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Giovedì, 20 Gennaio 2022
Anticaglie

Opinioni

Anticaglie

A cura di Carlo Giarelli

Se Gramsci aveva torto, la società di oggi gli ha dato ragione

Per spiegare il titolo bisogna parlare di Gramsci. Oggettivamente uno dei grandi filosofi del ventesimo secolo, in quel panorama modesto dei nostri pensatori ad eccezione, forse e senza forse, del più grande: Croce di nome Benedetto. Dunque cosa sosteneva Gramsci, fra i fondatori nel 1921 del partito comunista d’Italia, nei suoi scritti dal carcere, dove dal 1926 era stato internato dal partito fascista. In sintesi ed in soldoni, sosteneva che bisognava fare una rivoluzione sociale per emancipare le classi subalterne.  Rappresentate dal Proletariato, sottoproletariato e perfino dai piccoli borghesi. Ma, e questo è la novità, non nel senso di una lotta di classe violenta, tesa a sottomettere le forze sociali avverse, ma con l’arte chiamiamola così del convincimento. Cosa significa questo? Che la rivoluzione dello stato sociale deve avvenire solo in una direzione ben precisa. Che vuol dire raggiungere una egemonia culturale sul piano intellettuale e morale. In sostanza dirigere il popolo attraverso una nuova coscienza, in grado di attuare una riforma culturale e morale della società per giungere alla egemonia della classe più debole, il proletariato. Ponendosi in netto contrasto con   le culture dominante tipo la Chiesa e l’idealismo. La stessa scuola deve modificare il suo classismo fra i due indirizzi. Quello classico che rimanda alla cultura umanistica della tradizione greco- romana e quella professionale per le classi subalterne di tipo prevalentemente pratico, se non propriamente manuale. Cosi facendo si crea una categoria specializzata di intellettuali schematicamente determinata, autonoma ed indipendente, che però non corrisponde al senso di una civiltà più estesa. Dove ogni classe deve essere rappresentata. Dirigere allora questo nuovo corso che si deve realizzare, ripeto in modo incruento, rappresenta per Gramsci, quella rivoluzione egemonica culturale, in grado di modificare l’assetto sociale. Da attuarsi senza il ricorso al dominio, espressione di una forza repressiva cui prima accennavo. Che dire? Che questa teoria dell’egemonia culturale cui si associa, forse anche arbitrariamente, la questione morale e di seguito anche l’economia, ha fatto proseliti ed ha lasciato nella società quel  germe che si è sviluppato nell’attuale ed insano mostro sociale. Il quale quasi senza accorgersene, ha avviluppato le coscienze, dando alla storia un nuovo corso. In cui raggiungere l’egemonia culturale con quel che segue, diventa l’occasione per decidere cosa fare. In pratica per discriminare il giusto e lo sbagliato ed in questo modo interpretare al meglio le dinamiche sociali. Le quali condizionate da quel fervore egemonico, che insinuatosi nelle varie istituzioni a cominciare dalla scuola per finire nei vari social, creano di fatto un condizionamento tale nel modo di agire, che con l’avallo della burocrazia oggi imperante, non ammette idee contrarie.  Rappresentate dai cosiddetti dissidenti, una sparuta categoria di biechi conservatori, retrogradi e antimoderni che sono contro la moda della contestazione legata al genere sessuale. Che sostengono la famiglia tradizionale con lo scandalo di definire i genitori ancora come padre e madre. Che sono anche nemici di ogni tipo di droga che offusca il cervello. Che sono scettici contro la trasformazione del lessico, in cui le parole hanno perso il loro significato tradizionale e che private della desinenza in a vogliono esprimere una omogeneizzazione del linguaggio, abolendo il genere. Che ancora ambiscono a dare importanza al merito. Che non si scandalizzano se persiste in una parte della società una esigenza spirituale legata a quel Dio che per loro non è ancora morto. Che si ostinano a pensare come l’individuo sia libero nelle decisioni da prendere. Che infine in economia, sostengono il libero mercato, pur con il rispetto delle regole in grado di esercitare un controllo sul piano morale, contro uno stato che quando è troppo invadente, tende a sostituirsi e a governare la libertà dei singoli. Ebbene dopo questa tiritera, ne volete una prova? Limitiamoci, fra i tanti problemi, all’aspetto dei migranti  che oggi arrivano senza alcun controllo sulle nostre coste, raggiungendo cifre impressionanti per  numero. Ed in più senza sottoporsi ai controlli sanitari ed alla vaccinazione che per le persone normali sono la norma.  