti abbandona quando pensi di averla ormai raggiunta. Questo mistero che conquista, allontana, accoglie e respinge, tutto contiene e nulla esclude. La sua forza è nel tempo ma va oltre il tempo e fa capire che Cesare per quanto grande non può andare da solo, in quanto le sue gambe alla luce dell’eternità sono come quelle di tutti i mortali. Pur tuttavia in questo mistero che è il sacro c’è anche da cogliere una differenza. Insomma, banalizzando c’è sacro e sacro. Quello che rende l’uomo libero e quello che lo sottomette al volere del Dio. Quello che convince e quello che costringe. Il Dio-padre che giudica e il Dio- giudice che non è  e non può essere padre, pur dichiarandosi misericordioso. E ancora. Il Deus absconditus di cui si sa meno di quello che rivela e quello che appare nel deserto a mezzogiorno con tutta la sua potenza di fuoco che ti martella la testa e ti costringe a sottometterti al suo potere.

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Ecco allora la scelta. Fra chi, attraverso il sacro, trova giusto colpire gli infedeli a fil di spada come è successo  recentemente a Dacca in Bangladesh e chi invece ama perfino il nemico confidando nella possibilità che fino all’ultimo possa redimersi. Perché l’amore non  esclude nessuno e nessuno condanna anzitempo, ricordandoci che anche per Giuda fra la corda e la giugulare c’è di mezzo la Grazia.  In chiusura quindi se il sacro con tutti i suoi misteri, grazie a questi stessi misteri, trova le sue ragioni per contrapporsi nei confronti di una società che  invece trova nella stessa ragione, il suo motivo di fede, diventa indispensabile allora dover scegliere.  Fra queste tre possibilità: ragione senza fede, fede associata alla ragione ed infine fede senza ragione. Urge però fare presto, finché saremo liberi di poterlo fare. Anche perché, l’ultima di queste possibilità, trova molti integralisti diventati criminali, in palese disaccordo.

Anticaglie

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Commenti (1)

  • Fede senza ragione e' un'aberrazione dell'uomo. Basta vederne i frutti (passati e presenti) per temerla e quindi contrastarla.

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