I numeri dicevamo. Una enormità. Fino ad ora, nell’anno in corso, più di 60 mila pellegrini del mare sono arrivati, equivalenti agli abitanti di una città di provincia. Continuando col libero attracco ai nostri porti, vedremo nascere in fatto di numeri una città equivalente alla nostra. Una nuova Piacenza sparsa in tutta la nazione e di cui una parte non trascurabile la vediamo quando usciamo di casa. Navi private come la Sea Watch pattugliano il mediterraneo per caricare migranti in gran parte spinti da propositi economici e che sono in continua e forte crescita anche in questo ultimo mese, nonostante le temperature in calo e il mare sempre più mosso. Si parla in questo caso di problema umanitario, ma senza pensare alle conseguenza della vera ospitalità che bisognerebbe dare a questa immigrazione incontrollata, ai fini di trovare per ognuno una occupazione ed una casa dove abitare, senza metterli in condizione di rubare la casa d’altri. E di cui l’Europa, con involontaria ironia, dice di voler contribuire alla loro distribuzione nelle varie nazioni, senza però fare nulla. Contro il libero sbarco, ricorderete, si era opposto Salvini quando era ministro degli interni. E mal gliene incolse, se anche ora deve affrontare un processo per sequestro di persona. Le critiche contro di lui e più in generale contro la Lega gli sono piovute addosso da parte di tutta la sinistra. Per la quale chi non è d’accordo con la cultura del libero sbarco e più in generale chi è contro la egemonia culturale che oggi fa della storia una occasione per celebrare il nuovo verbo gramsciano, è o un criminale oppure un fascista. Termine ormai diventato di moda contro i dissidenti, nonostante sia risaputo che il fascismo non esiste, se non nei panni degli antifascisti. La cancel culture serve all’uopo. Dimostrare come la storia possa essere trascinata da una sola parte, solo con la forza della deformazione delle idee, una imposizione questa entrata nelle coscienze senza   il ricorso alla forza del dominio. Dunque ancora più pericolosa. Cosicchè la nuova egemonia cambia a piacimento le carte, senza però rinunciare alla sua natura della cosiddetta e fin troppo sbandierata superiorità civile e morale. In una parola, come superiorità democratica. Ecco allora che la sinistra può permettersi di mettersi i panni della destra, senza per questo scandalizzarsi e neppure scandalizzare. Due fatti ce lo ricordano. Dalle nostre parti, in Italia, ci ha pensato Nicola Zingaretti ex segretario del Pd. Il quale approfittando della variante omicron del Covid è diventato salviniano. Il suo consiglio, quello di assumere provvedimenti immediati per il contenimento dei flussi di immigrati verso il nostro paese. Parlavamo di Italia, ma gli Usa non sono da meno. Infatti il presidente Joe Biden coda dice? Che bisogna chiudere le frontiere nei confronti di migranti che provengono dai paesi a rischio di contagio. Esattamente quello che sosteneva Trump, allora accusato dallo stesso Biden di essere razzista e quindi per indegnità morale non adatto a essere eletto come nuovo presidente. Si cambiano, come detto le carte e la storia ci va addietro.  La nuova egemonia culturale cancella la verità e perfino il pudore. Chi non è d’accordo se ne faccia motivo di consolazione. Piaccia o non piaccia, ammettiamolo col tutto il dispiacere nel cuore, ma è così: Gramsci ha vinto.     

Se Gramsci aveva torto, la società di oggi gli ha dato ragione

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